L’occultismo intrattiene da tempo un rapporto discreto ma tenace con l’alta moda francese. In Francia, in particolare, numerose personalità della moda sono state affascinate dall’astrologia, dalla stregoneria o dai talismani portafortuna. Storia.
Misticismo alla corte di Francia
Fin dal Rinascimento, la nobiltà francese manifesta un’attrazione per l’esoterismo che prefigura già alcuni legami tra moda e occultismo. Caterina de’ Medici, regina di Francia nel XVI secolo, consultava assiduamente astrologi e indovini, tra cui il celebre Nostradamus, per orientare le proprie decisioni. Soprannominata da alcuni «la regina nera» per la sua reputazione di avvelenatrice e iniziata alle arti occulte, Caterina introdusse a corte una fascinazione italiana per l’astrologia e l’alchimia. Sebbene le sue scelte nell’abbigliamento integrassero soprattutto l’influenza artistica fiorentina, il suo interesse per le predizioni e i talismani si diffuse tra le élite. Un secolo più tardi, sotto il regno di Luigi XIV, questa attrazione assunse una piega più oscura con l’Affare dei Veleni. Questo scandalo clamoroso rivelò che una parte dell’aristocrazia - pur essendo il massimo esempio di raffinatezza - si dedicava segretamente a messe nere e stringeva patti con le streghe. La celebre marchesa de Montespan, favorita del Re Sole e influente figura della moda dell’epoca, fu accusata di aver partecipato a rituali satanici per conservare l’amore del re. Con la complicità della strega La Voisin, avrebbe assistito a cerimonie occulte che prevedevano sacrifici e invocazioni demoniache. Queste rivelazioni, per quanto terrificanti, mostrano che ai vertici del potere e del buon gusto la tentazione del soprannaturale era tutt’altro che inesistente. Nei decenni successivi, la passione per l’esoterismo persistette in forme più accettabili sul piano sociale: durante il Secolo dei Lumi, numerosi aristocratici francesi frequentavano la massoneria e le sue logge dai rituali codificati, dove l’abito cerimoniale e i simboli (grembiuli decorati, ricami di stelle e occhi) creavano già una certa estetica esoterica. La fine del XVIII secolo vide inoltre sfilare a Parigi figure misteriose come il conte di Cagliostro o Franz Mesmer, che affascinavano l’alta società con le loro scienze occulte. Nei salotti ovattati si organizzavano sedute spiritiche in cui dame e gentiluomini in abiti raffinati tentavano di entrare in contatto con l’aldilà attorno a tavoli rotanti. Così, ben prima dell’era moderna dell’alta moda, l’occultismo faceva parte dello scenario culturale dell’élite francese, all’ombra di broccati e sete.
Esoterismo di moda e ispirazioni simboliste alla Belle Époque
Alla fine del XIX secolo, mentre nascevano i primi grandi couturier parigini, un potente soffio mistico attraversava le arti e la letteratura. La Belle Époque fu teatro di una rinascita dell’occultismo: società teosofiche, circoli spiritici, ordini rosacrociani e altri circoli ermetici attiravano intellettuali e mondani. Questo clima esoterico impregnava anche l’estetica dell’epoca. I creatori di moda - ancora chiamati case di moda agli esordi - traevano ispirazione da questa passione per alimentare le proprie creazioni. Fin dai suoi inizi, l’alta moda ha saputo integrare il fascino dell’esoterismo, riutilizzandone simboli e immagini in capi prestigiosi. Nel 1892, lo scrittore Joséphin Péladan organizzò a Parigi il Salon de la Rose+Croix, esponendo opere simboliste intrise di occultismo, mentre le partecipanti indossavano abiti vaporosi dall’aspetto di vesti rituali. Anche l’Orientalismo, molto in voga, apportava numerosi riferimenti mistici: motivi egizi, persiani o induisti - associati a saperi occulti - ornavano tessuti e gioielli. Dopo l’apertura del canale di Suez nel 1869, l’imperatrice Eugenia lanciò la moda delle serate a tema orientale, durante le quali gli invitati indossavano costumi ispirati all’antico Egitto. Queste feste sfarzose, offrendo l’occasione di sfoggiare abiti stravaganti, confondevano il confine tra costume, moda ed esoterismo: il fascino per i faraoni e i loro segreti si univa al desiderio di esotismo dell’alta società. Verso il 1900, anche l’astro del giorno divenne un motivo di moda: la celebre attrice Sarah Bernhardt, appassionata di occultismo, posò in costume da maga o in allegorie mistiche, ispirando abiti di scena e accessori (come pendenti a forma di sole o di luna). La moda attingeva così con discrezione allo spirito spirituale del tempo: i motivi dello zodiaco, le stelle e gli amuleti diventavano ornamenti eleganti, presenti tanto sui ventagli quanto sulle spille. Questo periodo vide anche la diffusione dei gioielli portafortuna presso le grandi case di alta gioielleria: quadrifogli, ferri di cavallo o scarabei d’oro incastonati di gemme rispondevano al bisogno di protezione della clientela facoltosa. La Belle Époque stabilì dunque un primo ponte esplicito tra l’esoterismo diffuso e il mondo del lusso vestimentario: l’apparenza si faceva messaggera di simboli nascosti e la ricerca della bellezza si univa a quella di un significato occulto.
