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Come la Goetia è diventata l'arte dei 72 spiriti
Ars Goetia : les 72 sceaux des esprits dans l’édition Mathers-Crowley de 1904 — Aeternum, blog & boutique ésotérique

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Come la Goetia è diventata l'arte dei 72 spiriti

13 min di lettura

La Goetia non è un antico grimorio di settantadue demoni trasmesso intatto dal re Salomone. La parola è antica; il libro che oggi chiamiamo Ars Goetia non lo è allo stesso modo. Tra i due si trovano più di mille anni di storia, demonologia cristiana, magia rituale, cataloghi di spiriti e manoscritti salomonici.

Questa distinzione cambia completamente il modo di leggere il testo. L’Ars Goetia è la prima parte del Lemegeton o Lesser Key of Solomon, una compilazione di magia rituale trasmessa da manoscritti dell’epoca moderna. Il suo celebre catalogo di settantadue spiriti dipende in larga misura da un elenco stampato nel XVI secolo dal medico Johann Weyer, successivamente ripreso in inglese da Reginald Scot. I sigilli, le evocazioni e l’apparato rituale del Lemegeton completano e trasformano questo materiale.

Che cosa significava goēteia nell’Antichità?

Il termine greco goēteia è molto più antico del Lemegeton. Appartiene al vocabolario greco della magia, dell’incantesimo e delle pratiche attribuite al goēs, personaggio che i testi presentano di volta in volta come incantatore, ciarlatano, esperto dei morti o operatore di riti ritenuti sospetti.

Non esiste tuttavia un’unica definizione antica. Gli usi cambiano a seconda degli autori e dei periodi. In alcuni testi, goēteia si avvicina all’incantesimo; altrove, la parola assume una connotazione peggiorativa. La Suda bizantina, compilata intorno al X secolo, distingue così tra mageia e goēteia e associa quest’ultima all’invocazione di spiriti malvagi e alle tombe.

Plotino, dal canto suo, impiega il termine in una riflessione molto più ampia sugli incantesimi e sulla simpatia cosmica. Gli storici della magia antica ricordano quindi che sarebbe erroneo tradurre ogni occorrenza di goēteia con «invocazione dei 72 demoni di Salomone». La parola ha una propria storia, anteriore al momento in cui gli occultisti moderni ne fecero quasi un sinonimo dell’Ars Goetia.

L’antica negromanzia costituisce un’altra categoria ancora, anche se i confini tra incantesimo, evocazione dei morti e magia ostile possono sovrapporsi nelle fonti.

Che cos’è l’Ars Goetia?

L’Ars Goetia è la prima sezione del grimorio generalmente chiamato Lemegeton Clavicula Salomonis, o Lesser Key of Solomon. Presenta settantadue spiriti classificati secondo titoli come re, duca, principe, marchese, presidente o conte.

Per ciascuno, il testo fornisce un nome, un aspetto, un rango, determinate funzioni, il numero di legioni poste sotto la sua autorità e un sigillo. I poteri attribuiti sono estremamente vari: insegnare scienze o arti, rivelare cose nascoste, cercare tesori, suscitare amicizia o ostilità, parlare del passato e del futuro, restituire beni rubati o trasmettere determinate conoscenze.

Il termine «demone» è oggi quello che viene spontaneamente in mente, ma i manoscritti usano frequentemente spirit. La teologia del testo rimane tuttavia esplicitamente cristiana: l’operatore invoca l’autorità divina e ordina agli spiriti per mezzo di nomi sacri. Siamo ben lontani da un sistema in cui il mago adorerebbe semplicemente le entità che invoca.

È proprio uno dei paradossi della magia salomonica: coinvolge spiriti considerati pericolosi o decaduti, ponendo al contempo l’operatore sotto un’autorità divina superiore. Per comprendere questo quadro più ampio, vedere Che cosa si intende davvero per Alta Magia?.

Il Lemegeton non si riduce alla Goetia

Il Lemegeton è un insieme composito. A seconda dei manoscritti, comprende quattro o cinque parti. Nella sua forma più conosciuta, troviamo:

l’Ars Goetia, dedicata ai settantadue spiriti; l’Ars Theurgia-Goetia, che tratta altre gerarchie spirituali legate soprattutto alle direzioni; l’Ars Paulina, che opera con angeli associati alle ore e allo zodiaco; l’Ars Almadel, incentrata su un dispositivo chiamato Almadel; e, in alcune versioni, una forma dell’Ars Notoria.

