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John Dee, studioso delle arti occulte

John Dee, studioso delle arti occulte

SOMMARIO...

 

Giovinezza e formazione
Consigliere della regina e pioniere scientifico
Fede, alchimia e arti occulte
Declino e ultimi anni


John Dee (1527 – 1608/1609) è uno dei più eminenti studiosi dell’epoca elisabettiana. Matematico, astronomo, astrologo, geografo e alchimista, si appassionò sia alle scienze nascenti del Rinascimento sia alle arti occulte, in un’epoca in cui il confine tra questi ambiti cominciava appena a delinearsi. Consigliere fidato della regina Elisabetta I, che assisteva negli affari scientifici e astrologici, svolse un ruolo chiave nelle grandi esplorazioni inglesi e coniò il concetto di «Impero britannico» per promuovere l’espansione coloniale del suo paese. Presentazione.

Giovinezza e formazione

John Dee nacque a Londra il 13 luglio 1527, in una famiglia gallese modesta ma legata alla corte dei Tudor. Spirito brillante, entrò a 15 anni al St John’s College dell’università di Cambridge e conseguì la laurea nel 1546. Notato molto presto per le sue capacità intellettuali, divenne uno dei primi fellows del nuovo Trinity College. Durante quegli anni di studio, dimostrò già un’ingegnosità notevole: per uno spettacolo studentesco, progettò una macchina di effetti speciali che dava l’illusione di uno scarabeo che volava verso il cielo, un espediente scenico che gli valse più tardi una precoce reputazione di «mago» suo malgrado.

Laureato, Dee intraprese viaggi attraverso l’Europa per perfezionare la sua formazione. Alla fine degli anni ’40 soggiornò nei Paesi Bassi spagnoli e seguì l’insegnamento di prestigiosi studiosi: all’Università di Lovanio e poi a Bruxelles studiò con il matematico-cartografo Gemma Frisius e strinse amicizia con Gérard Mercator, celebre geografo, e con Abraham Ortelius. Invitato a tenere corsi a Parigi sugli Elementi di Euclide, il giovane erudito impressionò per la sua conoscenza tanto da attirare un pubblico numeroso ed entusiasta. Incontrò anche altre figure intellettuali di primo piano, come il medico italiano Gerolamo Cardano con cui esaminò a Londra nel 1552 una misteriosa macchina a moto perpetuo e una gemma dalle supposte proprietà magiche. Ovunque, John Dee costituì una rete di intellettuali europei e raccolse strumenti scientifici e libri rari che riportò in Inghilterra per arricchire le sue collezioni personali.

Ritornato nel suo paese all’inizio degli anni ’50, Dee sperava di ottenere un ruolo ufficiale a corte. Sotto il regno della cattolica Maria Tudor (1553-1558), offrì i suoi servizi come astrologo ed erudito. Questo periodo si rivelò però delicato: nel 1555 fu arrestato per «pratiche di congiurazione e calcoli illeciti», avendo osato redigere gli oroscopi della regina Maria I e della principessa Elisabetta. L’accusa, aggravata fino al sospetto di tradimento, avrebbe potuto costargli la vita. John Dee riuscì a scagionarsi parzialmente davanti al tribunale della Star Chamber, poi dovette sottoporsi a un esame religioso condotto dal vescovo Edmund Bonner. Grazie al sostegno di questo prelato influente, evitò per un soffio la condanna per eresia e riacquistò la libertà. Scosso da questa prova, continuò comunque i suoi lavori intellettuali. Nel 1556 presentò alla regina Maria un ambizioso progetto di creazione di una biblioteca nazionale per preservare il sapere dei manoscritti antichi – una visione precorritrice di un’istituzione patrimoniale – ma la proposta non ebbe seguito. Mancando il sostegno, Dee si dedicò allora all’arricchimento della sua biblioteca personale nella sua casa di Mortlake, vicino al Tamigi: vi accumulò centinaia di volumi e manoscritti raccolti in tutta Europa, facendo di questa biblioteca privata la più importante d’Inghilterra e un vero centro di studio al di fuori delle università.

