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Il Neoplatonismo magico, alle porte dell'Uno

Il Neoplatonismo magico, alle porte dell'Uno

SOMMARIO...

 

1. Filosofia neoplatonica e magia divina
2. L’alleanza ermetico-neoplatonica
3. Un cosmo gerarchizzato di corrispondenze simboliche
4. Eredità e significato


All’incrocio tra filosofia ed esoterismo si sviluppa un corrente affascinante: il neoplatonismo magico. Immaginiamo per un attimo un filosofo dell’Antichità tarda, in un tempio illuminato da torce, che invoca gli dèi con inni sacri, o un saggio del Rinascimento chino su un talismano inciso con simboli planetari sotto una configurazione astrale favorevole. In entrambi i casi, l’idea guida è la stessa: l’intero cosmo è un grande essere vivente, gerarchizzato e unificato, dove ogni livello di realtà risuona in simpatia con gli altri. Come entrare in contatto con queste forze celesti e divine per elevare l’anima o agire sulla natura? Questa è la domanda a cui il neoplatonismo – la filosofia ispirata a Platone – ha risposto con una pratica chiamata teurgia, letteralmente la « magia divina ». Spieghiamo.

1. Filosofia neoplatonica e magia divina

Il neoplatonismo nasce nel III secolo d.C. con Plotino e i suoi discepoli. È una scuola filosofica che prosegue l’eredità di Platone descrivendo un universo emanato da un principio supremo indescrivibile (l’Uno) e strutturato in una gerarchia di esseri, dal più spirituale al più materiale. Plotino insegna che l’anima umana, esiliata nel mondo sensibile, può risalire verso l’Uno attraverso la purificazione filosofica e la contemplazione mistica. Tuttavia, molto presto si pone la questione: la ragione e la meditazione sono sufficienti, o si può operare qualcosa, compiere riti sacri, per accelerare o facilitare questa unione con il divino? Lo stesso Plotino si mostra diffidente verso le pratiche magiche, anche se ammette il principio di una « simpatia universale » che lega tutte le cose nel cosmo. Il suo discepolo Porfirio condivide questa riserva e critica i culti troppo incentrati sulle invocazioni materiali.

È un altro pensatore neoplatonico, Giamblico di Calcide (circa 250–330), a operare una svolta decisiva. Nel suo libro De Mysteriis (tradotto più tardi in latino con il titolo La Teurgia di Iamblichus), difende con fervore la dimensione rituale e teurgica della filosofia. La teurgia, spiega Giamblico, è l’arte di « agire sugli esseri superiori, dèi o demoni, per costringerli a mettersi a disposizione » degli umani. Più che una magia nel senso ordinario, è una tecnica sacra che, attraverso preghiere, invocazioni, offerte e simboli, eleva l’anima verso gli dèi e permette alla divinità di scendere nel tempio o nell’anima del praticante. Secondo lui, l’anima umana, troppo impigliata nel materiale, deve passare attraverso questi riti per riconnettersi al mondo divino: « L’anima incarnata ritorna al divino solo compiendo certi riti, la teurgia, letteralmente il ‘lavoro divino’ ». Questa apoteosi rituale supera le semplici capacità intellettuali: la teurgia mobilita potenze divine che purificano e trasformano l’anima dell’iniziato.

All’interno della scuola neoplatonica, nasce allora un dibattito tra i sostenitori di una via puramente filosofica e contemplativa e quelli di una via teurgica. Una testimonianza tardiva di Olimpiodoro (VI secolo) riassume questa divergenza: « Molti, come Porfirio e Plotino, preferiscono la filosofia, altri, come Giamblico, Siriano e Proclo, preferiscono la teurgia (la magia divina) ». Infatti, i successori di Giamblico – in particolare Proclo ad Atene nel V secolo – integrano pienamente la teurgia nel loro insegnamento. Proclo, per esempio, compone inni ai pianeti e pratica rituali per accordarsi con gli dèi tutelari di ogni livello del cosmo. Questi filosofi-teurghi vedono nei riti un’estensione logica della metafisica: poiché tutto nell’universo procede dall’Uno e rimane misteriosamente legato, è possibile, attraverso simboli appropriati, entrare in simpatia con le entità superiori. Gli scritti neoplatonici tardivi – come il De Mysteriis di Giamblico citato, o gli Oracoli Caldei che commentano assiduamente – testimoniano una profonda fede nelle forze nascoste della natura e nella possibilità di impiegarle tramite riti per provocare effetti soprannaturali. Questa « magia » neoplatonica dell’Antichità si distingue dalla stregoneria malefica: si tratta di una magia teorica e cerimoniale, volta al bene dell’anima e alla contemplazione degli dèi, che Giamblico chiama ieratica o teurgia.

