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Alla scoperta delle magie dell'Alsazia e della Lorena

Alla scoperta delle magie dell'Alsazia e della Lorena

Immaginate un villaggio dell’Alsazia nel XIX secolo. Una mucca deperisce, il latte va a male e la contadina sospetta un maleficio. Invece di affidarsi soltanto al medico, si ricorre al braucheur del paese, quel guaritore che recita preghiere e conosce i gesti per scongiurare il malocchio. Alla luce di una candela, recita un’incantesimo in dialetto germanico tracciando al contempo il segno della croce sull’animale. Non lontano da lì, nella stanza del figlio partito per il servizio militare, è stata infilata nella sua borsa una curiosa pergamena ricoperta di testi: una lettera del Cielo, per proteggerlo dai proiettili e dai pericoli. Queste scene illustrano lo spirito delle pratiche magico-religiose sopravvissute in Alsazia e nelle regioni germanofone della Lorena. Tra Braucherei (rituali di benedizione e guarigione) e Hexerei (stregoneria malevola), si è sviluppato un intero universo di riti popolari radicati nella fede cristiana locale. Alla scoperta di una magia delle campagne molto locale.

Una tradizione nella fede e nella vita quotidiana

Al centro di queste pratiche vi è una visione del mondo in cui il sacro e il profano si intrecciano. L’Alsazia e la Lorena germanofona, terre di forte religiosità, hanno visto fiorire una magia popolare cristiana ereditata dal Medioevo e rinnovata dalle correnti occulte della Riforma. In queste comunità rurali, l’intera creazione – famiglia, bestiame, campi, casa – è percepita come legata a un ordine cosmico cristiano. La religione non si limita al tempio la domenica: permea ogni gesto della vita quotidiana. Si prega per la salute dei bambini, la protezione della fattoria, la fertilità dei raccolti. Si benedice la casa durante le grandi festività, si collocano croci di legno ai confini del villaggio per proteggerlo. In breve, la spiritualità è vissuta in ogni atto della vita domestica e agricola, attraverso una moltitudine di brauches (riti) che danno significato tanto alle gioie quanto alle prove dell’esistenza.

Questa magia tradizionale trae le proprie origini dalla fede cristiana, pur conservando radici più antiche. Molti rituali erano infatti antiche formule pagane adattate in preghiere ai santi, tramandate oralmente di generazione in generazione. Con il passare del tempo, le parole originali si sono alterate: alcune invocazioni sono diventate quasi incomprensibili, un gergo sacro che non si comprende più parola per parola, senza che ciò ne diminuisca il prestigio o l’efficacia percepita. L’importante è altrove: sono l’intenzione e la fede profonda del guaritore e del consultante ad attivare il potere del rito. Nella mentalità locale, Dio e le forze invisibili formano un tutt’uno; usare una preghiera speciale o un gesto rituale per curare non è visto come una superstizione contraria alla religione, ma al contrario come una naturale estensione della Provvidenza. Questa integrazione del sacro nella vita quotidiana era tale che persino le trasformazioni religiose (Riforma protestante, ascesa della scienza,…) non hanno sradicato queste pratiche, che sono sopravvissute adattandosi al nuovo contesto. I santi un tempo pregati ufficialmente continuano a essere invocati in casa per esigenze specifiche (guarigione, protezione del bestiame,...), anche dai protestanti che ufficialmente non li onorano più. In altre parole, il popolo ha conservato il proprio «piccolo rituale» segreto, parallelamente alle funzioni domenicali.