Consigliere della regina e pioniere scientifico

Quando Elisabetta I salì al trono nel 1558, John Dee ritrovò i favori di corte. La nuova regina, protestante e appassionata di astrologia, lo scelse come consigliere scientifico e astrologo ufficiale. Dee fissò lui stesso la data dell’incoronazione di Elisabetta per predirne il regno, guadagnandosi così la fiducia duratura della sovrana. Elisabetta arrivò a soprannominarlo affettuosamente «il mio filosofo» tanto teneva in alta considerazione la sua competenza.

Negli anni successivi, John Dee si impose come un vero «think tank» della corte elisabettiana. Stabilitosi a Mortlake, dove aveva allestito un laboratorio, dispensava il suo sapere sia ai nobili sia ai marinai. Appassionato di navigazione e cartografia, formava e consigliava i capitani delle grandi spedizioni marittime lanciate dall’Inghilterra. Dagli anni ’50 agli anni ’70 del Cinquecento, fu mentore tecnico degli esploratori: insegnava loro i principi della navigazione astronomica, forniva carte aggiornate e strumenti di misura di sua fabbricazione. John Dee svolse così un ruolo chiave dietro le quinte dei viaggi di scoperta, come quelli di Martin Frobisher verso il Canada (1576-1578) di cui incoraggiò l’iniziativa. La sua influenza si estese anche agli affari imperiali: fu uno dei primi a concepire una visione di impero marittimo per l’Inghilterra. Nel suo trattato General and Rare Memorials pertayning to the Perfect Arte of Navigation (pubblicato nel 1577), espose l’idea che la supremazia navale dovesse permettere all’Inghilterra di fondare un «Impero britannico» coloniale oltreoceano. Dee è infatti accreditato di aver usato per primo l’espressione British Empire in questo contesto. Convinto del destino espansivo del suo paese, si associò ai progetti di colonizzazione di figure come Humphrey Gilbert e Sir Philip Sidney per promuovere l’insediamento di colonie in Nord America.

Il contributo di John Dee non si limitò alla navigazione. Questo polimatematico contribuì a diffondere la matematica e le scienze in Inghilterra. Nel 1570 scrisse la celebre Prefazione matematica che introdusse la prima traduzione inglese di Euclide: questo manifesto erudito esaltava la «dignità e l’utilità» della matematica e il suo ruolo centrale per tutte le altre discipline. Pensata per un pubblico oltre il solo circolo universitario, la prefazione di Dee ebbe grande risonanza e popolarizzò le scienze matematiche tra artigiani e marinai del suo tempo. Parallelamente, proseguì le sue ricerche personali: già nel 1558 pubblicò Propaedeumata Aphoristica, una raccolta di aforismi in cui esponeva la sua visione del mondo naturale e dell’astrologia. Nel 1564 compose un’opera ermetica enigmatica, la Monas Hieroglyphica, in cui propose un simbolo matematico-magico ritenuto la chiave dell’unità nascosta della Creazione. Questo glifo esoterico, sintesi simbolica dei principi dell’universo, intrigò gli studiosi del suo tempo che lo stimarono molto. Se la Monas Hieroglyphica rimane oggi di difficile interpretazione, testimonia l’ambizione di Dee di riconciliare scienza, cabala cristiana e occultismo in una visione coerente del cosmo.

John Dee si affermò così come una figura intellettuale di rilievo del Rinascimento inglese, sia studioso moderno sia erede dei saperi antichi. Propose persino, nel 1582, che il suo paese adottasse il nuovo calendario gregoriano per allineare il calcolo del tempo al resto d’Europa – una riforma che giudicava razionale – ma la Chiesa anglicana rifiutò allora questa misura proveniente da un papa cattolico, definendola un’innovazione superstiziosa indesiderata. Nonostante questo insuccesso, l’ampiezza delle sue competenze e l’audacia delle sue idee lo resero un visionario rispettato alla corte di Elisabetta.