Con l’avvento del cristianesimo, purtroppo per queste pratiche, la magia fu sempre più assimilata a idolatria pagana o demonologia. Sant’Agostino, nel V secolo, condanna senza appello ogni operazione magica affermando che i prodigi dei maghi possono venire solo da demoni ingannatori. La fiamma della teurgia neoplatonica si affievolisce quindi alla fine dell’Antichità, man mano che l’Impero romano si cristianizza e le ultime scuole pagane chiudono (la celebre Accademia di Atene chiude nel 529). Tuttavia, le idee neoplatoniche sopravvivono parzialmente attraverso alcuni autori cristiani che ne adottano il linguaggio (così il Pseudo-Dionigi l’Areopagita nel VI secolo riprende la gerarchia degli angeli di Proclo). Nel Medioevo, la magia resta ufficialmente disprezzata, ma la sete di comprendere i mirabilia (le meraviglie della creazione) persiste nei monasteri e nelle università. Nel XIII secolo, due studiosi aprono timidamente la strada a una riabilitazione della magia naturalis (magia della natura) priva di intenzioni malefiche: Alberto Magno e Roger Bacon. Alberto Magno esplora le proprietà occulte di piante e minerali, cercando di distinguere ciò che dipende da cause naturali nascoste da ciò che sarebbe demoniaco. Quanto a Roger Bacon (Doctor Mirabilis), difende apertamente la magia naturale come scienza legittima, criticando « l’infinita stupidità » dei suoi colleghi che la rifiutano. Consapevole del rischio di eresia, Bacon si premura di separare la magia naturale – fondata su cause fisiche occulte – dalla magia illecita che invoca demoni, e afferma che le meraviglie attribuite agli stregoni sono in realtà frutto dell’arte e della natura. Razionalizzando così fenomeni giudicati magici (l’astrologia o l’alchimia spiegate da influenze nascoste e effluvi invisibili), questi pensatori preparano il terreno a una nuova visione del mondo in cui lo studio dei misteri della natura non è più un crimine. Alla vigilia del Rinascimento, germoglia l’idea che una magia naturale priva di intenzioni malefiche possa essere integrata nel sapere, come una forma di scienza sperimentale che abbraccia ciò che la natura ha di più segreto.

2. L’alleanza ermetico-neoplatonica

È nel Rinascimento italiano del XV e XVI secolo che il neoplatonismo magico conosce un fiorente rinnovamento. La caduta di Costantinopoli (1453) spinge gli studiosi bizantini a portare in Occidente manoscritti greci dimenticati, in particolare le opere di Platone e dei suoi successori. Contemporaneamente, nel 1460, si riscopre un corpus di testi mistici attribuiti all’antico saggio egiziano Ermete Trismegisto. Questi scritti ermetici esaltano l’unità vivente del cosmo e la corrispondenza tra il mondo celeste e quello terrestre – temi sorprendentemente compatibili con la visione neoplatonica. Il terreno è pronto per una sintesi magistrale tra la saggezza platonica, l’esoterismo ermetico e la fede cristiana.

