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Magia naturalis, la scienza delle meraviglie

Magia naturalis, la scienza delle meraviglie

INDICE...

 

Origini antiche e rinascita medievale
L’apice rinascimentale e le sue figure emblematiche
I fondamenti filosofici
Conoscenze e pratiche della magia naturale
L’eredità della magia naturalis


Nel cuore del Rinascimento, fiorisce una tradizione esoterica singolare sotto il nome di magia naturalis, o magia naturale. Questa magia si presenta allora come un sapere reale, coerente e sperimentale, fondato sullo studio delle forze segrete della natura. I pensatori del Rinascimento – umanisti, eruditi e talvolta ecclesiastici – rivendicano la magia naturale come erede di una saggezza antica trasmessa dall’Antichità e la considerano come « la parte pratica della scienza naturale », legittima e non eretica, per riprendere le parole di Pico della Mirandola (pensatore italiano e intellettuale all’avanguardia famoso). Animati da una certa convinzione, questi « maghi naturali » esplorano il mondo con meraviglia e metodo: la natura è viva, popolata da forze nascoste e corrispondenze che è possibile comprendere e utilizzare per agire sul reale. Questo sapere esoterico vuole essere un omaggio alla Creazione stessa, un modo per onorare Dio o la Natura penetrandone i misteri al fine di migliorare la condizione umana. Scoperta.

Origini antiche e rinascita medievale

La nozione di magia naturale affonda le sue radici nell’Antichità greco-romana e orientale. I saggi dell’Antichità – che si tratti del mitico Ermete Trismegisto della tradizione ermetica, del filosofo pitagorico, del mago caldeo o del sacerdote egiziano – sono considerati i depositari di una prisca theologia, una saggezza primordiale anteriore alle religioni, che insegnava l’unità del cosmo e i mezzi per entrare in simpatia con esso. Gli scritti attribuiti a Ermete Trismegisto, riscoperti più tardi nel Rinascimento, descrivono un universo vivente saturo di forze spirituali e simboli, dove l’uomo (in quanto microcosmo) riflette il cosmo (macrocosmo) e può, tramite la magia, agire sulla natura in virtù delle corrispondenze universali. Nel mondo greco-romano, autori come Platone e i neoplatonici sviluppano l’idea di una gerarchia degli esseri e di un anima del mondo che collega tutte le cose, mentre enciclopedisti come Plinio il Vecchio compilano le proprietà meravigliose di piante, pietre e animali in opere che faranno autorità nel Medioevo. Sebbene la magia fosse ripudiata dalla filosofia ufficiale (Aristotele la considera con diffidenza, e Platone la sconsiglia al legislatore), alcune pratiche riconducibili alla « magia naturale » si trasmettono: uso di erbe medicinali dalle virtù inspiegate, attrazione dei magneti, unguenti sorprendenti, talismani planetari,... Gli scritti neoplatonici tardivi (come La teurgia di Giamblico) o i Ciranidi (compendio ermetico delle proprietà occulte di animali e minerali) testimoniano una credenza persistente nelle forze nascoste della natura e nella possibilità di impiegarle tramite riti o ricette.

