Nel XVIII secolo, l’Europa va pazza per gli uomini che promettono di aprire porte invisibili. Le corti accolgono alchimisti, nei salotti si discute di magnetismo, le logge massoniche moltiplicano i sistemi iniziatici, i medici affrontano guaritori che rivendicano altre conoscenze del corpo e i racconti provenienti dall’Egitto alimentano un immaginario di saggezza perduta. In mezzo a questo mondo appare un uomo il cui nome finisce per circolare da Londra a San Pietroburgo, da Strasburgo a Lione, da Parigi a Roma: Alessandro, conte di Cagliostro.
La sua reputazione non si basa su un’unica disciplina. Cura, prepara rimedi, parla di alchimia, pratica la chiaroveggenza, organizza sedute in cui i bambini fungono da intermediari per la visione, frequenta le logge e fonda il proprio sistema massonico, il Rito egizio. Riceve nobili, prelati, borghesi, malati e curiosi. I suoi ammiratori vedono in lui un uomo portatore di un sapere antico. I suoi nemici lo descrivono come un impostore abile. Tra queste due immagini, la documentazione lascia emergere una figura ancora più interessante: un avventuriero iniziatico capace di comprendere con notevole precisione ciò che l’Europa del suo tempo si aspettava da un mago.
Cagliostro non si limita a parlare di occultismo. Si costruisce come personaggio occulto. Le sue origini diventano incerte, i suoi viaggi si caricano di racconti straordinari, i suoi rimedi si inseriscono in una visione sacra della medicina, il suo rito massonico pretende di restaurare una tradizione proveniente dall’Egitto e la sua stessa identità sembra separarsi a poco a poco da quella di Giuseppe Balsamo, l’uomo nato a Palermo nel 1743. Questa metamorfosi spiega in parte il fascino che esercita ancora oggi.
Sarebbe tuttavia troppo semplice farne un santo della tradizione o un ciarlatano da fiera. La vita di Cagliostro si trova stretta tra documenti giudiziari, testi difensivi, libelli ostili, testimonianze di ammiratori e una massa di racconti tardivi. Per l’occultista, è proprio questa mescolanza a meritare attenzione. Cagliostro appartiene a quella zona in cui si incontrano la storia, l’iniziazione, la medicina tradizionale, la massoneria esoterica e la costruzione di una leggenda personale.
Da Giuseppe Balsamo al conte di Cagliostro
Giuseppe Balsamo nasce a Palermo il 2 giugno 1743 in un ambiente modesto. Le opere biografiche italiane riportano il nome di suo padre, Pietro Balsamo, e quello di sua madre, Felicita Bracconieri. Suo padre muore quando è ancora bambino. La sua formazione prosegue poi presso il seminario di San Rocco e, nel 1756, nel convento dei Fatebenefratelli di Caltagirone. Questo periodo monastico occupa un posto importante nella sua traiettoria, poiché lo avrebbe messo in contatto con l’officina del convento e con conoscenze di farmacia, preparazione delle sostanze e medicina pratica.
Questa prima formazione aiuta a comprendere il seguito. Cagliostro non si presenterà mai unicamente come veggente o alchimista. La guarigione resterà al centro del suo personaggio. I suoi rimedi, i suoi elisir, le sue polveri, i suoi regimi e il suo modo di associare piante, minerali, parole e gesti appartengono a una visione della cura in cui la materia e l’invisibile non sono separati. Questo modo di concepire la medicina non ha nulla di anormale nell’Europa del XVIII secolo, che conserva ancora eredità paracelsiane, alchemiche e astrologiche accanto alla medicina universitaria.
La giovinezza di Balsamo resta più difficile da ricostruire con certezza. Una parte dei racconti proviene dal dossier costituito contro di lui dai suoi avversari e dall’Inquisizione romana, mentre la sua stessa memoria difensiva trasforma la sua giovinezza in un viaggio iniziatico quasi favoloso. Vi evoca un’origine orientale, soggiorni lontani, Malta, l’Egitto, l’Arabia e maestri dai nomi difficili da verificare. Questa autobiografia non può essere letta come un semplice registro di stato civile. Appartiene già alla costruzione di Cagliostro.
