La storia dell’occultismo tende a mettere in evidenza quasi esclusivamente figure maschili. Si immagina volentieri l’alchimista medievale nel suo laboratorio o il mago vittoriano nel suo gabinetto delle curiosità. Eppure, numerose donne hanno svolto un ruolo determinante nello sviluppo delle scienze occulte attraverso i secoli. Dall’Antichità ai movimenti occultisti del XIX secolo, queste donne, talvolta in controtendenza rispetto alle norme della loro epoca, hanno praticato, insegnato o diffuso conoscenze esoteriche. I loro contributi, a lungo ignorati o oscurati dalla «leggenda nera» con cui alcune di loro venivano bollate, si rivelano essenziali per comprendere l’evoluzione dell’occultismo. Scopriamole.
Dalle alchimiste dell’Antichità alle streghe medievali
Una delle prime figure femminili dell’esoterismo occidentale risale all’Antichità ellenistica. Si tratta di Maria l’Ebrea, chiamata anche Maria Hebraea o Miriam la Profetessa, alla quale la tradizione attribuisce niente meno che il titolo di pioniera dell’alchimia. Probabilmente attiva ad Alessandria tra il III e il II secolo a.C., a Maria viene attribuita l’invenzione di diversi strumenti e tecniche chimiche, tra cui il ben noto bagnomaria, l’utensile per il riscaldamento che porta il suo nome. Citata dall’alchimista Zosimo di Panopoli nel III secolo, era tenuta in grande considerazione dagli adepti medievali dell’Arte segreta. I suoi aforismi, come il misterioso assioma di Maria sull’unità derivante dal ternario, hanno alimentato il pensiero ermetico per secoli. Maria l’Ebrea simboleggia così il ruolo precursore che le donne potevano svolgere nei primi sviluppi delle conoscenze esoteriche.
Nel Medioevo e nel Rinascimento, pochissime donne avevano la possibilità di affermarsi pubblicamente come occultiste: l’epoca si mostrava crudele verso chiunque fosse sospettato di stregoneria. Ciò, tuttavia, non significa che fossero assenti. Nelle campagne, guaritrici e «streghe» trasmettevano rimedi tradizionali e pratiche magiche popolari. Alcune entrarono nella leggenda nera: Alice Kyteler, in Irlanda, fu una delle prime donne accusate di stregoneria (già nel 1324); in realtà, la sua storia riflette soprattutto le paure della società medievale. Più in generale, nel corso dei roghi dell’Inquisizione, migliaia di donne, spesso semplici abitanti dei villaggi, furono perseguitate per presunte pratiche occulte. Nonostante la repressione, le conoscenze occulte femminili sopravvissero in forma informale: conoscenze delle erbe, incantesimi, chiaroveggenza o divinazione. Queste donne dell’ombra, per lo più anonime, garantirono la continuità di un esoterismo vernacolare, trasmesso di generazione in generazione.
Maghe e profetesse dal Rinascimento all’Età moderna
Con il Rinascimento e l’Età moderna, l’occultismo esce parzialmente dalla clandestinità per conquistare le élite colte, e alcune donne di potere iniziano a interessarsene da vicino. Un esempio emblematico è Caterina de’ Medici, regina di Francia nel XVI secolo. Di origine italiana, Caterina è nota per il suo forte interesse per l’astrologia e le arti occulte: il suo interesse in questo campo è ampiamente attestato dagli storici. Rimasta vedova e poi divenuta reggente, si circondò di astrologi, alchimisti e maghi nel tentativo di predire o influenzare il destino della propria dinastia. Invitò così alla corte, intorno al 1555, il celebre indovino Nostradamus e si affidò ai consigli del suo astrologo personale Cosimo Ruggieri, per il quale fece persino costruire una torre di osservazione a Parigi. Le leggende la accusano di aver praticato la magia nera (le si attribuiscono l’uso di veleni e talismani, e persino messe nere); se questi racconti sono spesso frutto di diffamazione ostile, testimoniano tuttavia l’aura occulta che circondava la regina fiorentina. In ogni caso, Caterina de’ Medici visse davvero circondata da astrologi e indovini, affinché le stelle e i presagi l’aiutassero a proteggere la sua famiglia in un secolo di guerre di religione. Il suo sostegno dichiarato all’astrologia e alla magia ha lasciato un’impronta duratura nell’immaginario e contribuisce alla sua immagine di «regina maga» nella storia di Francia.