Il principale artefice di questa sintesi è Marsilio Ficino (1433–1499), filosofo fiorentino protetto da Cosimo de’ Medici. Ficino, a capo dell’Accademia platonica di Firenze, traduce in latino Platone, Plotino ma anche il Corpus Hermeticum. La sua ambizione è conciliare la saggezza pagana dei « teologi antichi » (venera Ermete Trismegisto, Orfeo, Zoroastro, Pitagora,…) con il cristianesimo del suo tempo. Vede nello studio dei misteri della natura un atto di pietà verso il Creatore: comprendere i legami nascosti che uniscono l’Uomo, la Natura e gli astri significa ammirare l’opera di Dio e accordarsi con il cosmo. Nel suo libro I Tre Libri della Vita (1489), Ficino dedica tutto il terzo libro (De vita coelitus comparanda, « Della vita accordata ai cieli ») a una vera teoria della magia naturale. Ispirandosi ai concetti neoplatonici, vi descrive un universo gerarchizzato dove tutti i gradi dell’essere – dallo spirito puro fino alla materia – sono collegati da correlazioni simpatetiche. L’Anima del mondo, emanazione dell’anima universale, diffonde continuamente influenze spirituali dalle stelle fino alle piante, ai metalli e alle pietre preziose della terra. Il mago, conoscendo le corrispondenze appropriate, può attirare a sé le influenze benefiche degli astri usando le « firme » che la natura ha posto nelle cose. Concretamente, Ficino raccomanda di creare talismani o elisir sfruttando i momenti in cui gli astri sono favorevoli: un talismano inciso sotto la costellazione di Giove potrà catturare le virtù espansive di Giove, mentre una pozione preparata con piante « solari » (come il girasole, il lauro, simbolicamente legati al Sole) rinvigorirà l’anima con l’influsso del fuoco solare. Consiglia persino, per elevare l’anima, di ascoltare inni orfici dedicati ai pianeti o di portare con sé gioielli impregnati di astrologia – tanti modi per sintonizzarsi con l’armonia del mondo.

Pur essendo sacerdote, Marsilio Ficino si premura di analizzare la « magia naturale » da ogni connotazione malefica: esclude esplicitamente ogni invocazione di spiriti o demoni e insiste sulla moralità e purezza del mago. La sua magia vuole essere una scienza sacra della natura, compatibile con la religione. Grazie a lui, la magia astrale riconquista dignità tra le discipline rispettabili – purificata dalle superstizioni grossolane e integrata nella filosofia naturale del suo tempo. In breve, Ficino getta le basi di una magia neoplatonica cristiana, celeste e colta, che ispirerà tutta la generazione successiva di occultisti del Rinascimento.

Tra i suoi discepoli figura un giovane genio audace, Giovanni Pico della Mirandola (1463–1494). Pico, affascinato da Ficino, spinge ancora più avanti il sincretismo esoterico. Nel 1486, a soli 23 anni, propone di difendere pubblicamente 900 tesi che abbracciano tutta la conoscenza umana – dalla teologia alla magia. In queste Conclusiones e nel suo famoso Discorso sulla dignità dell’uomo, afferma che nulla di ciò che è vero è estraneo alla fede: integra la cabala ebraica nella magia neoplatonica, convinto che la tradizione di Mosè e quella di Platone provengano da una stessa saggezza divina primordiale. Pico proclama che la magia naturalis (magia della natura) non è altro che la parte pratica della filosofia naturale – non solo lecita, ma nobile e necessaria a chi vuole penetrare i segreti della Creazione. Distingue però due livelli: la magia inferiore, puramente naturale (basata su cause occulte, simboli, influenze astrali) e una magia superiore, divina – che chiama proprio teurgia – che invoca le intelligenze celesti (gli angeli). Così, Pico riconosce che il mago può, per virtù della sua volontà illuminata e della sua fede, chiamare a sé le potenze celesti, persino costringere gli spiriti ribelli, ma solo nell’ambito di una ricerca sacra in accordo con Dio. Questo tipo di affermazioni gli procurerà guai: accusato di empietà, Pico dovrà fuggire per un periodo dall’Italia. Le sue tesi più radicali saranno condannate dalla Chiesa nel 1487. Tuttavia, la sua influenza intellettuale è immensa: osando dichiarare che « la parte più nobile della filosofia naturale è la magia » e che essa conferma le verità della fede, Pico legittima lo studio dell’occulto nel cuore stesso del neoplatonismo cristiano. Non esita a scrivere che « nessuna scienza ci dà più certezza sulla divinità di Cristo della magia e della Cabala », legando così in modo provocatorio esoterismo e teologia. Per lui, ogni sapere – che venga da Zoroastro, Orfeo, Pitagora o dalla cabala ebraica – converge verso una stessa luce, e l’Uomo ha la dignità di poter sintetizzare gli insegnamenti per elevarsi all’unisono con gli angeli.

