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L’Ásatrú, o la rinascita della fede vichinga

L’Ásatrú, o la rinascita della fede vichinga

INDICE...

 

Origini storiche e rinascita neopagana
Divinità e visione del mondo
Riti e pratiche dell’Ásatrú
Valori ed etica nella vita quotidiana


L’Ásatrú è una religione neopagana germanico-nordica (detta anche scandinava) che mira a far rivivere la tradizione spirituale degli antichi Vichinghi e dei popoli germanici precristiani. Il suo nome, preso dall’islandese moderno, significa letteralmente « fede negli Ási » – cioè fede negli dèi del pantheon nordico. Riconosciuta ufficialmente come religione di Stato in Islanda dal 1973, poi in Danimarca nel 2003, l’Ásatrú si è diffusa in molti paesi occidentali (Nord America, Europa,…) incluso in Francia dove si contavano circa un migliaio di adepti intorno al 2015. Sia come movimento ricostruttivista serio sia come percorso spirituale, l’Ásatrú trae i suoi insegnamenti dalle saga islandesi e dalle Edda medievali (le grandi fonti della mitologia nordica).

Origini storiche e rinascita neopagana

Gli antichi popoli scandinavi praticavano una religione politeista che venerava gli dèi nordici molto prima dell’arrivo del cristianesimo, senza però darle un nome specifico. Solo dopo la cristianizzazione, completata tra l’XI e il XII secolo (simbolizzata dalla leggendaria distruzione del tempio di Uppsala nel 1087), gli scandinavi medievali designarono il loro antico culto con l’espressione Forn Siðr (« antica usanza » in antico norreno). Con l’imposizione del cristianesimo, queste antiche pratiche pagane scomparvero quasi completamente a partire dal Medioevo. Per secoli, della religione nordica rimase solo un’eredità mitologica e letteraria, trasmessa dalle cronache e dalla memoria culturale, ma senza comunità di fedeli organizzati.

Dopo questa eclissi di diversi secoli, un rinnovato interesse per la religione nordica si manifesta nel XIX secolo, nel contesto del romanticismo e del nascente nazionalismo nell’Europa del Nord. In Svezia in particolare, autori e studiosi romantici come Erik Gustaf Geijer e la società letteraria Götiska Förbundet (fondata nel 1811) riportano in auge i miti scandinavi e le figure vichinghe. La parola Ásatrú stessa appare in questo periodo: la si ritrova nel 1870 in un’opera del compositore norvegese Edvard Grieg, poi nel 1885 in un giornale islandese, per designare la « religione degli Ási » risorta. All’inizio del XX secolo, nascono le prime organizzazioni neopagane dedicate agli dèi germanico-nordici, in particolare in Germania con la fondazione nel 1913 della Germanische Glaubens-Gemeinschaft (« Comunità di fede germanica ») da parte di Ludwig Fahrenkrog.

L’Ásatrú, o la rinascita della fede vichinga


Tuttavia, è alla fine degli anni ’60 e all’inizio degli anni ’70 che avviene la seconda rinascita dell’Ásatrú, quella che darà origine alle comunità attuali. Nel 1973, in Islanda, un poeta e contadino di nome Sveinbjörn Beinteinsson riesce a far riconoscere ufficialmente l’Ásatrú come religione dallo Stato. Fondò l’Ásatrúarfélagið (Associazione Ásatrú) che esiste ancora oggi ed è diventata la più grande organizzazione non cristiana del paese. Parallelamente, negli Stati Uniti, un veterano di nome Stephen McNallen lancia la rivista The Runestone e crea nel 1974 l’Ásatrú Free Assembly (poi rinominata Ásatrú Folk Assembly), contribuendo a radicare il movimento in Nord America. Nei decenni successivi, l’Ásatrú si struttura in molti paesi: nasce un’associazione nazionale in Norvegia nel 1996, in Danimarca nel 1997 (riconosciuta ufficialmente nel 2003), in Svezia, Spagna, Francia e altrove. Oggi si trovano gruppi Ásatrú (chiamati kindreds o famiglie) su tutti i continenti dove è presente la diaspora europea. Il numero esatto di aderenti nel mondo è difficile da stimare, ma si parla di alcune decine di migliaia di praticanti attivi – di cui circa 5000-6000 formalmente dichiarati all’inizio degli anni 2010, secondo alcune fonti. Segno della sua vitalità, l’Ásatrú è persino la religione che ha conosciuto la crescita relativa più forte in Islanda negli ultimi anni e dispone da poco di un tempio in costruzione per accogliere le sue cerimonie.

