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L’oniromanzia, l’arte di interpretare i sogni

L’oniromanzia, l’arte di interpretare i sogni

I sogni incuriosiscono, è un dato di fatto. Sebbene la loro interpretazione risalga alla notte dei tempi, le nostre conoscenze attuali provengono dall’Antichità. Da sempre, i Greci considerano il sogno come un passaggio tra il mondo degli dèi e quello degli uomini. I sogni venivano quindi osservati, interpretati, archiviati e talvolta persino provocati attraverso rituali particolari, nell’ambito di quella che viene chiamata magia dei sogni, o Oniromanzia. Ecco una presentazione.

Inoltre, per saperne di più sull’interpretazione dei sogni, abbiamo creato il nostro Grimorio Onirico per aiutarvi.

I sogni prima dei Greci

Nell’Antichità, i Babilonesi e gli Assiri consideravano già i sogni come messaggi inviati dagli dèi o dagli spiriti. Tenevano cataloghi dei sogni, nei quali ogni visione era associata a un significato preciso. Gli Egizi, dal canto loro, possedevano interi papiri dedicati all’interpretazione dei sogni, spesso collegata alla volontà degli dèi o ai presagi per il faraone. Queste culture praticavano già una forma di divinazione onirica, ma il loro approccio rimaneva soprattutto religioso.

Ciò che distingue i Greci è il fatto che integrarono questa tradizione in una riflessione filosofica e medica. Omero ed Esiodo evocavano i sogni come messaggi degli dèi, mentre Pitagora li considerava un mezzo per accedere a verità nascoste.

I sogni come ponte tra i mortali e gli dèi

Per i Greci, il sogno non è un semplice miraggio notturno. È un messaggio, una visione, talvolta persino un avvertimento.

I Greci diedero un nome ai signori dei sogni: gli Oneiroi. La loro genealogia è tuttavia ancora piuttosto incerta: sono considerati o figli di Nyx (la Notte stessa) ed Erebo (dio delle tenebre), oppure figli di Hypnos (dio del sonno) e Pasitea (dea delle allucinazioni). In ogni caso, tra loro un nome è particolarmente noto: Morfeo, colui che modella i sogni e dà loro volti familiari. Sotto la sua guida, il dormiente vede apparire persone conosciute, paesaggi o presagi. Ma non è il solo a regnare su questo mondo. I suoi fratelli, Phantasos e Ikelos, manipolano rispettivamente le visioni irreali e gli incubi. Questi tre gemelli (sebbene altre versioni affermino che fossero più numerosi) soffiano ai mortali immagini che dovranno decifrare al risveglio.

Conoscete l'Oniromanzia, l'arte di leggere i sogni?
Fonte: Medium


Per un Greco, il sogno non è mai un semplice riflesso dell’inconscio. È una porta aperta su un’altra realtà, uno spazio speciale in cui gli dèi e gli spiriti comunicano con gli uomini. Un messaggio di Zeus, una visione di Apollo o un’apparizione di Ade possono contenere una rivelazione fondamentale. Ma non tutti i sogni sono da seguire, come imparò Agamennone. Alcuni sono ingannevoli, inviati per seminare confusione. Nell’Odissea, Omero descrive due porte attraverso le quali i sogni entrano nel mondo dei viventi: quella d’avorio, da cui passano le illusioni, e quella di corno, che lascia entrare le visioni autentiche.

I Greci vivevano dunque con questa incertezza: come distinguere un sogno veritiero da una semplice illusione? Per farlo, bisognava saperli interpretare, e alcuni vi dedicarono la vita fino a trasformarlo in un’arte.

L'Oniromanzia, o l'interpretazione dei sogni

Nacque così l’Oniromanzia, l’arte di leggere e comprendere i sogni. Per chi sa interpretarli, il sogno diventa un libro aperto sul futuro o una bussola per comprendere il presente.

Nelle città greche, l’Oniromanzia era una pratica riconosciuta, consultata tanto dai re quanto dai viaggiatori. Alcuni sogni erano considerati evidenti: vedere un serpente annunciava un tradimento, mentre scorgere un mare calmo era un presagio di serenità. Altri, invece, erano più complessi e richiedevano l’occhio di un esperto. Questo ruolo era svolto dagli indovini, o oneiropoli. Tra loro, un nome ha segnato la storia: Artemidoro di Daldi. Questo Greco del II secolo d.C. dedicò la sua vita a raccogliere i significati dei sogni in un’opera monumentale: l’Onirocritica. Questo libro, un vero manuale d’interpretazione, si basa sull’idea che ogni sogno debba essere analizzato in funzione del contesto del sognatore. Un re e un mercante non vedranno gli stessi presagi in una tempesta in mare, perché i loro destini sono diversi, anche se i loro sogni sembrano identici.

