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La magia e la stregoneria nei Paesi Baschi
La magie et la sorcellerie dans le Pays basque

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La magia e la stregoneria nei Paesi Baschi

6 min di lettura

Il Paese Basco francese è una terra di montagne e leggende, dove la figura della strega occupa un posto singolare nel corso dei secoli. Si dice che donne iniziatesi riunissero di notte nelle grotte o sulle cime per invocare forze misteriose. Ma questa regione fu segnata anche da violente persecuzioni: nel 1609, la provincia del Labourd fu teatro di una caccia alle streghe eccezionale per la sua portata, con circa ottanta condanne a morte - la più grande mai registrata in Francia in questo ambito. Viaggio.

Mari e le tradizioni magiche dei Paesi Baschi

Ben prima delle persecuzioni, i Baschi coltivavano un ricco universo di credenze legate alla natura e agli spiriti. Al centro della mitologia locale si trova Mari, la «signora» delle montagne, talvolta descritta come una dea-madre che vive nelle caverne delle alte vette. Si racconta che Mari fosse servita da una corte di donne chiamate sorginak - cioè streghe - che compivano rituali in suo onore. A queste serve di Mari venivano attribuiti poteri direttamente legati alla natura: potevano far arrivare la pioggia o la grandine, proteggere i raccolti o favorire le nascite. La tradizione attribuisce loro anche un culto della luna e della fertilità, riflesso di un antico substrato pagano ancora ben vivo in queste terre isolate dei Pirenei.

Tra le pratiche attribuite alle sorginak vi sono le famose assemblee notturne del venerdì sera, chiamate akelarre in basco. Questo termine significa «prato del capro» e indica riunioni segrete durante le quali le streghe si sarebbero dedicate a ogni sorta di riti magici e festivi (come i sabba). Nell’immaginario popolare, queste celebrazioni si svolgono lontano dai villaggi, in fondo alle grotte o sulle creste battute dai venti, e un capro nero (akerbeltz) vi sarebbe venerato come simbolo della potenza della terra. Le montagne basche custodiscono infatti numerosi luoghi associati a spiriti o divinità protettrici, che si tratti di grotte sacre o di vette considerate benefiche. I fuochi di San Giovanni, in particolare, davano luogo ogni estate a salti rituali sopra le fiamme - un gesto gioioso che l’Inquisizione interpretò in seguito come un inganno diabolico volto a negare la paura dell’inferno. Allo stesso modo, il paesaggio basco evoca il Basajaun, il «signore selvaggio» delle foreste che veglia sulle greggi, o le Lamiñak, geni delle acque che percorrono i ruscelli: tutte figure che testimoniano la profonda presenza della natura nella cultura locale. Nella vita quotidiana ci si rivolgeva anche a guaritrici e artzain xoriak (pastori-stregoni) per curare il bestiame o allontanare il malocchio. Per proteggersi dalle influenze malefiche, le famiglie inchiodavano alla porta delle loro fattorie un grande fiore essiccato chiamato eguzki-lore («fiore del sole»), ritenuto capace di impedire l’ingresso delle streghe e degli spiriti maligni in casa. Queste tradizioni immemorabili tessevano un legame stretto tra la comunità basca e il mondo invisibile, un equilibrio che sarebbe stato brutalmente messo in discussione.

Cacce alle streghe nel Labourd nel XVII secolo

A cavallo tra il XVI e il XVII secolo, la diffidenza religiosa e i disordini politici trasformarono le sorginak in bersagli di una feroce repressione. L’anno 1609 segnò l’inizio di un episodio tragico. Il re Enrico IV, allarmato dalle voci di messe nere nel Labourd, quell’estate inviò due consiglieri del parlamento di Bordeaux a «epurare» la provincia. Pierre de Rosteguy de Lancre, il più celebre dei due commissari, si stabilì a Saint-Pée-sur-Nivelle e percorse ventiquattro parrocchie del Labourd nell’arco di pochi mesi. Approfittando dell’assenza di numerosi uomini partiti a pescare balene o merluzzi a Terranova, interrogò senza sosta decine di abitanti dei villaggi - soprattutto donne e adolescenti - che accusava di partecipare al sabba e di stringere patti con il Diavolo. Le testimonianze estorte sotto tortura alimentarono un clima di terrore, spingendo molti abitanti a fuggire verso le montagne o verso la vicina Navarra. Al termine di questa campagna lampo, circa ottanta persone, in maggioranza donne, furono mandate al rogo per ordine di Pierre de Lancre. Questo bilancio spaventoso rese la caccia alle streghe del 1609 la più violenta mai conosciuta dalla Francia, unica per l’entità delle esecuzioni collettive che comportò.