Magia naturalis, la scienza delle meraviglie

Rappresentazione di Ermete Trismegisto

Con l’avvento del cristianesimo, la magia viene relegata al paganesimo e alle opere diaboliche. Sant’Agostino, nel V secolo, condanna senza appello ogni pratica magica non miracolosa, affermando che « tutti i prodigi dei maghi si compiono per la cooperazione dei demoni ». Tuttavia, all’interno dei monasteri medievali, la sete di comprendere i mirabilia (meraviglie della creazione) persiste. Nel XIII secolo, due studiosi cristiani aprono la via a una parziale riabilitazione della magia naturale: Alberto Magno (Albertus Magnus) e Roger Bacon. Alberto Magno, domenicano erudito, esplora nei suoi trattati le proprietà occulte di piante e pietre, cercando di distinguere ciò che è opera naturale di Dio da ciò che sarebbe illusione demoniaca. Quanto a Roger Bacon (c.1214-1294), francescano inglese soprannominato più tardi Doctor Mirabilis, è un precursore audace che abbraccia matematica, ottica, alchimia e meccanica per penetrare i segreti della natura. Bacon prende apertamente posizione a favore della magia naturalis: la difende come scienza legittima e si insorge contro « l’infinita stupidità » dei suoi colleghi che rifiutano di vederne l’utilità. Consapevole dei sospetti di eresia che incorre, si impegna a distinguere la magia naturale – fondata su cause fisiche occulte – dalla magia malefica basata sui demoni. In una celebre lettera (Epistola de secretis operibus artis et naturae, et de nullitate magiae), Bacon afferma che le prodezze attribuite ai maghi sono in realtà frutto dell’arte e della natura, non di sortilegi soprannaturali. In altre parole, cerca di « naturalizzare » la magia: spiegare razionalmente effetti meravigliosi che sembravano magici, mostrando che imitano processi naturali senza intervento diabolico. L’astrologia (influenze astrali sul mondo sublunare) o l’alchimia possono, secondo Bacon, essere interpretate tramite cause naturali nascoste – la sua teoria della moltiplicazione delle specie (emissione di forze invisibili da parte degli oggetti) fornisce un quadro esplicativo a queste azioni a distanza. Grazie a tali pensatori, la magia naturalis si libera poco a poco dal sospetto di stregoneria. Alla vigilia del Rinascimento, appare come un sapere a sé stante, abbracciando lo studio della natura nel suo aspetto più misterioso, e prefigurando lo spirito empirico dei tempi moderni.

L’apice rinascimentale e le sue figure emblematiche

È nel Rinascimento (XV–XVI secolo) che la magia naturale conosce il suo periodo d’oro, beneficiando della riscoperta dei testi antichi e dell’ascesa dell’umanesimo. In un contesto intellettuale effervescente – Firenze dei Medici, Roma dei papi colti, corti d’Europa affascinate dall’occulto – la magia naturalis acquisisce i suoi titoli nobiliari filosofici e si dota di campioni prestigiosi. Marsilio Ficino, Pico della Mirandola e Giambattista della Porta figurano tra i più illustri rappresentanti di questa tradizione, accanto ad altri autori importanti come Cornelio Agrippa, Paracelso, John Dee, Girolamo Cardano o Robert Fludd. Tutti condividono la convinzione che la magia naturale, correttamente compresa, non sia altro che la scienza approfondita dei segreti della natura – « la più alta potenza delle scienze naturali », come la definisce Agrippa. Si sforzano quindi di porne le basi teoriche e di codificarne le pratiche, proclamandone al contempo l’armonia con la fede cristiana.

Marsilio Ficino (1433–1499): il neoplatonismo magico

Filosofo fiorentino, traduttore di Platone e dei testi ermetici, Marsilio Ficino è considerato il padre della magia naturale del Rinascimento. Protetto di Cosimo de’ Medici, anima un’Accademia platonica a Firenze e cerca di conciliare la saggezza pagana dei « teologi antichi » (Ermete Trismegisto, Orfeo, Zoroastro,…) con il cristianesimo. Ficino vede nella magia naturale una forma di pietà verso Dio: studiando i legami segreti che uniscono uomo, natura e astri, il mago scopre le leggi con cui il Creatore governa il mondo e può così accordarsi con il cosmo. La sua opera principale su questo tema, I tre libri della vita (De vita libri tres, 1489), dedica il terzo libro a una vera e propria teoria della magia naturale, che diventerà « la considerazione rinascimentale per eccellenza del soggetto ». Ficino vi espone come l’anima del mondo diffonda influenze dalle stelle fino a piante, pietre e metalli. Ispirandosi al neoplatonismo, descrive un universo gerarchizzato dove i gradi dell’essere sono collegati da correlazioni simpatiche. La magia, secondo lui, consiste nell’attirare verso di sé le influenze benefiche degli astri usando corrispondenze appropriate nel regno terrestre.