Queste sezioni non hanno tutte la stessa origine. Il Lemegeton va quindi inteso meglio come una compilazione che come l’opera di un unico autore. Joseph H. Peterson, nella sua edizione comparativa dei manoscritti, mostra i prestiti da diversi testi più antichi, in particolare da Johann Weyer, Reginald Scot, Tritemio, dallo pseudo-Pietro d’Abano e dallo pseudo-Paracelso.

La British Library conserva diversi importanti testimoni della tradizione salomonica. Il suo catalogo descrive, per esempio, lo Sloane MS 3648 come contenente una Chiave minore di Salomone (Lemegeton), seguita da estratti di Agrippa e da testi magici attribuiti a Paracelso. Questa vicinanza materiale illustra bene il modo in cui i lettori dell’epoca riunivano diverse autorità occulte in uno stesso volume.

Per una presentazione più generale della famiglia salomonica, vedere anche Comprendere le Clavicole di Salomone.

Prima dell’Ars Goetia c’è la Pseudomonarchia Daemonum

Una delle fonti più importanti del catalogo goetico è la Pseudomonarchia Daemonum di Johann Weyer, o Wier. Compare nelle edizioni del suo De praestigiis daemonum a partire dal XVI secolo.

Weyer non scrive un manuale destinato a celebrare la stregoneria. La sua opera principale si inserisce invece nel dibattito sulle persecuzioni per stregoneria. Considera reali i demoni, ma sostiene che molte donne accusate siano vittime di malinconia, illusione e inganno demoniaco, piuttosto che le potenti streghe immaginate dai loro giudici. Gli studi recenti su Weyer insistono su questa distinzione: difende le accusate pur rimanendo all’interno di una cosmologia cristiana in cui il Diavolo e i demoni esistono.

La Pseudomonarchia fornisce un inventario di spiriti con i loro nomi, ranghi, aspetti e funzioni. L’edizione conservata e confrontata da Joseph H. Peterson conta sessantanove voci, sebbene il testo stesso faccia riferimento a settantadue.

Il legame con l’Ars Goetia è estremamente stretto: gran parte dei nomi e delle descrizioni compare in entrambi i testi. Ma i due documenti non sono identici. La Pseudomonarchia non riporta i sigilli che diventeranno così celebri nelle edizioni goetiche, e il suo apparato rituale è molto più breve.

Reginald Scot trasmette la lista in inglese

Nel 1584, Reginald Scot pubblica The Discoverie of Witchcraft, un’opera nota per la sua critica alle accuse di stregoneria e a numerose storie ritenute credulone o abusive.

Scot include una traduzione inglese del catalogo di Weyer. Questa fase è fondamentale per la storia del Lemegeton. Il confronto filologico dei testi mostra che l’autore dell’Ars Goetia utilizzò questa versione inglese o un testo che ne dipendeva: alcune grafie e alcuni errori particolari di Scot ricompaiono nei manoscritti goetici.

L’edizione di Peterson dell’Ars Goetia sottolinea precisamente questa filiazione. Il catalogo di 72 spiriti non è quindi piovuto dal cielo sotto forma di rivelazione salomonica: è possibile seguire una parte della sua trasmissione da Weyer a Scot, e poi al Lemegeton.

Perché l’Ars Goetia conta 72 spiriti?

Il numero 72 è diventato uno degli elementi più noti della Goetia. Il testo afferma che Salomone avrebbe rinchiuso questi settantadue spiriti in un vaso o recipiente di bronzo, insieme alle loro legioni.

La difficoltà è che il catalogo di Weyer, una delle principali fonti del testo, contiene solo sessantanove spiriti nella forma conservata, pur facendo a sua volta riferimento al numero 72. Il Lemegeton completa quindi la serie.

Questa sistematizzazione contribuisce a conferire coerenza al libro. Gli spiriti sono distribuiti in ranghi paragonabili a quelli di una corte o di un’aristocrazia: re, duchi, principi, marchesi, presidenti, conti e cavalieri. Il vocabolario traduce nel mondo spirituale un’organizzazione molto terrena.

