Anne Osmont è una delle figure più singolari dell’occultismo francese dell’inizio del 20° secolo. Poetessa, giornalista, critica, traduttrice e conferenziera prima di diventare un’autrice riconosciuta negli ambienti esoterici, occupa un posto a parte: meno organizzatrice di Papus, meno dottrinaria di Éliphas Lévi, ma testimone diretta di un mondo in cui letteratura simbolista, salotti occultisti, ricerche psichiche, teosofia, fisiognomica e cattolicesimo si incrociano.
La sua vita è tanto più interessante perché ha lasciato le proprie memorie. Pubblicato nel 1941 con il titolo I miei ricordi, 50 anni di occultismo, i miei viaggi astrali, questo piccolo libro offre una testimonianza preziosa su Stanislas de Guaita, Joséphin Péladan, François-Charles Barlet, il colonnello de Rochas, Charles Henry, gli ambienti teosofici e le società iniziatiche che frequentò senza voler sempre aderirvi.
Queste memorie devono tuttavia essere lette come un testo autobiografico. Anne Osmont vi racconta esperienze di chiaroveggenza, sdoppiamento e «viaggi astrali» che considera reali. La storia può stabilire che le abbia raccontate e che abbiano avuto un ruolo nel suo percorso; non può trasformare queste esperienze personali in fenomeni dimostrati.
Nascita a Tolosa
Anne Françoise Eugénie Osmont nasce a Tolosa il 2 agosto 1872. La Bibliothèque nationale de France conferma la sua data di nascita, la città natale e la morte a Parigi il 13 maggio 1953. È figlia di Athanase Eugène Osmont, commerciante, e di Antoinette Espérou. Cresce in un ambiente cattolico e riceve un’educazione classica in un pensionato religioso di Tolosa.
Questa cultura cattolica non sarà mai semplicemente respinta a favore dell’occultismo. Al contrario, uno degli aspetti più significativi del suo percorso è la volontà di mantenere le proprie ricerche esoteriche all’interno di un’identità cristiana che afferma ancora con forza nelle ultime pagine delle sue memorie. Anne Osmont prosegue gli studi in un pensionato di Tolosa noto come pensionato Lafont, associato nelle fonti locali anche al nome Montalembert-Notre-Dame.
Qui riceve una formazione in lettere classiche e sviluppa molto presto il gusto per la poesia. Le biografie tarde le attribuiscono fin dall’infanzia una trasmissione familiare di saperi popolari, in particolare riguardo alle piante, agli astri o alla divinazione. I suoi stessi ricordi sono più precisi su un altro punto: afferma di essersi interessata fin da giovanissima alle scienze occulte e di aver sviluppato la propria chiaroveggenza attraverso esperimenti personali.
In Mes souvenirs, racconta che sua madre ignorava questo interesse e che ne parlava soltanto con un'amica. Questa riservatezza spiega in parte il suo atteggiamento successivo: Osmont studia l'occultismo, ma diffida fortemente della messa in scena, del commercio della chiaroveggenza e delle persone che considera ciarlatani. Gli archivi civili citati negli studi genealogici dedicati ad Anne Osmont indicano che si sposa a Tolosa nel 1889 con Jean-Marie Antoine Lafitte.
Ha allora diciassette anni. Questo matrimonio rimane scarsamente documentato nelle biografie letterarie e non occupa un posto importante nell'immagine pubblica che costruisce in seguito. Continua a pubblicare con il nome di Anne Osmont.
Questa zona d'ombra ricorda che la sua biografia privata è meno conosciuta della sua carriera di donna di lettere e dei suoi ricordi sull'occultismo. Prima di Parigi, Anne Osmont lavora già nella stampa del Midi.
Una scheda pubblicata intorno al 1908 in Les Muses françaises indica che collabora a L’Art Méridional e al Messager de Toulouse. Il giornalismo le fornisce una prima attività professionale e le permette di pubblicare i suoi testi. Non comincia quindi come occultista professionista. Durante i primi decenni della sua vita pubblica, appartiene soprattutto al mondo letterario e giornalistico.
Parigi nel 1898
Nel 1898, Anne Osmont si stabilisce a Parigi. Les Muses françaises conferma che collabora a La Fronde, quotidiano fondato da Marguerite Durand e redatto da donne. Questo passaggio è importante nel suo percorso. La Fronde non si limita alla letteratura: il giornale tratta il lavoro, la politica, la condizione femminile e le questioni sociali. Osmont vi partecipa come giornalista, in uno spazio editoriale insolito per le donne della fine del XIX secolo.