Divinità e visione del mondo

Le credenze dell’Ásatrú affondano le radici nella mitologia nordica, come ci è giunta attraverso le Edda e le saghe medievali. Il pantheon vichingo è ricco di molte divinità, organizzate in due grandi famiglie: gli Ási (Æsir), dèi celesti del clan di Odino, e i Vani (Vanir), dèi legati alla fertilità e alla natura. Tra gli Ási figurano dèi principali come Odino (dio sovrano della saggezza e della magia), Thor (dio del tuono e protettore dell’umanità), Tyr (dio della giustizia e del coraggio), Frigg (dea del focolare e della famiglia) o Baldr (dio della luce). I Vani includono soprattutto Freyr e Freyja, fratello e sorella associati alla fertilità, all’amore e alla prosperità, e anche Njörd, dio del mare. Gli adepti dell’Ásatrú – chiamati in islandese Ásatrúar – onorano l’insieme di questi dèi secondo le loro affinità personali, senza che vi sia un culto esclusivo di una sola divinità. Tuttavia, molti attribuiscono un posto particolare a Odino, considerato il « Padre di Tutto » e fonte di una saggezza profonda attraverso il poema sacro della Hávamál (i « Detti dell’Altissimo », attribuiti a Odino stesso). Questo poema, conservato nell’Edda poetica, contiene numerosi consigli sulla buona condotta e sul modo di vivere, rendendo Odino una guida etica centrale agli occhi di molti Ásatrúar.

L’Ásatrú si distingue dalle religioni monoteiste per una visione del mondo completamente diversa. Innanzitutto, gli dèi nordici non sono perfetti né immortali: sono potenti e saggi, ma dotati di debolezze, e sono destinati un giorno a morire, durante il Ragnarök (il « Crepuscolo degli dèi » nella mitologia). Questa mortalità degli dèi è un tratto affascinante per gli Ásatrúar, perché rende queste divinità più vicine agli umani. Le relazioni tra uomini e dèi somigliano meno a un rapporto di sottomissione e più a una forma di amicizia o partenariato: gli dèi possono offrire protezione e ispirazione, ma gli umani mantengono il libero arbitrio e non esitano a « rimproverare » un dio che li delude. Nell’antica Scandinavia, non era raro infatti che un contadino cessasse temporaneamente di fare offerte a un dio che lo aveva abbandonato, e si rivolgesse piuttosto a un’altra divinità – una mentalità molto estranea all’esclusivismo delle religioni monoteiste, che rese difficile l’adozione del cristianesimo in quelle terre.

L’Ásatrú, o la rinascita della fede vichinga

Inoltre, l’Ásatrú non impone alcun dogma rigido né rivelazione intangibile. La maggior parte degli Ásatrúar non prende i miti alla lettera come verità storiche letterali, ma vi vede un simbolismo metaforico portatore di insegnamenti spirituali. Non esiste una teologia unica o un’ortodossia assoluta nell’Ásatrú; la religione ammette al contrario una certa diversità di interpretazioni e incoraggia ciascuno a riflettere da sé sul significato degli antichi racconti. Allo stesso modo, non c’è un clero centralizzato né un testo sacro autorevole (oltre alle raccolte di miti). Ogni gruppo o individuo può avere la propria lettura delle leggende, purché si rispetti lo spirito generale della tradizione. L’approccio dell’Ásatrú è ricostruttivista: i fedeli studiano seriamente le fonti storiche disponibili (poesie, saghe, archeologia) e cercano di ricostruire una pratica moderna che sia in continuità con l’antica religione degli Scandinavi. Naturalmente, è impossibile riprodurre identicamente una religione vecchia di mille anni; il buon senso impone di adattare alcune cose (i sacrifici sanguinosi dell’epoca vichinga – umani o animali – sono esclusi dalla pratica attuale). Tuttavia, l’intenzione è di rimanere fedeli il più possibile allo spirito dell’antica fede, pur vivendo con i tempi moderni.

