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Chi era davvero Oswald Wirth?
Portrait photographique historique d’Oswald Wirth avant 1944 — Aeternum, blog & boutique ésotérique

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Chi era davvero Oswald Wirth?

19 min di lettura

Oswald Wirth occupa un posto a parte nell’occultismo francese della Belle Époque e del primo Novecento. Nato in Svizzera nel 1860, magnetizzatore, massone, disegnatore, scrittore e specialista del simbolismo, nel 1887 diventa il segretario, l’amico e il collaboratore di Stanislas de Guaita. Da questo incontro nasce una delle grandi coppie intellettuali della rinascita esoterica francese: Guaita porta la sua biblioteca, la sua Cabala e la sua ambizione dottrinale; Wirth porta un eccezionale senso dell’immagine, del simbolo e della pedagogia iniziatica.

Il suo nome è ancora oggi legato ai Tarocchi di Wirth, ai tre grandi manuali della massoneria simbolica e alla rivista Le Symbolisme. Ma il suo percorso è più ampio. Prima dei tarocchi, si dedica al magnetismo e all’imposizione delle mani; accanto a Guaita, partecipa agli ambienti della Rosa-Croce cabalistica; nella massoneria, si batte per restituire ai riti una portata iniziatica; nei suoi libri più tardi, avvicina alchimia, astrologia, miti e simboli. Wirth non cerca di collezionare fenomeni occulti: vuole ritrovare, dietro le forme visibili, un linguaggio capace di condurre lo spirito verso il loro principio interiore.

Joseph Paul Oswald Wirth nasce in Svizzera nel 1860

Joseph Paul Oswald Wirth nasce il 5 agosto 1860 a Brienz, nel cantone di Berna. La Bibliothèque nationale de France conferma le sue date: 5 agosto 1860 – 9 marzo 1943. Anche il Comité des travaux historiques et scientifiques indica Brienz come luogo di nascita.

Suo padre è di origine alsaziana. Una tradizione biografica ben consolidata negli ambienti massonici racconta che si fosse rifugiato in Svizzera dopo essere stato condannato in seguito ai disordini politici del 1849 in Alsazia. Oswald cresce dunque in una famiglia in cui il confine tra Francia, Svizzera e area germanofona fa parte della vita quotidiana.

Ha diversi fratelli, due dei quali muoiono molto giovani. Suo fratello Edward, ufficiale degli zuavi, muore nel 1894. Sua sorella Élise, nata nel 1875, gli resterà molto vicina fino alla morte. Wirth riceve un’educazione cattolica. Studia in particolare al collegio Saint-Michel di Friburgo. I successivi resoconti massonici insistono sul suo carattere indipendente e sulle domande che pone agli insegnanti di religione.

Questa giovinezza cattolica non scompare mai completamente dal suo orizzonte. Anche quando diventa massone e occultista, Wirth conserva un vocabolario in cui Dio, il Grande Architetto, l’anima, l’iniziazione e la costruzione spirituale restano centrali. Il suo pensiero non si fonda sul rifiuto della religione, ma sulla convinzione che le forme religiose nascondano un significato simbolico più ampio della loro lettura letterale.

Il magnetismo prima dei tarocchi

Fin da giovanissimo, Wirth si interessa al magnetismo animale. Le biografie raccontano che già nell’adolescenza sperimenta la trasmissione del fluido attraverso le mani e si appassiona agli effetti del mesmerismo.

Questo primo interesse è importante, perché precede il suo ingresso nei circoli occultisti parigini. Wirth non si avvicina inizialmente all’esoterismo attraverso i libri di Kabbalah o i tarocchi: passa dall’idea che un essere umano possa trasmettere una forza a un altro essere umano.

La mano diventa così, fin dalle sue prime ricerche, uno strumento di relazione invisibile. In seguito, dedicherà un’opera intera a L’Imposition des mains et la médecine philosophale, pubblicata nel 1897.

Alla fine dell’adolescenza, Wirth soggiorna a Londra. La BnF lo descrive come contabile nella capitale britannica. Questa esperienza gli offre una conoscenza concreta del mondo amministrativo e commerciale, piuttosto lontana dal mago romantico che diventerà nell’immaginario di alcuni lettori.

