Ignora e passa al contenuto
AeternumAeternum
favorite_border 0
0
Gli Elementali, queste creature dell'Invisibile

Gli Elementali, queste creature dell'Invisibile

SOMMARIO...

 

Natura e origine degli Elementali
Ruolo cosmologico e interazione con l’uomo
Approcci rituali di invocazione e comunicazione
Nomi e gerarchie tradizionali degli Elementali


Le tradizioni occulte europee insegnano che accanto al regno degli angeli e dei demoni esiste un terzo ordine di esseri spirituali legati agli elementi naturali. Queste creature, chiamate spiriti elementari (anche se questo termine contemporaneo è in realtà un errore) o soprattutto Elementali, popolerebbero i quattro elementi classici – Terra, Acqua, Aria e Fuoco – e sarebbero prive di anima immortale. Spiegazioni.

Natura e origine degli Elementali

Il medico e alchimista svizzero Paracelso (XVI secolo) fu uno dei primi a descriverli sistematicamente: secondo lui, Dio ha popolato ogni elemento di esseri appropriati, generati spontaneamente dallo stesso elemento. Paracelso afferma così che la Terra produce nani sotterranei, l’Acqua genera ninfe, l’Aria ospita spiriti chiamati elfi, e il Fuoco dà origine alle salamandre. Queste entità avrebbero un aspetto quasi umano e un’esistenza materiale sottile, composta dalle parti più pure del loro elemento d’origine. Non possedendo né anima razionale né scintilla divina, sono mortali – la loro vita si estenderebbe per diversi secoli, poi si estinguono come gli animali.

Nonostante l’assenza di anima immortale, gli Elementali non sono considerati esseri decaduti o diabolici. Sono creature a parte, che occupano un rango intermedio tra l’umanità e il regno angelico. Nella prospettiva esoterica, la loro esistenza testimonia la pienezza della Creazione: « Questo immenso spazio che è tra la Terra e i Cieli ha abitanti ben più nobili degli uccelli... l’elemento del Fuoco, più nobile degli altri tre, non è stato fatto per rimanere inutile e vuoto ». In altre parole, ogni angolo dell’universo è vivo, popolato da entità invisibili responsabili dell’armonia degli elementi.

Diversi autori ritengono che l’umanità primitiva conoscesse e frequentasse questi spiriti della natura. L’abate de Villars (autore del Conte di Gabalis, 1670) scrive che Adamo prima della sua Caduta era il re naturale di questi esseri, in contatto familiare con loro, ma che il peccato originale ha velato questa conoscenza agli uomini. Allo stesso modo, Paracelso sostiene che gli Elementali possano talvolta cercare di stringere alleanza con gli umani. La sua dottrina – ripresa nella letteratura occultista successiva – afferma che se un elementale si unisce in matrimonio a un uomo o una donna, acquisisce allora un’anima e l’immortalità che gli mancavano. Questa idea paradossale, in cui l’amore tra un umano e un essere degli elementi « redime » quest’ultimo, si ritrova in diversi autori ermetisti. Si dice così che una ninfa (ondina) diventando sposa di un saggio ottiene un’anima immortale, o che un gnomo sposando una mortale cessa di essere uno spirito peribile. Questi racconti allegorici illustrano la convinzione occulta che lo spirito umano, dotato dei cinque elementi (i quattro elementi più la Quintessenza spirituale), possieda una scintilla divina capace di elevare le creature puramente elementari a un piano superiore.

Gli spiriti dei quattro elementi e le loro corrispondenze

La tradizione esoterica classica suddivide gli Elementali in quattro categorie, ciascuna legata a uno dei quattro elementi di Empedocle. Paracelso ha fissato i loro nomi divenuti canonici:

  • Terra – Gnomi: spiriti della Terra, presentati come piccoli esseri sotterranei, custodi dei tesori nascosti nelle miniere e sotto le montagne. Si dice che siano ingegnosi, amichevoli verso l’uomo e facili da comandare. « La terra è quasi fino al centro piena di Gnomi, gente di piccola statura, custodi dei tesori... Questi sono ingegnosi, amici dell’uomo e facili da comandare ». Servitori devoti dei “Figli dei Saggi”, potrebbero fornire all’adepto le ricchezze metalliche e minerali di cui ha bisogno. Le loro mogli, le gnomidi, sono descritte come piccole creature molto graziose, ornate di abiti curiosi.

