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Madame de Thèbes, sibilla della Belle Époque
Madame de Thèbes, cartomancienne de la Belle Époque

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Madame de Thèbes, sibilla della Belle Époque

12 min di lettura

Madame de Thèbes, il cui vero nome era Anne Victorine Savigny, è stata una celebre veggente e chiromante (lettrice del palmo della mano) francese della Belle Époque. Attiva a Parigi a cavallo del XX secolo, acquisì grande notorietà grazie alle sue predizioni e ai consigli offerti all’alta società. Le sue profezie, formulate in occasione di alcuni importanti eventi mondiali, ne fecero una figura di spicco dell’occultismo mondano del suo tempo. In un’epoca affascinata dallo spiritismo e dall’esoterismo, Madame de Thèbes si impose come una delle veggenti più in vista, attirando tanto i curiosi quanto i potenti. Ritratto.

Giovinezza e inizi

Anne Victorine Savigny nacque nel 1845 e crebbe a Parigi. Prima di adottare il suo celebre pseudonimo, condusse una vita modesta e svolse diversi mestieri. In gioventù lavorò in particolare come cassiera, poi intorno al 1877 divenne istitutrice presso una famiglia borghese, dimostrando una certa istruzione e ambizione. Attratta dalle arti, Anne intraprese in seguito una carriera teatrale: negli anni Ottanta dell’Ottocento si esibì a teatro con il nome di Mademoiselle Dhalyle, tentando la fortuna come attrice. Sebbene questa esperienza sulle scene non la rendesse famosa, le permise di frequentare gli ambienti artistici, dove in seguito avrebbe stretto contatti preziosi. Fu nel corso degli anni Novanta dell’Ottocento che Anne Savigny si orientò verso le arti divinatorie. Si avvicinò alla cartomanzia (lettura delle carte) e soprattutto alla chiromanzia (lettura delle linee della mano) sotto la guida del rinomato maestro Adolphe Desbarrolles, allora considerato il «padre della chiromanzia moderna». Allieva di Desbarrolles, acquisì una solida padronanza dell’arte di leggere il palmo della mano e iniziò a offrire consulti di divinazione. Questi esordi discreti l’avrebbero condotta gradualmente alla ribalta della scena parigina.

Verso la notorietà

L’incontro di Anne Savigny con l’ambiente letterario fu determinante per la sua notorietà. Conobbe lo scrittore Alexandre Dumas figlio, autore rispettato e molto introdotto nell’alta società. Impressionato dai talenti nascenti della giovane veggente, Dumas le suggerì di adottare uno pseudonimo evocativo: Madame de Thèbes. Il nome si ispirava all’opera teatrale La Route de Thèbes (che aveva iniziato e mai portato a termine), nella quale compariva una donna misteriosa. Anne Victorine Savigny divenne così «Madame de Thèbes», un nome d’arte dalle risonanze esoteriche e antiche che avrebbe contribuito a forgiare la sua leggenda.

Dumas figlio non si limitò a consigliare uno pseudonimo alla veggente: la lanciò attivamente sulla scena mondana. Intorno al 1894 organizzò per lei una spettacolare dimostrazione davanti ai suoi prestigiosi colleghi dell’Académie française. Durante una cena, sfidò Madame de Thèbes a rivelare i tratti caratteriali di una dozzina di accademici semplicemente esaminando le loro mani, senza nemmeno vederne i volti: gli accademici si trovavano infatti dietro una tenda. La chiromante superò brillantemente la prova: il ritratto psicologico che tracciò, dito dopo dito, di ciascun accademico si rivelò sorprendentemente preciso e convincente. Questa sessione di lettura alla cieca, orchestrata come uno spettacolo mondano, fece molto scalpore. Il successo fu immediato: la performance di Madame de Thèbes le valse un’improvvisa notorietà, dapprima in tutta Parigi, poi oltre i confini nazionali. Da un giorno all’altro, la stampa si impadronì della storia di questa moderna «profetessa», e la veggente dell’avenue de Wagram acquisì una fama nazionale e persino europea.

Forte di questa pubblicità insperata, Madame de Thèbes vide affluire una clientela prestigiosa. Le personalità della Parigi bene si recavano ormai a consultare questa donna dall’aspetto enigmatico per conoscere il proprio futuro. Scrittori, aristocratici e uomini politici frequentavano il suo salotto. Tra i suoi fedeli figuravano persino Marcel Proust, giovane autore ancora poco conosciuto ma proveniente dalla buona società, e una sovrana in esilio, la regina Natalie di Serbia. Il fatto che un’ex sovrana e un futuro grande romanziere si affidassero ai suoi consigli dimostra fino a che punto Madame de Thèbes fosse diventata alla moda. Introdotta negli ambienti più esclusivi da Dumas e dai suoi alleati, incarnava ormai la veggente ufficiale dell’alta società parigina.