In seguito, alcuni occultisti moderni hanno cercato di mettere in relazione i 72 spiriti con i 72 nomi angelici dello Shem ha-Mephorash. Queste corrispondenze sono diventate popolari, ma non devono essere proiettate automaticamente su tutti gli antichi manoscritti dell’Ars Goetia.

Il nostro articolo I demoni dell’Ars Goetia presenta separatamente il catalogo e le caratteristiche attribuite a ciascuno spirito.

Perché il re Salomone compare in tutti i grimori?

L’attribuzione a Salomone appartiene a una tradizione molto più vasta del solo Lemegeton. Il re biblico è diventato nelle letterature ebraica, cristiana e musulmana una figura di saggezza capace di comandare agli spiriti.

Testi tardi come il Testamento di Salomone raccontano già come il re ottenga autorità sui demoni e li costringa a lavorare. La magia medievale e moderna svilupperà ampiamente questa immagine. Numerosi libri portano allora il nome di Salomone senza essere stati evidentemente scritti dal sovrano storico dell’antico Israele.

L’attribuzione svolge un ruolo di autorità. Un testo presentato come «Chiave di Salomone», «Testamento di Salomone» o «Arte di Salomone» si inserisce in una genealogia prestigiosa. Ciò non costituisce una prova dell’autore in senso moderno.

Per questo è necessario distinguere la storia leggendaria del grimorio dalla storia dei suoi manoscritti. Salomone è l’autorità rivendicata; i veri compilatori del Lemegeton restano anonimi.

Che aspetto ha il dispositivo rituale dell’Ars Goetia?

Il testo appartiene pienamente alla magia cerimoniale cristiana dell’età moderna. Il suo dispositivo si basa su diversi elementi: preparazione dell’operatore, cerchio, nomi divini, sigilli, evocazioni e spazio destinato all’apparizione dello spirito.

Il cerchio porta nomi sacri e indica il posto dell’operatore. Il triangolo, collocato all’esterno, corrisponde nelle edizioni note al luogo assegnato all’apparizione. Il testo utilizza inoltre un anello, un sigillo generale, figure protettive e i sigilli individuali degli spiriti.

L’idea secondo cui «ogni pentacolo è adattato specificamente a un demone» non descrive correttamente il testo. Ciò che individualizza principalmente ogni spirito è il suo sigillo. I pentacoli, i nomi divini e le figure dell’apparato rituale svolgono altre funzioni.

Non è nemmeno esatto riassumere le congiure come formule in latino. I manoscritti inglesi e le edizioni moderne contengono lunghe congiure in inglese, ricche di nomi divini biblici, ebraizzanti, greci o trasmessi dalla tradizione magica.

Questo vocabolario dei nomi sacri merita di essere studiato in sé. Il nostro articolo sulle parole di potere nei grimori mostra perché questi nomi non sono semplici parole decorative aggiunte attorno a un cerchio.

Invocazione ed evocazione non sono due parole dal significato perfettamente fisso

I manuali moderni contrappongono frequentemente invocazione, che farebbe entrare un’entità o una forza «in sé», ed evocazione, che farebbe apparire lo spirito «all’esterno». Questa distinzione può essere utile in alcune correnti occultiste moderne, ma non è una regola terminologica universale nei testi storici.

Il vocabolario antico della congiura, della chiamata, dell’invocazione e dell’apparizione è più flessibile. Leggere un grimorio del XVII secolo con le definizioni rigide di un manuale del XX secolo può quindi creare fraintendimenti.

Per comprendere il termine nella letteratura magica, vedere Che cos’è una congiura?.

Perché i sigilli sono diventati l’immagine stessa della Goetia?

Ogni spirito dell’Ars Goetia è associato a un carattere grafico o sigillo. Queste figure permettono di identificare visivamente gli spiriti e partecipano all’apparato del testo.

I sigilli hanno acquisito una vita culturale molto più ampia del grimorio stesso. Oggi compaiono in gioielli, tatuaggi, copertine di dischi, videogiochi, opere grafiche e pratiche moderne di sigillazione. La loro diffusione ha talvolta separato completamente la figura dal testo da cui proviene.