Questa ondata di persecuzioni basche non si limitò al versante francese. Dall’altra parte del confine, l’Inquisizione spagnola si era già occupata di un caso simile nel villaggio navarrese di Zugarramurdi. Qui, una serie di accuse tra vicini portò all’arresto di 31 persone, 11 delle quali morirono sul rogo durante un grande autodafé a Logroño nel novembre 1610. In totale, i tribunali inquisitoriali esaminarono diverse migliaia di casi in tutto il Paese Basco meridionale, mobilitando un apparato giudiziario senza precedenti. Tuttavia, già nel 1611 alcuni inquisitori spagnoli cominciarono a dubitare della realtà di questa presunta cospirazione satanica. Alonso de Salazar Frías, incaricato di indagare sul posto dopo la tormenta, ammise di non aver trovato alcuna prova concreta di stregoneria nonostante le confessioni raccolte. Il suo rapporto scettico indusse l’inquisitore generale a sospendere tutti i procedimenti nel 1614, molto prima che altri Paesi europei facessero altrettanto. In Francia, anche gli eccessi di Pierre de Lancre finirono per suscitare disagio: sebbene la sua crociata sanguinaria avesse segnato profondamente gli animi, non fu seguita da altre cacce di portata paragonabile nella regione. Al contrario, il Parlamento di Bordeaux annullò in seguito alcune delle sue condanne, e un editto reale del 1682 depenalizzò la stregoneria, sancendo la fine ufficiale dei processi alle streghe nel regno.

Sopravvivenze ed eredità

Sebbene la repressione abbia interrotto bruscamente gli antichi culti, non fece scomparire ogni pratica magica dai Paesi Baschi. Nelle campagne di Iparralde (il Paese Basco settentrionale), numerose tradizioni popolari continuarono a essere osservate, talvolta discretamente, nei secoli successivi. Le guaritrici, le levatrici e le beraize (indovine) continuarono a esercitare il loro mestiere tra gli abitanti dei villaggi, tramandando rimedi a base di piante e rituali di protezione di generazione in generazione. Un rito ancestrale consisteva nel far passare un bambino malato tra i due rami di una vecchia quercia spaccata per guarirlo da un’ernia o da una debolezza del sangue. Questo cerimoniale, attestato ancora nel XX secolo, testimonia la persistenza di un sapere occulto radicato nella simbiosi con la natura. Allo stesso modo, l’uso dell’eguzki-lore inchiodato alle porte delle case per allontanare i fulmini e gli spiriti maligni è rimasto vivo: ancora oggi si possono vedere questi grandi cardi secchi ornare le fattorie basche.

La magia e la stregoneria nei Paesi Baschi

Memoriale Oroit Mina. Fonte

Naturalmente, con il tempo, la stregoneria basca ha perso il suo carattere clandestino e timoroso per entrare nell’ambito del patrimonio e della memoria. A lungo taciuta per paura del ridicolo o della condanna, la figura della strega basca è stata oggetto di una riabilitazione simbolica. Nel 2009, quattro secoli dopo gli eventi del 1609, una scultura commemorativa intitolata Oroit Mina («In ricordo del dolore») è stata inaugurata nella piazza del villaggio di Saint-Pée-sur-Nivelle, non lontano dalle rovine del castello dove aveva sede il sinistro tribunale di Lancre. Oggi iniziative culturali celebrano questa eredità in uno spirito sereno. Ogni estate, una Marcia delle streghe viene organizzata sui sentieri transfrontalieri tra Sare e Zugarramurdi, invitando abitanti e visitatori a ripercorrere a piedi la storia dei sabba baschi. A Ciboure, la Sorgin Gaua («Notte delle streghe») riunisce ogni anno gli abitanti in abiti tradizionali per una processione al suono delle campane, seguita da danze intorno al fuoco che ricordano gli antichi akelarre.


Lontano da ogni esoterismo alla moda, il Paese Basco onora così la memoria delle sue sorginak di un tempo come parte integrante della propria identità. Quelle che un tempo furono accusate di stringere patti con i demoni sono oggi riconosciute come custodi di una cultura plasmata dalle montagne e dai misteri della notte, che né i roghi né il tempo saranno riusciti a far scomparire completamente.

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