Profezie e attività nel suo salotto

All’inizio del XX secolo, Madame de Thèbes era all’apice della sua carriera di cartomante. Riceveva i clienti nel proprio salotto di consulti, situato al 29 avenue de Wagram, a Parigi. Questo salotto, nel cuore di un quartiere elegante (a due passi dall’Arco di Trionfo), divenne un luogo molto frequentato, dove accorrevano curiosi e inquieti in cerca di rivelazioni. Nell’atmosfera ovattata di questa anticamera del mistero, la veggente osservava le mani, leggeva le carte e offriva predizioni o consigli con grande serietà. Ogni visita era tanto un rituale mondano quanto un consulto esoterico. Madame de Thèbes curava la propria immagine di «pitonessa parigina»: riceveva in una scenografia studiata, talvolta vestita con abiti orientaleggianti, e coltivava il mistero intorno alla propria persona per alimentare l’aura che decretava il suo successo.

Madame de Thèbes, cartomante della Belle Époque


La notorietà di Madame de Thèbes si diffuse rapidamente grazie a un’idea astuta: la pubblicazione annuale delle sue profezie. A partire dal 1903, ogni Natale pubblicava un Almanacco di Madame de Thèbes, nel quale erano raccolte le sue predizioni per l’anno successivo. Venduto nelle librerie e ripreso dalla stampa, l’almanacco raggiunse un vasto pubblico e si diffuse ben oltre Parigi. Fu pubblicato senza interruzioni fino al 1917. Vi si trovavano, in una forma accattivante, consigli per vivere felicemente mescolati ad annunci di eventi futuri. Questi libretti divennero molto popolari, trasformando Madame de Thèbes in una vera celebrità dell’editoria esoterica. La veggente pubblicò anche opere più articolate: nel 1901 uscì L’Énigme de la main, un trattato nel quale esponeva la propria dottrina chiromantica. Il libro, dedicato all’amico e mentore Alexandre Dumas figlio, si proponeva come una guida seria allo studio delle linee della mano. Alcuni anni più tardi, nel 1908, pubblicò L’Énigme du rêve : explication des songes, un’opera nella quale condivideva la propria esperienza di oniromanzia (l’arte di interpretare i sogni). Attraverso queste pubblicazioni, Madame de Thèbes cercava di consolidare la propria credibilità, conferendo una sorta di avallo quasi scientifico alle proprie intuizioni, arrivando ad affermare che la chiromanzia fosse una vera scienza, dotata di leggi verificabili che sarebbe stato opportuno studiare seriamente.

La fama di Madame de Thèbes era legata soprattutto alle predizioni clamorose che le venivano attribuite. Nel corso degli anni, numerosi eventi importanti sembrarono essere stati annunciati durante i suoi consulti o nei suoi almanacchi. Le si attribuisce così la previsione della guerra boera in Sudafrica (1899–1902) e della guerra russo-giapponese (1904–1905), due conflitti lontani di cui avrebbe intuito lo scoppio. Ancora più impressionante, avrebbe annunciato già prima del 1914 l’imminente esplosione di un conflitto mondiale in Europa. Nel suo almanacco, la veggente scriveva ad esempio che «il futuro del Belgio è straordinariamente triste» e che quel piccolo Paese «darà fuoco a tutta l’Europa»: parole pubblicate già nel 1903, che avrebbero assunto un tono profetico quando il Belgio fu invaso nel 1914, all’inizio della Prima guerra mondiale. Allo stesso modo, nel 1913 Madame de Thèbes avvertì che «la Germania minaccia l’Europa in generale e la Francia in particolare» e predisse l’imminente caduta dell’imperatore tedesco e del suo impero. Quando scoppiò la Grande Guerra, molti ricordarono quelle cupe previsioni apparse nel suo Almanacco. Oltre alle guerre, Madame de Thèbes avrebbe previsto anche diverse scomparse tragiche che fecero scalpore. Avrebbe annunciato la morte violenta del generale Georges Boulanger, figura del boulangismo (movimento popolare di protesta) che si suicidò nel 1891, nonché la tragica fine del poeta Catulle Mendès, morto accidentalmente nel 1909. Le si attribuisce inoltre la previsione della morte del giornalista britannico William T. Stead, celebre spiritista scomparso nel naufragio del Titanic nel 1912, o quella dello scandalo politico-giudiziario dell’affare Caillaux nel 1914, che coinvolse un ministro francese. Questi successi alimentarono la leggenda di Madame de Thèbes. Agli occhi del grande pubblico, la veggente dell’avenue de Wagram appariva come una profetessa capace di leggere il futuro del mondo nelle sue carte e nei suoi astri.

