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Sabbath di Mabon

Ruota dell'Anno

Sabbath di Mabon

12 min di lettura

Mabon celebra l’equinozio d’autunno, quando il Sole attraversa l’equatore celeste e il giorno si avvicina alla durata della notte. Nell’emisfero Nord, la luce lascia ormai il posto alle tenebre: le notti si allungano, gli ultimi raccolti entrano nelle riserve e la terra si prepara al riposo. Il sabbat tiene insieme l’abbondanza visibile e la stagione oscura che avanza.

La festa riunisce tre fili che è opportuno riconoscere. Il suo momento è astronomico, il suo nome appartiene alla storia moderna della Ruota dell’Anno e il suo immaginario attinge a un notevole racconto gallese. Attorno a essi si sviluppano le consuetudini europee di fine raccolto: ultimo covone, pasto collettivo, frutti autunnali, conti saldati e protezione della casa prima dell’inverno.

Nella Ruota dell’Anno, Mabon segue Lammas o Lughnasadh e precede Samhain. Le primizie del mese di agosto diventano un raccolto da pesare, condividere e conservare. Gli oggetti della collezione Mabon accompagnano questa soglia: gratitudine, equilibrio, consacrazione dei frutti del lavoro e preparazione alla metà oscura dell’anno.

L’equinozio e l’ingresso nella metà oscura

L’equinozio di settembre si verifica intorno al 22 o 23 settembre. In quell’istante preciso, il centro del Sole attraversa l’equatore celeste da nord verso sud. I due emisferi ricevono allora un’illuminazione comparabile. Nell’emisfero Nord, questo evento inaugura l’autunno astronomico; nell’emisfero Sud, inaugura la primavera.

La parola equinozio deriva dal latino aequinoctium, formato a partire dai concetti di uguaglianza e notte. Giorno e notte si avvicinano alla stessa durata, senza formare due metà perfettamente identiche. La rifrazione atmosferica e il diametro apparente del Sole prolungano leggermente il giorno. L’uguaglianza esatta, chiamata equilux, cade alcuni giorni dopo l’equinozio d’autunno, a seconda della latitudine. Il Met Office distingue chiaramente tra equinozio ed equilux.

Il Sole sorge vicino a est e tramonta vicino a ovest. Dopo questo passaggio, il suo arco quotidiano si abbassa e le notti predominano fino all’equinozio di primavera. La data varia di anno in anno e può differire a seconda del fuso orario. Il Royal Observatory Greenwich presenta il movimento astronomico e le sue date.

Questo equilibrio non è dunque uno stato immobile. Segna l’istante in cui l’ordine si inverte: la luce che dominava da Ostara passa sotto la durata della notte. Mabon insegna un equilibrio vivo, paragonabile al braccio di una bilancia che supera il suo centro prima di proseguire la sua corsa.

L’equinozio è una porta, non una pausa. Il giorno e la notte si incontrano proprio nel momento in cui il loro rapporto cambia. Il rito non cerca di congelare le forze presenti: riconosce ciò che cambia direzione e prepara la persona a camminare insieme alla nuova stagione.

Come l’equinozio ha ricevuto il nome Mabon

I primi autori della Wicca indicavano questa festa con espressioni come «equinozio d’autunno» o «sabba d’autunno». Il suo posto apparteneva già al ciclo delle otto feste, ma non portava ancora il nome gallese oggi diffuso.

Il nome Mabon entra nel calendario pagano americano intorno al 1970 per impulso di Aidan Kelly. Il suo lavoro di denominazione mirava a dare agli equinozi e ai solstizi nomi in grado di corrispondere ai quattro grandi sabba stagionali. Lo storico Ronald Hutton ripercorre questa tappa in «Modern Pagan Festivals: A Study in the Nature of Tradition».

Kelly sceglie Mabon ap Modron, personaggio della letteratura gallese medievale. Il nome si diffonde poi nelle pubblicazioni e nei calendari neopagani, fino a diventare la denominazione corrente dell’equinozio d’autunno in gran parte della Wicca contemporanea. La tradizione britannica ha conservato maggiormente l’espressione Autumn Equinox, mentre altre correnti usano Alban Elfed.