Fede, alchimia e arti occulte

Pur impegnato decisamente nel progresso delle scienze, John Dee rimase un uomo di fede e tradizione per cui lo studio del mondo invisibile era altrettanto legittimo quanto quello del mondo naturale. Cristiano convinto, non vedeva contraddizione nell’esplorare l’alchimia, la magia o la cabala purché queste pratiche potessero rivelare i misteri della Creazione divina. Considerava infatti che il sapere sacro e il sapere naturale facessero parte di un tutto coerente voluto da Dio. Non era l’unico del suo tempo in questo caso: nel XVI secolo molti studiosi del Rinascimento cercavano di conciliare fede religiosa ed esoterismo ermetico nelle loro ricerche.

Dee dedicò così gran parte della sua vita all’alchimia, disciplina al confine tra chimica e misticismo. Nel suo laboratorio di Mortlake tentò di fabbricare elisir e di trasmutare i metalli, nella speranza di svelare i segreti della materia che Dio avrebbe nascosto nella natura. Si interessò anche agli scritti attribuiti a Ermete Trismegisto e ai testi cabalistici, convinto che gli Antichi possedessero conoscenze occulte profonde. John Dee era così persuaso dell’esistenza di corrispondenze mistiche nell’universo: per lui numeri, figure geometriche o simboli celavano un potere nascosto che permetteva di comprendere l’ordine divino del mondo. Arrivò a sostenere la «potenza occulta della matematica di rivelare i misteri divini», affermando che il linguaggio dei numeri è quello in cui Dio ha scritto la struttura della Creazione. Questa filosofia ermetica permea tutta la sua opera e il suo approccio intellettuale.

Verso la fine degli anni ’70, nonostante i successi, John Dee provava una certa frustrazione. Aveva accumulato un sapere enciclopedico, ma riteneva di non aver ancora raggiunto la conoscenza ultima delle leggi dell’Universo che cercava ardentemente. La sua influenza a corte cominciava inoltre a declinare man mano che la regina invecchiava e nuovi consiglieri emergevano. Fu in questo contesto che decise di orientare i suoi sforzi verso una ricerca più spirituale: ottenere direttamente da Dio le risposte che non trovava nei libri. Per farlo si rivolse a quelle che chiamava le «conferenze angeliche», cioè sedute di comunicazione con gli angeli.

Nel 1582 John Dee incontrò Edward Kelley, un giovane dal passato turbolento (era stato condannato per falsificazione di monete) ma che sosteneva di possedere doni di medium e veggente. Affascinato, Dee lo prese al suo servizio. Insieme si dedicarono alle invocazioni angeliche: a intervalli regolari, nel segreto dello studio di Dee, Kelley affermava di entrare in contatto con spiriti o angeli aiutandosi con una sfera di cristallo o uno specchio nero lucido. John Dee, in uno stato di intensa fervore religioso, pregava e digiunava in preparazione di queste sedute che chiamava azioni spirituali. Mentre Kelley «vedeva» e dialogava con le entità invisibili, Dee annotava scrupolosamente il contenuto dei messaggi dettati dall’aldilà, convinto che contenessero un sapere sacro destinato all’umanità.

Agli occhi di John Dee queste comunicazioni soprannaturali erano la prosecuzione del suo approccio scientifico: sperava che con l’aiuto degli angeli avrebbe potuto scoprire verità superiori sul cielo, la religione, la natura o migliorare le tecniche di navigazione. Da tutti i resoconti, Dee era sincero nella sua convinzione di compiere una missione quasi profetica. Edward Kelley, invece, suscitava più dubbi: era animato da una vera fede o manipolava il suo credulone benefattore? Le opinioni divergono. Alcuni storici ritengono che Kelley abbia potuto ingannare Dee per opportunismo finanziario – le promesse d’oro dell’alchimia erano lucrative – mentre altri non escludono che Kelley stesso abbia finito per credere alle proprie visioni. In ogni caso, le «uscite» di Kelley, cioè i testi e le rivelazioni che produceva in trance, sono di una ricchezza sorprendente per ampiezza, complessità e carattere esotico.