L’elefante come emblema

Al centro della sua vita sociale, l’elefante si impose come simbolo. A partire dal 1906, Madame de Thèbes appartenne alla società degli Amici dell’Elefante, e il suo nome rimase visibile negli elenchi fino al 1916. Nella Parigi della Belle Époque, intorno a questo animale totem si svolgevano cene e conferenze. Riuniva studiosi, amministratori coloniali, parlamentari, giornalisti e artisti intorno a un obiettivo chiaro: proteggere l’elefante, regolamentare la caccia e il commercio dell’avorio e promuoverne l’addomesticamento nelle colonie. Il prestigioso Museo nazionale di storia naturale ebbe un ruolo importante nella direzione: Edmond Perrier ne assunse la presidenza, con Adolphe Brisson come vicepresidente. La società organizzava assemblee seguite da cene molto pubblicizzate (in particolare al Café Cardinal) e agiva come gruppo di pressione presso le autorità pubbliche. Al 1º dicembre 1906 contava 92 membri; l’ammissione di Madame de Thèbes fu ufficializzata il 4 aprile 1906.

Madame de Thèbes, cartomante della Belle Époque

Madame de Thèbes. Fonte

Questa appartenenza inserì il motivo dell’elefante nella sua immagine pubblica e la collocò in un ambiente mondano ben definito. L’animale compariva sulla sua carta intestata, insieme al motto «Non inganno, avverto». La sua firma apparve anche sotto un testo intitolato «L’Éléphant blanc» nella rivista Femina, e la stampa sottolineò con entusiasmo questa scelta. L’animale fungeva allora da portafortuna e da garanzia di franchezza: una promessa di avvertire senza ingannare, in accordo con l’immagine che proiettava dall’avenue de Wagram.

Con il passare degli anni, due fonti convergenti rafforzarono questo segno distintivo: lo stendardo di una società amicale e un’estetica personale. L’associazione tra il suo nome e l’elefante si consolidò nell’immaginario; se ne trovano tracce nella corrispondenza, sulle carte intestate e nei ritratti pubblicati dalla stampa. Da qui la presenza ricorrente dell’elefante ogni volta che si segue la traccia di Madame de Thèbes nei documenti e nelle immagini del suo tempo.

Polemiche e scetticismo

Nonostante la sua popolarità, Madame de Thèbes non sfuggì alle critiche né ai dubbi sulla sincerità dei suoi doni. La stampa, così sollecita nel divulgare i suoi successi, si mostrava anche volentieri ironica nei suoi confronti. Uno degli episodi più discussi riguarda la sua presunta previsione della morte del presidente della Repubblica Félix Faure. Nel febbraio 1899, il presidente Faure morì improvvisamente per un attacco fulminante. La veggente affermò allora di aver previsto il decesso e se ne vantò con alcuni giornalisti. Ma il cronista Jacques Mauprat, su Le Progrès Illustré, osservò che l’«annuncio» di Madame de Thèbes era arrivato il giorno dopo la morte di Félix Faure, compromettendo gravemente la sua credibilità. In altre parole, non avrebbe previsto proprio nulla e si sarebbe limitata a rivendicare a posteriori una profezia immaginaria. Pubblicamente smascherata per questo gioco di prestigio, Madame de Thèbes tentò di reagire: dichiarò che avrebbe previsto presto altre morti accidentali o tragiche nel corso dell’anno, guardandosi però bene dal divulgarne i nomi. Questa prudente acrobazia — annunciare disgrazie senza dettagli verificabili — fu accolta con scetticismo dai commentatori. L’episodio del «presagio» postumo di Félix Faure gettò un’ombra sull’infallibilità della veggente e fornì argomenti ai razionalisti che denunciavano i «profeti» da salotto. In generale, se Madame de Thèbes aveva ferventi sostenitori, aveva anche numerosi detrattori che la consideravano, nel migliore dei casi, un’illusionista perspicace e, nel peggiore, una mistificatrice. Alcuni giornali satirici non esitavano a ridicolizzare le sue dichiarazioni talvolta nebulose. Tuttavia, queste controversie non intaccarono seriamente il suo successo commerciale: la buona società continuava a consultarla, fosse anche per gioco o superstizione, e i suoi almanacchi continuavano a vendere bene. Madame de Thèbes navigava così tra ammirazione e derisione, consapevole che anche il mistero e la controversia contribuivano alla sua fama. E che, in fondo, come chiunque altro, poteva commettere errori o mostrarsi troppo ambiziosa, senza per questo essere meno dotata.

