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1. Le Lupercali e la Festa Candelarum |
Qui in Bretagna, tutto ciò che ha a che fare con la crêpe ha naturalmente un’importanza particolare. Per questo, dopo aver visto le origini dell’Epifania, ci siamo ovviamente concentrati sulle origini (pagane, poi cristiane) della Candelora, che segue il sabbath di Imbolc. Presentazione.
1. Le Lupercali e la Festa Candelarum
Per risalire alle origini della Candelora, bisogna immergersi nelle tradizioni romane segnate da riti di purificazione e celebrazioni della fertilità, in armonia con il ciclo naturale delle stagioni. Tra queste tradizioni, le Lupercali e la Festa Candelarum sono particolarmente importanti.
Le Lupercali, che si tenevano a metà febbraio, erano una festa romana in onore di Fauno, il dio delle greggi e delle foreste, noto anche come Pan nella mitologia greca. Questa celebrazione ruotava attorno a Luperco (un aspetto di Fauno), protettore delle greggi e dei pastori. I sacerdoti, chiamati Luperci, partecipavano a rituali in una grotta sacra, il luogo dove la lupa avrebbe allattato Romolo e Remo, i fondatori mitici di Roma.

Fonte: Erodoto
Piccola parentesi per comprendere meglio: secondo la mitologia romana, Romolo e Remo erano figli del dio Marte e di Rea Silvia, una vestale che aveva fatto voto di castità. Alla loro nascita, lo zio Amulio, usurpatore del trono di Alba Longa, ordinò di abbandonarli nel Tevere per eliminare ogni minaccia al suo potere.
Le acque del fiume avrebbero trasportato i gemelli fino al piede del Palatino, dove una lupa, attratta dal loro pianto, li trovò e li raccolse. Li nutrì con il suo latte e li protesse in una grotta, il Lupercale. Più tardi, un pastore di nome Faustolo scoprì i bambini e li allevò come suoi figli.
Romolo, dopo aver ucciso il fratello Remo in una lite, divenne il primo re della città che chiamò Roma. La grotta del Lupercale, dove la lupa avrebbe accudito i gemelli, divenne così un luogo sacro.
Parallelamente alle Lupercali, la Festa Candelarum metteva in risalto un’altra dimensione simbolica, quella della luce. Dedicata a Proserpina, dea della rinascita e della primavera, e a Cerere, dea dell’agricoltura, questo evento celebrava il ritorno della luce nel ciclo stagionale. I Romani, in un gesto metaforico, organizzavano processioni con torce che illuminavano le strade e le campagne. Queste fiaccole simboleggiavano la speranza di una stagione fertile, la fine dell’oscurità invernale e l’arrivo del rinnovamento primaverile.
2. Le influenze celtiche di Imbolc
Imbolc, celebrata intorno al 1° febbraio, segnava per i Celti un momento cruciale dell’anno, la transizione tra inverno e primavera. Questa festa era dedicata alla dea Brigid, figura tutelare associata alla luce, alla purificazione e alla fertilità. Brigid, venerata come custode delle case e delle sorgenti, incarnava anche l’ispirazione poetica e le abilità artigianali.

Le celebrazioni di Imbolc includevano rituali di purificazione delle terre, considerati essenziali per garantire la fertilità dei campi e delle greggi. Queste pratiche, spesso accompagnate da processioni con fiaccole, miravano a invocare la luce e a dissipare le tenebre invernali. I fuochi e le fiamme, onnipresenti nelle cerimonie, erano percepiti come manifestazioni tangibili del rinnovamento e del potere di Brigid. I focolari domestici venivano purificati e rinnovati in onore della dea, sottolineando così l’interconnessione tra i cicli della natura e quelli della vita quotidiana.
Per saperne di più, potete consultare il nostro articolo dedicato a Imbolc.
3. La cristianizzazione delle feste pagane
La trasformazione delle feste pagane in celebrazioni cristiane è stato un processo strategico condotto dalla Chiesa per integrare popolazioni ancora legate alle loro credenze. Tra queste trasformazioni, la Candelora ha avuto un ruolo rappresentativo.
L’istituzionalizzazione della Presentazione di Gesù al Tempio il 2 febbraio è stato uno dei modi per "assimilare" le tradizioni pagane ancorandole a un racconto biblico. Questo evento, narrato nel Vangelo secondo Luca, simboleggia l’ingresso di Cristo nella comunità dei credenti e la luce divina che illumina il mondo. Riprendendo il tema della luce, così importante nei rituali preesistenti, la Chiesa ha potuto creare una continuità con le antiche celebrazioni. Le processioni con le candele, un tempo destinate a invocare protezione e fertilità, sono state reinterpretate come una celebrazione della luce di Cristo. Questi cortei luminosi che attraversavano villaggi e chiese hanno contribuito a mantenere un legame tangibile con le pratiche popolari, rafforzandone al contempo la dimensione spirituale cristiana.
Fonte: Vatican News
Un altro aspetto di questa cristianizzazione si ritrova nella benedizione delle candele, una tradizione direttamente ispirata agli usi antichi legati a fiaccole e torce. Queste candele benedette, conservate nelle case, erano viste come simboli di protezione contro le prove e le forze malefiche. Questo gesto di santificazione ha permesso alla Chiesa di perpetuare l’uso delle candele integrandolo in una teologia centrata su Cristo, luce del mondo. È anche questa tradizione che ha dato il nome a questa festa della Candelora (dal latino candelarum, che significa "candele").
4. La simbologia delle crêpes
La tradizione delle crêpes, oggi indissolubilmente legata alla Candelora, affonda le sue radici in pratiche agricole e rituali antiche. La forma circolare e il colore dorato delle crêpes ricordano il disco solare, un simbolo universale di luce e rinnovamento. In queste culture, le crêpes rappresentavano un omaggio all’astro solare, percepito come fonte di vita e fertilità.

Oltre al loro aspetto simbolico, la preparazione delle crêpes partecipava anche a rituali volti a garantire la prosperità. La farina, il latte, le uova erano considerati un dono sacro della terra. Trasformarli in cibi circolari costituiva un’offerta sia pratica che simbolica, destinata a invocare l’abbondanza dei raccolti futuri. Anche se associata in Francia alla Bretagna, la crêpe ha in realtà equivalenti in tutto il mondo (le tagenites tra i Greci, le alita dolcia tra i Romani, le chapati tra gli Indiani, ecc.).
Un aneddoto storico racconta che un papa avrebbe contribuito a rafforzare il legame tra le crêpes e la Candelora. Sebbene i dettagli esatti varino, si fa menzione di Papa Gelasio I (492-496), che avrebbe distribuito delle frittelle ai pellegrini arrivati a Roma per celebrare la festa della Presentazione di Gesù al Tempio.




























































































