Magia naturalis, la scienza delle meraviglie

Marsilio Ficino. Fonte: Oraedes

Ficino si basa sulla dottrina ermetico-neoplatonica: tutto ciò che esiste procede da un’Emanazione divina e resta legato da una rete di simpatie. « Ciò che è in alto è come ciò che è in basso » – il celebre adagio ermetico – significa che esiste un rapporto analogico tra le realtà celesti (idee, stelle, angeli) e le realtà inferiori (minerali, piante, organi del corpo). Il mago, conoscendo queste analogie, può comporre talismani o rimedi che assorbono le virtù celesti corrispondenti. Un talismano realizzato sotto una configurazione astrologica favorevole, o una pozione preparata con erbe governate dallo stesso pianeta, serviranno da ricettacoli alle influenze cosmiche benefiche. Ficino arriva a raccomandare, per fortificare anima e corpo, l’uso di oggetti o pratiche impregnati di armonia celeste: ascoltare inni orfici dedicati ai pianeti, portare con sé gioielli e piante solari per rivitalizzarsi con l’energia del Sole,... Questa « astrologia medicinale » rientra in quella che chiama magia naturalis – che descrive come un sapere operativo che permette di « trarre dall’alto » (coelitus) le influenze vitali del cielo verso la terra. Pur rimanendo sacerdote cristiano, Ficino si premura di escludere ogni invocazione di spiriti o demoni: la sua magia vuole essere naturale e non goetica. Insiste sulla preparazione morale del mago (che deve essere saggio e virtuoso) e sulla contemplazione come mezzo per elevare l’anima verso la luce divina. Così, in Ficino, la magia naturale assume un carattere filosofico e mistico tanto quanto pratico – è un modo per curare corpo e anima allineandosi con l’armonia del mondo. Il suo contributo fondamentale è aver dimostrato che la magia, purificata da ogni superstizione grossolana, può essere integrata nella filosofia naturale e nella teologia del suo tempo, come una conoscenza rispettabile. Marsilio Ficino ha così gettato le basi di una magia celeste colta che ispirerà tutta la generazione successiva di esoteristi rinascimentali.

Giovanni Pico della Mirandola (1463–1494): l’unione di tutte le saggezze

Discepolo ammirato di Ficino, il giovane conte Pico della Mirandola spinge ancora più avanti l’audace riabilitazione della magia. Genio precoce, nel 1486 desidera difendere pubblicamente 900 tesi che coprono tutta la conoscenza – teologia, filosofia, scienze naturali e magia. In queste Conclusiones (1486), così come nel suo celebre Discorso sulla dignità dell’uomo, Pico esalta la capacità umana di elevarsi al divino tramite la conoscenza di tutte le arti, inclusa la magia e la cabala. Una magia nobile e cristiana: Pico afferma senza ambiguità che la magia naturalis è la parte pratica della filosofia naturale e che in quanto tale è non solo lecita, ma onorevole – « la parte più nobile della filosofia naturale », scrive, perché ne applica concretamente i principi. Fondò la Cabala cristiana, integrando la mistica ebraica (combinazioni di lettere ebraiche, angeli e sfere sefirotiche) alla magia neoplatonica, ritenendo che queste due tradizioni esoteriche corroborino la rivelazione cristiana. Per Pico, la magia naturale permette all’uomo di diventare, secondo l’espressione del suo Discorso, « il padrone e signore della natura », decifrando il linguaggio segreto con cui Dio ha collegato tutte le cose. Distingue tuttavia due forme di magia: una puramente naturale (che agisce tramite cause fisiche occulte, simboli e influenze astrali) e l’altra, più alta, che chiama magia divina o teurgia, che fa appello alle intelligenze celesti (angeli). La prima rientra nella scienza umana del mondo creato, la seconda in un’operazione spirituale che si avvicina ai miracoli – e Pico si interessa a entrambe, condannando fermamente la goetia malefica.

Il giovane conte, nelle sue tesi cabalistiche, propone ad esempio spiegazioni numeriche ai misteri biblici, cercando di dimostrare la divinità di Cristo tramite la Cabala. Nelle sue tesi magiche sostiene che il mago, con la sua volontà illuminata e la sua fede, può attirare a sé le forze celesti e costringere gli stessi demoni – posizione che gli varrà l’accusa di empietà. Le sue idee troppo innovative sono condannate dalla Chiesa nel 1487, e Pico deve rinunciare a parte delle sue tesi per sfuggire al destino di eretico. Tuttavia, la sua influenza è profonda: legittima lo studio dell’occultismo all’interno del neoplatonismo cristiano. Proclama che « non esiste scienza che ci dia più certezza sulla divinità di Cristo della magia e della Cabala », una dichiarazione provocatoria che testimonia la sua convinzione che le verità nascoste della natura e quelle della fede convergano in una stessa saggezza. Pico della Mirandola muore troppo giovane per sviluppare ulteriormente il suo sistema, ma la sua eredità intellettuale è immensa: ha mostrato che la magia naturale può allearsi a un vasto sincretismo (che va da Zoroastro a Mosè, da Platone alla Cabala) e servire un progetto umanista che esalta la dignità infinita dell’uomo capace di tutto comprendere. Per i pensatori della sua scia, la magia non appare più come una fantasia superstiziosa, ma come una chiave esoterica che apre la via alla conoscenza totale.