  • Acqua – Ondine: spiriti dell’Acqua che abitano fiumi, laghi, mari e fontane. Anch’essi di aspetto umano, formano un popolo prevalentemente femminile – si parla talvolta di ninfe o naiadi. Il Conte di Gabalis nota: « I mari e i fiumi sono abitati così come l’aria; gli antichi Saggi chiamarono Ondini o Ninfe questa specie di popolo… I maschi sono pochi, e le donne in gran numero; la loro bellezza è estrema, e le figlie degli uomini non hanno nulla di paragonabile ». Queste ondine dai volti di bellezza soprannaturale sono considerate in grado di incantare gli umani con i loro canti e danze. Tuttavia, prive di anima immortale, cercherebbero di ottenerne una tramite il legame coniugale con un mortale, secondo l’insegnamento di Paracelso.

  • Aria – Silfi: spiriti dell’Aria, invisibili e impalpabili come il vento. Sono descritti come esseri alati, di aspetto umanoide etereo, per lo più maschili. « L’aria è piena di un’infinità di popoli [i Silfi] di figura umana, un po’ fieri in apparenza, ma docili in realtà: grandi amanti delle scienze, sottili, premurosi verso i saggi, e nemici degli stolti e degli ignoranti. Le loro donne e figlie sono bellezze maschili, come si dipingono le Amazzoni… ». I silfi sono quindi associati all’intelletto, alla conoscenza esoterica e alle ispirazioni sottili. Ben disposti verso i saggi che istruiscono con segreti elevati, disprezzano invece l’ignoranza e la volgarità. La loro natura fiera ma benevola li rende interlocutori privilegiati di maghi e filosofi in cerca di verità.

  • Fuoco – Salamandre: spiriti del Fuoco, talvolta chiamati anche vulcani o spiriti igniferi. Abiterebbero l’elemento del fuoco – sia le fiamme terrestri che la regione del Fuoco più eterea. Sono rappresentati sotto forma di luci vive o sagome fiammeggianti, talvolta assimilate a rettili di fuoco (da cui il nome di salamandra per analogia con l’animale mitico che sopravvive alle fiamme). L’abate de Villars li descrive come « gli abitanti infuocati della regione del fuoco, [che] servono ai filosofi ». Infatti, nella simbologia ermetica, le salamandre incarnano la forza trasformativa del fuoco e rivelano ai saggi i misteri dell’energia e della metamorfosi. Meno inclini a frequentare gli umani, « non cercano con impazienza la loro compagnia » e le loro regine si manifestano raramente ai mortali. Tuttavia, il loro ruolo è animare il fuoco celeste ed esercitare un potere purificatore; sono loro che, invisibilmente, alimenterebbero il sole, i temporali elettrici e il fuoco dei vulcani secondo alcune cosmologie occulte.

Ogni categoria di Elementali corrisponde così a uno dei quattro Elementi e condivide le sue qualità fondamentali. Questa corrispondenza si estende anche ai punti cardinali, ai segni astrologici e ai temperamenti dell’uomo. Éliphas Lévi assegna ai gnomi il nord e il segno del Toro, alle salamandre il sud e il Leone, ai silfi l’est con l’Aquila (simbolo esoterico dell’aria), e alle ondine l’ovest con l’Acquario. Allo stesso modo, si associano volentieri ai gnomi il temperamento malinconico (elemento terra, secco e freddo), alle ondine il temperamento flemmatico (acqua, freddo e umido), ai silfi il temperamento sanguigno (aria, caldo e umido), e alle salamandre il temperamento collerico (fuoco, caldo e secco). Queste corrispondenze illustrano l’idea che gli Elementali influenzino, ciascuno a modo suo, gli umori e le disposizioni degli esseri umani. L’aria vivace dei silfi può ispirare gioia e fantasia, mentre la terra degli gnomi conferisce gravità e raccoglimento, l’acqua delle ondine porta calma o nostalgia, e il fuoco delle salamandre ardore e passione.

