Come forse saprete, dietro Aeternum si nasconde una piccola impresa con sede in Bretagna (nel sud del Finistère per essere precisi). Ed è ben noto che questo territorio vive al ritmo di leggende, miti e pratiche magiche più o meno conosciute (Brocéliande, Merlino, la Fata Viviana, gli Allineamenti e molti altri). Così, per mettere in luce il nostro bellissimo territorio, pubblicheremo regolarmente leggende poco conosciute tratte dalla storia bretone. Questa settimana, direzione le Côtes-d'Armor.
Una leggenda antica sussurra il nome di un libro maledetto: l’Agrippa. Non si tratta di un semplice grimorio, ma di un volume immenso, alto quanto un uomo, le cui pagine rosse sono coperte da caratteri neri. Questo libro sarebbe stato firmato dal diavolo in persona, ma il suo soprannome è ispirato all’occultista Cornelius Agrippa. Si dice che possederlo conferisca un immenso potere sulle forze invisibili, ma ovviamente a un prezzo che pochi sono disposti a pagare.
Nessuno può lasciare un simile volume a portata di mano. Chi ne possiede uno lo sospende a una trave contorta, legato da una pesante catena arrugginita. Deve essere aperto solo in caso di necessità, e anche allora, bisogna saperlo leggere al contrario, distroiñ anezhañ in bretone, pena rimanere intrappolati nei suoi malefici.
Molti hanno tentato di svelarne i segreti. Alcuni per imprudenza, altri per brama. Si racconta la storia di un giovane curioso che, approfittando dell’assenza del padrone di casa, osò toccare l’Agrippa. Appena voltata la prima pagina, una forza invisibile lo imprigionò nella lettura. Non poteva più distogliere lo sguardo dalle parole che scorrevano, e più leggeva, più un soffio gelido riempiva la stanza.
Improvvisamente, un tumulto si levò sopra la casa. Uno stormo di corvi neri vi si abbatté, sbattendo le ali con rabbia. Ma quegli uccelli non erano ordinari: erano i messaggeri del diavolo, venuti a reclamare un’anima. Grattarono alle finestre, bussarono contro i muri, circondando la loro preda. Fortunatamente, il detentore del grimorio, avvertito da un istinto misterioso, tornò in tempo. Strappò il libro dalle mani del poveretto e chiuse il volume con uno schiocco secco. I corvi svanirono subito nella notte, e il giovane, livido, giurò di non toccare mai più ciò che non gli apparteneva.
Ma l’Agrippa non conferiva solo il potere di scacciare gli spiriti. Nelle campagne, alcuni sacerdoti ne possedevano una copia e sapevano usarla per imporre l’ordine. In quei tempi antichi, quando le locande attiravano gli uomini ben oltre il ragionevole, quegli ecclesiastici avevano trovato un modo per riportare a casa i ritardatari. Al calar della notte, si trasformavano in cane nero, apparendo agli incroci per spaventare chi si attardava lungo i sentieri.

Ogni parrocchia ne aveva uno, e tutti temevano la sua apparizione. Si raccontava che a Plouaret un enorme cane nero si sedesse vicino al calvario. Di giorno, l’impronta del suo sedere rimaneva impressa nel terreno, dove l’erba non ricresceva mai. E le leggende della sua apparizione si diffusero in tutti i borghi, a volte con un’apparizione in una foresta, altre volte vicino a un ruscello.
Chi incrociava il suo cammino non si attardava. Non attaccava, ma seguiva. Silenziosamente. I suoi occhi brillavano di una luce rossastra, e la sua ombra cresceva a ogni passo. Non inseguiva i fuggitivi, ma il suo respiro si sentiva appena dietro di loro, gelido, opprimente. I più temerari tentavano a volte di affrontarlo, ma nessuno riusciva mai a toccarlo. Non era fatto di carne, ma di ombra e divieto.
Se il cane nero ti segue, si diceva, non voltarti mai. Perché chi osava incrociare il suo sguardo spariva, inghiottito dalla notte...
Fonte complementare: Le Télégramme




























































































































