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La Wicca, una spiritualità nella natura selvaggia

La Wicca, una spiritualità nella natura selvaggia

SOMMARIO...

 

1. Un ritorno alle origini
2. Gerald Gardner e la nascita della Wicca moderna
3. I rituali e la connessione con la natura
4. Un’eredità in movimento


A metà del XX secolo, in Inghilterra, un piccolo gruppo si prepara a riaccendere una fiaccola spirituale. Guidati da un ex funzionario di nome Gerald Gardner, questi iniziati si richiamano a un culto ancestrale delle streghe. Nasce così la Wicca, una religione neopagana moderna che intende riconnettersi con le antiche tradizioni precristiane adattandole al mondo contemporaneo. Un’immersione nella storia del rinnovamento magico.

1. Un ritorno alle origini

Sebbene la Wicca si presenti come erede di culti antichi, le sue radici storiche affondano principalmente nell’Inghilterra dei primi decenni del XX secolo. In quel periodo, l’idea di un antico culto pagano delle streghe suscita entusiasmo in alcuni circoli intellettuali. L’antropologa ed egittologa Margaret Murray gioca un ruolo chiave: nel 1921 pubblica The Witch-Cult in Western Europe, in cui sostiene che una religione segreta di streghe sarebbe sopravvissuta nei secoli. I suoi libri, sebbene in seguito screditati dagli storici, ispirano molte menti curiose. Occultisti britannici iniziano a formare i propri circoli (chiamati covens) ispirandosi alle descrizioni di Murray, convinti di partecipare alla rinascita di un’antica fede pagana. È in questo terreno esoterico che germogliano i semi della futura Wicca.

La Wicca, una spiritualità nella natura

Margaret Alice Murray. Fonte: Wikipedia

Durante l’interguerra, diversi piccoli gruppi discreti di streghe nascono in Inghilterra, mescolando tradizioni locali ed esoterismo. Si racconta che sia stato in uno di questi covens, nella regione del New Forest nel sud del paese, che un uomo chiamato Gerald Gardner sarebbe stato iniziato nel 1939. Gardner, nato nel 1884 vicino a Liverpool, è un appassionato di occultismo che ha viaggiato molto in Asia e studiato diverse tradizioni magiche. Tornato in Inghilterra, si immerge nella comunità esoterica e afferma di aver scoperto questo circolo di streghe che praticava un’antica religione della Terra. Secondo il suo racconto, ha ricevuto da questo coven l’autorizzazione a rivelare al grande pubblico i loro insegnamenti nascosti, affinché questa tradizione sopravvivesse nell’epoca moderna. Se l’esistenza storica di questo New Forest coven rimane dubbia (molti storici dubitano che sia realmente sopravvissuto dal Medioevo), resta comunque il punto di partenza della Wicca come Gardner la diffonderà.

Nel 1951, il Parlamento britannico abroga finalmente le vecchie leggi anti-stregoneria, rimuovendo il divieto sulla pratica della magia cerimoniale. Questo cambiamento legale offre a Gardner l’occasione di uscire dall’ombra. A più di 65 anni, si proclama depositario di un’antica religione delle streghe e inizia a farla conoscere. Nel 1954 pubblica un libro di grande risonanza, Witchcraft Today, in cui presenta la Wica (allora scritta con una sola “c”) come « la vecchia religione » delle streghe britanniche finalmente rivelata. Il termine Wicca, derivato dall’inglese arcaico wicce o wicca che significa « stregone/strega » o forse « saggio », sarà adottato poco dopo – la seconda “c” appare negli anni ’60. Attraverso questo libro e i suoi sforzi pubblici, Gardner getta le basi di un nuovo movimento spirituale dandogli una legittimità storica.