In pochi anni John Dee riempì interi diari di appunti sulle sue interviste con l’arcangelo Uriel e altri spiriti celesti. Da questi dialoghi mistici emerse progressivamente un alfabeto e un linguaggio strani, che nessuna lingua conosciuta sembrava avvicinare. Dee parlava di «linguaggio degli angeli» per designare questo idioma che credeva rivelato dai suoi interlocutori celesti. Solo molto più tardi, nel XIX secolo, gli occultisti avrebbero chiamato questo sistema «lingua enoquiana» – in riferimento al patriarca biblico Enoch che, secondo la tradizione apocrifa, avrebbe parlato la lingua degli angeli. All’epoca Dee e Kelley elaborarono una vera grammatica e numerose tabelle di parole dettate dagli spiriti. Questo corpus – costituito in particolare da quelle che chiamavano le Leggi dell’Universo e da invocazioni in lingua angelica – formerà più tardi il cuore della magia enoquiana praticata da alcune correnti esoteriche. Dee era convinto che questi scritti fossero un dono di Dio e che contenessero forse la chiave della redenzione del mondo o grandi progressi per l’umanità.

Nel 1583 la situazione di John Dee cambiò bruscamente. Un nobile polacco impoverito, il conte Albert Łaski, di passaggio a Londra, lo invitò a presentare le sue scoperte soprannaturali alle corti dell’Europa continentale. Vedendo l’occasione di guadagnare nuovi mecenati (e forse guidato dagli angeli stessi, che lo incitavano al viaggio), Dee accettò di partire. Lasciò l’Inghilterra con Kelley, portando con sé le loro famiglie, e iniziò un’odissea attraverso l’Europa centrale. Dal 1583 al 1589 i due uomini condussero una vita itinerante in Boemia, Moravia e Polonia, cercando di ottenere il sostegno di principi e imperatori per le loro ricerche alchemiche e angeliche. John Dee ottenne udienze private presso l’imperatore Rodolfo II del Sacro Romano Impero, grande appassionato di esoterismo, e il re Stefano Báthory di Polonia. Tentò di persuaderli dell’importanza delle sue comunicazioni con il mondo celeste, ma si scontrò con lo scetticismo cortese di questi monarchi. Agli occhi di molti sul continente, Dee rimaneva una figura intrigante inviata dalla regina d’Inghilterra, e alcuni lo sospettavano persino di agire come spia ufficiosa della corona piuttosto che come vero profeta. I suoi legami accertati con Elisabetta I alimentavano la diffidenza, tanto più che l’Inghilterra era allora in rivalità religiosa e politica con queste potenze cattoliche.

Nel corso delle loro peregrinazioni, la collaborazione tra Dee e Kelley cominciò a incrinarsi. Edward Kelley, grazie alle sue promesse alchemiche (sosteneva di poter fabbricare oro con una polvere miracolosa), attirava l’interesse dei nobili molto più delle austere conferenze angeliche del suo mentore. Nel 1587, mentre soggiornavano in Boemia, avvenne un evento drammatico: durante una seduta Kelley affermò che l’angelo Uriel dava loro un ordine divino sorprendente – che i due uomini dovevano ora mettere in comune tutti i loro beni «comprese le mogli». John Dee, allora sessantenne, era sposato e padre di diversi figli, come Kelley. Questa imposizione di adulterio spirituale lo sconvolse profondamente. Esitando a disobbedire a quella che credeva fosse la volontà di Dio, Dee accettò inizialmente questa condivisione coniugale imposta. Ma presto, divorato dal dubbio e dall’umiliazione, pose fine definitivamente alle sedute di invocazione con Kelley. L’episodio dell’angelo Uriel segnò la rottura tra i due uomini: dopo quella data non lavorarono più insieme. Alcuni storici vi vedono la manovra calcolata di Kelley per provocare la separazione, avendo raggiunto i propri obiettivi. In ogni caso, John Dee decise di tornare in Inghilterra nel 1589, mentre Kelley rimase in Boemia, dove continuò per un po’ le sue attività alchemiche prima di conoscere una fine tragica.