Questo punto è essenziale. Nelle tradizioni iniziatiche, l’identità pubblica e quella spirituale possono non coincidere. I nuovi nomi, i titoli, le filiazioni simboliche e i racconti sulle origini servono a collocare un uomo all’interno di una catena di trasmissione. In Cagliostro, questa logica raggiunge un’ampiezza eccezionale. Giuseppe Balsamo diventa progressivamente Alessandro Cagliostro, poi il «Grande Copto» della sua massoneria egiziana. L’uomo civile non scompare, ma una seconda identità si sovrappone a lui fino a diventare quella ricordata dalla storia.
A Roma, nel 1768 sposa Lorenza Feliciani. Lei svolgerà un ruolo ben più importante di quello di una moglie che segue gli spostamenti del marito. Con il nome di Serafina, parteciperà all’universo iniziatico di Cagliostro e occuperà una posizione eminente nelle strutture femminili del suo Rito egiziano. La coppia attraversa poi diverse città europee e utilizza nomi differenti. Questa mobilità contribuisce a confondere le tracce, creando al contempo una rete di relazioni.
Londra segna una svolta. Intorno al 1776, Balsamo adotta stabilmente il nome di Cagliostro ed entra in contatto con ambienti massonici. La massoneria del XVIII secolo non costituisce un blocco uniforme. Accanto alle logge più sobrie esistono sistemi di alti gradi, correnti cristiane, cavalleresche, alchemiche, ermetiche e teosofiche. Il ricercatore Nicholas Goodrick-Clarke ha mostrato quanto queste correnti siano servite da veicoli per eredità rosacrociane, teosofiche e alchemiche. Cagliostro arriva dunque in un terreno già pronto ad accogliere un nuovo sistema.
Il suo genio consiste nel non proporre una semplice variante aggiuntiva. Presenta una via che si richiama all’Egitto, fonte prestigiosa di saggezza fin dall’Antichità e ancor più dal Rinascimento ermetico. L’Egitto di Cagliostro non è quello che l’archeologia moderna ricostruirà in seguito. È l’Egitto iniziatico, depositario di una scienza sacra anteriore alle scuole europee. Questa scelta colloca immediatamente il suo rito al di sopra delle ordinarie dispute tra logge: pretende di tornare alla fonte.
Per ricollocare questa fase nel suo contesto, il nostro articolo sulla storia e i principi della massoneria permette di comprendere il quadro istituzionale in cui Cagliostro si muove, mentre L’eredità della magia egizia illumina l’immenso prestigio che l’Egitto esercita sulle correnti esoteriche europee.
Il Grande Copto e la massoneria egizia
Il Rito egizio di Cagliostro non è una semplice decorazione esotica aggiunta alla massoneria. Porta con sé un’ambizione di rigenerazione. Nel suo sistema, l’iniziazione deve trasformare l’essere umano, restaurarne le facoltà e avvicinarlo a uno stato perduto. Questa idea di rigenerazione attraversa gran parte dell’esoterismo occidentale: l’uomo comune è incompleto, disperso o decaduto, e l’iniziazione mira a riordinarlo.
Cagliostro si colloca al vertice di questa struttura con il titolo di Grande Copto. Il termine evoca l’Egitto cristiano e rafforza l’idea di una trasmissione orientale. Non pretende quindi soltanto di amministrare un ordine; incarna l’autorità iniziatica che garantisce la validità del sistema. I suoi spostamenti in Europa servono a fondare gruppi, attrarre membri influenti e diffondere questa nuova architettura massonica.
Gli anni successivi lo conducono in particolare in Curlandia, in Russia, in Polonia, poi nell’area germanica e in quella francese. Non tutte le tappe si assomigliano. In alcune città suscita entusiasmo; altrove incontra ostilità o viene espulso. La Russia di Caterina II si mostra poco accogliente nei suoi confronti. Al contrario, Strasburgo diventa uno dei vertici della sua carriera.
Quando arriva a Strasburgo all’inizio degli anni Ottanta del Settecento, Cagliostro riceve i malati e offre le proprie cure. Le testimonianze raccolte dai biografi insistono sulla gratuità riservata ai poveri e sulla sua generosità. La medicina ufficiale lo guarda con diffidenza, ma il suo successo supera rapidamente la semplice reputazione di guaritore ambulante. Attira il banchiere svizzero Jean-François de Sarasin, il pensatore Johann Kaspar Lavater e soprattutto Louis-René-Édouard de Rohan, cardinale e principe-vescovo di Strasburgo.
Il rapporto con Rohan cambia la portata della sua influenza. Il cardinale appartiene all’altissima aristocrazia e vive a contatto con il potere reale. Si interessa all’alchimia, alle scienze segrete e alle promesse di rigenerazione. Cagliostro trova in lui un protettore convinto, mentre Rohan vede nel mago siciliano un uomo capace di accedere a conoscenze che la cultura ufficiale non possiede.