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Fonte: Odysseum

I metodi d’interpretazione variano a seconda delle tradizioni. Alcuni sogni sono classificati secondo categorie precise: i sogni profetici (che annunciano il futuro), i sogni simbolici (che richiedono un’interpretazione) e i sogni ordinari (che sono soltanto echi della vita quotidiana). I Greci attribuiscono grande importanza ai dettagli: vedere i propri denti cadere è percepito come un segno di morte nella propria cerchia, mentre sognare di volare annuncia una perdita finanziaria. Queste interpretazioni non sono rigide, ma evolvono in funzione del contesto e dell’individuo che sogna.

L’Oniromanzia non si limita agli specialisti. Nell’Antichità, ognuno cercava, nel proprio piccolo, di comprendere i propri sogni. I templi, in particolare quelli di Apollo e Asclepio, erano luoghi privilegiati per cercare una risposta alle visioni notturne. Ma per ottenere un sogno portatore di significato, bisognava prima saperlo provocare. È qui che entra in scena l’Incubazione, una pratica in cui il dormiente si sistemava in un luogo sacro per attendere un messaggio divino.

L'Incubazione, o quando il sonno diventa un rituale

Questa pratica, chiamata Incubazione, si basa su un’idea semplice: dormendo in un luogo sacro, il più vicino possibile agli dèi, il mortale può entrare in contatto diretto con il divino.

I templi di Asclepio, dio della medicina, erano i più celebri per queste notti d’Incubazione. Il santuario di Epidauro, incastonato nel cuore del Peloponneso, era uno dei più frequentati. Uomini e donne percorrevano talvolta centinaia di chilometri per raggiungerlo, per una ragione evidente: trovare il rimedio alle proprie sofferenze o alla propria malattia. Al loro arrivo, seguivano un rituale preciso. Prima di potersi sdraiare nell’abaton, una sala riservata ai sognatori, dovevano purificarsi. Bagni rituali, offerte e preghiere precedevano sempre il sonno sacro. Solo dopo questi preparativi il pellegrino poteva addormentarsi sotto la protezione del dio.

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Fonte: Structurae

Con l’arrivo della notte, il rituale aveva inizio. Si diceva che Asclepio apparisse personalmente ai sognatori, accompagnato da serpenti sacri (simbolo di rigenerazione) che leccavano le loro ferite per guarirle. Altri ricevevano visioni più oscure, il cui significato doveva essere interpretato. Al mattino, i sacerdoti del tempio ascoltavano ogni racconto e ne fornivano una spiegazione. Se il messaggio era chiaro, il paziente ripartiva con la prescrizione del dio, che doveva soltanto seguire. In altri casi, venivano raccomandati sacrifici o preghiere aggiuntive per placare la divinità e ottenere una nuova visione.

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Fonte: Hygeia

Detto questo, l’Incubazione non era riservata ai malati. Alcuni venivano a cercare un consiglio, una risposta a una domanda che li tormentava. Il sogno diventava allora una bussola per illuminare il cammino del sognatore.

La magia dei sogni nella vita quotidiana...

Come tutte le magie, l'Oniromanzia si vive nella quotidianità. Questa conoscenza e interpretazione è uscita dalle mura dei templi per entrare nelle case. E con essa, tentativi di manipolazione più che di decifrazione.

Alcuni cercano infatti di influenzare i propri sogni, di provocare una visione favorevole o di allontanare gli incubi. A questo scopo esistono amuleti e rituali. I Greci appendevano pezzi di corallo, una foglia d’alloro o statuette di Hermes, il messaggero degli dèi e guida delle anime. Prima di addormentarsi, alcuni mormoravano preghiere agli Oneiroi affinché inviassero loro un sogno portatore di risposte.

Ma attenzione: quando si parla di sogni, si parla anche di incubi, che erano particolarmente temuti. Per proteggersi, si tracciavano cerchi di farina intorno al letto, si bruciavano erbe o si recitavano incantesimi per allontanare gli spiriti maligni.

I Greci vivevano così in un mondo in cui il sonno non era mai privo di significato. Ogni notte era un’avventura, una conversazione silenziosa tra uomini e dèi, un territorio da esplorare nel quale talvolta si decidevano le scelte del giorno successivo. All’alba, il sogno svaniva, ma il suo messaggio rimaneva, pronto per essere interpretato da chi sapeva ascoltare.

... Fino alla manipolazione

L’uomo non riesce a sottrarsi alla tentazione. Alcuni Greci videro quindi nei sogni uno strumento di manipolazione per raggiungere i propri scopi. Dopotutto, Zeus lo aveva fatto per incitare Agamennone ad attaccare Troia, portandolo alla rovina. Coloro che padroneggiavano l’arte di influenzare i sogni, attraverso la parola, l’astuzia o pratiche rituali, avevano il potere di orientare le decisioni altrui.