Questa storia conferisce alla festa il suo giusto significato. Mabon è un nome rituale moderno, scelto per collegare un momento solare a una figura gallese di scomparsa, prigionia e ritorno. L’antico racconto e la festa contemporanea si richiamano senza confondersi.

Mabon ap Modron, il figlio rapito e ritrovato

In gallese, Mabon ap Modron significa Mabon figlio di Modron. Il suo nome è legato al brittonico Maponos, il «Grande Figlio» o «Figlio divino», mentre Modron corrisponde a Matrona, la «Grande Madre». Iscrizioni della Gallia e della Gran Bretagna attestano Maponos, che il mondo romano-celtico associò ad Apollo. Il Mabon letterario conserva la memoria di questa antica coppia, la Madre e il Figlio.

Il suo grande racconto si trova in Culhwch e Olwen, una delle storie raccolte sotto il titolo Mabinogion. Mabon viene rapito alla madre quando ha appena tre notti. Anni dopo, i compagni di Artù devono ritrovarlo, perché solo lui può domare il cane necessario alla caccia del formidabile cinghiale Twrch Trwyth.

La ricerca risale nel tempo attraverso una catena di animali sempre più antichi. Gli inviati interrogano il merlo, il cervo, la civetta e poi l’aquila. Ognuno ha visto il paesaggio cambiare nel corso di una vita smisurata, ma nessuno conosce la prigione di Mabon. Infine l’aquila conduce i cercatori dal salmone di Llyn Llyw, abbastanza vecchio da aver udito i lamenti del prigioniero dietro le mura di Gloucester.

Trasportati dal salmone, Cei e Gwrhyr raggiungono la prigione. I guerrieri di Artù attaccano la fortezza, Cei sfonda il muro e porta Mabon fuori dalla segreta. Il figlio strappato alla madre ritrova il mondo, poi partecipa alla caccia sul suo cavallo. Il testo completo di Culhwch e Olwen nella traduzione di Charlotte Guest conserva ogni fase di questa liberazione; la traduzione di Sioned Davies pubblicata dalla Oxford University Press restituisce oggi la forza orale di questi racconti gallesi.

L’antico Mabon appare dunque come un figlio divino, un prigioniero illustre e un cacciatore liberato. La festa moderna trova nella sua storia un linguaggio adatto al declino della luce: qualcosa scompare sotto terra o dietro la pietra, attraversa un periodo di prigionia e poi ritorna quando giungono l’ora e gli alleati.

La liberazione di Mabon richiede tutta la memoria del mondo. Nessun animale possiede da solo la risposta. Ognuno conduce la ricerca verso un testimone più antico, fino al salmone che conosce la prigione. Il racconto fa dell’ascolto, della pazienza e dell’alleanza i veri strumenti del ritorno.

Fine dei raccolti, ultima spiga e San Michele

Le radici carnali di Mabon emergono nelle usanze legate alla conclusione dei raccolti. La loro data seguiva il clima, la regione e il cereale, più che un giorno astronomico fisso. Quando l’ultimo carro lasciava il campo, il periodo del lavoro intenso lasciava il posto al banchetto di fine mietitura, chiamato Harvest Home nelle isole britanniche.

Al grano finale veniva riservata un’attenzione particolare. Alcuni steli potevano rimanere in piedi, per poi essere tagliati durante un gioco di falci. Altrove, l’ultimo covone prendeva il nome di «collo», «cavalla», «fanciulla» o «regina del raccolto». La paglia veniva legata, intrecciata o modellata, poi appesa in casa o nel fienile fino all’anno successivo. Le collezioni del Pitt Rivers Museum conservano diversi di questi trofei del raccolto.

In Cornovaglia e nel Devon, la cerimonia chiamata Crying the Neck sollevava le ultime spighe sopra il cerchio dei mietitori. Le grida risuonavano sulle alture, poi il covone decorato tornava alla fattoria. Il gesto proclamava che il grano era stato portato al sicuro e che il lavoro comune era proseguito fino alla fine. Il taglio, il grido e il banchetto formavano i tre momenti di una mietitura portata a compimento.

La vendemmia segue la stessa logica attraverso un’altra materia. Il grappolo maturo diventa succo, poi il tempo e la fermentazione lo trasformano ancora. Uva, mela, noce, pera e zucca appartengono al linguaggio stagionale di Mabon perché maturano intorno all’autunno europeo. Il sabba accoglie così la ricchezza reale del territorio invece di dipendere da un’ambientazione uniforme.