Giambattista della Porta (1535–1615): lo studioso delle meraviglie naturali

Un secolo dopo Ficino e Pico, l’italiano Giambattista della Porta incarna il compimento pratico della magia naturalis e la transizione verso la scienza moderna. Nobile napoletano appassionato di ogni sapere, Della Porta fonda a Napoli l’Accademia dei Segreti della Natura (Academia Secretorum Naturae) verso il 1560, dove invita gli eruditi che hanno scoperto un segreto della natura a condividerlo. La sua opera maggiore, Magia naturalis, pubblicata inizialmente nel 1558 (4 libri) e poi ampliata nel 1589 (20 libri), è un vasto compendio delle meraviglie del mondo naturale, mescolando ricette, osservazioni e speculazioni teoriche.

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Della Porta si interessa a tutto: geologia, botanica, ottica, mineralogia, medicina, cucina, metallurgia, magnetismo, pirotecnica… La Magia naturalis descrive tanto la fabbricazione di uno specchio ustorio o di un inchiostro simpatico quanto i mezzi per produrre un elisir cosmetico, migliorare una camera oscura o far spogliare una donna rispettabile bruciando una certa lampada a grasso di lepre. Questo eclettismo gli vale un enorme successo in tutta Europa (traduzioni in italiano, francese, olandese,...) e assicura la sua reputazione di mago erudito. Tuttavia, Della Porta si difende dal praticare qualsiasi stregoneria: naturalizza completamente la magia, bandendo dal suo libro ogni incantesimo o preghiera. Evita accuratamente il minimo sospetto di magia cerimoniale – nessun rituale spirituale è richiesto, solo la conoscenza delle cose e l’abilità dell’artigiano. Per lui, la magia è « la parte più nobile della filosofia » (lo proclama fin dal libro I) e il mago un artifex, un uomo d’arte che manipola la natura con ingegno.

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Giambattista della Porta. Fonte: The Famous People

Della Porta riprende a suo favore il neoplatonismo ficiniano: descrive un ordine rigoroso della Creazione dove le forme universali emanano da Dio verso gli angeli, poi verso le anime, poi nelle qualità occulte delle cose materiali. Queste qualità nascoste (occultae) sono proprietà reali ma sottili, inspiegabili dalla sola materia – la piccola pietra di magnetite attrae il ferro pesante, o un minuscolo filo d’erba guarisce un organo: per lui la causa deve essere una forma, una virtù immateriale trasmessa dagli astri. La magia naturale è dunque la scienza applicata che studia queste proprietà occulte e impara a sfruttarle. Della Porta la definisce in modo figurato: così come un contadino prepara la terra affinché la natura produca i suoi raccolti, il mago naturale « prepara la materia in modo speciale per permettere alle sue proprietà occulte (sebbene naturali) di manifestarsi ». Il mago è così « il servitore della natura »: non viola le leggi naturali, le assiste creando le condizioni favorevoli agli effetti meravigliosi. In buon umanista, Della Porta cerca negli autori antichi la conferma delle sue ricette, appoggiandosi a Plinio o Teofrasto, ma aggiunge anche le sue osservazioni personali, persino esperimenti che ha condotto. Un esempio: migliora la lente della camera oscura, studia la rifrazione per concepire un prototipo di telescopio, descrive gli effetti anestetici di un unguento soporifero, e altri ancora.

