Oggi vi propongo un articolo un po’ speciale: quello sulla divinità Ops. Generalmente poco conosciuta nel pantheon romano, è soprattutto una divinità che veneriamo da Aeternum. Era quindi naturale dedicarle un intero articolo, sperando di aiutarvi a scoprirla e, perché no, a farne una divinità tutelare anche per voi.
1. Custode dell’abbondanza e madre dei raccolti
Nell’antica Roma, la fertilità del suolo e l’abbondanza dei raccolti erano sacre. Le forze che presiedevano a questi benefici assumevano la forma di divinità onorate con riti ben specifici. Tra queste, Ops. Venerata fin dall’epoca arcaica, incarnava la prosperità della terra e la ricchezza offerta agli uomini. Il suo culto, attribuito al re sabino Tito Tazio, si integrò profondamente nelle tradizioni religiose romane. Associata alla Grande Madre frigia Cibele e assimilata a Rea, moglie di Crono, era anche la sposa di Saturno, dio della germinazione. Protrettrice del focolare e dei campi, Ops vegliava sulle risorse indispensabili alla sopravvivenza delle comunità rurali e delle città.
2. Una dea dalle radici antiche
Il nome Ops rivela immediatamente la sua essenza. In latino esprime la ricchezza e l’abbondanza, concetti fondamentali in una società dove la prosperità si basava sull’agricoltura. Varrone la chiamava Mater, la Madre, sottolineando il suo ruolo nutritivo.
Esistono legami linguistici tra Ops e antiche divinità indoeuropee. In sanscrito, ápnas indica i beni materiali, mentre in greco antico, opnē si riferisce ai raccolti. Queste corrispondenze suggeriscono un culto molto antico, in tradizioni che celebravano i benefici della terra. Ops si distingueva però per il suo potere di concedere prosperità, garantendo l’abbondanza dei campi e preservando la sicurezza dei focolari.
3. Protrettrice dei raccolti e madre degli Dei
Dea della prosperità, Ops presiedeva alla fertilità del suolo e alla ricchezza dei raccolti. Il suo ruolo non si limitava ai raccolti: incarnava anche la stabilità domestica e la protezione dei beni essenziali. La sua influenza superava il mondo rurale per toccare ogni focolare romano.
In quanto sposa di Saturno, Ops era integrata nel grande racconto delle origini divine. La tradizione narra che salvò Giove dalla voracità del padre, riproponendo nella cultura romana la storia di Rea e Crono. Il suo legame con Conso, custode dei granai, rafforza il suo ruolo nell’economia agricola. Mentre Conso assicurava la conservazione dei grani, Ops garantiva la loro abbondanza. Questa complementarità segnava il calendario rituale, con le feste di queste due divinità che si rispondevano durante l’anno.
4. Riti tra segreto e grandezza
Il culto di Ops si caratterizzava per un’antichità notevole e una grande solennità. Il suo principale santuario, il Sacrarium Opis Consivae, si trovava nella Regia, nel cuore del Foro Romano (affronteremo questo punto più in dettaglio nella parte seguente).

La Dea Ops sul suo carro accompagnata dai coribanti, Giorgio Vasari. Fonte: Immagine d’Arte
Le celebrazioni in suo onore scandivano il ciclo agrario. L’Opiconsivia, festeggiata il 25 agosto, segnava la fine dei raccolti e la preparazione delle semine. Questo rituale, celebrato nella Regia, testimoniava il ruolo centrale di Ops nel mondo agricolo. Pochi giorni prima, le festività di Conso ricordavano l’importanza dello stoccaggio dei raccolti. A dicembre, l’Opalia si inseriva nel periodo delle Saturnali e celebrava la fecondità preservata sotto terra durante l’inverno.
Queste cerimonie seguivano gesti precisi. Durante l’Opalia, i fedeli pregavano Ops inginocchiandosi e posando la mano sul suolo, stabilendo così un legame diretto con la potenza tellurica della dea. Col tempo, il suo culto evolse. La sua influenza si estese oltre i riti arcaici, e un tempio le fu dedicato sul Campidoglio con il nome di Ops Capitolina. Questo santuario svolse un ruolo strategico alla fine della Repubblica, quando Giulio Cesare vi trasferì il tesoro pubblico, ponendo le finanze dello Stato sotto la sua protezione.
5. Il Sacrarium Opis Consivae, la casa sacra di Ops
Il Sacrarium Opis Consivae era un santuario dedicato esclusivamente a Ops, un onore notevole. Questo santuario si trovava all’interno della Regia, un edificio situato nel Foro Romano che serviva da residenza ufficiale ai re di Roma, poi da sede per il Pontifex Maximus, il sommo sacerdote della religione romana.