In prossimità dell’equinozio, San Michele del 29 settembre ha segnato a lungo una soglia importante nel calendario rurale britannico. Michaelmas concludeva l’anno agricolo, apriva un nuovo periodo di conti e rientrava tra i giorni in cui venivano pagati gli affitti e saldati gli impegni. L’arcangelo che trafigge il drago, armato di spada e bilancia, portava nella stagione immagini di protezione, giudizio e giusta misura.

Le more stesse rientravano nel calendario di San Michele. Una tradizione scozzese e britannica sconsigliava di raccoglierle dopo il 29 settembre, data in cui il diavolo, scacciato dal cielo, avrebbe sporcato i rovi durante la sua caduta. Il National Trust for Scotland presenta questa usanza di Michaelmas. Ricorda che il raccolto ha un limite: arriva un giorno in cui bisogna smettere di prendere e lasciare il resto al mondo selvaggio.

Il significato spirituale e magico di Mabon

Mabon invita innanzitutto a valutare il raccolto. Non basta più sperare né mostrare i primi frutti: occorre misurare ciò che è stato realmente prodotto, ricevuto, perso o conservato. Il sabba sostiene i bilanci, la chiusura di un ciclo, il saldo di un debito e il riconoscimento degli impegni che hanno dato i loro frutti.

La gratitudine assume qui una forma materiale. Un raccolto coinvolge la terra, il tempo atmosferico, il lavoro, gli strumenti, le conoscenze e i legami umani. Ringraziare significa riconoscere questa catena e poi restituire una parte di ciò che si è ricevuto. Il dono, il pasto condiviso e il sostegno offerto a una persona sono gesti magici quando prolungano davvero la circolazione dell’abbondanza.

L’equilibrio dell’equinozio favorisce le operazioni di giustizia, conciliazione e riequilibrio. Una bilancia rituale può ricevere due oggetti che rappresentano ciò che si dà e ciò che si riceve, ciò che si conserva e ciò che si libera, oppure il tempo dedicato al lavoro e quello restituito al riposo. Lo scopo non è rendere identici i due piatti, ma ristabilire tra loro una relazione giusta.

Il racconto di Mabon ap Modron apre un lavoro di liberazione. Accompagna ciò che deve uscire da una prigionia, ritrovare il proprio posto o tornare alla luce dopo una lunga attesa. Il salmone rappresenta la memoria che conosce la strada; la pietra della prigione, il limite da spezzare; il cavallo e la caccia, l’azione che diventa possibile dopo la liberazione.

L’ultimo covone riguarda la conservazione delle forze. Il grano riposto nel granaio, la frutta conservata in barattolo e la paglia appesa insegnano a non disperdere tutta l’abbondanza nel momento della festa. Mabon è adatto alla protezione delle risorse, dei redditi, delle scorte, del focolare e della salute prima dei mesi più freddi.

La vicinanza della festa di San Michele rafforza i lavori di difesa e discernimento. La spada recide ciò che minaccia, la bilancia giudica la giusta proporzione e il drago sconfitto rappresenta il disordine contenuto. Questa corrispondenza cristiana non sostituisce il sabbat: aggiunge alla soglia di settembre un’antica potenza rituale, particolarmente adatta alla protezione della casa e alla risoluzione di una questione.

Come celebrare Mabon oggi

Osservare il passaggio solare

Individua il sorgere o il tramonto del Sole nel giorno dell’equinozio. Rivolgiti verso est all’alba o verso ovest al crepuscolo, poi segna la posizione dell’astro nel paesaggio. Accendi una candela chiara e una candela scura ai due lati di una ciotola di chicchi. Nomina il passaggio compiuto e quello che inizia.

Pesare il raccolto

Disponi su due vassoi, o su due pezzi di stoffa, i segni di ciò che l’anno ha dato e di ciò che ha richiesto. Un seme può rappresentare un inizio, una moneta un reddito, un filo una relazione, una foglia un’opera compiuta. Togli ciò che non deve più essere portato e consacra ciò che merita di essere conservato.