La Magia naturalis di Porta è emblematica dell’incontro tra l’antica saggezza magica e la nascente curiosità scientifica. Da un lato, vi si ritrovano i temi classici dell’occulto rinascimentale – magia simpatica (agire a distanza per somiglianza), talismani astrologici, corrispondenze tra Cielo e Terra. Dall’altro, l’autore propone spiegazioni decisamente naturalistiche: lontano dall’attribuire i prodigi a spiriti, cerca la causa nascosta materiale o astrale. In particolare, spiega il « fascino » che rende docile un toro legato a un albero sterile per una proprietà vegetale sconosciuta, o il potere di addormentare con l’unguento della strega con un narcotico vegetale che dettaglia (la giusquiamo tra gli altri). Il suo approccio pragmatico attira l’attenzione preoccupata dell’Inquisizione (sarà brevemente arrestato e sorvegliato per tutta la vita), ma corrisponde anche allo spirito del suo tempo che si orienta verso l’osservazione e la sperimentazione. Giambattista della Porta ha fatto da ponte tra la magia naturale e la scienza: i suoi studi su magneti, erbe e lenti aprono la strada all’invenzione del microscopio e del telescopio, o le sue osservazioni sulla riproduzione delle piante annunciano la botanica. La magia naturale, in lui, è ormai a un passo dal diventare scienza sperimentale – liberata da ogni elemento soprannaturale, e centrata sulla ricerca delle cause e sul controllo tecnico del reale. Della Porta può essere visto come l’ultimo dei grandi maghi del Rinascimento e il primo degli scienziati moderni curiosi di tutto, illustrando magnificamente la transizione dall’occultismo alla scienza.

I fondamenti filosofici

La magia naturalis del Rinascimento si basa su un fondamento filosofico sincretico, principalmente preso dal neoplatonismo e dall’ermetismo, arricchito da concetti aristotelici e da tradizioni mistiche come la cabala.

Ereditata da Plotino e dai suoi successori tardivi (Porfirio, Giamblico, Proclo), la filosofia neoplatonica postula una realtà gerarchizzata che emana da un principio supremo (l’Uno o Dio). Tra Dio e il mondo materiale si dispiegano intermediari: intelligenze celesti (angeli o demoni in senso neutro), Anima del mondo, astri, fino agli elementi terrestri. Ogni livello riflette quello superiore e influenza quello inferiore in una catena continua di cause. Questa visione cosmica è stata cristianizzata nel Rinascimento da Ficino e Pico, che vi vedono il piano della Creazione divina. In questo quadro, la magia naturale è legittimata come lo studio dei meccanismi tramite cui le influenze scendono dal cielo alla terra.

Gli scritti attribuiti a Ermete Trismegisto (il Corpus Hermeticum, tradotti da Ficino nel 1463) permeano la magia rinascimentale. Vi si trova l’idea che l’uomo è un microcosmo a immagine del macrocosmo (l’universo), e soprattutto la massima famosa: « Ciò che è in basso è come ciò che è in alto » (Tavola di Smeraldo). Questa legge di analogia universale è il cuore della magia delle corrispondenze. L’ermetismo insegna che il saggio, conoscendo gli arcani della natura, può diventare un mago cioè un « sacerdote della Creazione », cooperando con il divino. Il mondo ermetico è pieno di segni e simboli che il mago deve decifrare. Si pone l’accento sul potere delle parole, dei numeri e delle immagini – un’eredità ripresa nella magia naturale tramite i talismani coperti di figure, i quadrati magici numerici, o i nomi planetari iscritti su anelli.

Uno dei principi chiave della magia naturalis è che legami segreti uniscono le diverse cose della natura. Astri e metalli, piante e organi del corpo umano, colori, suoni e pianeti – tutto può corrispondere. È questa rete di corrispondenze che fonda le leggi di simpatia e antipatia universali. La simpatia è l’attrazione misteriosa tra due cose legate da un’affinità occulta. L’antipatia è invece il rifiuto tra cose di natura opposta (il cavolo odia la vite al punto da farla appassire, si dice, o il gallo fa fuggire il leone – esempi spesso citati). Queste idee derivano in parte dalla filosofia naturale aristotelica (concetto di qualità occulte delle sostanze) e dalla medicina antica (teoria degli umori e dei temperamenti). Nel Medioevo, sono razionalizzate da Tommaso d’Aquino e dagli scolastici, che ammettono che Dio possa aver posto nella natura virtù nascoste per certi usi – purché il loro effetto non superi l’ordine naturale, si possono studiare senza empietà. Così, il fondamento filosofico della magia naturale risiede nella fiducia che il mondo è un tutto coerente, voluto da un’Intelligenza suprema, e che decifrando i suoi simboli lo studioso può scoprire la catena delle cause invisibili. Il neoplatonismo fornisce la visione d’insieme (un cosmo gerarchizzato e connesso), l’ermetismo la chiave analogica (simboli e corrispondenze), l’aristotelismo l’idea di cause nascoste che agiscono in virtù della natura. A ciò si aggiunge, in alcuni autori come Pico, il contributo della Cabala che arricchisce il sistema di nuove corrispondenze (le lettere ebraiche associate ai pianeti, agli angeli, alle parti del corpo, formando un’altra rete di simpatie). La filosofia della magia naturalis è un sincretismo volto a spiegare il meraviglioso della natura senza ricorrere ai demoni: ogni effetto strano ha una causa nascosta naturale, che il mago identifica grazie alle analogie nella Creazione.

