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Che aspetto aveva davvero il famiglio delle streghe?
Esprit familier de sorcière : gravure d’un pamphlet anglais de 1579 — Aeternum, blog & boutique ésotérique

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Che aspetto aveva davvero il famiglio delle streghe?

11 min di lettura

Il famiglio della strega non era, in origine, un gatto particolarmente intuitivo scelto per accompagnare i rituali. Nelle fonti inglesi dei 16ème e 17ème secoli, il termine indica innanzitutto un familiar spirit: uno spirito personale ritenuto in grado di assistere una strega o, in alcuni racconti, uno specialista della magia popolare. Questo spirito poteva apparire sotto forma di uomo, donna, bambino, creatura insolita o animale molto comune.

Il gatto nero che veglia accanto al calderone appartiene alla lunga posterità di questa figura, ma ne semplifica notevolmente la storia. I processi, i pamphlet e i trattati di demonologia parlano anche di cani, rospi, ratti, topi, furetti, conigli, uccelli, mosche e creature ibride. Soprattutto, i testi non descrivono una relazione paragonabile a quella che intratteniamo con un animale domestico: parlano di un contratto, di un servizio, del cibo offerto allo spirito e di un potere che avrebbe ricevuto per svolgere determinati compiti.

Un famiglio è anzitutto uno spirito, non una specie animale

Il termine inglese familiar spirit indica uno spirito legato a una persona e ritenuto in grado di offrirle assistenza. Nei racconti di stregoneria dell’età moderna, viene spesso presentato come un demone personale. La sua forma animale è solo una delle possibili apparenze.

È una distinzione fondamentale. Una fonte può parlare di un gatto affermando al contempo che in realtà si tratta di uno spirito che ha assunto l’aspetto di un gatto. Il famiglio non è quindi definito dalla sua specie, ma dalla relazione con l’essere umano a cui è legato.

Questa relazione è descritta in diversi modi. Il famiglio può rivelare informazioni, indicare un nemico, ritrovare un oggetto, partecipare a una guarigione, provocare un danno o compiere una vendetta. Nei pamphlet ostili alle streghe, questi servizi diventano la prova di un patto demoniaco. In altri racconti riguardanti i cunning folk, cioè specialisti popolari della guarigione, della divinazione o della ricerca di oggetti smarriti, lo spirito ausiliario può essere presentato sotto una luce meno oscura.

La storica Emma Wilby ha dedicato uno studio fondamentale a questi racconti in Cunning Folk and Familiar Spirits. Mostra che le testimonianze britanniche non si limitano alla figura teologica del demonio: presentano anche somiglianze con le tradizioni delle fate, degli spiriti domestici e degli ausiliari soprannaturali del folklore. Questa interpretazione resta discussa, ma obbliga a superare l’immagine troppo semplice del «piccolo demone travestito da gatto».

Il famiglio della strega è soprattutto una figura inglese

Presentare il famiglio come un’istituzione presente in modo analogo «in molte culture» cancella proprio ciò che rende interessante il fenomeno. La figura molto precisa dello spirito famiglio nutrito dalla strega e incaricato di esaudire i suoi desideri è particolarmente caratteristica dei racconti inglesi di stregoneria del XVI e XVII secolo.

Animali demoniaci compaiono anche altrove in Europa, e le tradizioni dei compagni soprannaturali sono ovviamente molto più ampie. Ma il famiglio inglese possiede un vocabolario, scene e accuse ricorrenti che gli sono propri. La tesi di Gabriela Garcia Leddy dedicata ai pamphlet inglesi sottolinea quanto questa figura diventi un motivo riconoscibile della letteratura giudiziaria e popolare.

Bisogna anche ricordare la natura di questi documenti. I pamphlet sulla stregoneria non sono diari personali redatti dalle persone accusate. Sono testi stampati a partire da interrogatori, testimonianze, processi e racconti destinati al pubblico. Riflettono le parole attribuite agli accusati, ma anche le domande dei giudici, la teologia dei demonologi, le aspettative dei lettori e il gusto degli stampatori per le storie straordinarie.

Nel 1566, un gatto chiamato Sathan entra nella storia

Una delle testimonianze più celebri proviene dai processi di Chelmsford, nell’Essex, nel 1566. Un pamphlet pubblicato nello stesso anno racconta gli interrogatori di Elizabeth Francis, Agnes Waterhouse e sua figlia Joan Waterhouse.