Un giorno Cagliostro riassume la propria arte medica con la formula latina «in verbis, in herbis, in lapidibus»: nelle parole, nelle erbe e nelle pietre. Questa frase concentra perfettamente l’universo cui appartiene. La cura non dipende da una sostanza isolata. La parola, il vegetale e il minerale agiscono insieme in una concezione in cui il corpo visibile si inserisce in un ordine più vasto.
Questa concezione entra in risonanza con interi settori della tradizione magica europea. Le piante possiedono virtù specifiche; le pietre hanno qualità legate alla loro natura, al loro colore, agli astri o alle corrispondenze; le parole sacre ordinano, benedicono o orientano l’azione. Cagliostro non crea questi principi. Li riunisce in una pratica personale che fonde guarigione, magnetismo ante litteram, farmacopea e autorità iniziatica.
Dopo Strasburgo, Lione diventa un altro importante centro. La città ospita allora un ambiente massonico particolarmente ricco, segnato dagli Eletti Coëns, da Jean-Baptiste Willermoz e dai sistemi degli alti gradi. Cagliostro vi istituisce la loggia madre del suo Rito egizio, «La Saggezza trionfante». La scelta di Lione non ha nulla di aneddotico: è uno dei grandi centri europei della massoneria esoterica.
A Parigi, il suo Rito egizio assume una spettacolare dimensione mondana. Una loggia chiamata «Iside» accoglie le donne; Serafina, cioè Lorenza, vi svolge il ruolo di gran maestra. Questa presenza femminile distingue il sistema di Cagliostro da gran parte della massoneria regolare maschile. La coppia propone dunque una struttura completa, con il proprio linguaggio, i propri gradi, i propri ufficiali, le proprie pratiche di rigenerazione e il proprio immaginario egizio.
I Filaleti, circolo massonico parigino appassionato della ricerca delle origini e delle dottrine segrete della massoneria, cercano di attirarlo nel loro grande convento. Cagliostro rifiuta di porsi allo stesso livello delle altre scuole. Esige il riconoscimento dell’autorità del suo Rito egiziano, rendendo impossibile l’intesa. Questo rifiuto mostra un tratto costante del suo personaggio: non vuole essere un esponente tra gli altri. Intende essere riconosciuto come depositario di una via superiore.
L’importanza di questa fase va oltre Cagliostro stesso. Mostra che l’Europa dei Lumi non è semplicemente avviata verso un razionalismo uniforme. Nel momento stesso in cui le accademie codificano le scienze, una parte delle élite cerca sistemi capaci di riunire religione, natura, medicina, alchimia e iniziazione. Il magnetismo, gli alti gradi massonici, le rinascite rosacrociane e le correnti ermetiche partecipano allo stesso bisogno di ritrovare una scienza dell’uomo che non separi il visibile dall’invisibile.
Il taumaturgo dei salotti e delle stanze di consultazione
Ridurre Cagliostro alla massoneria significherebbe perdere gran parte di ciò che spiegava il suo successo. Il pubblico lo conosce anche come guaritore, alchimista, veggente e operatore di fenomeni di chiaroveggenza. Si presenta come un uomo di sapere pratico. Ci si rivolge a lui per una malattia, per una consultazione, per un’esperienza straordinaria o per entrare nella sua cerchia.
La guarigione occupa un posto centrale. Persino le fonti ostili riconoscono l’ampiezza della sua clientela. A Strasburgo riceve numerosi malati e la sua pratica gratuita nei confronti dei più poveri alimenta la sua reputazione di benefattore. Gli storici non possono stabilire la natura esatta di ogni guarigione riferita, ma il fatto sociale è chiaro: alcune persone si dichiarano sollevate e il suo nome si diffonde grazie a loro.
La sua arte medica combina rimedi materiali e azione personale. L’imposizione delle mani, le parole, le preparazioni vegetali e minerali, i regimi alimentari e gli elisir trovano posto in un unico insieme. Occorre evitare di proiettare su di lui le nostre categorie contemporanee. Nel XVIII secolo, il confine tra medicina riconosciuta, medicina empirica, alchimia e arti occulte è ancora attraversato da conflitti. Cagliostro agisce precisamente su questo confine.