Un secolo più tardi, sotto il regno di Luigi XIV, è nei circoli più clandestini della capitale che si trova un’altra affascinante figura femminile: Catherine Monvoisin, detta La Voisin. È rimasta celebre per il suo ruolo nell’«Affare dei veleni» (1679–1682), un vasto scandalo che mescolava stregoneria, crimini e aristocrazia. La Voisin era una divinatrice parigina, una sorta di veggente e apotecaria improvvisata, che offriva ai clienti di ogni ceto sociale un’intera gamma di servizi occulti. Nel suo laboratorio si potevano ottenere tanto un oroscopo o un filtro d’amore quanto un veleno infallibile per liberarsi di un marito scomodo. Avrebbe persino organizzato, per alcuni personaggi illustri della corte, messe nere e riti empi nella speranza di ottenere i favori dell’inferno. Giustiziata sul rogo nel 1680, La Voisin portò con sé numerosi segreti del suo traffico, dopo aver confessato l’ampiezza di quella oscura rete occultista sviluppatasi nel cuore di Parigi sotto il Re Sole. La sua cattura rivelò che una folla di donne e uomini dell’ombra, veggenti, avvelenatrici e levatrici clandestine, gravitava intorno ai potenti sfruttandone la paura o il desiderio attraverso la magia. La figura di La Voisin incarna queste maghe dell’ombra dell’Ancien Régime: denigrate e perseguitate dalle autorità, svolgevano comunque un influente ruolo occulto, rispondendo alla disperazione o all’ambizione con mezzi esoterici.
Nel secolo dei Lumi, mentre trionfa la ragione, l’occultismo persiste ai margini e vede emergere alcune figure femminili degne di nota. In Francia, la cartomanzia (la divinazione attraverso le carte) diventa di moda dopo la Rivoluzione: è Mademoiselle Lenormand la sua praticante più celebre. Marie-Anne Adélaïde Lenormand (1772–1843), il suo vero nome, acquista un’immensa notorietà durante l’Impero come veggente e lettrice di carte presso l’élite parigina. Consiglia personaggi come Robespierre, Marat e l’imperatrice Giuseppina, presentandosi come la Sibilla del faubourg Saint-Germain. Nonostante la diffidenza delle autorità, questa cartomante pubblica memorie e manuali divinatori per tutta la vita, ponendo le basi di uno stile di cartomanzia che porterà il suo nome (le carte Lenormand sono ancora utilizzate in Europa per la divinazione). Lasciandosi alle spalle una considerevole fortuna e ispirando la creazione di mazzi divinatori popolari, Mlle Lenormand influenzò profondamente la tradizione divinatoria francese del XIX secolo. Il suo successo sottolinea che, tanto alla corte imperiale quanto nei salotti borghesi, la parola delle veggenti poteva essere ascoltata ai massimi livelli.
Medium e teosofe del XIX secolo: il rinnovamento spirituale al femminile
Il XIX secolo vede una vera rinascita dell’occultismo, sostenuta in larga parte dalle donne. È l’epoca dello spiritismo e delle società esoteriche, nella quale le voci femminili trovano una nuova risonanza. Il movimento spiritista nasce precisamente grazie a due sorelle, negli Stati Uniti: Kate e Maggie Fox, che nel 1848 avevano appena 12 e 15 anni, fanno scalpore affermando di comunicare con uno spirito che produce colpi nella loro casa di Hydesville, nello Stato di New York. Quello che all’inizio era soltanto un passatempo per le due adolescenti assume una portata inaspettata: le loro sedute di «tavoli tournant» e di colpi battuti diventano pubbliche, scatenando un entusiasmo nazionale e poi internazionale per la comunicazione con i defunti. Ben presto, le sorelle Fox e le loro dimostrazioni attirano la stampa e si diffondono: altri medium, spesso donne, iniziano a offrire contatti con l’aldilà nei salotti o sui palcoscenici. Inizia così l’ondata dello spiritismo, una corrente secondo la quale i vivi possono dialogare con i morti, che nella seconda metà del XIX secolo travolge non solo l’America, ma anche l’Europa. In Francia, il fenomeno mette radici con Allan Kardec, fondatore della dottrina spiritista, e con numerose medium francesi studiate da scienziati come Camille Flammarion o Charles Richet. Lo spiritismo ha la particolarità di assegnare un posto centrale alle donne: considerate dalla mentalità dell’epoca più sensibili o intuitive, sono molto presenti tra le medium più celebri. Donne come Florence Cook in Inghilterra, famosa per le sue materializzazioni di fantasmi, Eusapia Palladino in Italia o Madame d’Espérance (Élisabeth d’Esperance) in Svezia diventano celebrità dell’occulto. Senza diplomi né status ufficiale, grazie al loro solo dono, affascinano tanto il grande pubblico quanto i ricercatori. Lo spiritismo offre così alle donne vittoriane uno spazio inedito di espressione, una forma di potere spirituale in un mondo ancora fortemente patriarcale. Attraverso le trance e i messaggi dall’aldilà, queste medium impongono l’idea che la donna possa essere un intermediario privilegiato con l’invisibile, rovesciando in qualche modo lo stigma secolare della strega e rivalutandolo come abilità psichica.