Un altro tratto distintivo di questa tradizione è la sua modalità di trasmissione esoterica. Il sapere del Braucher (praticante della Braucherei) viene generalmente tramandato in modo informale, all'interno della famiglia o della comunità più vicina. Fatto intrigante, ricorre frequentemente la regola dell'alternanza: un uomo può apprendere questi segreti solo da una donna, e una donna da un uomo. Così, la nonna insegnerà al nipote e il nonno alla nipote. Questa regola della trasmissione incrociata garantisce un equilibrio e, di fatto, conferisce a donne e uomini un ruolo paritario come guaritori tradizionali. Chiunque, indipendentemente dal sesso, può essere depositario del «segreto», purché lo riceva con serietà e con la sincera intenzione di aiutare gli altri. Perché non si apprende la Braucherei per la gloria o per curiosità intellettuale: la si impara «per davvero», allo scopo di servirsene umilmente al servizio della comunità. Il dono è considerato sacro e il suo abuso è moralmente pericoloso. Di conseguenza, il sapere viene gelosamente preservato: molti praticanti hanno preferito portare alcuni segreti nella tomba piuttosto che divulgarli a qualcuno di indegno o a un semplice curioso. Questa discrezione ha fatto sì che la tradizione sopravvivesse a lungo al riparo dalle autorità religiose o mediche. E quando la linea di trasmissione si interrompe per mancanza di un discepolo adeguato, può essere necessario che uno straniero o un apprendista di un altro villaggio venga a raccogliere l'eredità affinché non vada perduta.

Infine, occorre comprendere che queste pratiche magiche alsaziane e lorenesi sono profondamente cristiane nel loro simbolismo. Vi si prega il Dio trinitario e si invocano Cristo, la Vergine Maria, gli arcangeli e i santi. Si utilizzano oggetti benedetti (rami della Domenica delle Palme, acqua benedetta, medaglie religiose) e testi sacri (versetti biblici, Pater Noster, Ave Maria). Sebbene la Chiesa istituzionale abbia talvolta condannato queste «superstizioni», nella mentalità del villaggio agire in questo modo non significa servire il Diavolo: al contrario, si incanala la potenza divina per difendersi dal Male. Per questo si parlava volentieri di «magia buona» a proposito della Braucherei, in contrapposizione alla «magia cattiva» satanica attribuita alle streghe (Hexen). Si parla dunque della Braucherei benefica del guaritore e, d'altra parte, della Hexerei malefica dello stregone, senza dimenticare un elemento chiave di questo patrimonio magico: la Himmelsbrief, la famosa lettera celeste protettiva.

La Braucherei, ovvero come guarire e proteggere attraverso il sacro

Il termine dialettale Braucherei designa l’insieme dei rituali di guarigione e benedizione praticati tradizionalmente in queste regioni. In Pennsylvania, dove nel XVIII secolo emigrarono numerosi abitanti dell’Alsazia e della Lorena, Braucherei è stato tradotto con powwow, termine oggi comunemente utilizzato per questo sistema di medicina cristiana. Ma ben prima della sua esportazione oltreoceano, la Braucherei fioriva nelle nostre campagne con nomi diversi: in francese si parlava di guérisseurs, faiseurs de secrets, désenvoûteurs o, più poeticamente, di leveurs de sorts. Il ruolo del Braucher (il praticante della Braucherei) era molteplice: curare i mali del corpo e dell’anima, proteggere gli uomini, gli animali e i raccolti, attirare fortuna e successo nelle attività quotidiane. Era un guaritore-esorcista bianco (da intendere per la sua intenzione benevola), che faceva del bene attraverso mezzi occulti ma consacrati.

I metodi della Braucherei combinano sempre elementi spirituali e materiali. La preghiera è al centro del rituale: una orazione particolare, trasmessa a memoria, che invoca Dio o un determinato santo per l’afflizione in questione. A questa preghiera si aggiungono però gesti e supporti, poiché ogni elemento della creazione può fungere da canale per il divino. Un esempio comune è il segno della croce tracciato tre volte sopra la zona malata, talvolta accompagnato da un soffio o da uno sputo leggero (simbolo dell’espulsione del male). Si utilizzano anche oggetti: un pezzo di pane benedetto, olio della Candelora per ungere una ferita, una cintura della Vergine indossata da una partoriente per facilitare il parto. Anche le piante medicinali occupano un posto importante, poiché molti braucher conoscevano l’erboristeria e associavano rimedi naturali e preghiere. Questa alleanza tra fitoterapia e spiritualità è tipica: si affronta il male su tutti i piani contemporaneamente, quello fisico e quello invisibile.