Rappresentazione del Foro Romano e del Tempio di Giove, Alan Sorrell. Fonte: The Art Newspaper
Il termine sacrarium indica un luogo sacro o un santuario dove venivano conservati oggetti religiosi. Nel caso del Sacrarium Opis Consivae, si trattava di uno spazio consacrato a Ops sotto il suo epiteto di Consiva, derivato dal verbo latino conserere, che significa "seminare". Questa denominazione sottolinea il ruolo di Ops come dea legata alla fertilità della terra e alla crescita delle colture.
L’accesso a questo santuario era strettamente limitato. Solo il Pontifex Maximus e le Vestali, sacerdotesse dedicate al culto di Vesta, erano autorizzati a entrarvi (poiché legato alla longevità e prosperità di Roma). Questa restrizione testimonia l’importanza e il carattere sacro dei riti celebrati. Le cerimonie in onore di Ops, in particolare quelle legate ai cicli agricoli, si svolgevano quindi in questo luogo.
Fonti storiche, come gli scritti di Varrone in De lingua Latina, menzionano l’esistenza di questo santuario all’interno della Regia. Sebbene i resti archeologici siano limitati, le testimonianze letterarie suggeriscono che il Sacrarium Opis Consivae fosse in uso già dal VI secolo a.C., attestando l’antichità e la continuità del culto di Ops nella Roma arcaica.
6. L’Ops Capitolina, il santuario pubblico e politico
Con l’estensione della sua influenza, la dea fu onorata non solo come potenza nutrice, ma anche come figura protettrice della prosperità collettiva. È in questo contesto che nacque l’Ops Capitolina, un santuario più tardo dedicato a Ops sul colle del Campidoglio, simbolo del potere e della ricchezza dello Stato romano.
Vista del colle del Campidoglio, Giovanni Battista Piranesi. Fonte: Meisterdrucke
Le prime menzioni di questo tempio risalgono al 186 a.C., epoca in cui Roma consolidava la sua egemonia sul bacino mediterraneo. La sua posizione sul Campidoglio, nelle immediate vicinanze del Tempio di Giove Optimus Maximus, mostra l’importanza crescente attribuita a Ops nella sfera pubblica. Contrariamente al Sacrarium Opis Consivae a accesso limitato, l’Ops Capitolina era un santuario accessibile ai cittadini e ai magistrati, rafforzando il suo ruolo nell’amministrazione e nell’economia di Roma.
Sito archeologico di Sant’Omobono. Fonte: Wikipedia
L’edificio si trovava nella parte sud dell’Area Capitolina, l’esplanade che si estendeva davanti al tempio di Giove. Sebbene la sua architettura esatta non sia nota, i resti ritrovati vicino all’attuale chiesa di Sant’Omobono potrebbero corrispondere ad alcune sue strutture. È anche possibile che il suo aspetto fosse influenzato da altri templi capitolini, caratterizzati da colonne e un podio monumentale.
7. Icona della terra nutrice
Nell’arte romana, Ops appare sempre seduta, postura che sottolinea il suo ruolo stabile e protettivo. Rappresentata su un trono o direttamente sul suolo, incarna la forza immutabile della terra feconda. Tiene uno scettro, segno di sovranità, e una spiga di grano o un fascio di grano, simboli dell’abbondanza agricola.
Alcune rappresentazioni la mostrano sollevare un lembo della sua veste pieno di frutti, evocando la generosità della natura. La cornucopia, sebbene più tardi attribuita ad Abundantia, ha infatti origine negli attributi di Ops. Le offerte a lei dedicate comprendevano grano e frutta, testimonianza del rispetto che i Romani le riservavano.
Rappresentazione di Abundantia. Fonte: Goddess Night Out
I generali vittoriosi associavano anche Ops alla prosperità militare. Le spoglie opime, bottini di guerra considerati particolarmente preziosi, le erano consacrate in ringraziamento per l’abbondanza concessa ai vincitori.
8. L’eredità di Ops
L’eredità di Ops va oltre l’ambito strettamente religioso. Il suo nome è rimasto nel linguaggio romano, dove serviva a indicare in generale ricchezze e risorse. Ha lasciato tracce in alcune espressioni e nei nomi di famiglie influenti, come la gens Opimia. Ma la parola più rappresentativa e conosciuta è certamente « opulenza ».
Sotto l’Impero, il suo culto si affievolì progressivamente a favore di Cerere, divinità più direttamente associata ai raccolti, e di Abundantia, incarnazione della ricchezza materiale. Augusto la integrò però nel culto imperiale con il titolo di Ops Augusta, rafforzando così la sua associazione con la prosperità dello Stato.
Statua dell’imperatore Augusto
Purtroppo, con la cristianizzazione dell’Impero, i templi di Ops furono chiusi e il suo culto scomparve dalle pratiche ufficiali. Gli autori medievali e rinascimentali continuarono a citarla come figura allegorica dell’abbondanza (per questo oggi esistono pochissime rappresentazioni). Potete comunque ammirare al museo del Louvre una statua di Livia Drusilla (moglie dell’imperatore Augusto e una delle figure femminili più influenti della Roma imperiale) che riprende i tratti di Ops.



