Londra gli permette anche di entrare in contatto con un ambiente intellettuale in cui spiritualismo, teosofia, massoneria e ricerche psichiche circolano ampiamente. Impara l’inglese e amplia i propri orizzonti oltre il cattolicesimo svizzero.

Questo periodo annuncia una caratteristica costante della sua vita: Wirth si guadagna da vivere svolgendo funzioni molto ordinarie, mentre porta avanti parallelamente una ricerca esoterica sempre più esigente.

Di ritorno in Francia, Wirth presta il servizio militare nel 106º reggimento di fanteria a Châlons-sur-Marne. È lì che entra veramente nella massoneria. Il 26 gennaio 1884, secondo la Grande Loggia svizzera Alpina, viene iniziato nella loggia La Bienfaisance Châlonnaise, allora affiliata al Grande Oriente di Francia. Viene elevato al grado di maestro il 27 giugno 1885 e diventa segretario della sua loggia.

Per lui, questa iniziazione non è un semplice impegno associativo. Wirth si aspetta dal rito una trasformazione e un insegnamento. Fin dagli inizi, si mostra critico verso le semplificazioni che, secondo lui, riducono le cerimonie a forme vuote.

Nel 1885, la sua loggia gli affida una relazione sulla questione dei rituali. Le testimonianze massoniche conservano già l’idea che dominerà tutta la sua opera: non bisogna sostituire gli antichi simboli con un linguaggio piatto, ma ritrovarne il significato iniziatico.

Per Wirth, il rito non agisce perché ripete una formula antica. Agisce quando l’iniziato comprende che ogni gesto, ogni strumento e ogni spostamento rappresentano una tappa interiore. Il tempio massonico diventa un’architettura dell’anima.

A Parigi, Wirth pratica il magnetismo curativo. La BnF riporta esplicitamente il termine «magnetizzatore» nella sua scheda biografica. Riceve, sperimenta l’imposizione delle mani e si interessa ai rapporti tra volontà, vitalità e salute. È in questo contesto che nel 1887 viene presentato a Stanislas de Guaita. L’incontro cambierà la sua vita.

1887, l’incontro con Stanislas de Guaita

Wirth considererà sempre questo incontro un evento fondante. Nei suoi ricordi spiega che Guaita fece di lui il suo amico, segretario e collaboratore. Il giovane svizzero possiede già una pratica del magnetismo e una cultura massonica. Guaita gli apre una biblioteca di tutt’altra portata: Cabala, magia, alchimia, Éliphas Lévi, grimori, teosofia cristiana e metafisica.

Wirth dirà anche che Guaita gli insegnò il francese letterario. L’osservazione non è casuale: originario della Svizzera tedesca, Wirth diventerà tuttavia uno degli stilisti più chiari dell’esoterismo francese.

Il rapporto supera rapidamente il semplice ruolo di segretario. Wirth cataloga, disegna, discute, legge e lavora con Guaita. Le opere del marchese recano le tracce di questa collaborazione, in particolare attraverso illustrazioni e schemi realizzati da Wirth.

Quando Guaita compone Il Serpente della Genesi, Wirth contribuisce all’universo grafico e simbolico del progetto. La BnF cataloga persino diverse edizioni a loro due nomi. Nel 1935, quasi quarant’anni dopo la morte di Guaita, Wirth pubblica Stanislas de Guaita, ricordi del suo segretario. Il sottotitolo, L’Occultismo vissuto, riassume perfettamente la natura del libro: non è soltanto una biografia, ma la testimonianza di un uomo che aveva vissuto dall’interno i grandi anni del risveglio occultista parigino.

Alla fine degli anni 1880, Guaita partecipa alla fondazione dell’Ordine cabalistico della Rose-Croce. Attorno a lui si trovano in particolare Papus, Joséphin Péladan, François-Charles Barlet e Augustin Chaboseau. Wirth è strettamente associato a questo primo circolo. Il suo ruolo è meno quello di un’autorità dottrinale che quello di collaboratore, disegnatore e interprete dei simboli.

La Rose-Croce rappresenta allora per questi occultisti un ideale di sintesi tra Cabala, ermetismo, cristianesimo esoterico e iniziazione occidentale. Guaita vuole disporre di un tarot capace di esprimere visivamente la dottrina occultista che studia. I tarocchi esistenti non gli sembrano sufficientemente espliciti per una lettura cabalistica e iniziatica moderna.