Ruolo cosmologico e interazione con l’uomo

Nella cosmologia occulta, gli Elementali svolgono un ruolo essenziale di guardiani e agenti delle forze della natura. Essi presiedono invisibilmente ai fenomeni naturali: si attribuisce ai silfi il movimento dei venti e delle nuvole, alle ondine il flusso delle acque e la generosità delle piogge, agli gnomi la fertilità del suolo e la formazione dei cristalli, alle salamandre il calore dei fuochi tellurici e celesti. Così, gli antichi maghi vedevano nel temporale l’azione congiunta dei silfi dell’aria e delle salamandre del fuoco, o nei terremoti l’opera degli gnomi e degli spiriti sotterranei irritati. Più che semplici metafore, queste corrispondenze riflettono una visione animista dell’universo in cui l’uomo può entrare in dialogo con le forze vive della creazione.

Gli Elementali non sono né fondamentalmente buoni né intrinsecamente cattivi – seguono la loro natura propria, potendo a turno aiutare o sfidare l’essere umano. Al saggio che li avvicina con rispetto e purezza, si mostrano generalmente ben disposti, anzi disponibili. Numerose leggende occulte raccontano come un adepto che ha dominato gli arcani dell’elemento corrispondente possa ottenere la cooperazione di questi spiriti: gli gnomi gli sveleranno vene nascoste e tesori sepolti, le ondine proteggeranno i navigatori degni sulle acque, i silfi ispireranno poeti e filosofi infondendo idee sottili, e le salamandre alimenteranno il fuoco del suo athanor alchemico o del suo focolare. Nel Conte di Gabalis, il maestro afferma persino che gli gnomi forniscono volentieri oro e argento ai “Figli dei Saggi” in cambio della gloria di essere comandati da loro. Questi spiriti della natura cercano la compagnia degli umani virtuosi, di cui ammirano la scintilla divina, e fuggono o deridono gli “stolti e ignoranti” la cui aura grossolana li respinge.

Al contrario, l’uomo imprudente o impuro può attirarsi le burle, o addirittura l’ostilità moderata, degli Elementali. Numerose testimonianze della tradizione esoterica li rendono responsabili di fenomeni di poltergeist o di scherzi notturni: oggetti spostati, luci fugaci, risate nel vento… Più che veri demoni malefici, sarebbero talvolta spiriti folletto della natura che si divertono a spese degli importuni. Allan Kardec, fondatore dello spiritismo, classifica infatti “folletti, elfi, gnomi e folfiri” tra gli spiriti leggeri di basso livello, descrivendoli come “ignoranti, maliziosi, inconcludenti e beffardi”, sempre pronti a provocare piccoli fastidi per ingannare gli umani creduloni. Questa visione spiritista, piuttosto negativa, riflette il punto di vista morale del XIX secolo su queste entità: , esistono, ma ai suoi occhi sono solo spiriti poco evoluti, dispettosi e privi di profondità spirituale. Gli occultisti, invece, adottano generalmente un tono più rispettoso e sfumato, vedendo negli Elementali forze neutrali della natura da addomesticare piuttosto che da deridere.

Più profondamente, l’interazione tra uomo ed Elementali si inscrive nel quadro della Magia naturale e della filosofia ermetica. Il mago che riesce a comunicare con gli spiriti degli elementi è considerato in grado di reintegrare una parte dei poteri che l’umanità possedeva nell’età dell’oro mitica. Dominare gli Elementali significa per lui riconnettersi con l’armonia del mondo e restaurare l’alleanza spezzata dalla Caduta. Éliphas Lévi afferma così che quando l’operatore sa dominare in sé gli elementi, “il mondo intero sarà al servizio del saggio”. Descrive in modo allegorico l’adepto avanzato capace di camminare sotto la pioggia senza bagnarsi, di attraversare il fuoco senza bruciarsi, di sfidare la tempesta senza che il suo mantello si smuova, e persino di vedere attraverso la terra come in un cristallo. Dietro queste immagini si profila l’ideale del mago-re, sovrano per la sua saggezza delle creature elementari: l’uomo riconciliato con la Natura al punto da comandarne liberamente gli spiriti, realizzando così la promessa antica di un’umanità rigenerata dove « gli elementi obbediscono » ai giusti.