Ciò che colpisce nella Braucherei è l'attenzione alle “segnature” e alle corrispondenze. Ogni male ha il suo rimedio appropriato, determinato dall'analogia o dalla tradizione sacra. Per curare un'ustione, si invocherà san Lorenzo (martirizzato su una graticola ardente) o la Vergine Maria con il titolo di Nostra Signora del Fuoco, e si reciterà una preghiera di “raffreddamento” passando un panno umido: il male del fuoco viene così simbolicamente trasferito nell'acqua. Allo stesso modo, contro il fuoco di sant'Antonio (ergotismo o herpes zoster), si poteva recitare il Vangelo di sant'Antonio o applicare un olio consacrato il giorno della sua festa. Le preghiere della Braucherei hanno la particolarità di essere molto belle, intrise di poesia: ci si rivolge agli elementi e si scongiura la malattia come un'entità a cui si ordina di andarsene. Una preghiera di benedizione inizia così: «Oggi mi alzo e me ne vado nel nome di Dio Padre †, Dio Figlio †, Dio Spirito Santo †… Che Gesù, Maria, Giuseppe e i Tre Santi Re mi accompagnino lungo il cammino e proteggano la mia casa e i miei cari…». Come si vede, il linguaggio di questi rituali è intriso di riferimenti cristiani (Trinità, Santi, Re Magi), pur svolgendosi al di fuori del quadro liturgico ufficiale. È una liturgia ufficiosa della vita quotidiana, trasmessa dalla nonna anziché dal sacerdote.

Alla scoperta delle magie dell’Alsazia e della Lorena

Quadrato del Sator, talismano di protezione. Fonte

I Braucher agiscono in modo empirico e umile. Non si proclamano taumaturghi dotati di grandi poteri, bensì strumenti di Dio. Il successo dei loro interventi si fonda sulla fede: la fede del guaritore e quella del paziente. Si racconta che alcune formule “funzionino” solo se il consultante crede fermamente in Dio, condizione sine qua non talvolta enunciata nel testo stesso dell'incantesimo. Una formula alsaziana per fermare le emorragie inizia così: «Fermati, sangue, come Gesù Cristo si fermò nel Giardino degli Ulivi», facendo chiaramente riferimento alla Passione di Cristo per conferirle efficacia. La Braucherei si presenta dunque come un'estensione della preghiera, una preghiera più incarnata, che usa la parola e il gesto per invocare un aiuto divino immediato.

Le pratiche della Braucherei comprendono un'ampia gamma di ambiti, dalle cure sanitarie alle benedizioni preventive:

  • Trasferire la malattia in un albero: per curare un male cronico (febbre persistente, “povertà” del sangue, spossatezza), un guaritore poteva eseguire un rituale di trasferimento verso un albero. Il procedimento era preciso: innanzitutto raccoglieva una parte simbolica del male del paziente (per esempio, dei frammenti di unghie o alcune gocce di sangue), che collocava in un oggetto cavo – una piccola penna d’oca tagliata a forma di tubo. Poi, un venerdì prima dell’alba, durante la luna calante, andava a praticare un foro in un albero selvatico (una quercia o un pero sterile) sul lato rivolto verso il sorgere del sole, vi inseriva la penna contenente la malattia e richiudeva l’apertura con un cuneo di legno, assestando tre colpi. Il simbolismo è forte: il venerdì (giorno della Passione di Cristo) e la luna calante dovevano trascinare il male “verso il basso e verso l’interno” – in questo caso, nell’albero che sarebbe servito da ricettacolo. Così liberato, il paziente recuperava le forze, mentre si supponeva che l’albero appassisse o si seccasse lentamente, portando via con sé il male. Questa pratica di “plugging” (tappare l’albero dopo avervi rinchiuso il male) era ancora attestata fino al XIX secolo nella regione renana e negli Stati Uniti, tra i discendenti di quegli immigrati.

  • Diagnosi di stregoneria: naturalmente, il Braucher veniva consultato per determinare se un male misterioso avesse una causa naturale o occulta. Uno dei procedimenti di diagnosi magica consisteva nell’esaminare la reazione dell’urina del malato su braci ardenti. Un guaritore lorenese del XVII secolo spiega: «Facevo riscaldare l’urina su un tizzone ardente: se diventava rossa ed evaporava, si trattava di un male naturale; ma se diventava bianca e non si consumava, significava che c’era un maleficio». Nel caso in cui il test rivelasse un incantesimo, il guaritore sapeva di dover impiegare ulteriori rimedi spirituali – preghiere di liberazione, fumigazioni di zolfo benedetto o controincantesimo – oltre ai classici rimedi medici. 