Conoscenze e pratiche della magia naturale

La magia naturale del Rinascimento copre un vasto insieme di discipline e pratiche, a metà strada tra scienza nascente e arte occulta tradizionale. Si diceva volentieri « vasta e malleabile », comprendendo medicina, farmacologia, alchimia, astrologia, mineralogia, meccanica, retorica, studio delle lingue e molti altri campi. Ecco alcuni dei suoi principali aspetti:

  • Erboristeria e medicina occulta: i maghi del Rinascimento sono abili botanici e medici. Ricercano le virtù delle piante, cioè le loro proprietà nascoste, soprattutto a scopo terapeutico. Paracelso, per esempio, introduce la nozione di firma delle piante: la forma o il colore di una pianta indica quale organo può curare. Ficino raccomanda pozioni a base di piante « sotto l’influsso di Venere » per curare i mali d’amore, o di Saturno per la malinconia. Si elaborano unguenti magici come la pomata delle streghe (miscela di giusquiamo, oppio e altre piante allucinogene) per provocare sogni o viaggi dell’anima – Della Porta ne dà la ricetta, spogliandola al contempo della sua aura demoniaca spiegandone scientificamente gli effetti narcotici. L’erboristeria della magia naturale si affianca all’alchimia: estrarre « l’essenza » di una pianta per distillazione, preparare elisir di lunga vita o panacee. Queste pratiche preparano l’emergere della chimica e della farmacologia moderne, sebbene ancora impregnate di simbolismo astrologico.

  • Astrologia e talismani: l’astrologia è la pietra angolare della maggior parte delle operazioni di magia naturale. L’idea guida è che gli astri impregnano la materia terrestre delle loro influenze. Il praticante deve quindi conoscere le configurazioni celesti favorevoli a ogni impresa. Marsilio Ficino dà consigli per captare l’influsso di Saturno (il pianeta dei pensatori) quando si vuole stimolare la contemplazione, o di Venere (pianeta dell’armonia) per curare affezioni legate all’equilibrio degli umori. I talismani astrologici sono oggetti (medaglioni, anelli, statuette) realizzati in materiali simbolici e incisi con simboli planetari, che si espongono in un momento astrologico preciso affinché « assorbano » l’influenza dell’astro. Cornelio Agrippa spiega come forgiare un sigillo di Giove sotto un oroscopo di Giove per attirare ricchezza e salute. Questi talismani, una volta « caricati », si portano con sé come concentrati di influenze benefiche – pratica diffusa che vuole essere naturale (presa dalle qualità celesti) e non idolatrica. Allo stesso modo, l’astrologia medica (o iatromia) stabilisce corrispondenze tra i segni zodiacali e le parti del corpo, i pianeti e gli organi: il medico-mago deve scegliere il momento giusto per somministrare un rimedio o incidere un organo, in accordo con il cielo. L’astrologia offre così un quadro teorico unificatore alla magia naturale, collegando tutti i suoi rami tramite una stessa rete di influenze cosmiche.