Couturier ispirati e superstiziosi
All’inizio del XX secolo, l’occultismo continuava ad affascinare creatori e clienti, ma si manifestava in modo più artistico e giocoso. Gli anni ruggenti videro trionfare Coco Chanel ed Elsa Schiaparelli, due couturier geniali la cui leggendaria rivalità si accompagnava a un forte interesse per i portafortuna e il simbolismo astrale. Gabrielle “Coco” Chanel, notoriamente superstiziosa, si circondava di talismani e persino di sfere di cristallo. Nata sotto il segno del Leone (quinto segno dello zodiaco), fece di questo animale una vera firma: sculture di leoni ornano il suo appartamento parigino e il motivo del felino compare regolarmente nei gioielli e nei bottoni della maison Chanel. Il suo numero fortunato, il 5, ispirò direttamente il nome del suo celebre profumo Chanel N°5, lanciato nel 1921 - il campione numero cinque scelto per superstizione - e, più tardi, quello della borsa 2.55 (lanciata nel febbraio 1955). Chanel vedeva segni ovunque: attribuiva ai camelie una funzione protettiva e ne portava continuamente, convinta che questi fiori bianchi allontanassero gli spiriti maligni, secondo la tradizione buddhista. La sua grande rivale Elsa Schiaparelli, invece, nutriva una vera passione per l’astrologia e l’occulto. Audace e fantasiosa, Schiaparelli fu tra le prime a dare un tema alle proprie collezioni, attingendo senza esitazione all’immaginario mistico. La sua collezione Haute Couture dell’inverno 1938-1939, intitolata Astrologia, resta un capolavoro del genere. Il capo più emblematico è la celebre Giacca dello Zodiaco: una giacca da sera in velluto blu notte, ricamata con costellazioni, pianeti e stelle scintillanti dalla maison Lesage. Dodici glifi che rappresentano i segni astrologici si allineano sul petto, mentre sulla spalla sinistra brilla la costellazione dell’Orsa Maggiore, scelta da Schiaparelli come portafortuna personale. L’origine di questa ispirazione è toccante: da bambina, Elsa ammirava suo zio astronomo Giovanni Schiaparelli, che le fece notare come i nei sulla sua guancia disegnassero la forma dell’Orsa Maggiore. Da allora, la couturier considerò questa costellazione il suo segno protettivo, la integrò nel proprio logo e la riprodusse nelle sue creazioni più intime. Al di là dello zodiaco, Schiaparelli collaborò con artisti surrealisti (Salvador Dalí, Léonor Fini) e integrò nei suoi abiti e accessori un intero immaginario onirico e occulto: occhi ricamati sui tessuti, mani feticcio nei gioielli, simboli alchemici camuffati nelle stampe. Il suo profumo Shocking (1937) era presentato in un flacone a forma di busto femminile ispirato alla silhouette di Mae West, ma ornato da un collier-metro da sarta che evocava un rituale magico della moda. In quegli anni Venti e Trenta, la moda dialogava volentieri con il misticismo: il movimento surrealista, affascinato dal sogno e dall’irrazionale, incoraggiava l’uso di simboli misteriosi. Le riviste di moda dell’epoca non esitavano a mettere in scena modelle in posa da sacerdotesse moderne o pitonesse di Delfi, vestite di veli fluidi e corone stellate. Questo decennio vide così l’alta moda francese tessere un immaginario che mescolava eleganza e magia, sotto l’egida di personalità leggendarie dalle manie ricche di significato.