Interviene anche nel campo della visione. Alcuni racconti descrivono l’impiego di giovani soggetti, chiamati «pupille» o «colombe», posti davanti a una caraffa d’acqua, a uno specchio o a una superficie destinata a far apparire immagini. La logica si avvicina alla catottromanzia e alla cristallomanzia: una superficie brillante o trasparente funge da supporto alla visione, mentre un soggetto ricettivo descrive ciò che si presenta.
Questa pratica non è stata inventata da Cagliostro. Le arti della visione attraverso lo specchio, l’acqua o il cristallo hanno una storia molto antica. Il nostro articolo sulla catottromanzia permette di seguirne le radici e gli usi. Ciò che distingue Cagliostro è il posto pubblico che attribuisce a queste esperienze nei salotti europei e il modo in cui le integra nella sua autorità di mago.
Lo spettacolo non deve far dimenticare la struttura magica. In una seduta di visione tradizionale, il veggente non è necessariamente colui che dirige l’operazione. Un operatore può organizzare lo spazio, formulare la richiesta e guidare un soggetto che riceve le immagini. Questa separazione delle funzioni si ritrova in diverse tradizioni di magia cerimoniale e divinatoria. I bambini, considerati meno gravati dalle passioni adulte o più ricettivi, compaiono in diversi testi antichi come supporti della visione.
Cagliostro ricorre inoltre all’alchimia, non solo come promessa di trasmutazione, ma come linguaggio della rigenerazione. L’oro, l’elisir, la purificazione e il rinnovamento del corpo formano un insieme coerente con il suo Rito egizio. Per lui, l’alchimia non è soltanto una metallurgia segreta. Diventa un’immagine e uno strumento di trasformazione umana.
Questo aspetto lo avvicina alla tradizione ermetica, in cui la trasformazione della materia e quella dell’operatore si rispondono. Il lettore che desidera collocare questa dimensione in una storia più ampia può proseguire con L’Alchimia o l’arte della trasmutazione e Tutto sull’Ermetismo.
La fama di Cagliostro deriva dunque dall’unione di diverse funzioni che la nostra epoca separa. È al tempo stesso maestro iniziatico, terapeuta, chiaroveggente, sperimentatore, alchimista e personaggio mondano. Questa combinazione non è un dettaglio biografico; corrisponde a una concezione tradizionale del mago come uomo capace di leggere diversi livelli della realtà e di agire su di essi.
Anche il suo magnetismo personale svolge un ruolo. I testimoni parlano del suo sguardo, della sua presenza, della sua sicurezza e della sua capacità di imporre un’atmosfera. Sa mettere in scena se stesso senza dare l’impressione di allestire uno spettacolo nel senso moderno. Il suo abbigliamento, i suoi titoli, il suo linguaggio, i suoi silenzi e i racconti che lo circondano partecipano alla stessa costruzione. Un mago del XVIII secolo non esiste soltanto per ciò che sa; esiste anche per il modo in cui rende percepibile il proprio sapere.
Questa forza della presenza spiega perché la domanda «truffatore o iniziato» sia troppo semplicistica. Un impostore può mentire sulle proprie origini senza che tutte le sue conoscenze siano false. Un uomo convinto della propria missione può abbellire la propria biografia. Un operatore può ottenere risultati che la sua epoca interpreta secondo diversi schemi concorrenti. Cagliostro non si lascia ridurre a un’etichetta perché la sua carriera si svolge precisamente in questo spazio ambiguo.
La collana della regina e la caduta parigina
Nel 1785, Cagliostro è all’apice della sua fama parigina. Il suo protettore, il cardinale di Rohan, si trova allora coinvolto in uno degli affari più esplosivi della fine dell’Antico Regime: l’Affare della Collana della regina. La truffa viene organizzata attorno a una sontuosa collana di diamanti che alcuni gioiellieri cercano di vendere a Maria Antonietta. Jeanne de La Motte convince Rohan di poterlo avvicinare alla regina e lo induce a partecipare all’acquisto del gioiello in nome di una relazione reale che non esiste.
Cagliostro viene coinvolto nell’affare perché è vicino al cardinale. Questa vicinanza è sufficiente ad alimentare i sospetti. Il personaggio possiede già tutto ciò che uno scandalo può desiderare: un titolo incerto, attività occulte, una reputazione internazionale, un’origine avvolta da racconti contraddittori e un potente protettore. Diventa quindi il sospettato ideale.