  • Protezione della casa e del bestiame: la Braucherei comprendeva tutta una serie di pratiche preventive per mettere al riparo dal male la casa e la fattoria. Si fissava, per esempio, sulla porta della stalla un simbolo sacro – come il monogramma C✝M✝B (iniziali dei Tre Magi Caspar, Melchior, Balthasar) accompagnato da una benedizione – per impedire alle streghe di “rubare” il latte delle mucche. Allo stesso modo, talvolta si inchiodava un ferro di cavallo sopra la soglia (simbolo di fortuna e apotropaico) oppure, all’Epifania, si tracciava con il gesso benedetto una croce su ogni porta. Alcune di queste usanze sopravvivono ancora oggi, trasformate in tradizione religiosa: per esempio, l’iscrizione del C✝M✝B sulle porte dopo l’Epifania è ancora praticata nei villaggi cattolici alsaziani, ma trae origine da questi riti di protezione delle case. Il Braucher poteva anche preparare piccoli sacchetti talismanici contenenti erbe consacrate (verbena, iperico), medaglie e una preghiera scritta, da portare con sé o da seppellire nelle fondamenta del fienile. Lo scopo era in qualche modo “blindare” lo spazio vitale contro le influenze nefaste – provenissero da un vicino invidioso, da uno spirito maligno o dal Diavolo in persona.

In tutte queste pratiche benefiche della Braucherei, l’idea guida è la ricerca dell’armonia e della salute attraverso il sacro. Il Braucher si considera un intercessore, un po’ come un sacerdote ufficioso della comunità, che riconcilia l’uomo con le forze che lo trascendono. Rende accessibili le grazie divine per esigenze concrete: guarire un’ustione, far tornare le api nell’alveare o placare una disputa familiare. Per questo il popolo gli tributava rispetto e gratitudine. Tuttavia, questa magia benefica esisteva solo perché, di fronte a essa, si temeva il suo opposto malefico: la Hexerei, la stregoneria malvagia che lancia sortilegi. Se il guaritore era indispensabile, era anche perché il timore delle Hexen (streghe) restava ben vivo.

La Hexerei, o il timore dei malefici e la contro-stregoneria

In Alsazia come in Lorena, il termine tedesco Hexerei indica la stregoneria malvagia, quella che mira a nuocere in segreto. Si tratta tipicamente della magia nera attribuita alle Hexe (le streghe o gli stregoni malvagi). Nella mentalità paesana di un tempo, molte disgrazie inspiegabili venivano imputate a queste opere occulte: malattie improvvise del bestiame, temporali devastanti, un bambino che deperiva senza una causa apparente, burro che non si rapprendeva più nella zangola. Si viveva nel terrore di questo male invisibile che era il sortilegio, il maleficio. Così si sviluppò tutto un immaginario legato alla Hexerei, con i suoi personaggi (la vecchia strega gelosa, il guaritore che vende la propria anima) e i suoi racconti di incantesimi.

Le accuse di stregoneria hanno causato devastazioni nella storia della regione. Alla fine del Medioevo e soprattutto in età moderna (XVI-XVII secolo), Alsazia e Lorena furono teatro di un’intensa caccia alle streghe, alimentata dalla paura del Diavolo. Centinaia di persone – in maggioranza donne – furono processate e giustiziate per Hexerei, sulla base di semplici sospetti o di maledizioni riferite. Questa feroce repressione, condotta dai tribunali civili o religiosi, ha lasciato un’impronta duratura nella memoria collettiva. Anche dopo la fine dei grandi processi, la figura della strega rimase uno spauracchio nelle campagne. Si evitava la compagnia di una certa vecchia ritenuta capace di “gettare il malocchio”, o si temeva che un certo guaritore avesse un grimoire diabolico per stringere un patto con Lucifero.