Infine, il ruolo della natura è fondamentale nella spiritualità Ásatrú. Infatti, come molte tradizioni pagane, l’Ásatrú mantiene un rapporto sacro con la natura e i cicli del mondo. La terra, le foreste, le montagne e gli astri sono percepiti come vivi e divini – personificati attraverso dèi o spiriti (Jörd, la dea-Terra, o Thor i cui fulmini solcano il cielo). Gli Ásatrúar tendono quindi a venerare la Natura stessa insieme agli dèi: trascorrere tempo all’aria aperta, sentire il carattere sacro di un paesaggio, rispettare gli esseri viventi fanno parte integrante della loro filosofia. Questa sensibilità ecologica spesso va di pari passo con l’idea che il politeismo sia più armonioso verso la natura rispetto al monoteismo; si ritrova in alcuni Ásatrúar la critica a un mondo moderno giudicato disconnesso dalla Terra e l’ideale di uno stile di vita più in sintonia con i ritmi naturali. Questo profondo rispetto per il vivente si inscrive nella visione del mondo Ásatrú: gli umani fanno parte integrante della natura accanto alle altre creature, e devono onorare questa parentela piuttosto che cercare di dominarla.

Riti e pratiche dell’Ásatrú

Nonostante il millennio che ci separa dall’era vichinga, le pratiche rituali degli Ásatrúar si ispirano ampiamente alle descrizioni lasciate dalle saghe e dalle cronache medievali, adattate alle sensibilità contemporanee. Il rito centrale è quello del blót (termine antico norreno che significa « sacrificio/venerazione »). Un tempo, il blót consisteva nel sacrificare un animale (o in mancanza offrire cibo e bevande) in onore di una divinità, durante grandi feste stagionali o eventi importanti. Oggi, i blót sono cerimonie comunitarie durante le quali i partecipanti condividono una bevanda (generalmente idromele, birra o vino) e del cibo offrendo simbolicamente una porzione agli dèi. Concretamente, il rituale si svolge all’aperto, attorno a un altare che può essere semplice come un fuoco da campo o una ciotola posta sul terreno sacro. Il godhi (sacerdote/sacerdotessa) o la persona che conduce la cerimonia riempie un corno o una coppa di bevanda, invoca gli dèi e benedice l’assemblea. Poi, ciascuno a turno fa un brindisi alle divinità o agli antenati che desidera onorare: si brinda in loro nome, si possono pronunciare alcune parole o preghiere, quindi si versa una parte della bevanda sulla terra come offerta alle potenze invisibili. L’atmosfera del blót è conviviale e sacra allo stesso tempo: non si tratta di una liturgia rigida ma di un banchetto simbolico condiviso con gli dèi, nella gioia, nella musica e nel rispetto reciproco. Gli alimenti e le bevande consacrate sono in parte consumati dai partecipanti (richiamando il « banchetto degli dèi » dei testi antichi) e in parte versati nella natura (terra, sorgente o fuoco) per le divinità.

Gli Ásatrúar celebrano generalmente diverse feste annuali che segnano i cicli della natura, basandosi su ciò che si conosce degli antichi calendari nordici. Tra le celebrazioni tipiche si trovano: Yule (Jól), la festa del solstizio d’inverno intorno al 21 dicembre, che corrisponde al rinnovarsi del sole e ha dato origine al Natale; il Blót di primavera (dedicato al risveglio della natura, talvolta verso l’equinozio di marzo o fine aprile); il Solstizio d’estate (midsommar, intorno al 21 giugno, festa della luce); e le Notti d’inverno in autunno (verso fine ottobre, per segnare la fine dei raccolti e onorare gli antenati, comparabile a Samhain presso altri popoli). I nomi e le date esatte variano secondo i gruppi e i paesi, poiché le tradizioni locali possono influenzare il calendario: in Svezia, ad esempio, si menziona il Dísablót in primavera e altre feste tratte dalle saghe. L’importante è che queste celebrazioni scandiscano l’anno e permettano alla comunità di riunirsi regolarmente per rafforzare i legami tra i suoi membri e con il sacro.

Oltre ai blót stagionali, gli Ásatrúar praticano talvolta altri riti più personali. Il symbel (o sumbel) è una forma di banchetto rituale centrato sul brindisi successivo portato da ogni convitato: si passa un corno che ciascuno alza in onore, a turno, di un dio, di un antenato, poi per fare un giuramento o un desiderio. È un rituale di parola sacra, dove l’atto di brindare consacra la promessa pronunciata o la memoria evocata, creando una forte coesione tra i partecipanti. Inoltre, alcuni adepti si dedicano a pratiche di divinazione (in particolare con le rune), alla meditazione sui poemi eddici, o anche a forme risuscitate di sciamanesimo nordico come il seiðr (antico rituale estatico di veggenza e magia, associato alle dee Freyja e Frigg). Questi aspetti esoterici restano comunque opzionali e variano secondo l’inclinazione di ciascuno: l’Ásatrú non impone un credo mistico uniforme, lasciando spazio alla libertà individuale.

