Ogni anno, la Pasqua segna l’arrivo della primavera con le sue uova decorate e le sue tradizioni familiari. Questa festa, associata alla resurrezione di Cristo, sembra avere origini ben definite. Tuttavia, osservando più attentamente, diversi suoi simboli e usanze ricordano celebrazioni molto più antiche. Dietro le campane e i coniglietti di cioccolato si cela una storia più ampia, in cui si celebra il rinnovamento.
Se questo tipo di argomento vi interessa, potete leggere i nostri articoli sulle origini pagane della Candelora e sulle origini pagane dell'Epifania.
1. L’equinozio di Ostara, o quando la notte cede il passo al giorno
Nelle tradizioni germaniche e anglosassoni, l’equinozio di primavera simboleggia un momento di equilibrio in cui la luce torna a prevalere sull’ombra. Questo periodo di transizione è associato a una divinità chiamata Eostre, talvolta scritta Ostara. Conosciuta attraverso fonti medievali, viene descritta come una dea del rinnovamento, della fertilità e del risveglio della natura. Il suo nome avrebbe dato origine alla parola inglese Easter, usata per indicare la festa di Pasqua.
Il monaco Beda il Venerabile (monaco e studioso inglese che partecipò in particolare ai calcoli delle ore liturgiche), nei suoi scritti dell’VIII secolo, menziona che gli anglosassoni celebravano una festa in onore di Eostre durante il mese a lei consacrato, Eosturmonath. Come avrete capito, questo periodo poteva variare da un anno all’altro, poiché gli antichi calendari germanici e anglosassoni erano lunari o lunisolari, e non gregoriani come oggi.
Questo periodo corrispondeva all’arrivo della primavera, quando la terra si riscaldava e la vegetazione rinasceva dopo l’inverno. Sebbene le informazioni su questa divinità restino limitate, il suo legame con la fertilità e il rinnovamento ha attraversato il tempo.

L'arrivo della primavera
La lepre è originariamente associata a Eostre. Animale lunare e simbolo di fecondità, rappresenta il ciclo della vita e del rinnovamento primaverile. La sua associazione con la dea e la festa dell’equinozio potrebbe spiegare la sua presenza nelle moderne tradizioni pasquali. L’uovo, altro elemento ricorrente, incarna la gestazione e la promessa di una nuova stagione prospera. Alcuni riti consistevano nel dipingere le uova e offrirle in dono per favorire la fertilità delle terre e delle famiglie.
2. Le feste greco-romane: da Cibele alla resurrezione di Attis
Anche i popoli mediterranei attribuivano grande importanza ai cicli naturali e alla rinascita primaverile. A Roma, il culto di Cibele, grande dea della natura e della fertilità, era accompagnato da celebrazioni caratterizzate da riti di purificazione e processioni. Il suo compagno Attis, il cui mito evoca la morte e il ritorno alla vita, era al centro di queste festività. Ogni anno, durante l’equinozio, alcune cerimonie rievocavano la sua resurrezione, annunciando così la vittoria della vita sull’ombra dell’inverno.
Secondo la leggenda, Cibele si innamora di Attis, un mortale di eccezionale bellezza. Tuttavia, Attis le è infedele e si innamora di una ninfa o di una mortale, a seconda delle versioni. Furiosa e accecata dalla gelosia, Cibele lo fa impazzire. Nel suo delirio, Attis si mutila e perde tutto il suo sangue ai piedi di un pino, prima di morire. Presa dal rimorso, Cibele si pente del suo gesto e, per riparare, ottiene da Zeus che il suo amato torni in vita ogni primavera, simboleggiando così il ritorno della fertilità dopo l’inverno.

