La «magia draconica» non è un’antica tradizione occulta continua le cui origini si perderebbero nella notte dei tempi. I draghi, i serpenti giganti e i mostri serpentini occupano un posto immenso nelle mitologie, nelle religioni, nei bestiari e nella letteratura. Al contrario, i sistemi che oggi parlano di «dragon magic», di «via draconiana» o di «Draconian Tradition» sono costruzioni occultiste moderne che utilizzano questo patrimonio antico in modo nuovo.
Questa distinzione cambia tutto. Permette di prendere sul serio le pratiche contemporanee senza inventare lignaggi medievali o antichi inesistenti. Evita inoltre di riunire nello stesso insieme il drago del Beowulf, il long cinese, i serpenti della mitologia greca, i draghi dei bestiari cristiani e i «draghi astrali» descritti in alcuni manuali del XX secolo.
Che cosa significa davvero la parola «drago»?
La parola francese «dragon» deriva dal latino draco, a sua volta derivato dal greco δράκων, drákōn. Il grande lessico greco LSJ traduce questo termine con «drago» o «serpente» e mostra che può essere usato in modo intercambiabile con altre parole che designano il serpente nella letteratura greca antica.
La voce del LSJ su Scaife ATLAS cita in particolare Omero ed Esiodo. Il drago antico non è quindi necessariamente il grande rettile alato sputafuoco diventato familiare nell’immaginario fantastico moderno.
Questa evoluzione della parola è importante: quando un testo antico parla di un drákōn, tradurre immediatamente «drago» può dare al lettore un’immagine molto più tarda di quella del testo originale.
Il drago europeo medievale appartiene a un altro mondo simbolico
Nei bestiari medievali dell’Europa occidentale, il drago è generalmente descritto come una varietà mostruosa di serpente. Può essere immenso, dotato di una coda potente, affrontare l’elefante o vivere nelle caverne.
La British Library sottolinea che i draghi sono onnipresenti nei manoscritti medievali: bestiari, racconti storici, leggende, testi dell’Apocalisse e decorazioni marginali. Il loro aspetto varia considerevolmente da un manoscritto all’altro.
Nel bestiario cristiano, il drago riceve anche un’interpretazione morale. Può essere associato al Diavolo, all’inganno e alle potenze ostili. La British Library ricorda che questa interpretazione si basa su una tradizione tardoantica e poi medievale, che associa il drago al nemico degli esseri giusti.
La copertina di questo articolo proviene precisamente dal Bestiario Harley MS 3244, un manoscritto inglese del XIII secolo. Documenta un autentico drago medievale nella storia delle immagini; non rappresenta un «mago draconico» immaginario.
Il drago del Beowulf non è una guida spirituale
Il drago del Beowulf offre un buon esempio della distanza tra la letteratura antica e la moderna magia draconica.
L’unico manoscritto del poema, copiato intorno all’anno 1000, racconta nella sua parte finale lo scontro di Beowulf con un drago che custodisce un tesoro. La British Library descrive questa creatura come il guardiano di un deposito di ricchezze, la cui ira si scatena dopo il furto di una coppa.
Si tratta di un avversario eroico, legato al tesoro, alla morte e alla distruzione. Nulla nel poema descrive una tradizione iniziatica in cui il drago scelga un essere umano, gli riveli il suo «vero nome» e poi lo accompagni su un piano astrale.
La British Library permette oggi di consultare il manoscritto e di collocare questa creatura nel suo autentico contesto letterario.
Il drago cinese non corrisponde al drago medievale europeo
La parola «drago» indica inoltre esseri molto diversi quando si traducono le tradizioni dell’Asia orientale.
Il long cinese può essere associato all’acqua, alle nuvole, alla pioggia, alle forze naturali e all’autorità imperiale. Non svolge lo stesso ruolo del drago cristiano combattuto da san Giorgio o del guardiano del tesoro del Beowulf.