L’Ásatrú, o la rinascita della fede vichinga


In termini di simboli, l’Ásatrú ha adottato diversi emblemi tratti dall’iconografia vichinga. Il principale è senza dubbio il martello di Thor, chiamato Mjöllnir in antico norreno, che è portato come pendente da molti fedeli come segno di appartenenza e protezione. Questo martello, secondo la mitologia, è l’arma magica del dio Thor che gli permette di difendere il mondo dalle forze del caos. Portarlo oggi al collo è un modo per gli Ásatrúar di mostrare con orgoglio il loro attaccamento agli dèi nordici, come il crocifisso per un cristiano. Scavi archeologici hanno riportato alla luce decine di pendenti a forma di piccolo martello risalenti all’era vichinga (tra il IX e l’XI secolo) – segno che questa usanza esisteva già quando il paganesimo nordico era vivo. Gli adepti contemporanei si riappropriano quindi di un simbolo antico che era sopravvissuto nelle leggende. Tra i simboli apprezzati si trovano anche il Valknut (tre triangoli intrecciati, associato a Odino e all’aldilà), il Vegvísir (bussola runica islandese), l’Irminsul (pilastro sacro sassone), o il motivo del lupo e del corvo (compagni degli dèi Odino e Tyr). Tutti questi simboli decorano volentieri altari, gioielli, o persino la pelle dei credenti sotto forma di tatuaggi, affermando visivamente l’identità Ásatrú.

Valori ed etica nella vita quotidiana

L’Ásatrú, come spiritualità, non si limita a onorare antichi dèi: è anche una via di vita che influenza il comportamento e la mentalità dei suoi praticanti nella vita quotidiana. Sebbene non esista un codice morale universale formalmente stabilito (nessuna « tavola della legge » dettata dagli dèi), la cultura Ásatrú mette in evidenza un insieme di virtù ereditate dallo spirito delle saghe. Si parla delle « Nove Nobili Virtù » – coraggio, verità, onore, fedeltà, disciplina, ospitalità, perseveranza, indipendenza e lavoro – che gli Ásatrúar si sforzano di coltivare nella loro vita. Va notato che questa lista di nove virtù è in realtà una formulazione moderna, proposta negli anni ’70 da Stephen McNallen e altri pionieri del rinnovamento Ásatrú negli Stati Uniti. Sebbene si ispiri vagamente a massime presenti nel Hávamál o nelle saghe, non ha un equivalente diretto nella religione vichinga originaria (dove la morale restava contestuale e pragmatica). Tuttavia, queste virtù servono da punti di riferimento a molti fedeli oggi per guidare le loro azioni. Per esempio, il valore dell’onore – molto presente nelle saghe – spinge gli Ásatrúar a mantenere la parola data e assumersi le proprie responsabilità; l’ospitalità li incoraggia a essere accoglienti e generosi verso gli altri; il coraggio dà loro la forza di affrontare le prove con dignità, ecc. Questi ideali avvicinano l’Ásatrú alla riscoperta di un ethos « vichingo » adattato al mondo moderno, senza però cadere nella caricatura: non si tratta di recitare il ruolo del guerriero in modo teatrale, ma di essere autentici, retti e affidabili nella vita di tutti i giorni. D’altronde, non è l’aspetto o la forza fisica a fare il valore di un credente, ma la tenacia, l’impegno personale nella fede e nelle azioni.

La libertà individuale occupa così un posto importante nell’etica Ásatrú. Contrariamente a molte religioni, non si trovano nelle Edda liste di peccati o divieti universali da non trasgredire. La moralità è piuttosto una questione di onore personale e di conseguenze naturali: ogni azione comporta ripercussioni (buona o cattiva reputazione, ritorno di karma), e spetta a ciascuno essere responsabile delle proprie scelte. L’Ásatrú valorizza l’equilibrio tra libertà e responsabilità: godere pienamente della vita e delle sue gioie terrene, assumendosi però i doveri verso la famiglia, la comunità e gli dèi. Alcuni atteggiamenti considerati peccaminosi in altre religioni, come l’orgoglio, non sono condannati qui – al contrario, un sano orgoglio di sé è visto positivamente, purché non degeneri in arroganza distruttiva. Allo stesso modo, l’Ásatrú non conosce i concetti di peccato originale, bisogno di redenzione o salvezza dell’anima: l’esistenza dopo la morte è concepita in modo pragmatico (le anime raggiungono diversi regni dei morti a seconda della vita, o forse si reincarnano nella linea familiare), senza giudizio universale finale. Ne risulta una filosofia di vita molto presente: l’accento è posto sul vivere bene qui e ora, con onore e intensità, piuttosto che cercare perfezione o salvezza nell’aldilà.