2. Gerald Gardner e la nascita della Wicca moderna

Gerald Gardner è generalmente considerato il fondatore della Wicca moderna. Personaggio carismatico dall’aspetto di studioso un po’ eccentrico, ha riunito intorno a sé subito dopo la guerra un piccolo gruppo di adepti nel villaggio di Brickett Wood, vicino a Londra, dove nel 1946 acquista un terreno per stabilire un centro dedicato ai riti e alla stregoneria. Qui forma il suo coven e inizia a codificare riti e insegnamenti. Gardner attinge abbondantemente da varie fonti per strutturare questa nuova religione: oltre alle idee di Margaret Murray, integra elementi di magia cerimoniale vittoriana, si ispira ai rituali dell’occultista Aleister Crowley che aveva incontrato nel 1947, e prende in prestito la struttura iniziatica a tre gradi della massoneria. Il risultato è un sincretismo consapevole: « Ha riunito con cura (e a volte, non così accuratamente) i libri di antropologia popolari della sua epoca, insieme alle sue scoperte e alla sua esperienza personale, per creare un sistema coerente che assicurava fosse fedele all’antica pratica della stregoneria religiosa », riassume un’esperta contemporanea. In altre parole, Gardner reinventa in parte la tradizione stregonesca nutrendola di un intero patrimonio esoterico disponibile, per ridare vita a una spiritualità precristiana della natura.

Non è solo in questa avventura. Molto presto, altre figure arricchiscono e strutturano la Wicca nascente. Doreen Valiente, in particolare, gioca un ruolo cruciale. Poetessa e occultista britannica, Doreen contatta Gardner nel 1952 dopo aver letto un articolo di stampa intrigante su questo coven di streghe moderne. Affascinata, lo raggiunge e diventa Grande Sacerdotessa del suo coven. Sotto la penna ispirata di Doreen Valiente, i rituali wiccan guadagnano in profondità poetica: scrive in particolare la celebre Carica della Dea, un testo liturgico che esalta la voce della Dea, e rivede il raccolto rituale che Gardner aveva compilato – il Libro delle Ombre. Su richiesta di Gardner, Valiente elimina dal libro l’influenza troppo marcata di Aleister Crowley, per renderlo più accessibile e più conforme allo spirito « pagano » piuttosto che puramente occultista. Grazie a lei, la Wicca afferma maggiormente la propria identità. Tuttavia, sorgono disaccordi tra Gardner e la sua sacerdotessa dal carattere deciso. Nel 1957, Doreen Valiente e altri membri lasciano il coven di Gardner a causa di divergenze sull’orientamento del movimento. Questa scissione segna l’inizio di una pluralità di correnti wiccan.

Nonostante queste partenze, la dinamica avviata da Gardner continua e si espande. Il flusso originario, che sarà chiamato più tardi Wicca gardneriana, continua a svilupparsi sotto la guida di Gardner e delle sue altre grandi sacerdotesse iniziate, come Patricia Crowther o Eleanor Bone, che contribuiscono a fondare nuovi covens in tutta la Gran Bretagna. Alla fine degli anni ’50 e negli anni ’60 emergono altre personalità che creano le proprie varianti della Wicca, pur richiamandosi all’eredità di Gardner. Alex Sanders, uno stregone inglese carismatico nato nel 1926, fonda la propria tradizione negli anni ’60, nota come Wicca alessandrina. Presentandosi volentieri come il « re degli stregoni » e non esitando a coinvolgere la stampa nelle sue attività, Sanders aggiunge un tocco di spettacolo e magia cerimoniale alla Wicca. Parallelamente, nascono altre branche: la coppia formata da Victor e Cora Anderson, in California, lancia la tradizione Feri, con accenti più sciamanici. Tutte queste declinazioni mantengono l’idea centrale di una religione della stregoneria, trasmessa da coven a coven, anche se le pretese di una linea ininterrotta dal Medioevo saranno poi mitigate dagli storici.