Gli ultimi anni e l’eredità

Quando nel 1914 scoppiò la Prima guerra mondiale, la vita parigina fu sconvolta e le attività divinatorie passarono in secondo piano. All’età di circa 70 anni, Madame de Thèbes si ritirò parzialmente dalla scena pubblica. Lasciò la capitale in guerra per rifugiarsi in una proprietà di famiglia situata a Meung-sur-Loire, nel Loiret, non lontano da Orléans. Stabilitasi in questa fattoria di campagna, la celebre profetessa condusse un’esistenza più discreta, lontano dal tumulto parigino. Continuò tuttavia a seguire l’attualità e a pubblicare le sue predizioni annuali, che assumevano un significato particolare nel tragico contesto del conflitto mondiale. Una gustosa nota apparsa su Le Cri de Paris nel 1916 — ripresa con umorismo dalla Fortnightly Review di Londra — raccontava che la signora de Thèbes, ormai contadina, spediva uova, burro e polli ai nipoti rimasti a Parigi, ma che «strano a dirsi, lei che può annunciare con dodici mesi di anticipo la caduta degli imperi e la morte dei re, è incapace di prevedere da una settimana all’altra l’aumento o la diminuzione del prezzo delle uova!». La stampa sottolineava con malizia questo paradosso: la veggente capace di predire la guerra non avrebbe saputo prevedere l’andamento del mercato, riportandola a una realtà più prosaica.

Madame de Thèbes si spense pochi mesi prima della fine della Grande Guerra. Nel dicembre 1916, indebolita dall’età, morì nel suo ritiro di Clan, frazione di Meung-sur-Loire, all’età di 71 anni. Le sue spoglie furono poi riportate a Parigi, dove venne sepolta nel celebre cimitero del Père-Lachaise. La scomparsa di colei che la stampa chiamava volentieri la «sibilla dell’avenue de Wagram» fu salutata dai giornali con necrologi sospesi tra omaggio rispettoso e garbato scetticismo. Con Madame de Thèbes si concluse un’epoca: quella delle veggenti della Belle Époque, figure al confine tra mondanità e mistero, la cui influenza sarebbe diminuita nel periodo tra le due guerre di fronte ai progressi del razionalismo.

Eppure, in qualche modo, l’eredità di Madame de Thèbes perdura. Il suo stesso nome divenne sinonimo di donna profetica. Negli anni Trenta, la giornalista Geneviève Tabouis, celebre per le sue cronache che anticipavano le crisi internazionali, sarebbe stata soprannominata «Madame de Thèbes» dai contemporanei, in riferimento alla veggente dell’anteguerra. A dimostrazione della traccia lasciata nell’immaginario collettivo, la vita di Madame de Thèbes ispirò anche un’opera di finzione mentre era ancora in vita. Nel 1915, il regista svedese Mauritz Stiller realizzò un film muto intitolato Madame de Thèbes, la cui trama si ispirava in parte alla biografia della celebre veggente. Questo lungometraggio, riscoperto nel XXI secolo, testimonia il fascino esercitato dalla profetessa parigina ben oltre i confini francesi.

Nel giro di alcuni decenni, Madame de Thèbes passò dall’anonimato allo status di veggente più in vista della capitale, incarnando da sola la moda dell’occultismo nella società elegante della Belle Époque. Il suo percorso illustra la curiosità di un’epoca avida di soprannaturale e rivelazioni. Madame de Thèbes rimane una figura emblematica dell’immaginario esoterico francese, simbolo di un’epoca in cui, durante un consulto, si poteva vedere il destino svelarsi in un gioco di carte.


Fonti:

  • Biblioteca nazionale di Francia (BnF), scheda d’autorità: «Savigny, Anne Victorine, detta Madame de Thèbes (1845-1916)».

  • CTHS – La France savante, scheda prosopografica «Madame de Thèbes» (biografia, bibliografia e riferimenti sulla stampa).

  • Davies, Owen, A Supernatural War: Magic, Divination, and Faith during the First World War, Oxford University Press, 2018 (capitoli dedicati a Madame de Thèbes: giovinezza, Dumas, almanacchi, 1914-1916).

  • Gallica (BnF): L’Énigme de la main (Félix Juven, 1901); L’Énigme du rêve. Explication des songes (Félix Juven, 1908); Almanach de Mme A. de Thèbes (annate 1903-1917).

  • Bulletin et Annuaire de la Société astronomique de France (fine XIX-inizio XX secolo), con la menzione di «Mme A. de Thèbes, 29, avenue de Wagram, Paris».

  • Archivi della stampa della Belle Époque e della Grande Guerra: Le Figaro, Le Cri de Paris, Fortnightly Review, testate parigine e internazionali (annunci, reportage, necrologi 1893-1916).

  • Base filmografica dello Svenska Filminstitutet (Swedish Film Database): Madame de Thèbes di Mauritz Stiller, 1915.

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