Gli chiede quindi di ridisegnare i ventidue arcani maggiori. Il compito si addice perfettamente al giovane simbolista. Non si tratta di creare belle carte, ma di condensare in ogni immagine una rete di corrispondenze.

1889, il tarot cabalistico di Wirth

La Bibliothèque nationale de France conserva un Jeu de tarot kabbalistique dit « des imagiers du Moyen Âge » datato 1889 e attribuito a Oswald Wirth. Comprende i ventidue arcani maggiori.

Wirth riprende la struttura generale del Tarot de Marseille, ma modifica le figure, aggiunge segni e rafforza le corrispondenze occulte. Lettere ebraiche, simbolismo alchemico, astrologia e dottrina iniziatica vengono ora a commentare visivamente le immagini.

Il risultato inaugura una nuova fase nel tarot francese. Un secolo prima di lui, Etteilla aveva già creato un tarot destinato specificamente alla divinazione e all’occultismo. Il contributo di Wirth è diverso. Non ricostruisce interamente il mazzo alla maniera di Etteilla. Ritorna al linguaggio del Tarot de Marseille e cerca di farne emergere un’architettura iniziatica nascosta. Questa differenza è fondamentale. Con Wirth, gli arcani diventano meno un catalogo di oracoli che una serie di stazioni simboliche.

Wirth legge gli arcani maggiori come un insegnamento progressivo. Il Bagatto rappresenta il risveglio delle possibilità; la Papessa, la conoscenza interiore; l’Imperatore, la padronanza della forma; l’Eremita, il lavoro solitario; la Morte, la trasformazione; il Mondo, il compimento. Ogni arcano possiede diversi livelli. Può parlare a chi consulta il tarot, ma anche a chi medita sul proprio sviluppo.

È questa doppia funzione a costituire la forza del Tarot Wirth: divinazione da un lato, iniziazione simbolica dall’altro. Wirth riprende un’idea cara agli occultisti francesi: il tarot è un libro senza frasi, una saggezza conservata dalle immagini.

Le carte non rivelano quindi il loro significato a chi cerca una definizione fissa. Richiedono contemplazione, confronto e lavoro personale. Wirth diffida delle interpretazioni puramente meccaniche. Un arcano non è una parola in un dizionario. È una figura vivente che cambia a seconda della sua posizione, della sua relazione con le altre carte e dello stato d’animo di chi la osserva.

Il tarot disegnato da Wirth appare nello stesso ambiente delle grandi sintesi tarologiche di Papus. I due uomini si conoscono e partecipano al risveglio occultista francese. Papus costruisce vasti sistemi di corrispondenze e cerca di fare del tarot una chiave generale delle scienze occulte. Wirth ha un approccio più visivo: vuole che sia l’immagine stessa a insegnare.

Questa differenza spiega perché il suo tarocco rimane immediatamente riconoscibile. Nel 1897, Wirth pubblica L’imposizione delle mani e la medicina filosofale. La BnF ne conserva traccia nella propria bibliografia.

Il libro collega le sue prime esperienze di magnetismo a una visione più ampia della guarigione. La mano diventa uno strumento di trasmissione e la volontà deve accordarsi a un’intenzione terapeutica. Wirth non riduce il magnetismo a una tecnica spettacolare. Lo integra in una filosofia della forza vitale e della relazione umana.

La morte di Stanislas de Guaita, il 19 dicembre 1897, costituisce una svolta importante. Wirth perde l’uomo che considera il suo maestro e il suo amico. Ciò nonostante, non cerca di diventare un secondo Guaita. Il suo percorso si orienta sempre più verso la massoneria e il simbolismo, piuttosto che verso le costruzioni rosacrociane.

La fedeltà rimane tuttavia assoluta. Fino alla fine della sua vita, Wirth parlerà di Guaita come di colui che lo ha veramente formato. A Parigi, Wirth si affilia dapprima alla loggia Gli Amici Trionfanti. Vi trova meno riscontro di quanto sperasse per le sue idee di rinnovamento simbolico.

Il 22 maggio 1888 visita la loggia Il Lavoro e i Veri Amici Fedeli, allora affiliata alla Grande Loggia Simbolica Scozzese. Vi tiene una conferenza degna di nota. Il 26 marzo 1889 vi si affilia. In seguito diventerà venerabile maestro di questa loggia. Da quel momento la massoneria diventa il grande laboratorio del suo pensiero.