Negli anni ’60, la Wicca attraversa l’Atlantico. Raymond Buckland, un britannico emigrato negli Stati Uniti e iniziato da Gardner nel 1963, fonda il primo coven wiccan americano sull’isola di Long Island. Buckland popolarizza attivamente la Wicca in Nord America, formando decine di nuovi adepti e pubblicando libri pratici. La Wicca si inserisce così nel grande flusso della controcultura degli anni ’60-70: in piena ondata hippie, di ricerca spirituale e rifiuto dei valori stabiliti, il messaggio pagano e naturalista della Wicca trova un’eco molto favorevole. In questo periodo, il movimento si impregna anche di nuovi ideali sociali: il femminismo, per esempio, influenza alcune streghe che rimproverano alla Wicca gardneriana originaria un eccesso di patriarcato (nonostante il ruolo centrale della Dea, Gardner stesso e altri leader avevano visioni abbastanza tradizionali sui ruoli). Nel 1971, l’attivista Zsuzsanna Budapest fonda in California la Wicca dianica, una corrente decisamente femminista che onora esclusivamente la Dea e riunisce covens di donne. Parallelamente, la comunità LGBTQ trova anch’essa il suo spazio: un certo Eddie Buczynski crea nel 1977 la Minoan Brotherhood, una tradizione wiccan destinata a uomini gay o bisessuali. Anche l’ecologia nascente impregna il discorso wiccan, che si presenta sempre più come una religione della Natura rispettosa della Terra. Figure come l’americana Starhawk combinano pratiche wiccan, attivismo ecologista e altermondialista, in particolare attraverso il movimento Reclaiming che contribuisce a lanciare a San Francisco negli anni ’70. Così, in due decenni, la Wicca si è trasformata da un piccolo circolo esoterico britannico in un insieme ricco di tradizioni diverse, presenti dall’Europa alle Americhe, e radicate nel fermento socioculturale del loro tempo.

3. I rituali e la connessione con la natura

Nonostante la diversità delle sue branche, la Wicca « tradizionale » – come derivata dai covens gardneriani e simili – si basa su alcuni principi e pratiche simboliche forti. Il coven, innanzitutto, è il nucleo comunitario di base. Un coven wiccan riunisce tipicamente un piccolo gruppo di iniziati (tra 3 e 13 persone, questo numero tredici è spesso citato come ideale) sotto la guida di una Grande Sacerdotessa, generalmente affiancata da un Grande Sacerdote. L’ingresso in un coven avviene tramite un rito di iniziazione solenne, in cui il nuovo adepto giura di rispettare i segreti e l’etica del gruppo. Nelle tradizioni originarie come quella gardneriana o alessandrina, esistono tre gradi iniziatici: dopo il 1° grado (iniziazione base), il wiccan può progredire verso un 2° e poi un 3° grado man mano che approfondisce la pratica, un sistema preso in prestito dalla massoneria che struttura l’avanzamento spirituale. Ogni coven forma così una piccola famiglia spirituale, collegata da una linea – si può tracciare il « pedigree » iniziatico di un coven fino a Gardner o Sanders, il che conferisce una certa legittimità agli occhi dei tradizionalisti. Tuttavia, l’atmosfera e l’apertura variano da un coven all’altro: alcuni sono molto selettivi e segreti, altri accolgono volentieri nuovi membri secondo affinità.

La Wicca, una spiritualità nella natura


La cerimonia wiccan tipica si svolge all’interno di un cerchio magico che i partecipanti tracciano a terra all’inizio del rituale. In un salotto, un giardino o nel cuore di una radura, lo spazio circolare così delimitato diventa un tempio effimero, un « tra-mondi » sacro dove il tempo sembra sospeso. A un’estremità del cerchio si trova un altare, generalmente un semplice tavolo coperto da un panno, su cui sono disposti gli strumenti rituali essenziali: delle candele, dell’incenso la cui fumata purifica l’atmosfera, un calice pieno d’acqua o vino (chalice), un athamé – pugnale rituale dalla lama smussata – e talvolta una spada, che servono a tracciare il cerchio e dirigere simbolicamente le energie. Si trova anche un pentacolo (una stella a cinque punte inscritta in un disco) che rappresenta l’elemento Terra, una bacchetta per l’Aria, e vari oggetti votivi o stagionali a seconda della celebrazione (fiori, sale, figurine divine,...). Ogni elemento del rituale ha un forte carico simbolico: l’athamé non viene mai usato per tagliare fisicamente, ma per canalizzare la volontà dello stregone, segno che l’azione magica passa prima di tutto dall’intenzione.