Un'inchiesta pubblicata a suo nome nel 1901 sul lavoro delle operaie delle industrie conserviere di sardine dimostra che sa scrivere anche delle realtà sociali e non soltanto di poesia o occultismo.
A Parigi, Anne Osmont frequenta scrittori, critici e artisti. È vicina a Ernest Raynaud, poeta e critico legato al simbolismo. Incontra esponenti della generazione di Verlaine e degli ambienti parnassiani e simbolisti.
La sua poesia viene descritta all'inizio del XX secolo come sobria, visiva e molto attenta alla natura. I contemporanei insistono sulla luce, sui paesaggi notturni, sugli stagni, sui canneti, sugli alberi e sulle atmosfere crepuscolari. Questa sensibilità spiega anche il suo successivo interesse per il simbolismo delle forme: per lei, l'immagine precede di gran lunga l'opera esoterica.
Diverse biografie e note dedicate al poeta Laurent Tailhade indicano una relazione tra lui e Anne Osmont alla fine del XIX secolo. Tailhade è allora una figura celebre della vita letteraria parigina: poeta, polemista, anarchico, giornalista e provocatore.
La loro relazione è meno documentata rispetto alla carriera pubblica di ciascuno. È quindi opportuno evitare di farne la spiegazione generale dell’opera di Osmont. Il legame rimane tuttavia visibile fino agli anni 1920: Anne Osmont scrive la prefazione a un’edizione dei Poèmes élégiaques, Vitraux di Tailhade pubblicata nel 1926.
Nel 1907 appare Nocturnes, la sua principale raccolta poetica. Il contesto merita di essere precisato. La giuria femminile de La Vie Heureuse, all’origine di quello che diventerà il Premio Femina, organizza parallelamente una selezione di manoscritti inediti destinati a essere pubblicati da Hachette.
I verbali del comitato indicano che nel marzo 1906 la giuria fa la propria scelta sul manoscritto di Nocturnes. È quindi più corretto dire che la sua raccolta è selezionata dalla giuria de La Vie Heureuse per la pubblicazione, piuttosto che presentare Anne Osmont come vincitrice del Premio Femina in sé.
La nota che Alphonse Séché le dedica in Les Muses françaises, intorno al 1908, mostra che Osmont gode già di un autentico riconoscimento letterario. Il testo la presenta come una poetessa della natura, attenta ai colori e alle forme, e segnala la sua collaborazione con diversi giornali.
A quella data soggiorna anche a Bruxelles e collabora al Journal du Matin, con il proprio nome e con lo pseudonimo Parabesse. Questa carriera internazionale modesta ma reale mostra che, prima dei suoi grandi libri occultisti degli anni 1930-1940, Anne Osmont aveva già trascorso diversi decenni nel mondo delle lettere. Nel 1908 Hachette pubblica il suo romanzo Le Sequin d’or. L’opera conferma che non si limita alla poesia.
Nel corso dei decenni successivi pubblica racconti, romanzi, adattamenti e traduzioni. Questa produzione letteraria spiega perché la sua prosa occultista abbia un tono molto diverso da quello dei manuali tecnici di Papus o di Piobb: Osmont scrive innanzitutto come donna di lettere. Nel 1917 appare Le Mouvement symboliste, con una prefazione di Ernest Raynaud. L’opera tratta in particolare di Mallarmé, Villiers de l’Isle-Adam, Verlaine, Rimbaud, Jules Laforgue, René Ghil e Moréas.
Oggi costituisce un documento interessante sulla memoria del simbolismo, vista da un’autrice che aveva frequentato una parte di quell’ambiente. Questo libro illumina anche il suo futuro approccio all’occultismo: Anne Osmont attribuisce grande importanza alle immagini, ai segni, alle corrispondenze e al potere delle forme.
Nel 1922, Anne Osmont traduce in francese A Short History of England di G. K. Chesterton con il titolo Piccola storia d’Inghilterra. La Bibliothèque nationale de France conserva questa edizione pubblicata da G. Crès et Cie. Questa attività di traduzione ricorda la sua padronanza letteraria e la sua conoscenza del mondo culturale britannico. Continua quindi a portare avanti parallelamente la letteratura generale e la ricerca esoterica.