  • Minerali, metalli e proprietà occulte: oltre alle piante, i maghi naturalisti si interessano a pietre, metalli e magneti. Si attribuisce a ogni pietra una virtù occulta: il magnete (pietra di magnetite) attrae il ferro e, per analogia, l’amore o l’amicizia; l’ametista preserva dall’ubriachezza, lo smeraldo fortifica la vista,... in virtù del loro colore o splendore (firma visibile del loro potere). I metalli sono associati ai pianeti (oro e Sole, argento e Luna, mercurio e Mercurio, rame e Venere, ferro e Marte, stagno e Giove, piombo e Saturno), tanto che l’uso dei metalli in alchimia o medicina si basa su queste corrispondenze. L’alchimia, appunto, è classificata come magia naturalis quando si concentra sulla trasmutazione dei metalli con mezzi naturali (forni, solventi) imitando il lento lavoro della terra. Paracelso amplia l’alchimia alla spagiria (separazione e ricombinazione dei principi attivi delle sostanze naturali) per fabbricare rimedi: questo approccio alchemico-medico sarà una delle eredità durature della magia naturale nella chimica farmaceutica.

  • Simpatia, antipatia e azioni a distanza: uno degli aspetti più affascinanti della magia naturale è l’idea che si possa agire su un oggetto o una persona a distanza sfruttando un legame segreto. È la teoria delle simpatie. Un esempio noto è che si può curare una persona applicando un unguento non sulla sua ferita, ma sull’arma che l’ha ferita (unguento simpatico), pratica narrata da molti autori. Il legame sottile tra la lama e la ferita (per il sangue secco, si pensa) farebbe sì che il trattamento di una guarisca l’altra a distanza – spiegazione occulta che studiosi più tardi tenteranno di chiarire in termini fisici (alcuni vi vedevano una forma precoce di azione chimica a distanza). Allo stesso modo, si pensa che inchiodando il ritratto di una persona a un albero la si possa far deperire (magia simpatica negativa), o che portando un frammento della pianta mandragora si attragga l’amore (simpatia positiva). Gli specchi magici sono un’altra categoria: uno specchio correttamente preparato potrebbe catturare immagini a distanza (Della Porta concepisce così specchi parabolici per trasmettere messaggi luminosi – qui si entra più nell’ottica che nell’occulto). Tutte queste pratiche si basano sull’idea che la natura formi una rete dove tutto comunica invisibilmente: il mago gioca su queste connessioni sottili. Le leggi di simpatia e antipatia, menzionate sopra, spiegano perché alcune piante non convivono (antipatia botanica) o perché un rimedio attira un male per estrarlo dal paziente (simpatia di trasferimento). Se alcune di queste pratiche ci sembrano esoteriche, non bisogna dimenticare che erano affrontate dai loro promotori con spirito di osservazione e sperimentazione. Il meraviglioso che ne risulta – questi effetti sorprendenti che sfidano il senso comune – è proprio ciò che lo scienziato nascente cercherà di naturalizzare con spiegazioni oggettive. In questo senso, la magia naturale ha servito da stimolo all’indagine scientifica: di fronte a un fenomeno inspiegabile, il riflesso del mago è esplorarlo, riprodurlo, comprenderlo, invece di respingerlo a priori come impossibile.

L’eredità della magia naturalis

Per un apparente paradosso, è prendendo sul serio la magia naturale che il Rinascimento ha dato origine alla scienza moderna. Infatti, la magia naturalis ha inculcato nelle menti curiose diverse attitudini fondamentali: la fiducia nell’ordine razionale della natura, l’importanza dell’esperienza concreta, la raccolta paziente di fatti strani e l’audacia di formulare ipotesi per spiegare l’invisibile. Prima di Francis Bacon e Galileo, i grandi maghi del Rinascimento erano già sperimentatori.