Una volta tracciato il cerchio e preparato l’altare, i wiccan invitano i quattro elementi e i punti cardinali nel loro spazio sacro – è l’apertura dei « guardiani » dell’Est (Aria), del Sud (Fuoco), dell’Ovest (Acqua) e del Nord (Terra). Compiuto questo quarto di giro rituale, il coven invoca generalmente la presenza del Dio e della Dea, i due poli del divino nella Wicca. Al centro della teologia wiccan si trova la dualità divina: la Dea è la madre universale, personificazione della luna, della terra fertile e dell’energia femminile, mentre il Dio cornuto è il suo consorte maschile, incarnazione del sole, delle foreste e della forza animale selvaggia. Gerald Gardner presentava queste due entità come figure complementari – la Dea e il Dio sarebbero esse stesse emanazioni di una realtà divina superiore ineffabile. Col tempo, i wiccan hanno sviluppato diversi modi di concepire questo duo sacro: alcuni li vedono come vere divinità politeiste e arrivano ad associare la Dea a figure come Artemide, Iside o Brigid, e il Dio a Pan, Cernunnos o Lugh a seconda delle esigenze del rito; altri, più vicini a una lettura psicologica o simbolica, considerano la Dea e il Dio come archetipi, immagini che aiutano l’inconscio a entrare in contatto con le forze della natura. Esistono persino correnti wiccan dove conta solo la Dea (in particolare nei covens dianici femminili), e al contrario alcune pratiche quasi monoteiste centrate su una Grande Dea unica, o approcci panteisti che vedono il divino in ogni cosa. Ma nella Wicca tradizionale, è proprio il dialogo del femminile sacro e del maschile sacro che si celebra in ogni rituale.

Il rituale wiccan può assumere forme varie a seconda dell’occasione. Spesso, durante le cerimonie maggiori, si pratica il Drawing down the Moon (« Invocazione della Luna »): la Grande Sacerdotessa entra in trance e invoca la Dea in sé, prestando la sua voce e il suo corpo alla divinità invocata. Questo momento intenso, in cui l’energia del cerchio è al massimo, permette ai partecipanti di « sentire » la presenza del divino tra loro. Possono poi essere compiuti lavori magici: incantesimi di guarigione, benedizioni, consacrazione di un talismano… Nell’etica wiccan, la magia è sempre praticata con uno scopo positivo o costruttivo – mai per nuocere. Infatti, la maggior parte dei wiccan segue un codice morale semplice, chiamato Rede Wiccan, enunciato così: « Se non fa del male a nessuno, fai ciò che vuoi ». Questa massima invita ciascuno alla libertà di pratica purché nessuno venga danneggiato, e implica implicitamente di astenersi da qualsiasi magia nera o malevola. Inoltre, la nozione di Triplo Ritorno è ampiamente citata: il bene o il male che si fa con la magia tornerà triplicato in intensità, spingendo alla responsabilità personale. Così, il coven canalizza la sua energia in modo benefico, poi arriva il momento della chiusura: si ringraziano divinità ed elementi, si apre il cerchio – la riunione magica spesso si conclude con una semplice condivisione di cibo e bevande (torta e vino), per ritrovare il centro e radicare l’esperienza prima di tornare alla vita ordinaria.