Una massoneria iniziatica piuttosto che politica

Wirth vive in un’epoca in cui la massoneria francese è attraversata da dibattiti politici, filosofici e religiosi molto vivaci. Egli difende con costanza una priorità: il lavoro simbolico. Non nega la dimensione civica della fraternità massonica, ma ritiene che l’istituzione perda la propria anima quando dimentica l’iniziazione.

Il compasso, la squadra, la pietra grezza, la luce, il tempio e i viaggi rituali non sono per lui decorazioni antiche. Costituiscono un metodo di trasformazione. Wirth comincia molto presto a mettere per iscritto la propria interpretazione dei gradi massonici. Il Libro dell’Apprendista appare all’inizio degli anni 1890, generalmente datato 1892 nella tradizione editoriale massonica.

Il libro non cerca di rivelare segreti sensazionali. Spiega al nuovo iniziato come leggere i simboli del proprio grado. La pietra grezza rappresenta l’essere ancora informe. Il lavoro massonico consiste nel sgrossare, misurare, rettificare e costruire.

La trilogia si costituisce lungo un ampio arco di tempo. Le Livre du Compagnon esce nel 1911 e Le Livre du Maître nel 1922, prima di diverse riedizioni e rielaborazioni. Questa cronologia corregge una presentazione troppo rapida che farebbe dell'insieme una pubblicazione continua degli anni 1890.

Wirth lavora per decenni a questi volumi. Ogni grado corrisponde per lui a un modo diverso di abitare il simbolo. La BnF ricorda una dimensione meno nota della sua vita: Oswald Wirth fu archivista aggiunto presso il ministero degli Affari esteri.

Questa funzione si adatta piuttosto bene al suo temperamento. Classifica, conserva, ordina e trasmette. Il suo lavoro esoterico si fonda sulla stessa pazienza documentaria. Non vive quindi soltanto di tarocchi o di conferenze. La sua carriera amministrativa gli offre stabilità e un rapporto quotidiano con la scrittura, i dossier e gli archivi.

La BnF conserva anche una pubblicazione del 1905 in cui Wirth firma l'indice alfabetico del Catalogue méthodique de la bibliothèque du Ministère des colonies. Questo dettaglio rivela un altro aspetto della sua attività: l'uomo che classifica gli arcani dei tarocchi sa anche costruire strumenti bibliografici molto concreti.

Simbolismo e metodo non si contrappongono in lui. All'inizio del 20° secolo, Wirth sviluppa le sue ricerche sui rapporti tra alchimia e massoneria. Il suo Symbolisme hermétique dans ses rapports avec l’alchimie et la franc-maçonnerie conosce diverse forme editoriali prima delle edizioni stabilizzate del 20° secolo.

L'alchimia lo interessa meno come tecnica metallurgica che come linguaggio della trasformazione. Zolfo, mercurio, sale, colori dell'Opera, morte e rinascita diventano per lui immagini capaci di illuminare l'iniziazione massonica.

Wirth diffida dei lettori che cercano soltanto una ricetta per fabbricare l'oro. Per lui, la vera Grande Opera riguarda l'essere umano. La materia prima è anche l'uomo incompiuto. Il fuoco è lo sforzo interiore. Le fasi dell'Opera descrivono una trasformazione della coscienza.

Questa lettura filosofale collega direttamente l'alchimia al lavoro della pietra massonica.

1912, nascita della rivista Le Symbolisme

Nell'ottobre 1912 esce il primo numero di Le Symbolisme, ufficialmente sottotitolato «organo del Movimento universale di rigenerazione iniziatica della massoneria». La Bibliothèque nationale de France ne conserva la serie completa. Il titolo riassume il programma di Wirth. Non vuole fondare una nuova religione né un nuovo ordine segreto. Vuole rigenerare l'iniziazione attraverso lo studio dei simboli.

La rivista esce fino al settembre 1914, si interrompe durante la guerra e riprende poi nel marzo 1920. Wirth la dirige fino al 1940, per quasi tre decenni di lavoro editoriale. In Le Symbolisme, il lettore incontra massoneria, alchimia, astrologia, miti, religioni, racconti iniziatici e iconografia.