Il Metropolitan Museum of Art descrive, per esempio, i draghi cinesi come simboli delle forze elementari della natura e ricorda il loro legame con la pioggia. In altri oggetti imperiali, il drago a cinque artigli manifesta l’autorità dell’imperatore sull’universo.
Il Beneficent Rain di Zhang Yucai, datato alla fine del XIII o all’inizio del XIV secolo, offre un esempio particolarmente chiaro di questa relazione tra drago, nuvole e pioggia.
Parlare di «draghi in tutte le culture» è quindi accettabile come constatazione comparativa. Dedurne un’unica specie spirituale universale descritta con nomi diversi è una proposta occultista moderna, non una conclusione storica.
Esiste una magia draconica nei grimori medievali?
Non conosciamo alcuna tradizione medievale strutturata corrispondente a ciò che i manuali contemporanei chiamano «magia draconica».
I grimori salomonici, i testi astrologici, i trattati di magia naturale e le opere alchemiche possono contenere serpenti, draghi o figure serpentiformi. Ciò non significa che i loro autori appartenessero a una «via draconica».
Un drago dipinto in un manoscritto alchemico può rappresentare una materia, un’operazione, il mercurio, un principio corrosivo o un simbolo proprio del libro che lo utilizza. Lo stesso animale in un testo cristiano può evocare Satana. In un racconto eroico, può custodire un tesoro.
La storia dell’occultismo richiede dunque di esaminare il testo preciso prima di costruire una tradizione a partire da una somiglianza visiva.
Nicolas Flamel praticava la magia draconica?
No. Nulla permette di sostenerlo.
La figura di Nicolas Flamel è stata circondata dopo la sua morte da un’importante letteratura alchemica pseudepigrafa, ma gli archivi contemporanei mostrano innanzitutto uno scrivano pubblico e borghese parigino.
I draghi presenti nell’iconografia alchemica tarda non permettono di trasformare Flamel in un membro di una segreta stirpe draconica.
Per la distinzione tra il Flamel storico e il Flamel alchemico, vedere Nicolas Flamel era davvero un alchimista?.
Merlino, Thot e Morgana non sono «maghi draconici» storici
Lo stesso principio vale per diversi nomi frequentemente riutilizzati negli elenchi contemporanei.
Merlino è una figura letteraria costruita progressivamente nelle tradizioni gallesi, latine e arturiane. I draghi svolgono effettivamente un ruolo in alcuni racconti legati a Merlino, in particolare nella storia di Vortigern e dei due draghi. Questo non fa di lui un adepto di una scuola chiamata magia draconica.
Thot è un dio egizio associato alla scrittura, al calcolo, al sapere e a diverse funzioni religiose. Collegarlo alla «Draconia» perché sarebbe il maestro di ogni magia è una ricostruzione recente.
Anche Morgana appartiene alle tradizioni letterarie arturiane. Le sue rappresentazioni cambiano notevolmente nel corso dei secoli. Nessun testo medievale stabilisce l’esistenza di una scuola draconica di cui lei sarebbe stata un’iniziata.
Questi personaggi possono certamente ispirare una pratica moderna. Bisogna semplicemente distinguere l’ispirazione dalla filiazione storica.
Quando compare dunque la moderna «dragon magic»?
Una delle fonti più influenti per la forma contemporanea in cui si lavora con i draghi come partner spirituali è il libro di D. J. Conway, Dancing with Dragons: Invoke Their Ageless Wisdom and Power, pubblicato da Llewellyn nel 1994.
La presentazione dell’editore è inequivocabile: il libro afferma che i draghi hanno interagito con l’umanità da tempi immemorabili, propone di sfruttare la loro potenza e la loro influenza e invita il lettore a diventare loro partner in un cammino spirituale.
La scheda di Google Books permette di datare con precisione questa pubblicazione e di vedere il contesto editoriale in cui appare: Paganesimo, Studi di Magia, Channeling e Medianità.