Declino e ultimi anni

Ritornato a Mortlake dopo sei anni di assenza, John Dee trovò la sua dimora fatiscente. La sua preziosa biblioteca era stata in parte saccheggiata e dispersa durante la sua assenza, probabilmente da vicini e opportunisti che lo prendevano per un mago e depredarono i suoi beni. Questa sventura lasciò l’ex studioso smarrito e rovinato. Alcuni amici fedeli intervennero a suo favore presso le autorità: grazie a loro, la stessa regina Elisabetta, nonostante le eccentricità occulte del suo ex consigliere, acconsentì a offrirgli un modesto sostegno. Nel 1596 lo nominò warden (custode) del collegio di Christ Church a Manchester – una carica onorifica di canonico che gli garantiva un reddito e un tetto. Dee, quasi settantenne, si stabilì per un periodo a Manchester per svolgere questa funzione ecclesiastica, ma non riuscì a ritrovare una vera stabilità finanziaria. Dopo la morte di Elisabetta I nel 1603 e l’avvento del re Giacomo I, le prospettive di John Dee si oscurarono definitivamente. Il nuovo sovrano, notoriamente ostile alle arti occulte che assimilava a superstizioni papiste, non mostrò alcuna benevolenza verso l’ex mago della regina vergine. Giacomo I ignorò le richieste di Dee che cercava il suo patrocinio, e gli negò persino un’udienza. Senza sostegno reale, ridotto a vendere ciò che gli restava di libri e strumenti per sopravvivere, John Dee visse gli ultimi anni nell’ombra e nella povertà.

Si spense nell’anonimato all’età avanzata di 81 anni, verso la fine del 1608 (secondo altre fonti nel marzo 1609). Le circostanze esatte della sua morte restano oscure: si dice che spirò nella sua casa di Mortlake o nella dimora londinese di un amico che si prendeva cura di lui. John Dee è probabilmente sepolto nel cimitero della chiesa di Saint-Mary a Mortlake, ma la sua tomba, se esiste, non è mai stata formalmente identificata. Così scomparve colui che i suoi contemporanei consideravano un tempo l’uomo più erudito d’Inghilterra, e che finì i suoi giorni povero e disprezzato dagli scettici.

A turno matematico visionario, consigliere politico, bibliofilo, alchimista e mistagogo, egli illustra la convergenza che allora esisteva tra la scienza in pieno sviluppo e l’esoterismo ereditato dal Medioevo. Se non lasciò scoperte scientifiche maggiori identificabili, la sua influenza fu comunque considerevole: contribuì a porre le basi intellettuali dell’Impero britannico formando i navigatori e concettualizzando l’espansione coloniale, svolgendo al contempo un ruolo di primo piano nella diffusione delle conoscenze matematiche e cartografiche in Europa. Parallelamente, perpetuò e rinnovò la tradizione della «magia colta» del Rinascimento, ritenendo che l’indagine del mondo spirituale potesse completare quella del mondo fisico.

Olivier d’Aeternum
Par Olivier d’Aeternum

Appassionato delle tradizioni esoteriche e della storia dell'occulto dalle prime civiltà fino al XVIII secolo, condivido alcuni articoli su questi argomenti. Sono anche co-creatore del negozio esoterico online Aeternum.

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