Occorre tuttavia notare un importante dettaglio storico: i sigilli dell’Ars Goetia non compaiono nella Pseudomonarchia Daemonum di Weyer. Appartengono quindi a una fase diversa della trasmissione.

La magia dei sigilli moderna non deve nemmeno essere automaticamente confusa con l’uso di questi caratteri. Un sigillo goetico ricevuto tramite trasmissione manoscritta e un sigillo costruito a partire da un’intenzione secondo un metodo moderno non hanno la stessa storia.

Mathers e Crowley hanno plasmato la Goetia che conosciamo oggi

Nel 1904 viene pubblicato The Book of the Goetia of Solomon the King, un'edizione associata a S. L. MacGregor Mathers e Aleister Crowley. Questa pubblicazione contribuì enormemente a fissare l'aspetto moderno della Goetia.

Mathers aveva lavorato a partire da manoscritti del British Museum. Crowley pubblica e rielabora l'insieme, aggiungendo in particolare una «Preliminary Invocation» e un saggio interpretativo. Il Sacred Texts Archive ricorda che non si tratta della trascrizione diplomatica di un manoscritto, ma di un'edizione modernizzata destinata a un pubblico occultista.

La differenza è fondamentale. Quando un'edizione contemporanea riproduce la «Goetia di Crowley», non dà semplicemente accesso al testo medievale o rinascimentale nel suo stato originario: trasmette anche il lavoro editoriale e le scelte occultistiche dell'inizio del 20º secolo.

Crowley avrebbe inoltre reinterpretato la magia cerimoniale nel proprio sistema. Per comprendere questo contesto, vedere Chi è Aleister Crowley?.

La Clavicola di Salomone non è l'Ars Goetia

Diversi testi riportano titoli salomonici e vengono regolarmente confusi.

La Clavicula Salomonis, o Clavicola di Salomone, costituisce una grande famiglia di grimori medievali e moderni dedicati alle operazioni rituali, ai pentacoli, alle consacrazioni e alla preparazione dell'operatore. Ha una propria storia manoscritta.

Il Lemegeton, o Lesser Key of Solomon, è un'altra compilazione. Il suo primo libro è l'Ars Goetia.

Il Grand Grimoire o Drago rosso appartiene ancora a un'altra tradizione, più tarda e principalmente francofona. Collocarlo tra i «testi fondamentali della Goetia» allo stesso livello delle fonti dirette del Lemegeton confonde le filiazioni.

Infine, la Pseudomonarchia Daemonum non è semplicemente «un altro grimorio goetico». Compare in un trattato polemico di Weyer e costituisce una fonte essenziale del catalogo che verrà poi ripreso e trasformato.

Una volta separate queste famiglie, la storia diventa molto più leggibile: i grimori non costituiscono una biblioteca uniforme in cui tutti i libri descrivono lo stesso sistema.

La Goetia e i processi per stregoneria sono due storie diverse

Collegare direttamente la Goetia alle grandi cacce alle streghe crea una confusione storica. Esiste ovviamente un contesto comune di paura dei demoni e condanna di alcune pratiche magiche, ma bisogna evitare di confondere le popolazioni perseguitate con i lettori di grimori eruditi.

La maggior parte delle persone accusate di stregoneria non erano cerimonialisti che lavoravano a partire dal Lemegeton. Le accuse riguardavano malefici, presunti patti con il Diavolo, spiriti familiari, malattie, morti, conflitti di vicinato o sabba immaginati dai demonologi.

La magia rituale dei manoscritti rappresenta spesso un ambiente diverso, più colto, maschile e clericale di quanto si immagini. Richard Kieckhefer ha in particolare mostrato l’importanza di questa magia dotta proibita nei manoscritti medievali.

Questa distinzione è necessaria per non trasformare la «strega del villaggio» in una lettrice clandestina di grimori salomonici. Le due storie possono incontrarsi, ma non si sovrappongono.

È corretto chiamare «demoni» i 72 spiriti?

Nel linguaggio contemporaneo, l’espressione «72 demoni dell’Ars Goetia» è diventata quasi standard. Non è priva di fondamento: la tradizione di Weyer parla effettivamente di una falsa monarchia dei demoni e la cornice cristiana del testo colloca questi esseri tra gli spiriti infernali.