Nella vita quotidiana, essere Ásatrú può quindi trasformare sottilmente il modo di essere. Molti fedeli testimoniano che questa religione ha cambiato il loro rapporto con se stessi e con gli altri: così, mantenere la parola data diventa un imperativo sacro (poiché nella società vichinga il valore di un uomo dipendeva dalla forza del suo giuramento mantenuto). Un Ásatrúar imparerà a riflettere prima di parlare o promettere, e ad agire coerentemente con i propri valori, perché il suo onore è sempre in gioco. Inoltre, l’ancoraggio nella mitologia nordica, dove eroismo e lealtà occupano un posto centrale, può ispirare ciascuno ad affrontare le difficoltà della vita con coraggio, come un « eroe quotidiano ». La spiritualità Ásatrú offre così un forte quadro identitario: per alcuni, in particolare quelli di origine europea del Nord, è un modo per riconnettersi con le proprie radici culturali e familiari, per ridare senso a tradizioni dimenticate. Per altri, provenienti da orizzonti diversi ma attratti da questa via, l’Ásatrú rappresenta una ricerca di spiritualità alternativa, al di fuori dei grandi monoteismi, che valorizza l’autonomia e il legame intimo con la natura. La riscoperta degli dèi nordici offre allora una forma di risposta per alcuni, proponendo una religione viva, comunitaria e incarnata, che si sperimenta nelle azioni concrete (feste, mutuo aiuto, studio dei testi, comunione con la natura) piuttosto che nei dogmi astratti.

In mezzo secolo, l’Ásatrú è così passato da pochi circoli di appassionati a un movimento mondiale che incarna la rinascita della fede nordica. Tra eredità storica e creatività moderna, questa religione ha saputo trovare un equilibrio narrativo: quello di un viaggio nel tempo in cui gli dèi vichinghi rivivono attraverso gli uomini e le donne di oggi. Per alcuni, è il modo di camminare sulle orme dei loro antenati scandinavi adattando i loro riti alla vita del XXI secolo. Per altri, è la scoperta di una spiritualità originale che rompe con i dogmi stabiliti e invita a riconnettersi con la natura e il sacro nella vita quotidiana. Come scriveva un poeta islandese convertito all’Ásatrú, Sveinbjörn Beinteinsson: « I sentieri degli antichi dèi si sono affievoliti, ma i nostri passi li incidono di nuovo nella terra gelata; e sulle colline battute dal vento, si ode di nuovo risuonare il tuono di Thor e il canto di Odino… ». Senza dubbio, il canto di Odino non ha finito di risuonare per le generazioni a venire.

Fonti:

  • Wikipedia (FR) – Ásatrú: pagina molto completa che ripercorre la storia del movimento, le pratiche moderne e le diverse organizzazioni nel mondo.

  • VICE France – “Ho incontrato dei pagani vichinghi francesi” (2017), di Théo Ribeton: reportage sugli Enfants d’Yggdrasill e le loro pratiche.

  • Stefanie von Schnurbein – Norse Revival: Transformations of Germanic Neopaganism (2016): opera accademica di riferimento sull’evoluzione contemporanea del paganesimo nordico in Europa.
    Ed. Brill Academic Publishers.

  • Mattias Gardell – Gods of the Blood: The Pagan Revival and White Separatism (2003): studio critico sulle derive identitarie in alcuni filoni del neopaganesimo germanico-nordico.

  • Jérôme Lusseyran – “I credenti del rinnovamento pagano”, in Sciences Humaines, n°282, 2016: articolo di divulgazione sociologica sull’Ásatrú e altre spiritualità pagane contemporanee.

  • Didier Rance – Le Nuove Religioni (Cerf, 2002): capitolo sull’Ásatrú e le spiritualità neopagane.

  • Axel Rood – “Asatru Historiography: Constructing the Heathen Past”, in Journal of Religion in Europe, vol. 13, n°4 (2020): articolo accademico che analizza come l’Ásatrú moderno ricostruisce il passato vichingo.

  • Intervista a membri dell’Ásatrúarfélagið (Islanda)

Olivier d’Aeternum
Par Olivier d’Aeternum

Appassionato delle tradizioni esoteriche e della storia dell'occulto dalle prime civiltà fino al XVIII secolo, condivido alcuni articoli su questi argomenti. Sono anche co-creatore del negozio esoterico online Aeternum.

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