Questo libro non costituisce una prova storica dell’esistenza dei draghi astrali. Costituisce invece una fonte importante per comprendere una parte della magia dei draghi contemporanea.
Che cosa propone la corrente ispirata da D. J. Conway?
In questa famiglia di pratiche, i draghi vengono considerati intelligenze spirituali con le quali è possibile sviluppare una relazione personale.
La meditazione, la visualizzazione, le invocazioni rituali, gli elementi, i colori, le direzioni e la costruzione di un vocabolario personale vi occupano un posto importante. Anche l’idea di «lavorare con» i draghi anziché costringerli ricorre in questa letteratura.
Le classificazioni dei draghi di Fuoco, Acqua, Aria e Terra che si trovano su numerosi siti attuali devono essere comprese in questo contesto moderno.
Le corrispondenze Fuoco-Sud, Acqua-Ovest, Aria-Est e Terra-Nord non derivano da una zoologia segreta dei draghi. Riprendono le corrispondenze elementali della magia cerimoniale e del neopaganesimo occidentale moderno, per poi applicarle ai draghi.
Per la storia di queste direzioni e dei quattro elementi, vedere Da dove provengono i quattro elementi della magia occidentale?.
I draghi elementali formano un pantheon tradizionale?
No.
Non esiste alcun catalogo antico o medievale riconosciuto che descriva quattro razze universali di draghi - Fuoco, Acqua, Aria e Terra - con i caratteri psicologici, le attitudini, i difetti e i poteri meteorologici loro attribuiti in alcuni manuali recenti.
Una persona può creare o adottare una simile griglia in una pratica contemporanea. Essa funziona allora come un moderno sistema rituale.
Bisogna semplicemente evitare di presentare questa classificazione come un’eredità trasmessa dai «draghiari» da diversi millenni.
E che dire dei Draghi della Luce, dell’Ombra, dell’Ordine o del Caos?
Anche queste categorie appartengono alle moderne tassonomie esoteriche.
Le coppie Luce/Ombra o Ordine/Caos sono potenti strutture simboliche, ma non costituiscono una classificazione storica comune alle mitologie dei draghi.
Il drago cristiano medievale non è semplicemente un «Drago dell’Ombra». Il drago cinese associato alla pioggia non è automaticamente un «Drago dell’Acqua». Il drago di Beowulf non è il rappresentante di una casta elementale del Fuoco.
Utilizzare queste categorie come strumenti personali è possibile. Proiettarle retroattivamente su tutti i racconti antichi crea una falsa unità.
La «Via draconica» indica sempre la stessa pratica?
No. È uno dei punti più importanti.
Il termine draconico è utilizzato anche da correnti occultiste che hanno ben poco a che vedere con la relazione devozionale ai «draghi astrali» descritta da Conway.
L’esempio più documentato è l’ordine svedese Dragon Rouge.
Dragon Rouge e la Draconian Tradition
Dragon Rouge, o Ordo Draconis et Atri Adamantis, è fondato a Stoccolma nel 1989 attorno a Thomas Karlsson e ad altri sei membri.
Un capitolo accademico pubblicato dalla Oxford University Press in Satanism: A Reader conferma la data di fondazione, il ruolo di Karlsson e l’orientamento verso la Left-Hand Path. Il testo precisa inoltre che Dragon Rouge non si definisce un’organizzazione satanista.
Oggi l’ordine si presenta come una scuola di «Draconian Tradition» e indica che il suo sistema lavora in particolare con la Qabalah qliphothica, il Tantra, l’alchimia e il lato oscuro della tradizione nordica. Il suo stesso sito parla inoltre di un percorso iniziatico diverso dalle forme occidentali classiche.
Siamo quindi molto lontani da un semplice sistema in cui un drago elementale sceglie un essere umano e gli rivela il proprio nome.
Perché Dragon Rouge parla di «drago»?