I poteri attribuiti alle streghe erano temibili. Si credeva che avessero la capacità di nuocere ai beni e agli esseri viventi in molti modi. In Lorena si raccontava che le streghe potessero, nella notte di Valpurga o in altri momenti propizi, sottrarre la fertilità a un campo raccogliendo la rugiada con un lenzuolo, oppure deviare il latte delle vacche installando un manico di scopa nella stalla e “mungendolo” come se fosse una vacca immaginaria. Potevano gettare un maleficio sul grano perché non germogliasse, mettere vermi nella farina del mulino o ancora impedire a una giovane sposa di consumare il matrimonio nascondendo sotto il suo letto un ago usato per cucire un sudario. I racconti abbondano: un tale trovò una mattina un rospo nero nella mangiatoia dei suoi maiali, segno certo che una strega aveva gettato un maleficio sugli animali; un altro vide le sue vacche ammalarsi una dopo l’altra, probabilmente perché una Hexe aveva seppellito sotto la stalla un sacchetto maledetto contenente ossa di rospo ed erbe del sabba. Persino fenomeni naturali come un’improvvisa invasione di bruchi potevano essere attribuiti alla malizia delle streghe.

Alla scoperta delle magie dell’Alsazia e della Lorena

Delle Hexerei che arrivano al sabba. Fonte

Di fronte a questa paura onnipresente del maleficio, la società rurale ha sviluppato mezzi di difesa e di controstregoneria – è qui che la Braucherei si unisce alla lotta contro la Hexerei. Il Braucher era colui al quale ci si rivolgeva in caso di sospetto sortilegio. Il suo ruolo non consisteva soltanto nel guarire, ma anche nel disfare il male causato da uno stregone. Lo si chiamava, per esempio, per “sciogliere” un sortilegio che gravava su un malato: allora ricorreva a preghiere di esorcismo o di liberazione, talvolta in latino (come il celebre Esorcismo contro Satana e gli angeli ribelli, o speciali preghiere contro gli spiriti nocivi). Poteva anche consigliare alla vittima gesti apotropaici: mettere sale benedetto nei quattro angoli della casa, portare con sé una “preghiera contro gli stregoni” scritta in latino su una pergamena, oppure inchiodare un ramo di biancospino (pianta protettiva) sopra la porta.

In molti casi, il semplice fatto che il guaritore dichiarasse il sortilegio “spezzato” restituiva fiducia alla persona vittima dell’incantesimo, e questa fiducia contribuiva alla guarigione. L’efficacia della controstregoneria dipendeva tanto dalla psicologia quanto dal sacro: non appena la vittima non aveva più paura, il potere della strega svaniva. Inoltre, il Braucher poteva tentare di identificare lo stregone responsabile ricorrendo a procedimenti tradizionali. Un metodo consisteva nel far fondere del piombo o della cera in una bacinella d’acqua recitando un’incantazione, per poi osservare le forme solidificate: vi si potevano scorgere l’iniziale o la sagoma della persona malvagia. Altre volte si accendevano tre ceri in nome della Trinità e si pronunciava: «Che l’incantatore che ha causato questo male si presenti in questa casa» – e se poco dopo arrivava qualcuno di sospetto, lo si considerava colpevole.

È interessante notare che il confine tra Braucher e Hexer era talvolta sfumato. Ufficialmente, il Braucher negava di praticare la Hexerei: si considerava l’antidoto allo stregone, non il suo complice. Curava là dove l’altro aveva cercato di nuocere. Nella lingua pennsylvaniana derivata dai nostri dialetti, si dice proprio «Braucherei» per la magia benefica e «Hexerei» per quella malefica, e in linea di principio le due pratiche sono opposte. Il braucher (chiamato anche Powwow doctor in inglese) viene consultato per rimuovere un incantesimo lanciato da un hexer. Tuttavia, agli occhi di alcuni, tutti manipolavano forze occulte e il confine poteva essere sottile: un guaritore rinomato poteva facilmente essere accusato di stregoneria se suscitava invidia o timore. La differenza dipendeva spesso dalla moralità attribuita alla persona. Finché operava per il bene e rendeva grazie a Dio, era uno stregone buono e accettabile; se cominciava a pronunciare maledizioni o a farsi pagare troppo per i suoi servizi, si sospettava che fosse sceso a patti con il Maligno. Questa ambiguità ha accompagnato la figura dello stregone-guaritore fino all’epoca contemporanea: si ammira il suo sapere, ma se ne diffida sempre un po’.