Il principio comune è sempre lo stesso: imparare a vedere oltre la forma immediata. Wirth ritiene che un simbolo non sia mai esaurito da una definizione. La sua funzione è provocare un’operazione interiore in chi lo contempla.

Questa idea distingue Wirth dagli autori che trasformano l’esoterismo in una rigida tavola di corrispondenze. Un simbolo può avere una storia, diversi usi e diverse letture. Il suo valore deriva dalla capacità di mettere in movimento lo spirito.

Non bisogna quindi chiedersi: «Che cosa significa definitivamente questa immagine?», bensì: «Che cosa fa nascere nell’intelligenza quando viene ricollocata nel suo rito e nella sua tradizione?». La BnF conserva un’edizione del 1922 del Poème d’Ishtar, mythe babylonien interprété dans son ésotérisme.

Qui Wirth applica il suo metodo a un racconto proveniente dall’antica Mesopotamia. Non si sofferma sulla storia letterale: discesa, spoliazione, morte simbolica e risalita diventano le tappe di un percorso iniziatico. Questa lettura mostra che il suo simbolismo va ben oltre l’ambito massonico.

Wirth traduce e commenta anche Le Serpent vert di Goethe. Sotto la sua penna, il racconto diventa un testo iniziatico in cui personaggi, passaggi e metamorfosi descrivono una trasformazione dell’essere. Goethe stesso aveva frequentato gli ambienti massonici. Wirth riconosce nel suo racconto un linguaggio capace di parlare agli iniziati senza esporre direttamente una dottrina. La letteratura diventa così un’altra forma di tempio.

1926-1927, il grande ritorno ai tarocchi

Dopo quasi quarant’anni di lavoro, Wirth torna al suo tarocco della giovinezza. La BnF fa risalire al 1926-1927 la grande pubblicazione del Tarot des imagiers du Moyen Âge. I ventidue arcani vengono ridisegnati, arricchiti e accompagnati da un commento considerevole.

L’opera non si limita più a presentare un mazzo. Espone una vera e propria filosofia dei tarocchi. Il titolo riflette il modo in cui Wirth comprende le immagini tradizionali. Vede nei tarocchi un linguaggio scaturito dalla lunga cultura simbolica europea: cattedrali, emblemi, alchimia, astrologia e tradizioni iniziatiche.

La storia materiale dei tarocchi conduce oggi verso i mazzi italiani del XV secolo e il loro successivo sviluppo. Wirth, invece, cerca meno una genealogia archivistica che una parentela simbolica. Per lui, gli illustratori trasmettono attraverso l’immagine ciò che i dotti espongono attraverso il discorso.

Il Bagatto rappresenta l'iniziato di fronte alle sue possibilità. Gli oggetti disposti sul suo tavolo non sono soltanto accessori da prestigiatore: diventano materia d'interpretazione elementare e filosofica. Il personaggio comincia. Possiede gli strumenti, ma non ha ancora compiuto l'opera.

Wirth trasforma così una scena tradizionale del tarot in una lezione sulla volontà e sull'apprendimento. La Papessa incarna in lui l'interiorità, il libro chiuso o riservato, il sapere che non si offre interamente alla parola.

Questa lama esprime molto bene la concezione wirthiana dell'esoterismo. La conoscenza non consiste nell'accumulare informazioni segrete; presuppone una maturazione. Ciò che è nascosto deve essere scoperto attraverso il lavoro interiore.

Wirth rifiuta di ridurre l'arcano XIII a una previsione letterale di morte. La falce recide le forme antiche per preparare una ricomposizione. La morte iniziatica permette la rinascita. Ritroviamo qui l'alchimia, i riti massonici e il linguaggio degli antichi misteri.

Una lama diventa quindi un principio di trasformazione più che un presagio semplicistico. Il Diavolo di Wirth non è soltanto un nemico esterno. Rappresenta anche le forze istintive, gli attaccamenti, le illusioni di potere e le energie che l'iniziato deve imparare a riconoscere.

Wirth aveva già lavorato con Guaita sull'iconografia demonologica e sulla magia nera. Il suo disegno dell'«Evocazione del Diavolo» per La chiave della magia nera testimonia questa familiarità con l'immaginario occultista. Per lui, combattere l'ombra comincia dal comprenderla.