Approcci rituali di invocazione e comunicazione

I grimori di magia cerimoniale e i trattati occulti hanno sviluppato nel corso dei secoli un insieme di metodi per avvicinare, invocare o congiurare gli spiriti degli elementi. Questi metodi, pur variando secondo le epoche e le scuole, presentano costanti. L’approccio è sempre carico di solennità e richiede una preparazione rigorosa del mago, sia sul piano materiale che spirituale.

Prima di ogni tentativo di evocazione, l’operatore deve purificarsi e mettersi in uno stato di ricettività armoniosa. La tradizione raccomanda riti di purificazione (bagni lustrali, digiuni, vestizione in bianco, ecc...) e la preghiera o la concentrazione mentale per raggiungere un alto livello vibratorio. Si tratta di allontanare ogni influenza grossolana o maligna e di entrare in sintonia con l’elemento mirato. I maestri insistono anche sul controllo morale preliminare: “Per domare e sottomettere gli spiriti elementari, non bisogna mai abbandonarsi ai difetti che li caratterizzano”, avverte Éliphas Lévi. Un carattere leggero e instabile non saprà controllare i mobili silfi dell’aria, una natura fredda e apatica fallirà nel comandare gli ondini dell’acqua, la collera cieca irrita le salamandre ardenti del fuoco, e lo spirito avaro e grossolano diventerà il giocattolo degli gnomi maliziosi della terra. Al contrario, il mago dovrà coltivare in sé le qualità proprie di ogni elemento: essere rapido e vivace come i silfi, adattabile e fantasioso come le ondine, energico e potente di volontà come le salamandre, laborioso e perseverante come gli gnomi. Questa armonia interiore dei quattro elementi è la condizione affinché l’adepto imponga la sua autorità naturale agli elementali – l’uomo, microcosmo degli elementi, si fa allora obbedire da loro.

L’incontro con un elementale richiede la creazione di uno spazio rituale protetto. I grimori raccomandano di tracciare a terra le figure di protezione adeguate, generalmente il cerchio magico (circonferenza al centro della quale si pone il mago) rafforzato da simboli tracciati ai punti cardinali. Éliphas Lévi consiglia di disegnare a terra la Stella di Salomone e il pentagramma sacro perfettamente regolari, usando carbone consacrato o pigmenti mescolati a polvere di magnete. Il cerchio e questi emblemi geometrici formano una barriera vibratoria che impedisce ogni intrusione malevola e canalizza l’energia dell’elemento convocato. Alla soglia di questa zona consacrata sono anche disposti gli strumenti simbolici legati ai quattro elementi (una lampada o un braciere per il Fuoco, una coppa d’acqua lustrale per l’Acqua, incenso fumante per l’Aria, sale o terra per la Terra), creando un ambiente propizio alla manifestazione dello spirito.

Nell’operazione classica, il mago tiene in mano il suo pantacolo o talismano (segno di autorità), e successivamente le armi rituali appropriate a ogni spirito: la spada per comandare agli gnomi della Terra, la bacchetta (talvolta biforcuta, o un tridente) per le salamandre del Fuoco, i pantacoli sacri (dischi o pentagrammi consacrati) per i silfi dell’Aria, e la coppa di libazione per le ondine dell’Acqua. Ciascuna di queste armi è associata alle virtù dell’elemento che controlla – per esempio la spada d’acciaio, proveniente dal regno minerale, rappresenta la forza coercitiva sulla terra; la bacchetta di fuoco comanda con la luce e il calore; il pantacolo inciso con segni aerei (per es. il simbolo dell’aquila o dell’Acquario) domina gli spiriti dell’aria; la coppa riempita d’acqua benedetta o vino consacra l’alleanza con gli spiriti dell’acqua.