L’Himmelsbrief, la lettera protettrice del Cielo

Tra tutte le pratiche magico-religiose della regione, il Himmelsbrief occupa un posto a sé. Questo termine tedesco significa letteralmente «lettera del Cielo». Indica un documento scritto, presentato come di origine divina – si dice che sia stato redatto da Dio in persona, da Cristo o da un angelo – e che promette protezione e benedizioni a chi lo possiede. Il concetto di Himmelsbrief è antico e non si limita all’Alsazia-Lorena: se ne trovano tracce già nel Medioevo, con la leggenda di una lettera di Gesù caduta dal cielo per esortare gli uomini alla pietà e proteggerli dalle calamità. Nel XIII secolo, il cronista Joinville riferisce che un certo Jacob, capo della crociata dei pastorelli (1251), brandiva una lettera che si diceva fosse stata data dalla Vergine Maria per galvanizzare le folle. Questo motivo della lettera celeste ricompare periodicamente nella storia europea, tanto in ambito ortodosso quanto cattolico e protestante: ogni volta si tratta di un messaggio sacro disceso miracolosamente, portatore di promesse di salvezza ma anche di condizioni rigorose (spesso l’ordine di ricopiare la lettera e diffonderla, pena il castigo divino).

Alla scoperta delle magie dell’Alsazia e della Lorena

Himmelsbrief. Fonte

In Alsazia e in Lorena, l’Himmelsbrief si diffuse soprattutto in epoca moderna e contemporanea, in relazione con la stampa popolare e la devozione domestica. Queste lettere del buon Dio si presentavano sotto forma di broadsides (manifesti stampati) o di manoscritti che venivano religiosamente conservati in casa. Talvolta venivano appese alla parete, nella stanza principale o nella stalla, come una sorta di amuleto spirituale che proteggeva la casa e il bestiame. Altri le portavano con sé, ripiegate in una piccola tasca di cuoio, soprattutto quando dovevano assentarsi per un viaggio o per la guerra. Il contenuto tipico di un Himmelsbrief combina versetti biblici, preghiere (come il Padre Nostro e alcuni estratti dei salmi) e formule di rassicurazione divina. La lettera proclama che « ogni portatore di questo messaggio sarà protetto dalla morte improvvisa, dalle pallottole, dai fulmini, dalla peste,… », elencando una serie di pericoli terreni dai quali si sarà protetti. Al contrario, avverte che chi la disprezza o non la riproduce fedelmente attirerà su di sé delle disgrazie, perché c’è un prezzo da pagare per la protezione divina. La maggior parte di queste lettere termina quindi con un’esortazione: « Copiate questa lettera e fatene beneficiare i vostri simili », trasformandole in vere e proprie catene spirituali attraverso le generazioni.

L’Himmelsbrief conobbe un successo particolare durante i periodi travagliati, quando la protezione divina era ardentemente ricercata. In particolare, durante la Prima guerra mondiale (1914-18), numerosi soldati tedeschi – compresi gli alsaziani e i mosellani incorporati con la forza nell’esercito del Kaiser – portavano con sé al fronte lettere di protezione. Madri o mogli ricopiavano a mano una formula di Himmelsbrief per il figlio o il marito in partenza per la guerra, affinché questo talismano li rendesse invulnerabili ai proiettili. Un caso documentato è quello di Marie Geffers, una contadina della Bassa Sassonia, che nell’agosto del 1914 scrisse con la sua calligrafia migliore una lettera magica destinata al genero Richard, in partenza per il fronte. Su un modulo di posta da campo (Feldpostbrief) trascrisse passi biblici, invocazioni alla Trinità e varie assicurazioni di protezione contro le armi – testi che probabilmente aveva copiato da modelli circolanti tra le sue vicine. Questo Himmelsbrief da trincea, come tanti altri, avrebbe protetto il soldato dal pericolo, a condizione che lo custodisse devotamente con sé e rimanesse in stato di grazia. La pratica era così diffusa che talvolta suscitò la preoccupazione delle autorità militari, che vi vedevano una superstizione potenzialmente incline a sfociare nell’insubordinazione (un soldato che si crede invincibile potrebbe correre rischi sconsiderati). Ma per quegli uomini che affrontavano quotidianamente la morte, tenere in tasca una lettera manoscritta della propria madre, che mescolava preghiera e magia, doveva offrire un autentico conforto psicologico – e, naturalmente, una protezione tangibile agli occhi della fede.