È comunque utile sapere che il Lemegeton li chiama regolarmente spirits. Il vocabolario di re, duca, principe o presidente descrive una gerarchia di spiriti e non una demonologia teologica elaborata nel senso di un trattato scolastico.

Questa sfumatura permette anche di capire perché i poteri descritti non siano tutti apertamente distruttivi. Alcuni spiriti insegnano le arti liberali, l’astronomia, la logica o le lingue; altri scoprono tesori, riconciliano le persone o rispondono a domande.

Questa constatazione non trasforma per questo l’Ars Goetia in un manuale benevolo. Mostra semplicemente che la categoria mediatica dei «demoni malvagi» appiattisce una letteratura molto più strana e composita.

Ciò che la cultura popolare ha conservato della Goetia

La cultura popolare ha conservato soprattutto i nomi e i sigilli. Paimon, Bael, Astaroth, Buer, Stolas o Andras circolano oggi ben oltre la cerchia dei lettori di grimori.

Alcuni prestiti sono diretti. Il film Hereditary, per esempio, utilizza il nome di Paimon e diversi elementi tratti dalla sua iconografia demonologica. Videogiochi, manga e universi fantastici riutilizzano liberamente i nomi del catalogo, trasformandone l’aspetto, i poteri e le relazioni.

Questa posterità è così forte che talvolta finisce per oscurare il testo storico. Una creatura descritta oggi con un aspetto preciso in un videogioco può non avere quasi nulla in comune con la descrizione del grimorio.

Tornare alle fonti permette quindi di distinguere tre oggetti: la parola antica goēteia, il grimorio moderno Ars Goetia e la mitologia popolare contemporanea dei 72 demoni.

Una tradizione di manoscritti piuttosto che un libro caduto dal cielo

Questo è probabilmente il punto più importante. L'Ars Goetia non è la testimonianza diretta di un'antica scuola segreta di demonologia. È il prodotto di una trasmissione testuale.

Le liste circolano, vengono tradotte e riorganizzate. I compilatori prendono in prestito elementi da Weyer e Scot. Vengono aggiunte figure. I rituali vengono sviluppati. Testi in precedenza distinti vengono riuniti sotto il nome di Lemegeton. Infine, occultisti del 19º e del 20º secolo pubblicano questi manoscritti e ne favoriscono la diffusione mondiale a stampa.

Questa storia non diminuisce l'interesse occulto del testo; lo rende più comprensibile. Leggere la Goetia come un grimorio storico significa precisamente seguire le tracce delle sue trasformazioni, invece di cancellare tre secoli di trasmissione a favore di una leggendaria attribuzione a Salomone.

Per approfondire questa lettura, la collezione Libri di demonologia raccoglie diversi studi e testi dedicati alle tradizioni demonologiche e ai grimori.

Fonti e punti di riferimento

Per una trascrizione comparata del Lemegeton e dell'Ars Goetia a partire dai manoscritti: Joseph H. Peterson, Lemegeton Clavicula Salomonis e Ars Goetia, Esoteric Archives.

Per una testimonianza conservata presso la British Library: Sloane MS 3648, che contiene un Lesser Key of Solomon (Lemegeton) insieme ad altri testi occulti.

Per Johann Weyer e la sua posizione sulle streghe e sui demoni: Michaela Valente, Inside the labyrinth of spells, in Johann Wier: Debating the Devil and Witches in Early Modern Europe, Amsterdam University Press, 2022.

Per la Pseudomonarchia Daemonum e il suo rapporto con Reginald Scot: edizione comparativa di Joseph H. Peterson.

Per l'edizione moderna che ha profondamente segnato la ricezione del testo: S. L. MacGregor Mathers e Aleister Crowley, The Book of the Goetia of Solomon the King, 1904.

Immagine di copertina: i 72 sigilli riprodotti dall'edizione Mathers-Crowley del 1904, raccolta grafica disponibile su Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

1 commento su Come la Goetia è diventata l'arte dei 72 spiriti
  • Henri
    Henri

    Passionnant condense d’un sujet souvent presente d’une maniere tres approximative. On peut approfondir avec des ouvrages de reference. Par contre il serait tres imprudent de se lancer dans des operations de cette nature sans guide ni formation…

    23 aprile 2026
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