L’evocazione stessa avviene tramite formule consacrate, in lingua sacra (latino, ebraico, ecc.), che invocano i nomi divini associati agli elementi e ordinano allo spirito di presentarsi. Lévi fornisce una Congiunzione dei Quattro in cui il praticante chiama successivamente i grandi arcangeli governatori degli elementi – Michael (Fuoco), Raffaele (Aria), Gabriele (Acqua), Anael (Terra) – così come i nomi mistici del Dio vivente in ogni elemento (Elohim, Tetragrammaton, ecc...). Invoca poi lo spirito cercato con parole imperative: “Angelo dagli occhi morti, obbedisci, o scivola via con quest’acqua santa! Toro alato, lavora, o torna alla terra... Aquila incatenata, obbedisci a questo segno, o ritirati... Serpente mobile, striscia ai miei piedi, o sii tormentato dal fuoco sacro...”. Queste immagini del toro, dell’aquila, del serpente fiammeggiante, sono figure simboliche di ogni categoria di elementale, che si devono costringere con l’evocazione delle potenze superiori. Il tono è imperioso: il mago, forte della sua autorità spirituale, ordina all’entità di manifestarsi senza malizia e di prestare il suo aiuto, pena essere respinta e punita dalle forze divine invocate.

Oltre alla parola e ai simboli, gli occultisti usano vari supporti fisici per facilitare la comunicazione con l’invisibile. Possono essere specchi, cristalli o ciotole d’acqua per vedere lo spirito, o oggetti impregnati dell’elemento corrispondente per attrarre l’entità. Un metodo citato dai cabalisti consiste nel preparare un “magnete” elementare: “per comandare ai silfi, ondini e gnomi, si riempie d’aria, fiamma o acqua un globo di vetro ermeticamente chiuso, che si espone un mese al sole; ciascuno di questi elementi così purificato diventa un magnete che attrae gli spiriti a lui propri”. Questo consiglio, tratto da antichi testi, suggerisce che la quintessenza di un elemento concentrata in un recipiente possa servire da punto focale per far venire a sé l’intelligenza elementare corrispondente. Allo stesso modo, i grimori indicano di recarsi nei « luoghi di potere » naturali per contattare più facilmente gli spiriti: per esempio, si evocheranno le ondine sulla riva di una sorgente o di un lago all’ora di Apollo (tramonto del sole sull’acqua a ovest), i silfi sulla cima di una collina ventosa all’alba, gli gnomi in una grotta o in un cerchio di pietre a mezzanotte, le salamandre davanti a un fuoco ardente o a un vulcano a mezzogiorno. La presenza materiale dell’elemento in quantità rafforza la manifestazione dell’entità, che troverà lì un ambiente familiare per densificarsi.

Contrariamente agli spiriti infernali ai quali un tempo si offrivano sacrifici sanguinosi (condannati dagli occultisti), gli Elementali richiedono piuttosto offerte pure legate al loro elemento. Si possono onorare le ondine con una libazione d’acqua di sorgente o di vino versata in un corso d’acqua, soddisfare le salamandre bruciando legni aromatici o incenso profumato nel fuoco sacro, attirare gli gnomi seppellendo pietre lucenti o latte e miele nella terra, e chiamare i silfi sospendendo nell’aria nastri leggeri o facendo tintinnare campanellini d’argento al vento. Tutte queste offerte sono simboliche e non sanguinose, testimonianza della benevolenza del mago. Mirano a stabilire una relazione di fiducia reciproca: l’elementale si sente accolto e rispettato, e in cambio acconsente più volentieri a mostrarsi e a cooperare.

Infine, durante tutto il rituale, il mago resta vigile e osserva i segni della manifestazione. Un brivido nell’aria, una fiamma che vacilla anormalmente, un sussurro o un luccichio sulla superficie dell’acqua, una pietra che si muove da sola – tanti indizi sottili che segnalano la presenza dello spirito convocato. Se questo appare visibilmente (talvolta in forma umana idealizzata, o sotto l’aspetto di un animale simbolico), l’operatore lo accoglie con calma e rispetto, evitando ogni paura o arroganza fuori luogo. La comunicazione può allora stabilirsi per chiaroudienza (percezione diretta della voce dello spirito), per visioni, o tramite un medium (specchio magico, pendolo, scrittura automatica, ecc.). Il contenuto dello scambio dipende dalla natura dell’elementale: un silfo potrà rivelare segreti intellettuali o cosmici, un’ondina offrire intuizioni sui sentimenti e l’inconscio, uno gnomo dare consigli pratici su piante e minerali, una salamandra ispirare coraggio o una conoscenza alchemica del fuoco.