Viene arrestato nell’agosto del 1785 e condotto alla Bastiglia. L’evento trasforma la sua leggenda. Fino ad allora, i suoi avversari potevano accusarlo di ciarlataneria o di pratiche sospette. D’ora in poi, il suo nome si trova coinvolto in un affare che tocca direttamente la monarchia, il cardinale di Rohan e l’immagine di Maria Antonietta.
La difesa di Cagliostro è documentata dai factum stampati nel 1786, oggi conservati in particolare presso la Bibliothèque nationale de France. Il suo avvocato Jean-Charles Thilorier pubblica una memoria destinata a dimostrare che nessuna prova seria collega Cagliostro alla truffa della collana. Il testo serve anche a difendere la sua immagine pubblica e a presentare il suo percorso sotto una luce favorevole.
Il Parlamento di Parigi lo assolve. Questo dato è capitale, perché corregge l'immagine popolare di un Cagliostro condannato come complice nell'Affare della Collana. Le fonti storiche ricordano invece che fu coinvolto senza solide prove e liberato. La sua uscita dalla Bastiglia diventa persino un momento di trionfo pubblico: una folla lo acclama.
La vittoria giudiziaria non gli permette tuttavia di restare in Francia. Un ordine reale gli impone di lasciare il regno. L'uomo che affascinava Parigi viene espulso proprio nel momento in cui la sua assoluzione sembra consacrarlo. Questa contraddizione contribuisce a rafforzare la leggenda. Agli occhi dei suoi sostenitori, appare come un uomo ingiustamente colpito dal potere; per i suoi nemici, la sua partenza offre l'occasione di distruggere la sua reputazione.
Arriva a Londra. È lì che il giornalista Théveneau de Morande pubblica nel Courrier de l'Europe attacchi destinati a identificare Cagliostro con Giuseppe Balsamo e a mettere in luce gli episodi meno gloriosi del suo passato. Il nome civile torna allora come un'arma. Dire «Balsamo» equivale a strappare la maschera di «Cagliostro» e a riportare il Gran Copto all'avventuriero palermitano.
Questa battaglia intorno al nome è affascinante dal punto di vista occultista. Ogni iniziazione implica un lavoro sull'identità. Il nome ricevuto o scelto indica uno status, una funzione, una filiazione. Gli avversari di Cagliostro comprendono istintivamente che attaccarlo sul suo nome equivale a colpire la sua autorità. Non contestano soltanto i suoi atti; vogliono dimostrare che il personaggio iniziatico poggia su un'identità costruita.
Cagliostro risponde con lettere e dichiarazioni pubbliche. Difende il proprio onore, mantiene l'incertezza sulle sue origini e rifiuta di lasciarsi rinchiudere nel racconto dei suoi nemici. La sua carriera diventa allora una guerra di testi. Opuscoli, memorie giudiziarie, caricature e testimonianze costruiscono diversi Cagliostro concorrenti.
Il British Museum conserva una caricatura massonica del 1786 in cui viene ridicolizzato nel mezzo di una loggia londinese. L'incisione è preziosa perché mostra che la sua reputazione supera già i confini dell'occultismo: Cagliostro è diventato un personaggio europeo che si può riconoscere, ammirare o mettere in ridicolo. La sua figura appartiene alla cultura pubblica del suo tempo.
Questa notorietà spiega anche la sua presenza ne L'Occultismo, una storia di Francia, dove appare nel cuore di un XVIII secolo diviso tra il fascino per le scienze segrete e l'affermazione di nuovi discorsi razionalisti. Incarna da solo questa tensione.
Roma, l'Inquisizione e la nascita di una leggenda
Dopo Londra, Cagliostro riprende il viaggio. Attraversa diversi territori europei prima di tornare in Italia. Nel 1789 si stabilisce a Roma, una scelta pericolosa per un uomo che dirige un rito massonico e rivendica poteri spirituali nello Stato Pontificio. La massoneria è vietata e l'Inquisizione guarda questo tipo di attività con assoluta ostilità.
Cagliostro tenta nondimeno di istituire il suo Rito egiziano. Viene arrestato alla fine del 1789 e rinchiuso a Castel Sant'Angelo. Il processo romano costituisce l'ultima grande scena della sua vita. Le autorità non giudicano soltanto Giuseppe Balsamo per eventuali inganni; giudicano anche il capo di un sistema massonico che la Chiesa considera pericoloso.
Il fascicolo del Sant'Uffizio diventa in seguito una delle principali fonti sulla sua giovinezza e sulle sue attività. Va quindi letto con cautela. Un processo inquisitoriale mira a dimostrare una colpa e a classificare i comportamenti secondo le categorie del tribunale. I racconti che contiene sono preziosi, ma non costituiscono una biografia neutrale.