Sì, ma Wirth rifiuta di farne soltanto una macchina per predire. La stesa può fornire un oracolo, ma il valore delle carte va oltre la consultazione. Sviluppa anche metodi di lettura e il suo nome resta legato a una forma di stesa a croce, resa popolare nei suoi scritti tardi.

Il tarot deve anzitutto insegnare alla mente a ragionare per immagini, analogie e relazioni. Wirth si interessa anche all'astrologia. Il suo lavoro riguarda i pianeti, i segni, le case e gli aspetti, ma sempre dal punto di vista del simbolo.

Non cerca soltanto di redigere un oroscopo. Vuole comprendere che cosa rappresenti Saturno, che cosa significhi Marte, come lo zodiaco possa diventare una ruota di forze e caratteri. L'astrologia diventa un'altra grammatica del mondo.

Wirth e il martinismo

Wirth frequenta anche gli ambienti martinisti legati a Papus. Conosce i loro membri e condivide con loro il gusto per le filiazioni cristiane e illuministe. La sua via personale resta tuttavia più massonica e simbolica. Non costruisce la sua opera intorno a una successione spirituale di maestri invisibili, bensì intorno all'educazione dell'intelligenza attraverso il simbolo.

Questa differenza lo rende piuttosto indipendente all’interno dell’ambiente occultista parigino. Wirth conosce Pierre Piobb, altra grande figura delle ricerche esoteriche francesi. I due uomini condividono il gusto per il metodo, le corrispondenze e la lettura strutturata delle tradizioni.

I loro temperamenti rimangono tuttavia diversi. Piobb cerca maggiormente leggi generali e architetture matematiche. Wirth parte dal simbolo concreto e dal suo potere pedagogico. L’uno costruisce sistemi; l’altro impara a guardare.

I rapporti tra Wirth e René Guénon permettono di misurare un’altra importante differenza nell’esoterismo del XX secolo. Guénon insiste sulla trasmissione regolare, sull’ortodossia tradizionale e sulla critica del neospiritualismo occidentale. Wirth rimane più legato a una lettura umanistica, massonica ed evolutiva del simbolo.

Crede maggiormente nella capacità dell’iniziato moderno di risvegliare il senso attraverso il lavoro personale. Nel 1932 appare Les Mystères de l’Art royal, rituel de l’adepte. Il titolo riassume l’orientamento della sua maturità.

L’Arte regale non indica una nobiltà sociale. È l’arte di costruire l’uomo e il tempio interiore. La massoneria ha valore solo se conduce l’iniziato a trasformare la propria materia.

Nel 1935, Wirth pubblica finalmente Stanislas de Guaita, souvenirs de son secrétaire. La BnF conserva questa edizione di 267 pagine pubblicata dalle Éditions du Symbolisme. Il libro è insostituibile per comprendere le relazioni umane della rinascita dell’occultismo francese. Wirth vi racconta il lavoro, le discussioni, le ricerche, le dispute e l’atmosfera del circolo di Guaita.

Più che un omaggio, è la memoria di una generazione. Wirth si distingue da diverse personalità appariscenti della sua epoca. Non costruisce un personaggio teatrale alla maniera di Péladan, non cerca l’autorità di capo di un ordine come Papus e non sviluppa la retorica del mago aristocratico di Guaita.

La parola « lavoro » ritorna al centro del suo pensiero. L’iniziazione non dona magicamente una saggezza compiuta. Apre un compito. Questa esigenza spiega perché i suoi libri massonici continuino a essere letti: non promettono una rivelazione immediata, ma una disciplina dello sguardo.

La Seconda guerra mondiale e gli ultimi anni

La pubblicazione regolare del Symbolisme si interrompe nel marzo 1940. Wirth ha allora quasi ottant’anni. Si ritrova a Mouterre-sur-Blourde, nella Vienne, dove trascorre i suoi ultimi anni. Sua sorella Élise gli rimane legata fino alla fine della sua vita.

Il vecchio simbolista muore il 9 marzo 1943, nel pieno della Seconda guerra mondiale. Oswald Wirth è sepolto nel cimitero di Mouterre-sur-Blourde. Il CTHS conferma questo luogo di morte, riportato anche dalla tradizione massonica.