Alla fine degli anni Venti e all’inizio degli anni Trenta, Osmont adatta anche sceneggiature cinematografiche sotto forma di romanzi popolari. La BnF cataloga Il passeggero nel 1928, L’Amazzone dei mari, La barca dei sogni, Le maschere di Satana e Una sera di raffica.
Queste opere sono illustrate con fotografie tratte dai film. Questa attività alimentare ed editoriale mostra un’autrice capace di passare dalla poesia simbolista al romanzo popolare prima di pubblicare i suoi grandi saggi occultisti.
Anne Osmont afferma nelle sue memorie di aver iniziato a interessarsi alle scienze occulte «estremamente giovane». Racconta di aver sviluppato esperienze di chiaroveggenza e di aver effettuato una prima consultazione improvvisata a Tolosa.
Questi episodi sono testimonianze autobiografiche, ma costituiscono anche il cuore vivo del suo percorso occultista. Osmont racconta i suoi sdoppiamenti e le sue percezioni come esperienze reali, vissute dall’interno, e non come semplici metafore letterarie. Ciò che è storicamente certo è che entra molto presto negli ambienti parigini in cui si incontrano occultismo, magnetismo, ricerche psichiche e simbolismo.
Da Stanislas de Guaita
In I miei ricordi, Anne Osmont racconta di aver frequentato l’entourage di Stanislas de Guaita. È in questo ambiente che dice di aver incontrato Joséphin Péladan, del quale offre un ritratto che unisce divertimento e rispetto.
Riconosce il suo gusto per lo spettacolo, ma ritiene anche che possedesse una vera cultura simbolica e che abbia contribuito a spingere artisti e scrittori a cercare un significato dietro le forme. Questi ricordi sono preziosi perché provengono da una persona che conobbe realmente quella generazione.
La figura più importante del suo percorso occultista è probabilmente François-Charles Barlet, pseudonimo di Albert Faucheux. Osmont gli dedica le sue memorie e scrive di dovergli più che a qualsiasi altra persona nel campo delle scienze occulte.
Lo incontra nel circolo di Guaita e lo descrive come un uomo di grande modestia, più legato alle idee che alle manifestazioni spettacolari. Barlet è allora uno dei grandi organizzatori dell’occultismo francese: legato all’Ordine Cabalistico della Rosa-Croce, al Martinismo e a diverse reti internazionali.
Anne Osmont non si presenta tuttavia come discepola di un’unica scuola. Da Barlet riprende un metodo, uno spirito critico e un’esigenza intellettuale. Nello stesso ambiente, Anne Osmont incontra Charles Henry, scienziato legato all’École Pratique des Hautes Études e noto per le sue ricerche sul colore, sulla sensazione, sul ritmo e sui rapporti tra forme e percezione. Lo descrive come uno spirito enciclopedico che unisce matematica, fisica, musica e arti. Questa relazione chiarisce diversi suoi lavori successivi sul ritmo, sulle forme e sulla fisiognomica.
Osmont cerca costantemente ponti tra il simbolismo tradizionale e il linguaggio erudito del suo tempo. Questa volontà di avvicinare l’esperienza occulta alle ricerche sulla sensazione, sul colore e sulla psiche conferisce alla sua opera una tonalità molto particolare.
Anne Osmont frequenta anche il colonnello Albert de Rochas, amministratore dell’École Polytechnique e sperimentatore nel campo del magnetismo, dell’ipnosi e dei fenomeni psichici. I suoi ricordi descrivono sedute in cui si incontrano studiosi, militari, curiosi e persone attratte dall’invisibile.
Osmont ammira gli sperimentatori che cercano di smascherare le frodi e diffida delle persone che assumono troppo rapidamente un atteggiamento da iniziato. Questo sguardo critico non le impedisce di accettare a sua volta interpretazioni occulte molto forti. Spiega tuttavia perché si tenga lontana dal commercio della chiaroveggenza e da alcune società iniziatiche.
La teosofia come biblioteca e luogo per conferenze
Anne Osmont frequenta gli ambienti teosofici parigini. Nelle sue memorie spiega di avervi tenuto conferenze, in particolare sulla fisiognomica, e di averne utilizzato la biblioteca. Non descrive questa frequentazione come una piena adesione dottrinale. In seguito, dopo la lettura di René Guénon, adottò una visione estremamente ostile della Società Teosofica e riprese diverse accuse politiche e cospiratorie della sua epoca. Questi giudizi appartengono al suo pensiero tardo e devono essere studiati come tali, non come prove storiche sul reale funzionamento della Società.