Parallelamente allo spiritismo, la fine del XIX secolo vede la nascita di correnti occultiste strutturate in cui le donne svolgono un ruolo di primo piano, soprattutto attraverso la Società Teosofica. Fondata nel 1875 a New York, questa società esoterica ha come cofondatrice una personalità fuori dal comune: Helena Petrovna Blavatsky. Nata in Russia nel 1831, Blavatsky, soprannominata «Madame Blavatsky», è un’avventuriera poliglotta e appassionata di esoterismo. Dopo numerosi viaggi iniziatici in Oriente, si stabilisce negli Stati Uniti, dove avvia, insieme ad altri, questo movimento teosofico che unisce religioni orientali, occultismo occidentale e chiaroveggenza. H. P. Blavatsky diventa autrice di due opere monumentali dell’occultismo: Iside svelata (1877) e La Dottrina Segreta (1888), che aspirano a sintetizzare la saggezza orientale e la scienza esoterica. La sua influenza è immensa: celebrata dai suoi sostenitori come «la più grande occultista del XIX secolo», Blavatsky ha effettivamente diffuso in Occidente nozioni come il karma, i maestri ascesi e lo studio comparato delle religioni. Nonostante le polemiche, fu accusata di frode da alcuni, Helena Blavatsky è riconosciuta come una figura fondamentale dell’occultismo moderno, cofondatrice della Società Teosofica e teorica della moderna «teosofia».
Accanto a Blavatsky, altre donne degne di nota si distinguono nel movimento teosofico e occultista della fine del secolo. Annie Besant (1847–1933) ne è un esempio sorprendente: conferenziera britannica inizialmente nota per il suo impegno femminista e socialista, si converte alla teosofia nel 1889 dopo aver letto La Dottrina Segreta. Annie Besant diventerà in seguito presidente mondiale della Società Teosofica (a partire dal 1907), succedendo ai fondatori, e svolgerà un ruolo cruciale nella diffusione planetaria delle idee teosofiche. Intellettuale brillante e oratrice instancabile, incarna la figura della donna occidentale emancipata che trova nell’occultismo una nuova forma di azione e di influenza spirituale. Besant si stabilisce in India, promuove l’educazione esoterica e persino l’autonomia politica (si batte per l’indipendenza indiana al fianco del giovane Gandhi). La sua vita, che fonde misticismo e politica, illustra come l’occultismo fin de siècle fosse spesso associato a un ideale di progresso dell’umanità, un ideale che donne come lei sostenevano con fervore. In Francia, la contessa d’Adhémar (Lady Caithness) fonda a Parigi, negli anni 1880, una sezione teosofica attiva, a dimostrazione che queste nuove idee trovavano eco anche tra le donne dell’élite francese.
Va inoltre citata Anna Kingsford (1846–1888), un’insolita figura inglese: medico, una delle prime donne laureate in medicina, fervente vegetariana e mistica cristiana, fu presidente della Società Teosofica di Londra e fondò in seguito la propria Società Ermetica. Anna Kingsford era convinta che le donne dovessero svolgere un ruolo uguale, se non superiore, nella vita spirituale. Promuoveva una sorta di cristianesimo esoterico che integrava la reincarnazione e attribuiva un posto centrale al principio femminile divino. La sua influenza sull’occultismo inglese fu tale che Aleister Crowley affermò che «lei, e solo lei, ha reso possibile l’ondata di interesse per l’occulto che ne è seguita», ponendo così le basi per una partecipazione paritaria di donne e uomini agli ordini esoterici del XX secolo.
Le donne negli ordini iniziatici dell’inizio del XX secolo
All’alba del XX secolo, lo slancio dato da spiritisti e teosofi prosegue con la creazione di ordini magici e società iniziatiche, nelle quali il ruolo delle donne viene, per la prima volta, esplicitamente riconosciuto come paritario rispetto a quello degli uomini. È il caso del molto influente Ordine Ermetico della Golden Dawn (Ordine ermetico dell’Alba dorata), fondato a Londra nel 1888, che segna la storia dell’occultismo occidentale. La Golden Dawn innova accogliendo fin dall’inizio membri femminili su un piano di parità con i loro omologhi maschili nei rituali e nei gradi iniziatici, una novità nell’ambiente piuttosto maschile delle società segrete. Non solo le donne vi partecipano, ma diverse di loro si impongono come figure centrali, diventando vere maghe e sacerdotesse della tradizione occulta. La storica Mary K. Greer ne ha così portate alla luce quattro, che considera «il cuore e l’anima» dell’Ordine:
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Florence Farr (1860–1917), celebre attrice ed erudita dell’Egitto mistico, dirige la loggia londinese della Golden Dawn e contribuisce ai suoi rituali con la sua creatività visionaria.