In questa corrente, il drago funziona come simbolo iniziatico legato alle forze ctonie, al caos, alla conoscenza proibita, alla trasformazione e alla via della mano sinistra.
L’ordine stesso afferma di vedere le radici della propria tradizione in numerosi miti in cui potenze dell’oscurità danno all’essere umano accesso all’illuminazione. Questa genealogia è un’interpretazione dottrinale di Dragon Rouge, non la prova di un’organizzazione draconica continua risalente all’Antichità.
Questa distinzione è esattamente la stessa che si applica a molti ordini occultisti moderni: un sistema può costruire la propria mitologia iniziatica a partire da fonti antiche senza essere esso stesso antico.
La magia draconica è una forma di Alta Magia?
Non necessariamente.
Il termine Alta Magia ha una propria storia occidentale, legata alla magia erudita, alla magia cerimoniale e, più tardi, alle grandi sintesi occultiste del XIX secolo.
Un sistema draconico può utilizzare cerchi, pentacoli, Qabalah, meditazione o rituali e quindi incontrare alcuni strumenti dell'Alta Magia. Una pratica neopagana ispirata a Conway può invece operare in un contesto molto diverso.
Dire «la magia draconica è Alta Magia» trasforma quindi un insieme moderno molto eterogeneo in una categoria più stabile di quanto non sia realmente.
Per la definizione storica del termine, consulta Che cosa si intende davvero per Alta Magia?.
I draghi esistono sul piano astrale?
Alcune correnti contemporanee rispondono di sì e li descrivono come intelligenze o esseri sottili.
Questa affermazione appartiene al loro quadro spirituale. Non può essere presentata come un fatto storico o scientifico accertato.
Una persona che opera all'interno di questo sistema può interpretare una visione, un sogno o una meditazione come l'incontro con un drago. Un'altra può considerare la stessa immagine una figura simbolica, un archetipo personale o una costruzione immaginativa.
Un articolo serio può descrivere questi approcci senza decidere al posto del lettore la natura ontologica dell'esperienza.
Che cos'è un «domatore di draghi» o un «mago Daraco»?
Queste parole non costituiscono titoli storici standard dell'occultismo occidentale.
Possono comparire in gruppi, blog o sistemi personali dedicati ai draghi, con definizioni proprie di ogni comunità. Il loro significato non è stabilizzato come quello di termini storici quali astrologo, alchimista o esorcista.
L'idea secondo cui un «domatore di draghi» sarebbe scelto fin dalla nascita da un drago immortale, l'unico in grado di conoscere il suo vero nome, appartiene a un sistema contemporaneo determinato. Nulla consente di considerarla una dottrina comune a tutte le vie draconiche.
Il nome segreto del drago è un'antica tradizione?
I nomi segreti svolgono un ruolo immenso nella storia della magia. Conoscere il nome di una potenza può significare ottenere una relazione, un'autorità o un mezzo per invocarla in numerosi testi religiosi e magici.
Questo tema esiste quindi ben prima della «dragon magic» moderna.
Ma applicare automaticamente questa logica ai draghi, affermando che ogni persona possiede dalla nascita un drago che le rivela un nome particolare, è una costruzione contemporanea.
La presenza di un motivo antico - il nome segreto - non rende antico il sistema che lo riutilizza.
Esiste un'etica draconica universale?
No.
Rispetto, responsabilità, disciplina, autonomia o autocontrollo possono costituire un'eccellente etica personale. Non costituiscono però un «codice ancestrale dei draghi» documentato.
Le diverse correnti moderne possiedono inoltre filosofie molto diverse. Un approccio neopagano relazionale non ha gli stessi fondamenti di un ordine della Via della Mano Sinistra.
La celebre «legge del Triplice Ritorno» non è neppure una legge universale della magia draconica. Appartiene alla storia moderna della Wicca e ai suoi sviluppi popolari.
Il drago può servire come simbolo iniziatico senza essere considerato un essere reale?