Lo storico della scienza William Eamon afferma così: la magia naturale del Rinascimento fu « la scienza che tentava di dare spiegazioni razionali e naturalistiche » ai fenomeni, i maghi naturali affermando che « la natura è piena di forze e potenze nascoste che si possono imitare, migliorare e sfruttare per il beneficio umano ». Ai loro occhi, la magia era persino il miglior mezzo per porre fine all’attribuzione sistematica dei misteri a miracoli o demoni – disincantare il mondo pur conservandone il senso del meraviglioso naturale. Il confine tra il laboratorio dell’alchimista e quello del chimico del XVII secolo è sottile: stessa vetreria, stesse sostanze, ma una griglia di analisi che progressivamente si distacca dall’astrologia per orientarsi verso la misura quantitativa. La svolta avviene quando discepoli della magia naturale cominciano a lasciare il gergo esoterico per parlare in termini di proprietà fisiche. All’inizio del XVII secolo, continuatori come Francis Bacon (il filosofo inglese) si ispirano all’ideale del magus che domina la natura, pur purificando il concetto: Bacon sognerà nel suo Nuovo Organon una scienza attiva, sperimentale, che conferisca un « potere » sulla natura – un’eredità diretta dell’intento magico (ricordiamo che scienza e potere andavano di pari passo nella mentalità magica, espressa dalla formula scientia est potentia). Figure di transizione incarnano questa osmosi: Johann Keplero, astronomo di rilievo, era influenzato dall’astrologia e cercava la musica segreta delle sfere; Isaac Newton stesso praticò l’alchimia e lasciò numerosi scritti esoterici, pur fondando la meccanica celeste. La Royal Society nel XVII secolo non sarebbe potuta nascere senza l’entusiasmo precedente per i « segreti della natura » diffuso dai circoli di magia naturalis (l’Accademia di Porta ne è un prototipo, così come le reti di alchimisti-paracelsiani in Europa). Certo, la scienza emergente respingerà progressivamente gli aspetti non verificabili della magia (anima del mondo, simpatie mistiche), ma ne conserverà l’essenziale: l’idea che il mondo obbedisca a leggi nascoste che vanno scoperte tramite osservazione ed esperienza. In questo senso, la magia naturalis è stata una formidabile scuola di stupore e rigore nascente. Come scrive la storica Paola Zambelli, i maghi del Rinascimento erano spesso razionalisti inconsapevoli, che cercavano come « il meraviglioso » fosse possibile invece di negarne l’esistenza. Il processo di disoccultamento della natura era avviato.


La magia naturalis appare dunque, alla luce della storia, come molto più di una compilazione di pratiche strane o un capitolo oscuro dell’occultismo. Fu una vera filosofia naturale operativa, una saggezza antica ravvivata, dove l’erudizione dialogava con l’empirismo nascente. Dall’antichità mitica dei sacerdoti egiziani fino alle wunderkammer degli studiosi barocchi, passando per le corti rinascimentali affascinate dall’astrologia, la magia naturale ha tessuto un filo conduttore: quello della meraviglia attiva davanti alla natura. Rifiutando il facile disprezzo verso questo sapere degli antichi, abbiamo qui adottato una posizione impegnata per ridare voce a questi maghi-filosofi. Le loro speculazioni sull’anima del mondo, i loro talismani incisi di simboli, le loro distillazioni a bagnomaria e i loro calcoli astrologici non erano semplice superstizione, ma formavano un sistema coerente volto a decifrare la creazione. Rendendo omaggio a questa tradizione, si misura che essa ha costituito uno dei terreni della rivoluzione scientifica: volendo penetrare i segreti nascosti della natura, gli adepti della magia naturalis hanno preparato le menti all’idea che la natura obbedisce a leggi e che l’uomo può diventarne interprete e padrone. Come affermava Pico della Mirandola, la dignità dell’uomo è proprio quella di poter abbracciare con la mente la totalità della creazione, dalle realtà materiali fino alle verità celesti. La magia naturale, nel suo tempo, fu l’espressione di questa dignità e di questa sete di conoscenza totale. Ancora oggi, sfogliando gli scritti di Ficino, Agrippa o Della Porta, si resta colpiti dalla modernità della loro ambizione: comprendere il mondo in profondità, senza escluderne il meraviglioso. È per questo che la magia naturalis rimane un oggetto di studio affascinante per storici della scienza e filosofi – ricordando che il confine tra magia e scienza è stato a lungo poroso, e che è dal vecchio « laboratorio di magia » che è nato il laboratorio scientifico. In ultima analisi, la magia naturale appare come un sapere al tempo stesso poetico e pre-scientifico, un omaggio reso ai poteri nascosti della natura. Illustra un’epoca in cui si credeva che la conoscenza, lungi dal dissipare l’incanto del mondo, potesse al contrario esaltarlo rivelando l’armonia segreta dell’universo – un’epoca in cui studiare la natura era al contempo un atto di fede, d’arte e di scienza.

Olivier d’Aeternum
Par Olivier d’Aeternum

Appassionato delle tradizioni esoteriche e della storia dell'occulto dalle prime civiltà fino al XVIII secolo, condivido alcuni articoli su questi argomenti. Sono anche co-creatore del negozio esoterico online Aeternum.

1 commento su Magia naturalis, la scienza delle meraviglie
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