Quando l’operazione è terminata, è cruciale congedare lo spirito con cortesia, cioè licenziarlo rituale rompendo l’incantesimo. Il mago pronuncia una formula di congedo, ringrazia l’entità per il suo aiuto e le ordina di tornare in pace al suo dominio. Chiude poi il cerchio e procede a una purificazione finale del luogo (aspersone di acqua benedetta, cancellazione dei tracciati, spegnimento delle candele in ordine inverso all’accensione, ecc.). Queste precauzioni garantiscono che nessuna influenza residua persisterà dopo la partenza dell’elementale e che l’equilibrio iniziale degli elementi è ristabilito.

Nomi e gerarchie tradizionali degli Elementali

Diversi autori esoteristi hanno elaborato nomenclature precise per designare gli Elementali e i loro eventuali capi. Se Paracelso si limitava ai termini generici (gnomi, ondini, silfi, salamandre) e a qualche sinonimo tratto dall’Antichità (ninfe, elfi, pigmei, vulcani, …), gli occultisti del XIX secolo hanno arricchito questa tassonomia. Éliphas Lévi, nel suo Rituale della Alta Magia (1856), attribuisce a ogni popolo elementare un Sovrano o Re spirituale il cui nome segreto può essere usato per le invocazioni. Indica: « I loro sovrani rispettivi sono Gob per gli gnomi, Djîn per le salamandre, Paralda per i silfi, e Nicksa per gli ondini. » Questi nomi sono diventati classici nella letteratura occulta occidentale successiva. Li ritroviamo negli insegnamenti dell’Ordine della Golden Dawn alla fine del XIX secolo, poi presso occultisti come Aleister Crowley o Franz Bardon. Le ortografie possono variare leggermente – si vede Ghob o Gob, Djin o Djinn, Nicksa o Niksa – ma si tratta delle stesse entità governanti. Ciascuno di questi nomi è talvolta associato a uno spirito “reale” particolare: per esempio Gob è il maestro degli gnomi delle terre del Nord, Paralda regge i silfi dell’Est dal suo palazzo aereo, Nicksa (o Nicksaï) regna sugli ondini dell’Ovest nel suo regno sottomarino, e Djîn (o Djinn, Jin) comanda le salamandre del Sud nel focolare del mondo.

Oltre a questi sovrani, la tradizione menziona altre categorie secondarie di Elementali. Si distinguono in particolare gli spiriti femminili specifici, spesso chiamati diversamente: le gnomidi per le gnome femmine, le silfidi per le silfi femmine dell’aria, le ondine o neridi per le ninfe dell’acqua, le salamandrine (termine più raro) per le salamandre femmine del fuoco. Alcune tradizioni popolari o alchemiche hanno aggiunto le proprie denominazioni: per esempio, si parla talvolta di spiriti della terra chiamati folletti o koboldi, di spiriti dell’acqua nominati ondini, sirene o nixe, di spiriti dell’aria confusi con le fate o elfi delle nuvole, e di spiriti del fuoco associati ai fuochi fatui o ai draghi eterei. Tuttavia, per chiarezza, gli esoteristi preferiscono generalmente attenersi al quartetto classico di Paracelso, ogni termine designando allora l’insieme del regno elementare corrispondente.

Gli Elementali appaiono a turno come i figli e i custodi della Natura, gli alleati potenziali dell’uomo di desiderio sul cammino della saggezza, e gli specchi amplificatori delle qualità come dei difetti umani. Coloro che, per scienza e volontà, riescono a comunicare con questi spiriti elementari rivendicano così di riconnettersi con l’armonia primordiale e il rispetto sacro della Creazione vivente – realizzando in sé, secondo l’espressione di Lévi, “l’equilibrio quaternario degli elementi” che segna l’avvento del vero mago.

Olivier d’Aeternum
Par Olivier d’Aeternum

Appassionato delle tradizioni esoteriche e della storia dell'occulto dalle prime civiltà fino al XVIII secolo, condivido alcuni articoli su questi argomenti. Sono anche co-creatore del negozio esoterico online Aeternum.

Lascia un commento 💬

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Unisciti alla comunità Aeternum nel nostro gruppo Facebook: consigli, trucchi, rituali, conoscenze, prodotti in un'atmosfera accogliente!
Ci vado!
Carrello 0

Il tuo carrello è pronto per accogliere le tue meraviglie!

Scoprite i nostri prodotti