Ficino e Pico della Mirandola hanno acceso un fuoco che incendierà tutta l’Europa colta del XVI secolo. Ovunque, studiosi, cristiani ferventi, riprendono il vessillo della magia naturalis. Si possono citare Giambattista della Porta a Napoli, Enrico Cornelio Agrippa in Germania, Paracelso in Svizzera, John Dee in Inghilterra, Girolamo Cardano e Giulio Cesare Vanini in Italia, Robert Fludd e molti altri – senza dimenticare il domenicano Giordano Bruno, martirizzato nel 1600 per le sue idee ermetico-copernicane. Tutti questi adepti condividono la convinzione ereditata da Ficino e Pico: la magia naturale, correttamente compresa, non è altro che una scienza approfondita dei segreti della Natura – « la più alta potenza delle scienze naturali », secondo l’espressione di Agrippa. Si sforzano di precisarne i fondamenti teorici e di codificarne le pratiche, proclamandone l’armonia con la fede cristiana. Agrippa pubblica nel 1531 il suo trattato De occulta philosophia, vera summa della filosofia occulta, dove sintetizza 2000 anni di saperi esoterici (astrologia, cabala, alchimia, magia dei talismani) in un quadro neoplatonico. Paracelso, medico alchimista, propone una visione del mondo in cui astri, spiriti ed energie sottili governano la salute del corpo umano – applicando la massima “macrocosmo e microcosmo” alla medicina. Giordano Bruno, esaltato dall’infinità dell’universo, vede in ogni stella un sole dotato di pianeti ed esseri viventi: combina il neoplatonismo magico con la cosmologia copernicana nascente. Anzi, Bruno insegnò la teoria di Copernico in Inghilterra appoggiandosi a Ficino – durante una conferenza a Oxford citò abbondantemente il De vita coelitus comparanda per convincere gli ascoltatori che l’eliocentrismo si inseriva in una visione mistica del cosmo. Si sa anche che lo stesso Niccolò Copernico, sebbene matematico prima di tutto, presentava la sua scoperta del moto della Terra come frutto di una contemplazione della Creazione – influenzato in ciò dall’idea neoplatonica ed ermetica di una « religione del cosmo », secondo cui scoprire l’ordine del mondo era un modo per onorare Dio.

Più di un secolo dopo Ficino, uno studioso come Della Porta (1535–1615) incarna il compimento di questa tradizione e la transizione verso lo spirito scientifico. Nel suo libro Magia naturalis (1558, edizione aumentata 1589), Della Porta raccoglie centinaia di esperimenti e ricette che mescolano ottica, botanica, mineralogia, meccanica e astrologia. Si difende dall’essere uno stregone: esclude ogni incantesimo o patto e vuole semplicemente svelare le cause naturali nascoste dietro i prodigi. Tuttavia, quando spiega perché una certa erba guarisce un organo, invoca ancora le « qualità occulte » di origine celeste infuse nelle piante dagli astri. Della Porta riprende infatti lo schema neoplatonico ficiniano: un ordine del mondo che scende da Dio agli angeli, alle anime, alle stelle e alle virtù nascoste nella materia. Il mago naturale è per lui come un contadino dell’universo: prepara la « terra » (la materia) affinché la Natura produca i suoi frutti meravigliosi – non viola le leggi divine, collabora con esse. Questa visione illustra quanto, all’alba della scienza moderna, il confine tra magia e scienza fosse sfumato: si cercano spiegazioni, ma non si abbandona lo stupore. Lo stesso Keplero, grande astronomo del XVII secolo, era astrologo a tempo perso e vedeva armonie musicali planetarie nel movimento degli astri. Così, fino alla Rivoluzione scientifica, il neoplatonismo magico ha costituito un ponte tra l’antica sapienza esoterica e la nuova scienza in gestazione.

3. Un cosmo gerarchizzato di corrispondenze simboliche

Ereditata da Plotino e dai suoi successori tardivi, la filosofia neoplatonica postula una realtà emanata da un principio supremo, l’Uno (identificato al Bene o a Dio). Da questo primo principio derivano una serie di intermediari: prima le Intelligenze divine (o angeli e demoni in senso neutro presso gli Antichi), poi l’Anima del mondo, poi gli astri e infine gli elementi materiali. Ogni livello dell’essere riflette quello che lo precede e influenza quello che segue, formando una “grande catena dell’Essere” continua da Dio fino alla materia. I filosofi del Rinascimento, come Ficino e Pico, reinterpretarono questo quadro in termini cristiani: per loro, questa gerarchia universale di origine platonica descrive in realtà il piano della Creazione divina, dal coro angelico dei serafini fino ai quattro elementi terrestri. La magia naturale trova la sua legittimità in questo paradigma: mira a studiare e utilizzare i meccanismi attraverso cui le influenze spirituali scendono dal cielo alla terra.