Nel 1791 Cagliostro viene condannato a morte. La pena viene commutata in carcere a vita. Il 21 aprile 1791 viene trasferito nella fortezza di San Leo, nello Stato Pontificio. La sua cella, estremamente dura, separa quasi completamente il detenuto dal mondo esterno. I rapporti amministrativi conservati descrivono un progressivo deterioramento delle sue condizioni fisiche e mentali.
Il contrasto è brutale. Solo pochi anni prima frequentava i salotti parigini, riceveva nobili, fondava logge, curava folle e imponeva il proprio nome in tutta Europa. A San Leo, il Gran Cofto non ha più discepoli intorno a sé, né un circolo da dirigere, né una scena pubblica. Rimane rinchiuso sotto sorveglianza fino alla morte, il 26 agosto 1795.
La sua scomparsa non pone fine a Cagliostro. Al contrario, libera il personaggio dall'uomo reale. Alcuni racconti affermano che sarebbe riuscito a fuggire dalla prigione, che sarebbe sopravvissuto sotto un'altra identità o che il suo sapere gli avrebbe permesso di ingannare la morte. Queste leggende non hanno solide basi storiche, ma mostrano fino a che punto la figura costruita nel corso della sua vita fosse diventata più forte di Giuseppe Balsamo.
Il XIX secolo, poi il XX secolo, ne fecero a turno un impostore, un grande iniziato, un eroe di romanzo, un mago, un cospiratore, un guaritore e un precursore. Ogni epoca sceglie il proprio Cagliostro. I razionalisti ricordano l'avventuriero; gli occultisti, l'iniziato; gli storici della massoneria studiano il Gran Cofto; gli appassionati dell'Affare della Collana vedono il prigioniero della Bastiglia.
Per noi, il suo interesse risiede precisamente nell’insieme. Cagliostro mostra cosa potesse essere un mago europeo alla fine del XVIII secolo quando non si limitava a una specialità. Collegava medicina, alchimia, chiaroveggenza, iniziazione, simbolismo egiziano e lavoro sull’identità. Considerava questi ambiti come i rami di uno stesso albero.
Il suo Rito egiziano è scomparso nella sua forma originaria, ma l’idea di una massoneria egiziana gli sopravvivrà e alimenterà altri sistemi. Anche la sua immagine di guaritore iniziato influenzerà il modo in cui l’occultismo moderno rappresenterà il maestro tradizionale. Persino i suoi nemici hanno contribuito alla sua posterità, moltiplicando i testi, le caricature e le accuse che hanno fissato il suo volto nella memoria europea.
Cagliostro ci ricorda infine una cosa essenziale: il sapere magico non è mai stato trasmesso soltanto nei libri. Circola attraverso uomini, ordini, viaggi, consultazioni, iniziazioni, reputazioni e incontri. Può passare da un’officina a una loggia, da un salotto aristocratico a una camera di malato, da una città all’altra, prima di trasformarsi ancora. La vita di Cagliostro è uno degli esempi più spettacolari di questa circolazione.
Resta difficile sapere esattamente dove finisca Giuseppe Balsamo e dove inizi Alessandro Cagliostro. Ma forse è il confine sbagliato da cercare. L’uomo storico ha creato un’identità magica abbastanza potente da attraversare l’Europa, attirare protettori, provocare processi e sopravvivere alla propria morte. Due secoli dopo, questo nome continua ad aprire la stessa porta: quella di un XVIII secolo in cui la magia, l’iniziazione e la ricerca di un sapere perduto potevano ancora entrare nei palazzi.
Fonti e riferimenti: Dizionario Biografico degli Italiani, voce « Balsamo, Giuseppe, alias Alessandro Cagliostro » ; Nicholas Goodrick-Clarke, The Western Esoteric Traditions, capitolo dedicato alla massoneria degli alti gradi e all’illuminismo ; Bibliothèque nationale de France, factum dell’Affaire du Collier ; British Museum, caricatura massonica di Cagliostro, 1786 ; archivi e schede della BnF dedicate ai ritratti e agli scritti di Cagliostro.
Illustrazione: ritratto di Giuseppe Balsamo detto Cagliostro, inciso da Christophe Guérin nel 1781, Wellcome Collection, licenza CC BY 4.0.






