Fonti secondarie collegano Osmont all’ambiente del Movimento cosmico di Max Théon, principalmente attraverso Barlet. Questo legame è plausibile nella misura in cui Barlet svolge un ruolo importante nella ricezione francese di Théon.
Le memorie di Osmont non fanno tuttavia di Max Théon una figura centrale della sua formazione. È quindi preferibile parlare di un contatto indiretto con questa corrente, piuttosto che presentarla come membro dichiarata di un’organizzazione teoniana.
Un tratto costante delle sue memorie è la sua resistenza alle affiliazioni istituzionali. Conosce massoni, frequenta teosofi, lavora con occultisti membri di ordini iniziatici, ma rifiuta di lasciarsi rinchiudere in un’obbedienza. Questa indipendenza le permette di scrivere su diverse correnti conservando al contempo un’identità cattolica. Può mostrarsi estremamente critica nei confronti delle istituzioni, pur rispettando alcuni dei loro membri.
L’approccio dell’O.T.O. nel 1922
Un episodio del 1922 è raccontato direttamente in Mes souvenirs. Anne Osmont riceve Georges Monti, ex segretario di Péladan secondo il suo stesso racconto, che le propone di partecipare a un progetto iniziatico legato all’Ordo Templi Orientis. Monti le parla dell’O.T.O. e di Aleister Crowley, di cui Osmont riconosce la grande cultura, ma rifiuta con veemenza l’orientamento religioso e magico. Alla fine rifiuta qualsiasi affiliazione.
Questo episodio permette di correggere una confusione frequente: Anne Osmont non è una membro nota dell’O.T.O.; al contrario, racconta di aver rifiutato un tentativo di reclutamento. La religione rimane al centro della sua concezione del mondo.
Anne Osmont porta una croce francescana proveniente da Assisi e afferma nelle ultime pagine delle sue memorie di non aver mai voluto compiere nulla che la separasse dalla sua fede cattolica. Questa posizione può sembrare contraddittoria rispetto alla proiezione astrale, alla divinazione o agli studi cabalistici che pratica.
Lei non la vedeva così. Per lei, le scienze occulte dovevano permettere di comprendere meglio un universo creato e ordinato da Dio. Questa tensione la avvicina a diversi autori cristiani dell’occultismo francese senza farla entrare in un sistema identico al Martinismo o alla Rosa-Croce.
I viaggi astrali
La parte più celebre delle sue memorie riguarda ciò che chiama i suoi «viaggi astrali». Osmont afferma di poter proiettare un «doppio» fuori dal proprio corpo e spostarsi a distanza. Racconta diverse esperienze durante le quali pensa di percepire luoghi, persone o eventi lontani. Questi racconti devono essere chiaramente attribuiti alla loro autrice. Appartengono alla sua esperienza e alla sua interpretazione personale; non dispongono di una verifica indipendente che permetta di presentarli come fatti accertati.
Per collocare questo vocabolario nella storia dell'occultismo, il nostro articolo sulla magia astrale distingue le dottrine storiche dagli usi contemporanei. Osmont cerca tuttavia di dare ad alcune esperienze una forma di controllo.
Descrive tentativi in cui un osservatore deve verificare un dettaglio che afferma di aver percepito a distanza. La metodologia resta molto lontana dai moderni protocolli sperimentali: assenza di condizioni in doppio cieco, piccoli gruppi legati tra loro e interpretazione comune del fenomeno.
Ma questi racconti mostrano la mentalità di un'epoca in cui una parte degli occultisti francesi cerca di trasferire le proprie esperienze dal campo della testimonianza a quello dell'osservazione controllata. Anne Osmont dedica inoltre parte dei suoi ricordi alla divinazione.
Racconta consulti, percezioni intuitive e diversi episodi che interpreta come manifestazioni di chiaroveggenza. È molto severa nei confronti della cartomanzia commerciale e delle persone che sfruttano la credulità del pubblico.
Questa opposizione tra «ricerca» e «commercio dell’occulto» ricorre più volte nella sua opera. Negli anni Venti, Anne Osmont pubblica su diverse riviste legate all’occultismo.