Il contenuto degli Himmelsbriefe varia, ma alcuni elementi ricorrono. Oltre alle preghiere e alle benedizioni, vi si trovano simboli sacri disegnati o vergati in bella scrittura: il nome di Gesù in lettere ornamentali, croci, il monogramma IHS, i tre chiodi della Crocifissione. Talvolta la lettera assume la forma di un dialogo celeste (Gesù detta la lettera a un angelo). Altri includono istruzioni morali molto precise: assistenza ai poveri, osservanza della domenica,... trasformando il testo in un richiamo ai doveri del buon cristiano tanto quanto in un feticcio. Questa duplice natura è interessante: l’Himmelsbrief offre protezione “automatica” con la sua sola presenza, ma esorta anche il possessore a condurre una vita virtuosa, condizione implicita dell’aiuto divino. In questo senso, si potrebbe dire che si tratta di un’alleanza: Dio protegge l’individuo tramite la lettera e, in cambio, l’individuo si impegna alla fede e alla rettitudine.

Nelle nostre regioni alsaziane e lorenesi, si otteneva un Himmelsbrief facendolo scrivere da un praticante rispettato, un Hexenmeister o un Braucher rinomato, oppure acquistando una versione stampata durante un pellegrinaggio o una fiera religiosa. Infatti, già dal XVIII secolo, i venditori ambulanti offrivano a buon mercato stampe di benedizioni e lettere celesti. Tuttavia, molte persone preferivano la versione manoscritta, ritenuta più autentica e potente, soprattutto se proveniva dalla mano di un guaritore noto per la sua fede. Alcuni Hexenmeister fecero così pagare i propri talenti di scrittura mistica, redigendo Himmelsbriefe personalizzati in cambio di una somma talvolta considerevole. Altri, al contrario, ritenevano che questo sapere non dovesse essere venduto: secondo loro, il vero Himmelsbrief doveva essere donato gratuitamente o in cambio di un’offerta simbolica, altrimenti avrebbe perso la sua virtù. In ogni caso, queste lettere magiche circolavano in abbondanza. Ancora all’inizio del XX secolo, se ne trovavano appese nelle case dei contadini della Mosella o dell’Alsazia, accanto ai crocifissi e alle immagini sacre, a testimonianza della persistente popolarità di questi talismani religiosi.

Nel Himmelsbrief si può vedere il culmine di questa fusione tra magia e fede che caratterizza la stregoneria alsaziano-lorenese. Non è niente meno che un sacramentale nato dal popolo: un oggetto di carta recante la Parola divina e destinato a fungere da protezione quasi sacramentale. Non del tutto approvato dalla Chiesa, che spesso ha cercato di sopprimere questi «scritti superstiziosi», né completamente estraneo alla pietà cristiana, poiché ricolmo di testi biblici e preghiere, l’Himmelsbrief si muove tra ortodossia e magia. Incarna il desiderio umano di avere un contratto tangibile con il Cielo: poche righe scritte e la speranza che Dio firmi in fondo alla pagina per esaudire la Sua promessa di proteggere i Suoi figli dai pericoli.

Persistenza ed eredità

Le pratiche magiche alsaziane e germanico-lorenesi costituiscono un ricco patrimonio culturale. Naturalmente, il contesto è cambiato radicalmente: il mondo rurale tradizionale è in gran parte scomparso, portando con sé una parte di queste credenze ancora vive. Nell’era della medicina scientifica e della tecnologia, sono pochi coloro che consultano un levatore di sortilegi per curare il bestiame o infilano una lettera celeste sotto il cuscino per tenere lontani i fulmini.

