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L’Arcangelo Michele

Pantacoli dell’abate Julio

L’Arcangelo Michele

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L’Arcangelo Michele

L’Archange Michel — pantacle de l’abbé Julio, gravure de 1908

Inchiostri e caratteri originali · estrazione a 360 dpi

4 min di lettura
L’Archange Michel — pantacle de l’abbé Julio, gravure de 1908

Nella raccolta dei pantacoli dell’abate Julio, l’Arcangelo Michele appare sotto forma di monogramma: le lettere del suo nome si incrociano per formare una figura. Il sigillo si legge con il motto Quis ut Deus, tradizionalmente associato a Michele. Questa domanda, «Chi è come Dio?», precisa la portata dell’invocazione: la forza invocata non si confonde con una volontà di dominio personale.

Il libro conserva diverse versioni del segno, tra cui una tavola del terzo volume che rimanda a una spiegazione precedente. Per studiare questa figura senza confusione, occorre riconoscere le lettere MICAEL o MICHAËL, distinguere le iscrizioni e seguire i rimandi stampati invece di fondere insieme le versioni.

I riferimenti essenziali

Tradizione Monogramma dell’arcangelo Michele
Figura Nome di Michele intrecciato e formula Quis ut Deus
Applicazioni Difesa spirituale, protezione dalle avversità
Riferimento Abate Julio, 1908, nota n° 78

Leggere il simbolismo

L’intreccio conferisce al nome di Michele l’aspetto di una figura magica. La prima operazione di lettura consiste tuttavia nello sciogliere visivamente questa rete per riconoscere le lettere. Julio non fornisce un nuovo alfabeto da decifrare liberamente; trasforma il nome dell’arcangelo in un disegno d’invocazione.

Julio identifica il monogramma con MICAEL o MICHAËL e descrive l’arcangelo come il principe della milizia celeste. L’exergue Quis ut Deus conferisce alla figura il tema di una forza rivolta verso Dio. Il disegno conserva i caratteri della tavola antica.

La formula esterna spiega il rapporto tra il nome e la forza invocata. Nella tradizione cristiana, Michele è presentato come difensore del popolo di Dio. L’umiltà espressa dalla domanda Quis ut Deus consente di distinguere questa potenza spirituale dalla ricerca di un prestigio individuale.

Storia e tradizioni

Michele occupa un posto importante nel cristianesimo, in particolare nel racconto dell’Apocalisse, dove guida i suoi angeli contro il drago. Le chiese, le rappresentazioni dell’arcangelo armato e le preghiere di protezione testimoniano la lunga diffusione della sua devozione. Questa storia precede di molti secoli le pubblicazioni di Julio.

Julien-Ernest Houssay, l’abate Julio, riprende questa tradizione in un repertorio che unisce immagini antiche, preghiere e pantacoli. Il cambiamento di forma tra alcune incisioni non modifica l’identità dell’arcangelo, ma impone di conservare gli exergue propri di ciascuna tavola.

Gli effetti attribuiti

La nota del terzo volume rimanda alle attribuzioni della prima versione: opposizione alle potenze malvagie, difesa nelle tribolazioni e protezione nelle battaglie. Julio aggiunge la scoperta di cose nascoste, precisando al contempo che i tesori cercati devono esistere realmente.

La nota menziona la difesa contro le potenze malvagie, le afflizioni e le circostanze di combattimento. L’autore parla anche di cose nascoste e della scoperta di tesori, precisando che questi devono esistere realmente. Questa riserva è rivelatrice del suo modo di unire vaste attribuzioni spirituali e preoccupazioni concrete.

Questi effetti appartengono al pensiero religioso di Julio. Il monogramma non deve essere presentato come garanzia di una vittoria fisica, di una protezione materiale totale o della scoperta di un bene nascosto. Il significato principale rimane la richiesta di protezione e di forza sotto l’intercessione di Michele.

L’uso presso Julio

Il segno accompagna una preghiera di protezione nel contesto dei supporti benedetti e consacrati. La versione presentata qui riprende le applicazioni della nota n° 45; non propone un rituale materiale aggiuntivo.

Julio considera il pantacolo nel contesto dei supporti benedetti e consacrati, insieme alla preghiera. La versione del terzo volume rimanda alle applicazioni fornite per un’altra figura di Michele; non descrive un nuovo rituale autonomo. Una lettura affidabile consulta dunque entrambi i passaggi.

La riproduzione deve conservarne i caratteri antichi. Sostituire arbitrariamente il loro tratto con un sigillo circolante su Internet rischierebbe di presentare una variante estranea al libro. Il nome, il motto e la destinazione religiosa sono i tre riferimenti indispensabili.

Ciò che distingue questo pantacolo

Anche Raffaele e Gabriele possiedono monogrammi, ma le loro note riguardano altre intenzioni. Anche la Benedizione di sant’Antonio da Padova invoca una protezione cristiana, questa volta attraverso una grande croce e una formula scritta.

Il Drago consente infine di completare la lettura iconografica, poiché rimanda a un’altra figura dell’avversità nel repertorio. I simboli devono tuttavia rimanere legati alla loro tavola specifica.

La fonte e le varianti

Abate Julio, Il libro segreto dei grandi esorcismi e benedizioni, Vincennes, presso l’autore, 1908. Spiegazione e applicazione n° 78, p. 457; rimando pp. 438–439. Indicazioni pratiche sui supporti benedetti e consacrati: pp. 462–463.

Numerazione del repertorio classico: 18 su 44. Questa numerazione differisce dall’inventario delle incisioni nei volumi antichi.

Leggere la nota nell’edizione del 1908

Incisione tratta dall’esemplare digitalizzato dalla Divinity School Library, Duke University / Internet Archive, a 360 dpi. Composizione, caratteri e colori conservati.

Vedere la tavola antica

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