Gli indici di Voile d’Isis riportano in particolare La Nuit nel 1927, Le Fou nel 1928 e Balzac occultiste nello stesso anno. Collabora inoltre con Initiation et Science, rivista legata a Hector Durville e al suo ambiente. Questa attività la riporta al centro dell’ambiente occultista parigino tra le due guerre.
Il linguaggio delle forme
Nel 1930, Henri Durville pubblica una serie di fascicoli di Anne Osmont dedicati al simbolismo delle forme. La BnF censisce volumi sulla colomba, la coppa, la croce, il disco, la spada, lo scettro e il serpente.
Osmont non tratta queste forme come semplici ornamenti. Cerca di ritrovare dietro di esse strutture religiose e simboliche comuni. Questo approccio prosegue direttamente il suo lavoro letterario sul simbolismo e la sua frequentazione di Charles Henry.
Nel 1942 esce Il Ritmo, creatore di forze e forme. L’opera prosegue le sue ricerche sui rapporti tra struttura, movimento, percezione e simbolismo. Il titolo mostra la sua ambizione: trovare leggi generali che colleghino estetica, natura e occultismo. Queste speculazioni appartengono alla filosofia esoterica della sua epoca e non devono essere assimilate alle scienze fisiche contemporanee. Nel 1944, Anne Osmont pubblica Piante medicinali e magiche, uno dei suoi libri oggi più ristampati. Vi riunisce usi medicinali tradizionali, folklore, simbolismo e corrispondenze occulte.
Il libro costituisce una fonte interessante sulla ricezione esoterica delle piante a metà del XX secolo. Non deve essere trattato come un manuale medico contemporaneo. Le indicazioni terapeutiche storiche non sostituiscono né la farmacologia attuale né il parere di un medico.
Nel 1946 esce il suo Trattato di fisiognomonia. La fisiognomonia pretende di interpretare il carattere di una persona a partire dai tratti del viso e dalla morfologia. Ha una lunga storia, ma oggi non è riconosciuta come una scienza che permetta di dedurre in modo affidabile la personalità dall’aspetto. L’opera rimane interessante per comprendere i legami che Osmont stabiliva tra forma visibile, temperamento e simbolismo. Nel 1947, Dervy pubblica Chiarezza sull’occultismo. Il titolo riassume la sua ambizione tardiva: rendere comprensibili ambiti che ritiene gravati da confusione, paura e messa in scena.
Vi difende un approccio morale all’occultismo e mantiene la sua critica alle pratiche che considera pericolose o dettate da interessi personali. Il libro arriva dopo più di mezzo secolo di frequentazione di questi ambienti.
Nel 1949 esce Il Pater, commenti esoterici. Questo testo mostra ancora una volta che il suo cattolicesimo e il suo occultismo non sono due periodi separati. Osmont legge la preghiera cristiana attraverso un linguaggio simbolico ed esoterico, pur rimanendo legata alla sua fede. Questo approccio la distingue nettamente dalle correnti neopagane o thelemite che si sviluppano nello stesso periodo.
I miei ricordi, documento fondamentale sull’occultismo francese
I miei ricordi, 50 anni di occultismo, i miei viaggi astrali esce nel 1941. Il libro possiede un notevole valore documentario perché Osmont vi descrive personalità che ha conosciuto direttamente. I suoi ricordi intrecciano naturalmente memoria, giudizio personale e interpretazione occulta. È precisamente questa combinazione a renderlo un documento prezioso su cinquant’anni di esoterismo vissuti dall’interno, anche quando i suoi giudizi tardivi riflettono le polemiche e le inquietudini della loro epoca. Il testo è quindi prezioso come testimonianza, ma non come archivio neutrale.
Nell’ultimo capitolo, Anne Osmont adotta un tono molto ostile nei confronti della massoneria, della teosofia e di alcune reti iniziatiche. Riprende inoltre accuse provenienti da René Guénon e cita pubblicazioni politiche del 1941 per spiegare la morte di Georges Monti.
Alcuni passaggi riprendono motivi antimassonici e antisemiti diffusi nella letteratura complottista dell’epoca. Queste affermazioni non costituiscono prove storiche. Devono essere ricollocate nel contesto politico francese del 1941 e nell’evoluzione ideologica tardiva dell’autrice.