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Moina Mathers (1865–1928), nata Mina Bergson, sorella del filosofo Henri Bergson, pittrice e moglie del cofondatore S. L. MacGregor Mathers, è sacerdotessa durante le cerimonie e canalizza insegnamenti che attribuisce ai Maestri Segreti.
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Annie Horniman (1860–1937), facoltosa mecenate, finanzia le attività dell’Ordine e in seguito fonderà un teatro, applicando i principi di emancipazione artistica ed esoterica che le stanno a cuore.
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Maud Gonne (1866–1953), ardente militante della causa irlandese e musa del poeta W. B. Yeats, utilizza la magia cerimoniale tanto quanto la tribuna politica nel tentativo di trasformare la società.
Queste donne, insieme ad altre iniziate meno conosciute, hanno contribuito ampiamente a plasmare i rituali, la filosofia e l’eredità della Golden Dawn. La loro presenza ha aperto la strada alla partecipazione mista nei movimenti esoterici del XX secolo. Là dove un tempo le donne erano escluse o relegate al ruolo di medium passive, diventano officianti, ierofanti e maghe compiute. Le testimonianze indicano che queste occultiste vittoriane possedevano doti di chiaroveggenza o medianità molto sviluppate, che mettevano al servizio delle loro pratiche mistiche. Affrancandosi dalle aspettative sociali, diverse di loro rimasero nubili o divorziarono, conducendo una vita indipendente, fatto raro all’epoca, e incarnano l’ideale della «donna nuova» della fine del XIX secolo: istruita, emancipata e investita di una missione intellettuale e spirituale. Il loro contributo non si limita alla cerchia esoterica: di riflesso, influenzarono la letteratura (Yeats, vicino a Maud Gonne, infonde nelle sue poesie il simbolismo mistico), il teatro e persino la politica (ancora Maud Gonne, che fonde esoterismo celtico e nazionalismo).
Dall’altra parte della Manica, in Francia, alla Belle Époque si ritrovano dinamiche analoghe: i salotti parigini dell’occultismo, animati in particolare da donne medium come Madame Thibaud o Madame Fraya, riscuotono grande successo. Maghi francesi come Papus (Gérard Encausse) collaborano volentieri con veggenti o sonnambule durante i loro esperimenti di ipnosi e magia. Nel 1891 si tiene persino a Parigi un Congresso spiritista e spiritualista internazionale, nel quale alcune signore prendono la parola per parlare delle loro visioni o guarigioni paranormali. Per alcune, la ricerca esoterica diventa un prolungamento dello slancio femminista: rivendicare il diritto all’occultismo significa, in un certo senso, rivendicare il diritto alla conoscenza, al mistero e al sacro, su un piano di parità con gli uomini. Lo si vede in particolare con Dion Fortune (Violet Firth, 1890–1946), figura britannica dell’inizio del XX secolo: formatasi alla Golden Dawn in gioventù, fonda in seguito la propria fraternità esoterica (Fraternità della Luce Interiore) e pubblica numerose opere di insegnamento magico. Dion Fortune è considerata la principale donna esoterista della prima metà del XX secolo, unendo conoscenze psicoanalitiche, era psicoterapeuta, e tradizioni occulte. Dimostra, proprio come le sue predecessore, che la voce femminile nell’esoterismo non è più un’eccezione, ma tende a diventare una norma. Gli occultisti tra le due guerre, tra cui si può ricordare anche Aleister Crowley, che integrò diverse «Scarlet Women» (donne scarlatte) nel suo ordine di Thelema, come Leah Hirsig, considerano generalmente il contributo delle donne indispensabile all’equilibrio delle forze. L’uguaglianza iniziatica inaugurata alcuni decenni prima prosegue dunque e si amplia.
Ripercorrendo questo affresco storico, si constata che le donne sono state protagoniste a pieno titolo della storia dell’occultismo, sebbene i loro nomi siano stati meno pubblicizzati o riconosciuti rispetto a quelli dei loro omologhi maschili. È importante sottolineare che, se queste pioniere hanno sfidato i pregiudizi del loro tempo, hanno spesso subito anche la diffamazione: sono state trattate da streghe diaboliche, ciarlatane o isteriche. Celebrare queste occultiste significa, in definitiva, riconoscere che la ricerca dell’invisibile e del sacro è un’avventura umana condivisa, alla quale le donne hanno apportato tanta magia, intuizione e conoscenza quanto gli uomini, se non di più.




















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