L’età d’oro della Couture tra riti, astri e talismani dei grandi couturier
Dopo la Seconda guerra mondiale, Parigi riacquistò il suo status di capitale della moda e i grandi couturier dell’epoca - Christian Dior, Yves Saint Laurent, Christian Lacroix e altri - perpetuarono la tradizione delle superstizioni e dell’occultismo personale. Christian Dior, in particolare, era noto per la sua estrema superstizione e la sua fede incrollabile nelle arti divinatorie. Prima di aprire la sua maison di moda nel 1946, Dior consultò una veggente che gli predisse che avrebbe avuto «successo grazie alle donne» - una profezia che lo segnò per tutta la vita. In effetti, questo couturier timido divenne il mago che sublimò la silhouette femminile con il New Look. Ma non faceva nulla senza chiedere il parere della sua cartomante di fiducia, Madame Delahaye, presente dietro le quinte per scegliere le date delle sfilate o persino il momento opportuno per cambiare la composizione di un mazzo di fiori. Pierre Cardin, che lavorò da Dior, affermò in seguito: «Senza di lei non faceva nulla. Nulla, nulla, nulla». Dior disseminava la sua vita e il suo lavoro di simboli protettivi: fondò la sua maison l’8 ottobre 1946 nell’8º arrondissement, vedendo un segno nella ripetizione del numero 8 (che considerava favorevole). Fatto intrigante, amava anche il numero 13 - solitamente detestato - al punto da far sfilare sempre 13 modelle per collezione, affinché gli portasse fortuna. Prima di ogni presentazione, infilava nella fodera delle sue creazioni un rametto di mughetto, fiore portafortuna per eccellenza in Francia. Portava con sé un vero arsenale di portafortuna: una stella di metallo raccolta per strada nel 1946 (che interpretò come il via libera del destino per lanciare la sua maison), un quadrifoglio, un cuore d’argento donatogli dalla sorella, un pezzo di legno da toccare per scongiurare la sfortuna e così via. Questi rituali convivevano con il lusso moderno delle sue collezioni, quasi a voler propiziare la fortuna. Anche il fiore prediletto di Dior, il mughetto, ispirò il profumo Miss Dior con cui profumava i saloni delle sfilate, convinto che quella fragranza fortunata avrebbe contribuito al successo. Il destino gli diede torto una sola volta: nel 1957, andando contro il parere della sua veggente, che lo esortava a non viaggiare, Dior partì per una cura in Italia - lì morì improvvisamente per un infarto a 52 anni, spingendo i suoi cari a dire che aveva ignorato il destino già scritto.
Dior non era il solo a scrutare gli astri per trarne ispirazione. Il suo giovane protetto e successore ufficioso, Yves Saint Laurent, coltivava anch’egli una componente irrazionale. Il «principe della moda», sebbene razionale nella sua arte, consultava regolarmente veggenti e leggeva le carte per rassicurarsi di fronte allo stress delle collezioni. Attribuiva persino poteri mistici al suo cane Moujik: se quel bulldog si sistemava su un tessuto o su uno schizzo, Yves lo interpretava come il presagio di un futuro successo commerciale. Saint Laurent arrivò a creare nel 1976 una collezione dai toni cosmici intitolata Opéra - Les Ballets russes, satura di colori misteriosi e ornamenti bizantini, che fece scalpore. Anche altre figure emblematiche ostentavano manie esoteriche. Christian Lacroix, il couturier provenzale degli anni Ottanta, accumulava così tanti portafortuna che «non riusciva più nemmeno a infilarli tutti nelle tasche», scherzava. Affascinato dal numero tre e dai suoi multipli, si organizzava per presentare 36 o 63 silhouette per sfilata, una pratica cabalistica seguita da molti suoi colleghi. Dal quadrifoglio ricamato su una fodera agli orecchini a forma di stelle, Lacroix disseminava le sue collezioni di richiami fortunati, affinché la benevolenza del destino si riflettesse sulle sue clienti. Karl Lagerfeld, direttore artistico di Chanel per oltre 35 anni, confidò un giorno che una profetessa gli aveva annunciato la sua gloria tardiva: «Per te, il successo comincerà quando sarà finito per gli altri», gli avrebbe predetto in gioventù - una profezia compiutasi, diceva, poiché Lagerfeld divenne un’icona solo dopo la morte di Chanel. In seguito lo si vide disseminare le sfilate Chanel di simboli astrologici (la collezione Métiers d’Art 2018 dedicata allo zodiaco) o di camelie portafortuna, perpetuando l’ossessione di Mademoiselle. L’esoterismo divenne quasi un codice ufficioso dell’atelier: si evitava di cucire un bottone di un certo metallo di venerdì 13 e non si posava mai un velo nero su un manichino alla vigilia di una presentazione, per paura di attirare la sfortuna.