Il concetto chiave di questo esoterismo è quello di corrispondenza simbolica tra l’Alto e il Basso. La celebre formula ermetica della Tavola di Smeraldo« Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso » – riassume questa legge di analogia universale. In altre parole, il macrocosmo (l’Universo) e il microcosmo (l’Uomo) sono costruiti a immagine l’uno dell’altro: l’essere umano è un piccolo mondo in miniatura, riflesso del grande mondo. Ogni realtà fisica ha così affinità con una realtà metafisica più alta. Il Sole è associato all’oro, al cuore, all’aquila, al leone, al colore rosso e alla divinità Apollo – tante cose diverse in apparenza, ma che vibrano sulla stessa « lunghezza d’onda » simbolica a causa dell’ordine cosmico. Dominando queste corrispondenze, il mago può provocare cambiamenti giocando sulle analogie: curare un organo applicandogli una pianta simbolicamente accordata, o attirare l’influenza di un pianeta con un rito che ne imita l’energia. « Ciò che è in alto » (gli astri, le idee, gli archetipi celesti) si manifesta « come ciò che è in basso » (le piante, le pietre, i metalli)>. Così, un talismano realizzato con un certo metallo e una certa incisione sotto l’auspicio di una costellazione particolare servirà da ricettacolo agli influssi di quella costellazione. Allo stesso modo, una preghiera cantata nella lingua sacra appropriata potrà invocare la virtù di un arcangelo planetario, mentre una formula cabalistica che manipola i nomi divini agirà sugli angeli o demoni intermedi. Il mondo è una grande rete di simpatie: « l’universo è un insieme di segni e simboli », scriverà più tardi un esoterista, e il mago è colui che sa decifrarli.

Questa visione del cosmo si accompagna a una forte carica poetica e simbolica. Ogni fenomeno naturale acquista un senso spirituale. Il corso dei pianeti è la lingua con cui Dio si rivolge agli uomini; la crescita delle piante, una scrittura segreta lasciata nella Creazione. Il neoplatonismo magico è quindi inseparabile da una lettura simbolica del mondo. Il metallo oro non è solo un elemento chimico – è l’incarnazione terrestre della luce solare, « corrisponde » al Sole per la sua brillantezza incorruttibile. Allo stesso modo, il cuore umano è più di un organo: è il sole del microcosmo, il centro vitale in analogia con il Sole del cielo. Un tale sistema di pensiero unifica la materia e lo spirito in un tutto coerente: il visibile è lo specchio dell’invisibile. Per questo il praticante della magia neoplatonica attribuisce tanta importanza ai simboli, ai sigilli, alle firme: incidere un simbolo adeguato significa concentrare in un piccolo oggetto materiale un’influenza spirituale precisa. Per esempio, Agrippa spiega che incidendo un sigillo di Giove sotto una costellazione di Giove, con i simboli a esso legati, si può « catturare » l’influsso gioviano per attirare prosperità e salute. Naturalmente, queste pratiche di corrispondenze richiedono una preparazione interiore: si pensa all’epoca che il mago stesso debba essere in uno stato di purezza e fervore per fungere da tramite ai poteri celesti. La magia neoplatonica è tanto una disciplina morale e spirituale (che eleva l’anima verso le intelligenze divine) quanto una tecnica operativa. Ficino insisteva che il mago-filosofo dovesse coltivare virtù e saggezza, e Bruno proclamerà più tardi che l’immaginazione e la volontà del mago – purificate da ogni vizio – sono i veri motori dei miracoli.

4. Eredità e significato

Il neoplatonismo magico appare, con il senno della storia, come molto più di una raccolta di pratiche occulte o miti superati. Costituì ai suoi tempi una vera filosofia naturale operativa, cioè un modo coerente di comprendere la natura e agire su di essa, basandosi sia sull’eredità antica sia sull’esperienza. Dall’Antichità mitica (con l’immagine dei sacerdoti egiziani detentori della saggezza sacra) fino agli studiosi del Rinascimento, passando per gli alchimisti del Medioevo, si può seguire un filo conduttore: quello di uno stupore attivo davanti alla Natura. I pensatori e maghi neoplatonici rifiutavano di vedere il mondo naturale come una massa inerte e profana – per loro era abitato dallo spirito, attraversato da segni divini, degno di essere studiato con tanto rispetto quanto audacia. Le loro speculazioni sull’Anima del mondo, i loro talismani incisi con simboli, le loro distillazioni a bagnomaria e i loro calcoli astrologici non erano superstizione cieca, ma formavano un sistema ambizioso volto a decifrare la Creazione e penetrare le leggi nascoste dell’universo.