Menzionarli è necessario per evitare un’immagine agiografica di Anne Osmont, distinguendo al contempo queste pagine dal suo lavoro sul simbolismo e sull’occultismo. Envoûtements et exorcismes à travers les âges appare dopo la sua morte, nel 1954.
La BnF indica che il volume è preceduto da ricordi personali sull’autrice di Sonia Bentkowski-Lavritch. Questo libro appartiene quindi alla sua posterità editoriale, più che alle opere che Osmont poté supervisionare personalmente fino alla loro pubblicazione.
Contribuisce tuttavia fortemente alla sua reputazione di autrice specializzata nella magia difensiva e nei fenomeni occulti. Nel 1955 appare una nuova edizione dei suoi ricordi con il titolo 60 anni di occultismo vissuto, i miei viaggi nell’astrale.
La BnF precisa che questa edizione è integrata da ricordi degli ultimi dieci anni dell’autrice e da una biografia di Sonia Bentkowski-Lavritch. Anche la rivista Initiation et Science segnala questa pubblicazione nel 1955. Anche questa edizione postuma deve essere distinta dal testo del 1941 pubblicato direttamente da Osmont.
Morta a Parigi
Anne Osmont muore a Parigi il 13 maggio 1953, all’età di ottant’anni. La Bibliothèque nationale de France conferma la data e il luogo. Biografie secondarie attribuiscono la sua morte a un’intossicazione accidentale da gas nella sua abitazione parigina. In assenza di una fonte d’archivio altrettanto solida di quelle relative alle sue date anagrafiche, è preferibile mantenere questa causa con prudenza, anziché farne un elemento centrale della sua biografia. Diverse ragioni spiegano il suo relativo oblio.
Non fondò un ordine iniziatico, non possiede discepoli organizzati paragonabili a quelli di Papus e non costruisce un sistema dottrinale che porti il suo nome. La sua carriera è inoltre distribuita tra diversi ambiti: poesia, giornalismo, romanzo, traduzione, simbolismo, occultismo, botanica e fisiognomica. Questa dispersione ha reso la sua opera meno facile da classificare. Rappresenta tuttavia una testimone di primo piano dell’occultismo francese tra la Belle Époque e il dopoguerra.
Il suo interesse storico risiede meno nella creazione di una nuova dottrina che nella sua posizione di crocevia. Conosce gli ultimi grandi rappresentanti dell’occultismo léviano, frequenta i circoli rosacrociani, i ricercatori psichici e i teosofi, collabora con riviste specializzate e conserva un’identità cattolica.
Offre inoltre una testimonianza femminile su un ambiente dominato, nelle storie classiche, dai nomi di Papus, Guaita, Péladan, Barlet e dei loro successori. Il nostro articolo L’Occultismo, une histoire de France permette di collocare Anne Osmont in questa generazione senza ridurla a un semplice personaggio secondario.
Fonti e riferimenti
La Bibliothèque nationale de France fornisce i riferimenti biografici più affidabili: Anne Osmont nasce a Tolosa il 2 agosto 1872 e muore a Parigi il 13 maggio 1953. La BnF censisce più di trenta risorse legate alla sua opera, dalla poesia ai saggi occultisti.
La nota pubblicata in Les Muses françaises intorno al 1908 costituisce una fonte contemporanea importante per la sua prima carriera: arrivo a Parigi nel 1898, collaborazione con La Fronde, esordi nella stampa meridionale, soggiorno a Bruxelles e pubblicazione di Nocturnes.
I verbali della giuria de La Vie Heureuse confermano che il manoscritto Nocturnes è stato selezionato per la pubblicazione da Hachette nel 1906.
La fonte principale per il suo percorso esoterico resta Mes souvenirs, 50 années d’occultisme, mes voyages en astral, pubblicato nel 1941. Osmont vi descrive direttamente Barlet, Péladan, Charles Henry, de Rochas, la teosofia, le sollecitazioni massoniche e l’episodio dell’O.T.O.
Infine, il catalogo della BnF permette di verificare la cronologia delle sue opere: Le Mouvement symboliste nel 1917, i fascicoli de Langage des formes nel 1930, Mes souvenirs nel 1941, Le Rythme nel 1942, Plantes médicinales et magiques nel 1944, Traité de physiognomonie nel 1946, Clartés sur l’occultisme nel 1947 e Le Pater nel 1949.






