La vita rituale dei wiccan è scandita dagli astri e dalle stagioni. Oltre alle cerimonie di luna piena (chiamate esbat), celebrano durante l’anno otto feste principali, i Sabbat, che formano la Ruota dell’Anno. Questo calendario sacro, condiviso con altre tradizioni neopagane, segna i grandi cicli della natura: i due solstizi (inverno ed estate) e gli equinozi (primavera e autunno), oltre alle quattro feste intermedie di origine celtica. Il giro della ruota inizia a Samhain (31 ottobre), la festa dei morti e del rinnovamento, momento in cui il velo tra i mondi è più sottile – è l’antenato di Halloween, ed è anche il Capodanno wiccan. Seguono Yule al solstizio d’inverno (intorno al 21 dicembre), celebrazione della notte più lunga in cui nasce il giovane dio sole. Imbolc (intorno al 1° febbraio) onora la fine dell’inverno e la promessa della primavera, sotto l’egida della dea Brigid. Ostara all’equinozio di primavera (intorno al 21 marzo) celebra l’equilibrio giorno-notte e la fertilità nascente. Beltane (1° maggio) è una festa gioiosa dell’unione sacra del Dio e della Dea, della fecondità della natura – si accendono grandi falò, simbolo di passione creatrice. Litha al solstizio d’estate (21 giugno) segna il trionfo della luce solare al suo zenit. Lughnasadh (1° agosto), il primo raccolto, rende grazie ai frutti e inaugura il lento declino dell’estate. Mabon infine, all’equinozio d’autunno (21 settembre), celebra gli ultimi raccolti e l’equilibrio autunnale prima che l’oscurità cresca di nuovo. Attraverso questi sabbat, i wiccan vivono in armonia con il ciclo naturale: raccontano nei riti la storia mitica del Dio che nasce, ama la Dea, muore e rinasce, e onorano la Madre Terra nelle sue fasi di riposo e fecondità. Ogni sabbat dà luogo a riti specifici, legati a antiche usanze folkloristiche (danza intorno al palo di maggio a Beltane, corone di fiori, decorazione di un abete a Yule, ecc.), ma reinterpretati nello spirito wiccan.

4. Un’eredità in movimento

A partire dagli anni ’70, la Wicca conosce una diffusione esponenziale e una trasformazione delle sue modalità di pratica. Una svolta importante è la pubblicazione di numerosi libri per il grande pubblico, in particolare negli Stati Uniti, che offrono a chiunque la possibilità di scoprire la Wicca e persino di praticarla in modo autonomo. Autori come Scott Cunningham (con il suo celebre Guida del Praticante Solitario nel 1988) o la coppia Janet e Stewart Farrar pubblicano manuali che dettagliano rituali e principi wiccan, aprendo la strada alla Wicca solitaria. Diventa così possibile dichiararsi wiccan senza essere iniziati da un coven tradizionale, da autodidatti, appropriandosi delle ricette. Questa democratizzazione attira un pubblico molto più ampio, in particolare molti giovani in cerca di spiritualità alternativa. Il numero di aderenti esplode, soprattutto in Nord America dove in pochi decenni si contano centinaia di migliaia di persone che si identificano come wiccan. Il rovescio di questa crescita è l’emergere di una moltitudine di varianti e interpretazioni personali della Wicca – a volte a scapito dei puristi.

Si sviluppa quella che si chiama Wicca eclettica, in opposizione alla Wicca tradizionale iniziatica. Dove un coven gardneriano seguiva un insieme di riti relativamente omogenei (quelli trasmessi da Gardner e dai suoi eredi), i wiccan eclettici si sentono liberi di combinare varie influenze secondo le proprie affinità. Un praticante solitario potrà per esempio integrare nella sua pratica elementi di sciamanesimo nativo americano, invocazioni di angeli, New Age o dee indù, pur considerandosi « wiccan ». Questa estrema flessibilità dà luogo a una grande ricchezza di percorsi individuali, ma può anche creare confusione. Infatti, il termine stesso di Wicca si allarga fino a includere realtà molto diverse – con il rischio di offuscarne il significato. Sui social network in particolare, la Wicca è talvolta banalizzata: molti apprendisti stregoni si fregiano un po’ frettolosamente di questo titolo senza conoscerne le basi, mescolando pratiche e credenze in modo approssimativo. Ne risulta un’immagine del movimento a volte confusa per il grande pubblico, che fatica a distinguere tra la Wicca seria di un coven iniziatico e le mode esoteriche passeggere.