Sì. È probabilmente l’approccio più facile da integrare in una pratica occultista personale senza rivendicare una tradizione storica inesistente.
Il drago può rappresentare la guardia di una soglia, la potenza indomita, il tesoro nascosto, il fuoco, l’acqua, la conoscenza pericolosa, il caos o l’autorità, a seconda del corpus scelto.
Ma il simbolo deve essere letto a partire dalla sua fonte. Il drago di Beowulf non esprime la stessa cosa del long imperiale cinese. Il drago dell’Apocalisse non è Ladone. Il drago di un manuale di Conway non è quello di un rituale del Drago Rosso.
Questa precisione conferisce al simbolo proprio maggiore ricchezza: smette di essere una sagoma generica per ritrovare le proprie storie.
Come costruire una pratica moderna intorno al drago?
Il punto di partenza più solido consiste nello scegliere chiaramente il vostro quadro di riferimento.
Se il vostro interesse è mitologico, lavorate con una fonte precisa: un testo nordico, greco, cristiano, cinese o giapponese. Leggete la traduzione, individuate la data e il contesto, poi costruite la vostra meditazione o il vostro rito a partire da questo materiale.
Se seguite un metodo contemporaneo di dragon magic, indicate l’autore o la scuola che prendete come riferimento. Una pratica ispirata a Conway non ha motivo di essere spacciata per una sopravvivenza medievale.
Se siete interessati a una via draconiana della Mano Sinistra, studiate i testi di questa scuola prima di adottarne il vocabolario. I Qliphoth, il Tantra, la magia nordica e l’alchimia non diventano automaticamente «draconiani» perché un drago compare su una copertina.
I quattro elementi possono essere associati ai draghi?
Sì, in una pratica moderna.
Associare un drago al Fuoco, un altro all’Acqua, un altro all’Aria e un altro alla Terra produce un linguaggio rituale semplice e coerente. Le direzioni possono riprendere le corrispondenze occidentali classiche: Fuoco a Sud, Acqua a Ovest, Aria a Est, Terra a Nord.
È sufficiente presentare questo sistema per ciò che è: una applicazione moderna delle corrispondenze elementari occidentali al simbolismo del drago.
Questa onestà storica non impedisce affatto al rito di funzionare come struttura simbolica per la persona che lo utilizza.
Il cerchio draconico è un rito antico?
No. I «cerchi draconici» che si incontrano oggi appartengono a sistemi moderni.
Possono combinare il cerchio magico occidentale, i quattro punti cardinali, gli elementi, nomi di draghi, sigilli e visualizzazioni. Questa costruzione può essere coerente, ma non deve essere presentata come un rito ritrovato in un grimorio medievale.
La differenza è importante: un rito moderno può essere tradizionale all’interno di un gruppo o di una scuola recente senza diventare per questo un rito antico.
Le rune «draconiche» sono antiche?
Gli alfabeti runici storici - in particolare il Futhark antico e i sistemi scandinavi posteriori - sono ben documentati.
Un «alfabeto draconico» o delle «rune dei draghi» inventati in un sistema magico moderno non devono essere confusi con queste iscrizioni storiche.
È perfettamente possibile creare e consacrare simboli personali. In tal caso, è meglio parlare di sigilli contemporanei, invece di attribuirli senza fonti a un popolo antico o a una stirpe segreta.
Per la vera storia delle rune, consulta Rune vichinghe: storia, significati e guida alla lettura.
Che cos’è il «Sangue di Drago»?
Il Sangue di Drago esiste davvero, ma si tratta di una resina vegetale rossa.
Questo nome commerciale e tradizionale si applica a resine provenienti da diversi generi botanici, tra cui Dracaena, Calamus, precedentemente classificato come Daemonorops, Croton o Pterocarpus.