Una delle forme più diffuse di questa manipolazione era l’onairoplokía (ὀνειροπλοκία), l’arte di “tessere” i sogni per convincere qualcuno ad agire in una certa direzione. Indovini, sacerdoti e figure politiche potevano sostenere di aver ricevuto un sogno profetico e usarlo come arma d’influenza. Annunciando una visione nella quale un dio comandava una determinata azione, potevano far pendere decisioni strategiche da una parte o dall’altra. Un re esitante a partire per la guerra poteva così essere convinto che gli dèi gli assicurassero la vittoria, proprio come un cittadino poteva essere spinto a sostenere un governante con il pretesto che un sogno rivelasse un presagio favorevole.

In alcuni casi, questa manipolazione si spingeva oltre, con pratiche riconducibili alla phantasmatopoiía, vale a dire la “creazione di apparizioni”. Questa tecnica mirava a impiantare visioni ingannevoli nella mente di un dormiente, usando rituali o incantesimi per fargli vedere immagini che avrebbe scambiato per reali. Alcuni stregoni e sacerdoti erano rinomati per la loro capacità di indurre a distanza sogni terrificanti o ispiratori. Un rivale politico poteva così essere assalito da incubi che lo spingevano a rinunciare a un progetto, mentre un discepolo poteva essere rafforzato nella propria fede da una visione divina attentamente influenzata.

Anche l’interpretazione dei sogni era un terreno propizio alla manipolazione, soprattutto nell’ambito della chresmologia, l’arte di raccogliere e interpretare oracoli e presagi. Poiché i Greci attribuivano grande importanza ai segni inviati dagli dèi, un indovino disonesto poteva facilmente orientare la propria spiegazione per servire i suoi interessi. Un sogno che annunciava un mare agitato poteva essere interpretato come un avvertimento contro un viaggio oppure, al contrario, come un invito ad affrontare con coraggio le difficoltà. Questi sottili aggiustamenti permettevano agli interpreti di dirigere le decisioni di coloro che si rivolgevano a loro.

Infine, un’altra forma di manipolazione più insidiosa passava attraverso le pratiche di goetía, un tipo di magia destinato a influenzare il mondo degli spiriti e delle illusioni. Sebbene questa disciplina comprendesse numerose pratiche occulte, includeva anche la possibilità di deviare i sogni per seminare confusione. Questo termine fu in seguito ripreso per indicare la magia legata agli spiriti e ai demoni, soprattutto nelle tradizioni occulte medievali. A proposito, per curiosità, il termine goetia significa semplicemente “stregoneria”, in particolare quella legata alla negromanzia e alle illusioni. Fu solo a partire dalla Piccola Chiave di Salomone che la Goetia venne associata esclusivamente ai demoni.

Aristotele e l’approccio filosofico

Aristotele, filosofo greco del IV secolo a.C., dedicò diversi trattati ai fenomeni del sonno e dei sogni, tra cui Del sonno e della veglia, Dei sogni e Della divinazione durante il sonno. A differenza dei suoi predecessori, che vedevano nei sogni messaggi divini, Aristotele adotta un approccio più naturalistico e razionale.

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Nel suo trattato Dei sogni, definisce il sogno come un’attività dell’immaginazione che si verifica durante il sonno, derivante dai residui delle percezioni sensoriali. Secondo lui, quando dormiamo, le sensazioni percepite durante il giorno lasciano delle impressioni che, una volta che i sensi sono a riposo, vengono riattivate dall’immaginazione, producendo così immagini oniriche. Aristotele sottolinea che questi sogni non sono inviati dagli dèi, ma sono piuttosto fenomeni naturali derivanti dalla nostra esperienza sensoriale. Tuttavia, in Della divinazione durante il sonno, Aristotele esamina la possibilità che alcuni sogni possano avere un valore profetico. Distingue tre tipi di rapporto tra i sogni e gli eventi reali:

  • Il segno: il sogno precede un evento e ne è l’indicatore.

  • La causa: il sogno è la causa diretta dell’evento.

  • La coincidenza: il sogno e l’evento si verificano simultaneamente senza un legame causale.

Aristotele è anche tra i primi a menzionare il fenomeno del sogno lucido. Osserva che, durante il sonno, è possibile essere consapevoli di sognare, notando che “spesso, quando dormiamo, c’è qualcosa nell’anima che dice che ciò che appare è un sogno”. Questa prima osservazione apre la strada a studi successivi sulla coscienza e sulla percezione nello stato onirico.

Con questo si conclude la presentazione. Ancora oggi, il sogno rimane uno spazio sfuggente, sospeso tra scienza e immaginazione, tra subconscio e intuizione. Ma i Greci non avevano dubbi: la notte porta consiglio, ma bisogna saper ascoltare ciò che ha da dirci.

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