Rendendo omaggio a questa tradizione, si realizza che essa è stata uno dei terreni della rivoluzione scientifica moderna. Infatti, cercando di comprendere e dominare i fenomeni meravigliosi della natura, gli adepti della magia naturalis hanno progressivamente inculcato l’idea che la natura obbedisce a leggi – leggi sottili certo, ma intelligibili – e che l’essere umano può diventarne interprete e persino padrone. Molti pionieri della scienza (Keplero, per esempio, o Newton più tardi) furono nutriti da letture ermetico-neoplatoniche che li incoraggiarono a trovare ordine e armonia matematica nel cosmo. Paradossalmente, è volendo dimostrare la magia della natura che questi pensatori posero le basi del metodo scientifico, cercando cause a ciò che sembrava magico per renderlo spiegabile. Come affermava Pico della Mirandola, la dignità dell’Uomo risiede nella sua capacità di abbracciare con lo spirito la totalità della Creazione, dalle realtà materiali più basse fino alle verità celesti più alte. La magia neoplatonica fu un’espressione di questa sete prometea di conoscenza totale, che voleva unire fede, ragione e immaginazione in un’unica ricerca.

Ancora oggi, sfogliare gli scritti di Ficino, Agrippa o Fludd colpisce per la modernità della loro ambizione: comprendere il mondo in profondità, senza escluderne il meraviglioso. Lontano dai cliché di ombra e grimorio, il neoplatonismo magico appare come un capitolo ricco della storia delle idee, dove scienza e poesia, religione e filosofia si intrecciano. Illustra un’epoca fervente in cui la conoscenza non dissolve l’incanto del mondo, ma al contrario lo esalta, rivelando l’armonia segreta dell’Universo. In questo senso, continua a ispirare gli amanti della saggezza occulta: dietro i simboli, ci è lasciata una visione unitaria e sacra del cosmo, un’eredità spirituale in cui l’Uomo, microcosmo, si scopre al tempo stesso cittadino e mago del grande Tutto, del grande Uno.


Fonti :

  • Plotino – Le Enneadi: fondamento del pensiero neoplatonico, esponendo l’idea dell’Uno e dell’emanazione dell’anima verso le sfere superiori.

  • Giamblico – Sui Misteri d’Egitto (De Mysteriis): trattato centrale della teurgia, difendendo la magia rituale come via verso il divino.

  • Proclo – Elementi di Teologia e Commentari sugli Oracoli Caldei: opera di sintesi filosofica e mistica, influente sui pensatori cristiani e rinascimentali.

  • Marsilio Ficino – De vita libri tres (1489): in particolare il libro III (De vita coelitus comparanda), fondamento della magia astrale nel Rinascimento.

  • Giovanni Pico della Mirandola – Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae (1486): manifesto intellettuale che integra cabala, magia e neoplatonismo in una prospettiva cristiana.

  • Enrico Cornelio Agrippa – De occulta philosophia libri tres (1531): opera maggiore dell’occultismo rinascimentale, sintesi ermetica e neoplatonica.

  • Giambattista Della Porta – Magia naturalis (1558, ed. aumentata 1589): enciclopedia delle meraviglie naturali fondata sulla magia naturale e le proprietà occulte.

  • Francis Yates – Giordano Bruno and the Hermetic Tradition (1964): studio storico essenziale sul pensiero ermetico-neoplatonico nel Rinascimento.

  • Alexandrine Schniewind – I Neoplatonici (Seuil, 2003): introduzione chiara e rigorosa ai principali pensatori neoplatonici antichi.

  • Silvia Lippi – « La magia ‘scientifica’ nel Rinascimento: un paradosso? », in Cliniques méditerranéennes, 2012: articolo che esplora la coesistenza tra scienza e magia nel pensiero neoplatonico.

Olivier d’Aeternum
Par Olivier d’Aeternum

Appassionato delle tradizioni esoteriche e della storia dell'occulto dalle prime civiltà fino al XVIII secolo, condivido alcuni articoli su questi argomenti. Sono anche co-creatore del negozio esoterico online Aeternum.

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