Secondo il racconto stampato, Elizabeth Francis avrebbe ricevuto dalla nonna uno spirito chiamato Sathan, che appariva soprattutto sotto forma di un gatto bianco a macchie. In seguito lo spirito sarebbe stato trasmesso ad Agnes Waterhouse e avrebbe cambiato forma. Nelle diverse scene del pamphlet, può apparire come gatto, rospo o cane mostruoso.

Questi dettagli sono importanti perché mostrano che il «famiglio animale» non è necessariamente concepito come un animale biologico dotato di capacità magiche. Nella logica del testo, lo spirito cambia forma e usa l’animale come sembianza.

Il pamphlet del 1566 è uno dei primi testi a stampa inglesi dedicati a un processo per stregoneria. Contribuisce a fissare un modello che verrà ripreso per decenni: una persona emarginata, uno spirito personale, un accordo, del cibo offerto al famiglio e atti dannosi compiuti su richiesta.

I famigli di Elizabeth Stile alimentano l’immaginario delle streghe

Tredici anni dopo, nel 1579, viene pubblicato A Rehearsall both Straung and True, of Hainous and Horrible Actes Committed by Elizabeth Stile. Il pamphlet racconta le accuse mosse contro Elizabeth Stile e diverse altre persone processate per stregoneria.

Il documento è particolarmente celebre per le sue xilografie. Mostrano gli spiriti famigli sotto forma di animali o creature mostruose e raffigurano una donna intenta a nutrirli. L’esemplare conservato dalla British Library e riprodotto nelle collezioni digitali costituisce una delle immagini più eloquenti della costruzione visiva del famiglio nel 16° secolo.

Nel racconto, queste creature sono descritte come spiriti o «fiends» che hanno assunto l’aspetto di gatti, ratti o rospi. Una delle scene più inquietanti riguarda la loro alimentazione: i pamphlet affermano che alcuni famigli venivano nutriti con il sangue della strega.

Questa idea avrà un ruolo importante nelle persecuzioni successive. Gli esaminatori cercheranno sul corpo delle accusate un segno o una protuberanza interpretata come un «capezzolo della strega», che permetterebbe al famiglio di nutrirsi. Ovviamente non si tratta di un criterio medico affidabile, ma di una costruzione giudiziaria che poteva trasformare cicatrici, nei o particolarità anatomiche in presunte prove di stregoneria.

Matthew Hopkins e la caccia ai famigli

La figura raggiunge uno dei suoi apici tragici nell’Inghilterra degli anni Quaranta del Seicento con Matthew Hopkins, che si presenta come Witch-Finder General. La sua attività nell’Inghilterra orientale accompagna un’ondata particolarmente intensa di persecuzioni.

Nel 1647, Hopkins pubblica The Discovery of Witches. Il frontespizio associato all’opera raffigura diversi spiriti famigli, con nomi divenuti celebri nella storia della stregoneria inglese, tra cui Pyewacket, Jarmara, Sack and Sugar e Grizzel Greedigutt.

Questo vocabolario può sembrare oggi quasi pittoresco. Nel suo contesto, però, non lo era. L’identificazione di un famiglio rientrava in un sistema accusatorio che poteva portare alla prigionia e all’esecuzione. È quindi importante non trasformare i documenti dei processi alle streghe in semplice folklore decorativo.

Il famiglio non era necessariamente un gatto nero

Il gatto è diventato il famiglio per eccellenza nella cultura popolare, ma le fonti storiche sono molto più varie. Gatti, cani, rospi, ratti, topi, conigli, furetti, uccelli e insetti compaiono nei racconti. Alcune creature sono perfettamente ordinarie; altre possiedono tratti mostruosi, corna, occhi di fuoco o forme composite.

Il colore nero non è nemmeno una condizione. Il gatto del caso di Chelmsford è descritto come bianco e maculato. L’associazione automatica tra strega e gatto nero deriva da una lunga evoluzione iconografica e folklorica, non da una regola formulata nei processi.

Perché gli animali domestici occupano un posto così importante? La loro vicinanza quotidiana alle case fornisce parte della risposta. Un gatto, un cane, un ratto o un rospo può entrare in un racconto senza richiedere prodigi spettacolari. In una cultura in cui si sospetta che la stregoneria agisca segretamente nel cuore del vicinato, l’animale comune diventa un supporto ideale per immaginare una presenza invisibile.

