Dettagli - La clavicola della scienza ermetica

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Scritto in latino nel 1732, La Clavicola della Scienza ermetica fa parte di quei rari testi che hanno segnato profondamente la letteratura alchemica nonostante la loro relativa brevità. Il trattato attira in particolare l’attenzione di Fulcanelli, che vi vede una delle chiavi per comprendere alcuni aspetti della cabala pitagorica e del linguaggio simbolico usato dai filosofi ermetici. Il suo celebre schema finale, dedicato alla tavola di Pitagora, rimane uno degli elementi più commentati dell’opera.

Una lettura cabalistica della tradizione alchemica

L’autore, la cui identità resta sconosciuta ma che alcuni studiosi suppongono originario dell’Islanda o della Norvegia, sviluppa un’interpretazione originale della tavola di Pitagora che avvicina al Tetragramma dei Greci e allo Schemhamphorash ebraico. Il suo obiettivo è ritrovare quella che considera la dottrina alchemica primitiva, nata secondo lui nell’antico Egitto prima di essere trasmessa in forme velate da Greci, Ebrei e Arabi. Il testo sostiene l’idea che la vera comprensione di questo patrimonio passi soprattutto attraverso un’attenta osservazione della Natura.

Un classico discreto della letteratura ermetica

Pubblicata per la prima volta a Marburgo nel 1746, poi ristampata ad Amsterdam nel 1751 con una traduzione francese a fronte del testo latino, quest’opera conoscerà ancora diverse riedizioni nel corso del XVIII secolo. Nonostante il formato conciso, conserva un posto particolare negli studi alchemici grazie alla ricchezza del suo simbolismo e alla volontà di risalire alle fonti più antiche dell’Arte ermetica. Questa riedizione permette oggi di riscoprire un testo diventato un punto di riferimento per gli appassionati di alchimia, cabala e filosofia ermetica.