Nonostante queste possibili derive, l’evoluzione contemporanea della Wicca non è solo una confusa diluizione, ma riflette anche un adattamento vivo ai bisogni di ciascuno. Altri praticanti, che a volte si definiscono witches piuttosto che strettamente wiccan, insistono maggiormente sulla magia individuale, anche a costo di allontanarsi dalla devozione al duo Dea-Dio. La Wicca ha sempre più penetrato la cultura popolare, soprattutto negli Stati Uniti: già dagli anni ’90, film e serie TV che rappresentano streghe « Wicca » hanno amplificato l’interesse dei giovani per questa via spirituale. Parallelamente, il riconoscimento istituzionale avanza: nel 1986, un tribunale americano ha ufficialmente riconosciuto la Wicca come religione protetta dal Primo Emendamento, e oggi non è raro vedere wiccan rivendicare i propri diritti (un esempio simbolico: il pentacolo wiccan è ora ammesso come simbolo sulle tombe dei soldati negli Stati Uniti).

All’inizio del XXI secolo, la Wicca appare quindi sia come un insieme di tradizioni strutturate, custodi di un sapere esoterico trasmesso da maestro a discepolo, sia come una spiritualità aperta in cui ciascuno può tracciare la propria strada. Questa dualità può sembrare paradossale, ma testimonia la vitalità del movimento. La Wicca tradizionale, iniziatica, perdura all’interno di covens discreti che mantengono i rituali originali e la filiazione gardneriana. Parallelamente, la Wicca eclettica attrae una vasta comunità di anime in cerca, che vi vedono una via di sviluppo personale, di comunione con la natura e di magia positiva nella vita quotidiana. Se questa molteplicità di forme è a volte disorientante – tanto è vero che sotto l’etichetta « wicca » si possono trovare pratiche molto varie, persino contraddittorie –, è affrontata con rispetto dalla maggior parte degli iniziati. Molti riconoscono che non esiste un unico modo di essere wiccan. Si ritrovano tuttavia, come un filo d’Arianna, alcuni valori comuni: l’amore e il rispetto per la Natura, la celebrazione delle stagioni e della vita, la ricerca di un equilibrio tra ombra e luce in sé, e l’ideale di non nuocere a nessuno seguendo la via della strega.

Così, l’epopea della Wicca continua a scriversi. Nata dai sogni eruditi di un Gardner convinto di risuscitare l’antica religione delle streghe, ha attraversato meno di un secolo per fiorire in un mosaico di pratiche in tutto il mondo. Offre ai suoi adepti una storia da vivere e raccontare, un equilibrio tra saggezza e ispirazione.


Fonti :

  • Hutton, Ronald - The Triumph of the Moon: A History of Modern Pagan Witchcraft (Oxford University Press)

  • Gardner, Gerald - Witchcraft Today (1954)

  • Valiente, Doreen - Witchcraft for Tomorrow (1978)

  • Adler, Margot - Drawing Down the Moon (1979)

  • Cunningham, Scott - Wicca: A Guide for the Solitary Practitioner (1988)

  • Cunningham, Scott - Living Wicca (1993)

  • Bonewits, Isaac - Real Magic (1971)

  • Kelly, Aidan - Crafting the Art of Magic, Book I: A History of Modern Witchcraft, 1939-1964 (1991)

  • Starhawk - The Spiral Dance (1979)

  • Articoli e documenti provenienti dagli archivi della Wiccan Church of Canada

Olivier d’Aeternum
Par Olivier d’Aeternum

Appassionato delle tradizioni esoteriche e della storia dell'occulto dalle prime civiltà fino al XVIII secolo, condivido alcuni articoli su questi argomenti. Sono anche co-creatore del negozio esoterico online Aeternum.

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