Il contrasto è sorprendente: l’uomo che aveva trascorso la vita nelle biblioteche parigine, nelle logge, nei circoli occultisti e nelle pubblicazioni muore in un piccolo villaggio della Vienne. La sua opera, invece, non scompare.

La rivista riprende le pubblicazioni dopo la guerra. La BnF segnala una nuova serie a partire dal dicembre 1945 e una pubblicazione che proseguirà fino al 1971. Joannis Corneloup e poi Marius Lepage portano avanti l’impresa.

Questa sopravvivenza editoriale dimostra che Wirth non aveva soltanto scritto libri: aveva creato una scuola di lettura del simbolo. Perché conserva una sobrietà che manca a molti tarocchi occultisti successivi. Wirth aggiunge corrispondenze, ma non trasforma ogni carta in un’enciclopedia.

Il Tarot Wirth non deve essere confuso con un antico Tarot de Marseille. Si tratta di una reinterpretazione occultista della fine del XIX secolo. Ma questa reinterpretazione rispetta sufficientemente la struttura tradizionale da rimanere immediatamente leggibile per chi conosce gli arcani marsigliesi.

Wirth crea così un ponte tra la tradizione iconografica e l’occultismo moderno. Il Tarot Wirth diventa un riferimento per numerosi autori francesi ed europei. Il suo modo di concepire gli arcani come tappe iniziatiche si ritrova in gran parte della letteratura tarologica successiva.

La sua influenza non è sempre diretta. Passa attraverso le riedizioni, le scuole massoniche, i commentatori e i lettori del Tarot des imagiers. Il linguaggio che ha contribuito a fissare è diventato così familiare che se ne dimentica facilmente l’origine.

Perché ha dedicato tutta una vita a un’idea semplice ed esigente: i simboli possono istruire senza imprigionare. Non ha voluto produrre un catechismo occulto. Ha voluto insegnare ai suoi lettori a riconoscere le corrispondenze, a meditare sulle immagini e a costruire da soli una comprensione.

Il tarot, l’alchimia e la massoneria diventano per lui tre espressioni di una stessa pedagogia iniziatica. Bisogna leggerlo lentamente. I suoi libri si prestano poco al consumo rapido di significati preconfezionati.

Il lettore può cominciare dagli arcani dei tarocchi, proseguire con i gradi massonici, poi scoprire l’alchimia e l’astrologia. A poco a poco emerge una stessa struttura: nascita, formazione, prova, trasformazione e compimento. È qui che Wirth rimane attuale. Ricorda che, nell’esoterismo, un simbolo non è una risposta. È una porta.

Fonti e riferimenti

La Biblioteca nazionale di Francia fissa le date di Oswald Wirth al 5 agosto 1860 e al 9 marzo 1943. La sua scheda lo descrive come scrittore massonico, ex contabile a Londra, magnetizzatore a Parigi e vicearchivista presso il Ministero degli Affari Esteri. La BnF censisce circa 145 documenti legati alla sua attività di autore.

Il Comitato per i lavori storici e scientifici conferma la sua nascita a Brienz, la sua morte a Mouterre-sur-Blourde e diversi aspetti della sua carriera amministrativa e massonica.

La BnF conserva il mazzo di tarocchi cabalistici del 1889 attribuito a Wirth, composto dai ventidue arcani maggiori, nonché le diverse edizioni delle sue opere sulla massoneria, il simbolismo ermetico e l’astrologia.

La scheda BnF di Il Simbolismo conferma la fondazione della rivista nell’ottobre 1912, la sua interruzione durante la Prima guerra mondiale, la ripresa nel 1920 e la direzione editoriale di Wirth fino al 1940.

La Gran Loggia svizzera Alpina documenta la sua iniziazione presso La Bienfaisance Châlonnaise nel gennaio 1884, la sua elevazione al grado di maestro nel giugno 1885, i suoi lavori sui rituali e la sua affiliazione a Travail et Vrais Amis Fidèles nel 1889.

Per quanto riguarda il suo rapporto con Guaita, l’opera dello stesso Wirth, Stanislas de Guaita, ricordi del suo segretario, Parigi, Edizioni del Simbolismo, 1935, rimane la più importante fonte diretta.

La copertina utilizza una fotografia storica di Oswald Wirth scattata prima del 1944, conservata su Wikimedia Commons con licenza libera. Sostituisce la precedente copertina grafica per mostrare il vero volto dell’autore.

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