Raffigurazione di Attis. Fonte: Honor the Gods
Le festività dedicate a Cibele e Attis si svolgevano per diversi giorni, durante gli Hilaria. Cominciavano con periodi di lutto e lamenti, seguiti da rituali che simboleggiavano la rinascita. Gli iniziati partecipavano a riti di purificazione, usando acqua e sangue per indicare un rinnovamento spirituale e fisico.
Esiste un interessante parallelismo tra questi miti e quello di Persefone, il cui soggiorno negli Inferi e il ritorno nel mondo dei vivi illustrano il passaggio dall’inverno alla primavera. Ogni anno, la sua ascesa dal regno dei morti annunciava il risveglio della vegetazione, segnando così il tanto atteso rinnovamento.
3. Una progressiva assimilazione da parte del Cristianesimo
Quando il cristianesimo si impose in Europa, assorbì e trasformò le celebrazioni pagane che scandivano le stagioni. La Chiesa cercò di dare un nuovo significato alle feste esistenti invece di abolirle completamente, facilitando così il passaggio alla nuova religione. La Pasqua, che celebra la resurrezione di Cristo, integrò diversi elementi derivati da riti più antichi legati al ritorno della luce e alla fertilità primaverile.
Ma poiché Ostara non si svolgeva mai in una data fissa, anche la Pasqua segue un calendario mobile. Il concilio di Nicea, nel 325, una delle cui missioni era stabilire il primo calendario liturgico, stabilì che la Pasqua dovesse essere celebrata la prima domenica dopo la luna piena successiva all’equinozio di primavera. Questa scelta si basa su un compromesso tra diverse tradizioni e mira a distinguere la Pasqua dalle feste ebraiche, rispettando al contempo il simbolismo del rinnovamento primaverile.
Questo metodo di calcolo richiama le antiche pratiche pagane, nelle quali le celebrazioni erano legate ai cicli lunari e solari. In molte culture, il ritorno della primavera era segnato da riti dipendenti dalla posizione degli astri piuttosto che da una data fissa. La scelta della luna piena per determinare la data della Pasqua ricorda questi sistemi tradizionali, nei quali la luce crescente dell’astro notturno annunciava la fine dell’inverno e il ritorno dell’abbondanza.
4. Morte e resurrezione nelle religioni antiche
L’idea di un dio morente e rinascente non è propria del cristianesimo. Numerose civiltà hanno sviluppato miti nei quali una divinità subisce una morte simbolica prima di tornare in vita, illustrando il ciclo perpetuo della natura.
Lo abbiamo visto sopra con Attis. Questo schema si ritrova anche nel mito di Osiride in Egitto e in quello di Dioniso in Grecia, due figure legate al rinnovamento della vegetazione.

Resurrezione di Cristo
Il racconto della resurrezione di Cristo si inserisce in questa continuità. Simboleggia la vittoria della vita sulla morte, un messaggio che richiama le antiche credenze secondo cui il rinnovamento primaverile era percepito come un “miracolo” ciclico. È ciò che ha reso la Pasqua una delle feste cristiane più importanti della Settimana Santa (la Domenica delle Palme, che commemora l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, il Giovedì Santo, che ricorda l’Ultima Cena, il Venerdì Santo, che rievoca la crocifissione di Cristo, la Veglia Pasquale, che celebra la resurrezione, la Domenica di Pasqua e il Lunedì dell’Angelo).
5. Simboli (quasi) intatti
Ciò che è interessante è che la Pasqua riprende quasi alla lettera i simboli pagani di Ostara e, più in generale, della primavera. L’uovo è stato particolarmente sacralizzato, soprattutto vietandone il consumo durante la Quaresima (il digiuno rigoroso di 40 giorni prima di Pasqua).

Simboli della Quaresima
Le famiglie conservavano quindi le uova deposte e, per evitare che andassero a male, le facevano bollire o ne decoravano il guscio. Alla fine della Quaresima, queste uova venivano condivise e regalate durante le festività pasquali.
Un’aggiunta riguarda l’agnello pasquale. Nell’ebraismo, è associato alla Pasqua ebraica (Pessa’h), che commemora la liberazione degli Ebrei dall’Egitto. Nel cristianesimo, Gesù è paragonato a un agnello immolato. Viene chiamato “l’Agnello di Dio” (Agnus Dei), in riferimento al suo sacrificio per espiare i peccati degli uomini.
6. E il cioccolato, invece?
Il cioccolato è un’aggiunta relativamente recente alle tradizioni pasquali e non trae origine dalle celebrazioni pagane della primavera. La sua introduzione in questa festa deriva principalmente dall’evoluzione delle abitudini alimentari e dai cambiamenti nelle pratiche religiose.

Il cacao viene introdotto in Europa a partire dal XVI secolo, grazie agli esploratori spagnoli che lo riportano dal continente americano. A quell’epoca, il cioccolato veniva consumato inizialmente sotto forma di bevanda calda, riservata alle élite europee a causa del suo costo elevato. Nel corso dei secoli, il suo uso si diffuse e la sua trasformazione in prodotto dolciario divenne più comune.
È tra il XVIII e il XIX secolo che il cioccolato comincia a essere associato alla Pasqua. In quanto prodotto raro e raffinato, era particolarmente apprezzato nelle grandi occasioni festive. Divenne così un regalo ricercato per celebrare la fine delle privazioni della Quaresima.






