Uno studio etnobotanico dedicato a Dracaena cinnabari, il drago di Socotra, conferma che la sua resina rossa è chiamata «dragon’s blood» e ricorda i suoi antichi usi medicinali e tintori. Ovviamente non proviene da un animale mitologico.
Nell’esoterismo moderno, questa resina viene utilizzata come incenso, pigmento o ingrediente rituale. Il suo nome la rende una scelta naturale nei sistemi ispirati al drago, ma questa associazione magica non dimostra l’esistenza di un’antica religione draconica.
Puoi consultare il nostro dossier Sangue di Drago, la nostra scheda botanica sul Drago di Socotra e la collezione Sangue di Drago del negozio.
Perché i draghi moderni assomigliano così tanto al fantasy?
Perché l’esoterismo contemporaneo si sviluppa nello stesso ambiente culturale del fantasy, dei giochi di ruolo, del cinema e della letteratura fantastica.
Il drago alato, intelligente e individualizzato, dotato di un nome proprio, di una personalità, di un elemento e di un rapporto privilegiato con un essere umano è estremamente presente nella narrativa moderna.
Ciò non significa che ogni pratica draconica provenga dal fantasy. Significa che le rappresentazioni moderne si alimentano reciprocamente.
La prudenza storica consiste nel non attribuire retroattivamente ai manoscritti medievali le categorie psicologiche sviluppate dai romanzi, dai giochi o dai recenti manuali occulti.
La magia draconica è «rara perché segreta»?
Il numero esiguo di testi antichi non dimostra che una tradizione sia stata deliberatamente tenuta segreta per millenni.
Nel caso presente, la spiegazione più semplice è che la «magia draconica», come categoria autonoma, sia moderna.
Possediamo un’enorme quantità di documenti sui draghi nelle mitologie e nell’arte. Possediamo anche grimori medievali e moderni molto dettagliati. Ciò che manca è proprio la traccia di una scuola antica o medievale organizzata intorno ai draghi, come viene descritta da alcuni testi contemporanei.
Il segreto non deve servire a colmare automaticamente l’assenza di una fonte.
Che cosa si può trarre da una via draconica contemporanea?
Può assumere diverse forme.
Per alcuni autori neopagani, il drago diventa un’intelligenza spirituale con cui si cerca di instaurare una relazione. In altre correnti funziona come simbolo iniziatico del caos, dell’ombra o della trasformazione. In una pratica personale, può semplicemente fungere da figura meditativa o rituale.
Nessuno di questi approcci ha bisogno di dichiararsi millenario per possedere una propria coerenza.
La cosa più importante è sapere da dove proviene il sistema utilizzato, quali corrispondenze gli appartengano realmente e quali parti siano state create di recente.
La via del drago tra mito e occultismo moderno
Il drago costituisce una delle figure più potenti dell’immaginario umano proprio perché non ha mai avuto un unico significato.
Serpente mostruoso dell’epica greca, nemico cristiano, custode di tesori germanico, potere della pioggia e dell’autorità in Cina, motivo imperiale, mostro apocalittico o partner spirituale di un manuale neopagano: ogni drago possiede il proprio mondo.
La magia draconica contemporanea nasce quando autori e ordini moderni iniziano a trasformare questa ricchezza mitologica in un metodo rituale e iniziatico.
La sua vera storia, quindi, non è quella di una scuola nascosta fin dall’Antichità. È quella di una costruzione occultista moderna a partire da simboli molto più antichi.
È proprio questo a renderla interessante: si può osservare quasi in diretta il modo in cui una nuova tradizione attinge ai miti, ai grimori, al neopaganesimo, alla magia cerimoniale e alla cultura contemporanea per creare il proprio linguaggio.
Fonti e riferimenti
Per il significato del greco drákōn come drago o serpente: Liddell-Scott-Jones Greek-English Lexicon, Scaife ATLAS.
Per il drago nei bestiari medievali: British Library, « The Anatomy of a Dragon » e « What is a bestiary? ».