Il grande ritorno della strega
All’alba del XXI secolo, l’occultismo si mostra più che mai sulle passerelle, non più in segreto ma come una vera corrente estetica e culturale. Negli anni Novanta, la corrente gotica e l’attrazione per il New Age conquistarono la moda. Couturier d’avanguardia, talvolta stranieri ma influenti a Parigi, mettevano in scena l’occulto in modo spettacolare. È il caso del britannico Alexander McQueen - formatosi da Givenchy a Parigi - che nel 2007 tracciò un pentagramma rosso sangue sul pavimento della sua sfilata in omaggio alle streghe di Salem, mentre le sue modelle si muovevano come incantatrici su questo potente simbolo. Ma anche la Francia possiede le proprie figure di riferimento in questo campo. Paco Rabanne, l’«enfant terrible» della couture parigina, incarna l’esempio più estremo di questa fascinazione. Visionario della moda (con i suoi abiti futuristici in metallo degli anni Sessanta), Paco Rabanne era anche un esoterista dichiarato. Nel corso della sua carriera, provocò e abbagliò al tempo stesso divulgando le proprie convinzioni mistiche. Nel 1999 fece scalpore predicendo nientemeno che l’apocalisse a Parigi per l’11 agosto, giorno di un’eclissi solare, immaginando che la stazione spaziale Mir precipitasse sulla capitale. Sebbene la profezia non si avverasse, colpì l’immaginazione e attirò l’attenzione sull’universo occulto del creatore. Paco Rabanne pubblicò persino le sue visioni in un’opera (1999, le feu du ciel), descrivendosi come un medium esperto di profezie sul futuro. Rivelò pubblicamente anche le sue credenze nella reincarnazione, affermando di aver vissuto diverse vite precedenti dai risvolti pittoreschi: grande sacerdote nell’antico Egitto, dove avrebbe tramato l’assassinio di Tutankhamon, poi prostituta alla corte di Luigi XV, tra le altre. «I miei ricordi più lontani risalgono a 78000 anni fa», dichiarava seriamente, aggiungendo di aver ricevuto la visita di entità divine e persino di extraterrestri nel corso della sua esistenza. Queste dichiarazioni stravaganti, derise da alcuni, contribuirono anche a plasmare l’aura quasi sciamanica del couturier, le cui creazioni audaci (che mescolavano metallo, plastica e futurismo) assumevano, a posteriori, l’aspetto di vesti da mago galattico.
Oggi, la giovane generazione di creatori torna a sua volta all’immaginario esoterico, con un approccio femminista o giocoso. Maria Grazia Chiuri, direttrice artistica di Dior dal 2016, ha fatto dell’esplorazione dei tarocchi e della stregoneria un filo conduttore delle sue collezioni. Per la sua prima presentazione (Dior primavera-estate 2017), si ispirò direttamente all’astrologia cara a Monsieur Dior: abiti in tulle ricamati con costellazioni scintillanti e motivi di carte dei tarocchi si mescolavano ai tailleur, in uno spirito al tempo stesso romantico e mistico. Nel 2021, mentre la pandemia impediva le sfilate in presenza, Chiuri ideò per Dior una collezione di alta moda interamente dedicata agli arcani dei Tarocchi, presentata in un cortometraggio onirico intitolato Le Château du Tarot. La stessa vena prosegue ancora oggi: la collezione Dior primavera 2024 si articola attorno alla figura della strega nella storia, quelle donne un tempo perseguitate che Chiuri reinterpreta come simboli di emancipazione. «È l’idea della trasformazione», spiega, prendendo come muse Giovanna d’Arco, Medea o le stregate de Il crogiuolo di Arthur Miller. La sfilata, dall’aspetto di un sabba glamour, ha visto comparire sulla scena iscrizioni cabalistiche e silhouette austere che ricordavano le streghe di Salem. Anche presso altre maison francesi si osserva un entusiasmo simile: la maison Schiaparelli, rinata dal 2014, rivendica pienamente l’eredità esoterica di Elsa. Sotto la direzione artistica di Daniel Roseberry, moltiplica i riferimenti agli astri e ai miti: nelle collezioni recenti sono ricomparsi enormi occhi portafortuna appuntati come spille, trompe-l’œil di scheletri dorati (un richiamo all’abito scheletro surrealista del 1938) e silhouette con corna o aureole. Roseberry, affascinato dal mistero, confida di ispirarsi all’«universo mistico che ispirava Schia » per proporre capi attraversati da richiami magici. Inoltre, anche gli accessori esoterici invadono il prêt-à-porter di lusso: la maison Chanel continua a giocare con il motivo del leone (collezione di alta gioielleria Sous le signe du Lion) e propone regolarmente gioielli zodiacali in omaggio a Mademoiselle. Saint Laurent (oggi sotto direzione italiana ma maison parigina), dal canto suo, ha lanciato gioielli e maglioni con i segni astrologici, conquistando una clientela appassionata di oroscopi.
Così, l’alta moda, arte suprema della messa in scena di sé, ha sempre flirtato con l’invisibile per magnificare il visibile. In fondo, occultismo e moda condividono lo stesso potere di fascinazione: quello di restituire incanto alla quotidianità.






