Nelle campagne dell’Alsazia e della Lorena (così come in altre regioni della Francia), si trovano ancora persone chiamate guaritori o detentori del segreto. Questi eredi della Braucherei continuano a curare ustioni, herpes zoster, verruche o il “fuoco selvaggio” esattamente come facevano i loro antenati. Queste pratiche godono di una tolleranza sociale, anche da parte di alcuni medici che constatano, pragmaticamente, il miglioramento dei loro pazienti quando combinano entrambi gli approcci. Siamo ben lontani dalle persecuzioni di un tempo: il guaritore di oggi non viene più perseguitato come stregone. Ma c’è anche una lezione da trarre: i nostri antenati, senza diplomi né tecnologia, avevano sviluppato un sapere dell’anima e del cuore per alleviare le sofferenze e familiarizzare con la paura.


Fonti:

  • Kriebel, David W. Powwowing Among the Pennsylvania Dutch: A Traditional Medical Practice in the Modern World. University Park, PA: Penn State University Press, 2007.

  • Donmoyer, Patrick J. Powwowing in Pennsylvania: Braucherei & the Ritual of Everyday Life. Kutztown, PA: Pennsylvania German Cultural Heritage Center, 2017 (catalogo di mostra e studio con fonti primarie).

  • Yoder, Don. “Hohman and Romanus: Origins and Diffusion of the Pennsylvania German Powwow Manual”, in American Folk Medicine: A Symposium, University of California Press, 1976, p. 235-248.

  • Hohman, John George. The Long Lost Friend [1820] (éd. anglaise 1850, texte numérisé). Source primaire majeure de la Braucherei.

  • Bächtold-Stäubli, Hanns & Hoffmann-Krayer, Eduard (dir.). Handwörterbuch des deutschen Aberglaubens (HDA). Berlin–New York: de Gruyter, 1927-1942 (réimpr. 1987). Voir entrées « Himmelsbrief » (R. Stübe) et « C.M.B. » sur la bénédiction d’Épiphanie.

  • Stübe, Rudolf. « Himmelsbriefe und Kettengebete », Wissenschaftliches Jahrbuch des Tiroler Landesmuseums, 6 (2013), p. 245-255 (synthèse historico-comparative).

  • Briggs, Robin. The Witches of Lorraine. Oxford: Oxford University Press, 2007, et base documentaire associée (env. 400 dossiers de procès).

  • Follain, Antoine & Simon, Maryse (dir.). La sorcellerie et la ville. Strasbourg: Presses universitaires de Strasbourg, 2018 (notamment le chapitre de A. Follain sur la Lorraine urbaine et rurale).

  • Simon, Maryse. Les affaires de sorcellerie dans le val de Lièpvre (XVIe–XVIIe siècles). Strasbourg: Publications de la Société Savante d’Alsace, 2006 (compte rendu dans Revue d’Alsace, 2007).

  • Diedler, Jean-Claude. « Un procès de sorcellerie en Lorraine du Sud au début du XVIIe siècle », Histoire & Sociétés Rurales, n° 7, 1997, p. 133-172 (édition critique de sources judiciaires).

  • Rémy, Nicolas. Daemonolatreiae libri tres, 1595 (trad. angl. Demonolatry, 1929). Traité démonologique lorrain fondé sur un vaste corpus de procès.

  • Roehrig, Jacques. Procès de sorcellerie aux XVIe–XVIIe siècles dans les terres de l’Est: Alsace, Franche-Comté, Lorraine. 2016 (notice BNU Strasbourg).

  • Archives de la Ville et de l’Eurométropole de Strasbourg. « Procès en sorcellerie au Ban de la Roche » (présentation de documents d’archives, contexte alsacien).

  • Wikisource (DE). « Himmelsbrief von 1864 » (exemple de lettre céleste du XIXe siècle, source primaire).

  • Glencairn Museum. « Powwowing in Pennsylvania: Healing Rituals of the Dutch Country », Newsletter, 9 mars 2017 (transcription de manuscrits sur le transfert d’un mal dans un arbre).

  • Musées de Strasbourg – Musée Alsacien. Dossier de presse (2024) et ressources sur l’imagerie dévotionnelle et les objets domestiques alsaciens (pertinent pour les Haussegen et protections de foyer).

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