La letteratura dell’epoca rafforza poi questa associazione. In Macbeth, Shakespeare fa sentire Graymalkin, il gatto, e Paddock, il rospo, mentre chiamano le streghe. La scena non crea la tradizione, ma testimonia la familiarità del pubblico giacobiano con questo tipo di figure.

Famigli, fate e spiriti ausiliari

Ridurre tutto al demonio cristiano pone tuttavia un altro problema. Alcuni racconti di magia popolare descrivono spiriti che assomigliano più a fate, uomini o donne soprannaturali, morti o esseri protettivi. Possono offrire conoscenze, insegnare rimedi o chiedere servizi in cambio del loro aiuto.

Emma Wilby propone di leggere una parte di queste testimonianze come la traccia di un patrimonio più ampio di tradizioni visionarie e racconti riguardanti le fate. In questa prospettiva, le autorità religiose e giudiziarie avrebbero talvolta tradotto in linguaggio demonologico esperienze che le popolazioni potevano interpretare diversamente.

Alcuni storici insistono maggiormente sulla costruzione dei racconti attraverso gli interrogatori, la pressione giudiziaria e i modelli stampati. I due approcci non si escludono completamente: una confessione può attingere a un immaginario folklorico reale, pur venendo rimodellata dalle aspettative dell’accusatore.

Questa prudenza è utile per tutta la storia della stregoneria. Le fonti ci insegnano con certezza che cosa le persone hanno detto, che cosa i giudici hanno chiesto e che cosa gli stampatori hanno pubblicato. Non sempre consentono di ricostruire esattamente ciò in cui l'accusato credeva prima dell'interrogatorio.

Una confessione di stregoneria non è un resoconto neutrale

Quando i pamphlet affermano che una donna possedeva un famiglio, occorre evitare due eccessi. Il primo consiste nel prendere ogni dettaglio come la descrizione letterale di un evento soprannaturale. Il secondo consiste nel considerare il tutto una pura invenzione priva di rapporto con le credenze dell'epoca.

I processi per stregoneria si svolgono in situazioni di paura, conflitto sociale e forte disparità di potere. Alcune dichiarazioni derivano da domande orientate, privazioni, pressioni psicologiche o violenze. Matthew Hopkins e i suoi collaboratori utilizzarono in particolare pratiche d'interrogatorio che rendono impossibile qualsiasi lettura ingenua delle «confessioni».

Allo stesso tempo, i racconti contengono motivi che vanno oltre un singolo processo: incontri con spiriti, proposte di aiuto, doni soprannaturali, cibo offerto all'entità, nomi personali e apparizioni animali. La loro ripetizione suggerisce l'esistenza di un immaginario condiviso, anche quando la sua interpretazione rimane dibattuta.

Come il famiglio è diventato un compagno della strega moderna

La stregoneria contemporanea ha profondamente addolcito questa figura. Nella letteratura neopagana e nella cultura popolare del 20° e 21° secolo, il famiglio può diventare un animale amato, un alleato spirituale, una guida o anche semplicemente un compagno la cui presenza accompagna la pratica magica.

Questa trasformazione è comprensibile, ma non deve essere proiettata nelle fonti antiche. I sistemi moderni della Wicca e della stregoneria neopagana si sviluppano nel 20° secolo. Riprendono elementi del folklore, della magia cerimoniale e delle rappresentazioni storiche, attribuendo loro poi nuove funzioni.

Del resto, il famiglio non occupa un posto obbligatorio nella Wicca storica di Gerald Gardner. Non esiste alcun rito tradizionale gardneriano che imponga a ciascuno di «trovare il proprio animale famiglio». La pratica contemporanea varia enormemente da una corrente all'altra.

Per collocare queste trasformazioni nel loro contesto, vedere Neopaganesimo, storia, correnti e pratiche e Chi è Gerald Gardner?.

Può un animale domestico essere chiamato famiglio?

In una pratica contemporanea, nulla impedisce a qualcuno di usare questa parola per parlare simbolicamente di un animale con cui intrattiene una relazione molto forte. Bisogna semplicemente sapere che si tratta di un uso moderno del termine, diverso dal familiar spirit dei processi inglesi.