Per il manoscritto del Beowulf e il drago custode del tesoro: British Library, « Hwæt! Beowulf online ».
Per il drago cinese legato alle forze naturali e alla pioggia: Metropolitan Museum of Art, Beneficent Rain, Zhang Yucai, fine XIII-inizio XIV secolo, nonché Panel with dragons amid clouds.
Per una delle principali formulazioni moderne della « dragon magic » relazionale: D. J. Conway, Dancing with Dragons: Invoke Their Ageless Wisdom and Power, Llewellyn Worldwide, 1994.
Per Dragon Rouge: Fredrik Gregorius, « Thomas Karlsson (Dragon Rouge), Kabbala, kliffot och den goetiska magin », in Satanism: A Reader, Oxford University Press, 2023; e il sito ufficiale di Dragon Rouge per la presentazione che l’ordine dà della propria tradizione.
Per la resina chiamata Sangue di Drago: Mohamed Al-Fatimi, « Ethnobotanical Survey of Dracaena cinnabari », Plants, 2018.
Immagine di copertina: drago del Bestiario Harley MS 3244, Inghilterra, XIII secolo, British Library. Riproduzione di pubblico dominio disponibile su Wikimedia Commons.































Qui peut et qui est.. si Daraco tu es alors nul besoin d’en parler..
Bonjour,
Tout d’abord, merci beaucoup pour cet apport aussi intéressant que pertinent.
Je vais bien dans ce sens dans la suite du paragraphe en question mais cela devait être mal formulé. Je me suis donc permis de te mettre en citation dans l’article.
Belle journée,
Olivier
Bon article. Enfin, général, mais assez juste dans l’ensemble.
Disons aussi qu’il y en a si peu… Bref.
Je suis un dragonnier. Perso je dis dragonnier plutôt que draconnier.
La Draconia, elle, est l’energie magique universelle (provenant elle même des 4 elements, plus l’energie divine dans de rares cas), mais teintée d’energie magique provenant des dragons. Comme tu peux ajouter du sirop a de l’’eau, pour donner une image. Elle provient soit de “son” dragon, soit du dragonnier, et très souvent des deux (au moins).
Je dis au moins car un dragonnier peut très bien faire appel a plusieurs dragons, en plus de son dragon “tutélaire”.
Bien sur il peut faire appel aussi a toutes sortes d’energies, que ce soit le peuple de la nature, ou des anges, archanges, maitres ascencionés, saints, etc etc et même divinités, etc
Ceci étant dit, quelque chose m’a interpellé et fortement déplu dans ton article , et c’est l’objet de mon commentaire.
Lorsque tu écris :“Les dragons ont pu, pour certains, être dressés par quelques pratiquants appelés les draconniers.”
Cela me choque, c’est inexact.
Un dragonnier est un mage, accompli ou naissant (peu importe son niveau), qui a noué un contact avec un Dragon (Draco), qui l’a, en quelque sorte," pris son son aile".
Tu vois donc que c’est d’abord le dragon qui accepte et accueille l’humain, et non l’inverse.
Je pense que c’est suffisamment important pour que je te le signale, et, j’espère, pour que tu corriges cette partie de ton article, car sans ça, sans cette compréhension basique, aucun humain ne pourra devenir dragonnier via ton article, car il faut une sincère envie d’évoluer, une certaine éthique, une profonde humilité mais aussi beaucoup de respect envers les dragons.
Les Dragons sont tous des mages.
Le dragon (Draco) qui réponds a l’appel d’un Daraco, (dragonnier), est toujours d’un niveau spirituel, de conscience, bien plus élevé que son Daraco. Il est très très sage, et bon.
Il est puissant aussi, c’est un mage accompli.
Et ainsi commence l’apprentissage du Daraco.
Les Dragons sont les Flammes de la première Flamme.
J.D.
Merci de ne pas publier mon email.