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NEL SOMMARIO...
1. Quando il tarot diventa uno strumento divinatorio? |
Il tarot divinatorio non è nato per predire il futuro. Agli inizi non aveva nulla di magico. È un gioco. Un gioco di carte, come ne esistevano altri in Europa nel XV secolo. Si chiama Tarot, Tarocchi, Tarock, a seconda del Paese. Divertiva le corti italiane, serviva come passatempo, sfida strategica, nobile svago. Niente stregoni, niente chiaroveggenti. Solo giocatori.
Ma questo gioco possiede qualcosa di particolare: 22 carte denominate e illustrate in modo diverso dalle altre. Queste carte, chiamate Arcani maggiori, mostrano scene, personaggi, simboli. Il Bagatto, la Papessa, la Morte, il Diavolo, il Mondo. Queste figure parlano senza regole. Agiscono sull’immaginazione. Toccano più di quanto mostrino. E, poco a poco, diventano qualcosa di diverso da un semplice gioco.
1. Quando il tarot diventa uno strumento divinatorio?
È solo nel XVIII secolo che il tarot si orienta verso la divinazione. In quell’epoca, le società europee riscoprono l’esoterismo, gli antichi simboli, le corrispondenze. Si cercano sistemi nascosti in ogni cosa: lettere, numeri, forme. Autori come Court de Gébelin affermano che il tarot provenga dall’antico Egitto e che contenga una conoscenza dimenticata. L’idea piace, anche se non si basa su alcuna prova storica.
È anche in quel periodo che compaiono le prime interpretazioni delle carte una per una, non più per giocare, ma per leggere messaggi. Il tarot passa nelle mani di occultisti, chiaroveggenti e cercatori di significato.
Poi arriva il XIX secolo, con Papus, Eliphas Lévi, Oswald Wirth. Ognuno apporta la propria lettura, il proprio sistema, le proprie associazioni: con la cabala, con gli elementi, con i pianeti. Il tarot diventa uno strumento per leggere il mondo, uno specchio dell’anima, un mezzo di trasformazione interiore.
2. Che ruolo assume il tarot nel XX secolo?
Il XX secolo fa esplodere gli usi del tarot. Non è più limitato a un’élite esoterica. Entra nelle librerie, nei salotti di cartomanzia, nei negozi specializzati. Diventa popolare, senza perdere la propria aura. Le figure del tarot assumono altri volti, altri stili. Il tarot Rider-Waite, disegnato nel 1909, diventa un modello mondiale. Le sue immagini colorate, semplici e dirette rendono il tarot più accessibile.
Anche gli psicologi si interessano a questo strumento. Carl Jung, tra gli altri, vi vede un riflesso degli archetipi. Il tarot smette di essere esclusivamente uno strumento divinatorio. Diventa anche introspettivo, evolutivo, terapeutico.
Oggi il tarot viene consultato per domande concrete o spirituali. Accompagna le scelte, illumina i passaggi, aiuta a leggere l’invisibile. La sua origine ludica non è andata perduta. Ricorda che leggere le carte significa anche giocare con la realtà.
3. Qual è la vera origine del tarot?
Storicamente, il tarot nasce nel XV secolo in Italia. Dal punto di vista divinatorio, nasce nell’immaginario del XVIII secolo. Spiritualmente, nasce ogni volta che qualcuno lo prende sul serio senza voler controllare tutto. È un gioco che ha attraversato i secoli perché lascia spazio al mistero, alla lettura personale, all’incontro tra ciò che viviamo e ciò che sentiamo.
L’origine del tarot divinatorio non è una data. È una trasformazione. E questa trasformazione continua ogni volta che estrai una carta.































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