Non esiste alcun metodo storico serio che permetta di determinare che un gatto, un cane o un uccello sia «destinato» a diventare il proprio famiglio. Un’adozione animale deve quindi restare una decisione fondata sulla capacità di rispondere ai suoi bisogni reali, non su una presunta affinità magica rilevata tramite una stesa o una sincronicità.

Un animale non ha neppure bisogno di partecipare fisicamente ai rituali. Fumigazioni, oli essenziali, fiamme, carboni, piante tossiche, polveri e resine possono rappresentare un rischio per alcune specie. La relazione simbolica trae beneficio dal pieno rispetto del comportamento e dei limiti dell’animale.

Se si desidera integrare la sua presenza in una pratica, il modo più semplice resta lasciarlo essere ciò che è. Il suo comportamento può acquisire un valore personale o simbolico senza che sia necessario attribuirgli capacità soprannaturali né costringerlo a rimanere in uno spazio rituale.

Il famiglio non è un animale totem

Il famiglio, la guida animale, il doppio, lo spirito ausiliario e il totem non sono sinonimi. Queste nozioni provengono da contesti storici e religiosi diversi. Riunirle sotto un’unica categoria di «compagno spirituale» produce accostamenti suggestivi ma storicamente fragili.

Il famiglio inglese dell’età moderna appartiene alla storia della stregoneria, del folklore e della demonologia britannici. Un animale simbolico incontrato in sogno appartiene a un altro ambito. Uno spirito legato a una determinata tradizione religiosa appartiene ancora a un altro ambito.

Questa distinzione permette di evitare il riflesso di attribuire un significato magico fisso a ogni specie. Un corvo non è automaticamente un famiglio divinatorio; un gatto non è necessariamente un protettore; un rospo non è intrinsecamente legato alla stregoneria. Sono i racconti, i testi e le pratiche a costruire queste associazioni.

Ciò che il famiglio ci insegna realmente sulla stregoneria

Il famiglio è prezioso per la storia dell’occultismo perché si trova esattamente all’incrocio tra il folklore popolare e la demonologia dotta. L’animale domestico, la fata, il demone, lo spirito ausiliario e il compagno immaginario possono sovrapporsi fino a diventare difficili da distinguere.

Ricorda inoltre che la strega storica non è semplicemente la versione antica dell’attuale strega neopagana. Le persone perseguitate nei secoli XVI e XVII vivevano in un mondo religioso, giuridico e sociale profondamente diverso dal nostro. Attribuire loro le nostre categorie contemporanee cancella tanto la loro storia quanto quella delle pratiche moderne.

Per proseguire l’esplorazione di queste rappresentazioni, il nostro articolo sul Sabbath delle Streghe permette ancora una volta di distinguere tra accusa demonologica, folklore e ricostruzione posteriore. La collezione Stregoneria raccoglie invece i libri e gli strumenti dedicati alle diverse tradizioni della stregoneria.

Fonti e riferimenti

Per lo studio più completo dei rapporti tra magia popolare e spiriti famigli: Emma Wilby, Cunning Folk and Familiar Spirits: Shamanistic Visionary Traditions in Early Modern British Witchcraft and Magic, Sussex Academic Press, 2005.

Per l’analisi dei famigli nei pamphlet inglesi: Gabriela Garcia Leddy, “One may be an Imp as well as another”: The Familiar Spirit in Early Modern English Witchcraft Pamphlets, tesi di dottorato, University of York, 2016.

Per il pamphlet del 1579 su Elizabeth Stile: A Rehearsall both Straung and True, of Hainous and Horrible Actes Committed by Elizabeth Stile, Londra, 1579, riproduzione dell’esemplare della British Library.

Per Matthew Hopkins: Matthew Hopkins, The Discovery of Witches, Londra, 1647, riproduzione dell’originale conservato presso la British Library.

Per collocare i processi del 1566 nella serie dei pamphlet inglesi: Marion Gibson, Early Modern Witches: Witchcraft Cases in Contemporary Writing, Routledge, nonché i documenti pubblicati sul processo di Elizabeth Francis e Agnes Waterhouse.

Immagine di copertina: xilografia tratta da A Rehearsall both Straung and True, 1579, British Library. Riproduzione indicata come di pubblico dominio dal Public Domain Image Archive.

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