Condividere un pasto di fine raccolto

Preparate un pasto con alimenti realmente disponibili nella vostra regione: pane, mele, uva, noci, ortaggi a radice, zucche, miele, sidro o succo di frutta. Prima di mangiare, ciascuno può nominare un aiuto ricevuto dalla primavera. Riservate una porzione da condividere con una persona, un’associazione o un vicino, anziché lasciarla all’esterno come offerta.

Formare un trofeo del raccolto

Intrecciate alcuni steli di grano, orzo o avena perfettamente secchi, oppure legate un mazzo di foglie cadute. Appendete questa forma vicino al luogo in cui vengono conservate le scorte. Rappresenta il frutto protetto fino al ciclo successivo. Una creazione attuale acquista forza quando rimane semplice e rispetta i materiali disponibili.

Seguire gli animali di Mabon

Disponete cinque simboli per il merlo, il cervo, la civetta, l’aquila e il salmone. Per ciascuno, formulate una domanda più antica della precedente: che cosa vedete oggi, che cosa custodite da un anno, che cosa custodite dalla vostra infanzia, che cosa proviene dalla vostra stirpe, che cosa rimane sotto tutti questi strati? Terminate davanti al salmone e ascoltate la risposta che indica la prigione da aprire.

Proteggere la casa prima dell’inverno

Pulite una soglia, controllate una scorta e riparate un oggetto utile. Collocate vicino all’ingresso una candela bianca, una mela e una rappresentazione di una bilancia, di una spada o di una chiave. Chiedete protezione, misura e discernimento per la stagione buia. La mela sarà poi consumata e la candela spenta senza lasciare rifiuti all’esterno.

Concludere con un gesto di restituzione

Restituite un oggetto preso in prestito, saldate un piccolo debito, ringraziate una persona o condividete una parte del vostro raccolto. Questo gesto dà al rito la sua conclusione concreta. Mabon diventa così una festa della relazione: ciò che è maturato non rimane chiuso, ma torna in uno scambio capace di nutrire ciò che viene dopo.

Le corrispondenze del sabbat di Mabon

Queste corrispondenze riuniscono l’equinozio astronomico, il racconto gallese di Mabon ap Modron, le usanze europee di fine raccolto e gli usi rituali della Ruota dell’Anno contemporanea.

Corrispondenza Associazione di Mabon
Data Equinozio di settembre, intorno al 22 o 23 settembre nell’emisfero settentrionale
Posizione nella Ruota Tra Lammas o Lughnasadh e Samhain; festa solare dell’equinozio d’autunno nella Wicca contemporanea
Nomi Mabon; equinozio d’autunno; Equinozio d’autunno; Alban Elfed in alcune correnti druidiche contemporanee
Momento solare Passaggio del Sole da nord a sud dell’equatore celeste; ingresso del Sole nella Bilancia secondo lo zodiaco tropicale
Figure Mabon ap Modron e sua madre Modron nella tradizione gallese; san Michele nel calendario cristiano del 29 settembre
Animali del racconto Merlo, cervo, gufo, aquila e salmone come custodi di una memoria crescente; cavallo e cinghiale nella caccia di Twrch Trwyth
Elementi Terra per il raccolto, le riserve e il ritorno al riposo; Acqua per il salmone, la frutta spremuta e la trasformazione
Direzione Ovest nelle corrispondenze rituali contemporanee legate al tramonto, all’Acqua e all’autunno
Colori Oro del raccolto, ocra, ruggine, rosso scuro, marrone, verde bosco e viola dell’uva
Piante Grano, orzo, avena, vite, melo, nocciolo, quercia, rovo, edera e foglie autunnali
Pietre Corniola, granato, citrino, occhio di tigre, diaspro rosso e quarzo fumé nelle corrispondenze esoteriche contemporanee
Simboli Bilancia, Sole al tramonto, cesto pieno, ultimo covone, falce, mela, grappolo, cornucopia, chiave, spada e granaio
Ambiti magici Gratitudine, bilancio, equilibrio, giustizia, chiusura, condivisione, liberazione, conservazione, protezione delle risorse e preparazione
Offerte Pane, mele, uva, noci, miele, sidro, succo di frutta, vino, cereali, l’ultima parte del raccolto o una donazione alimentare

Precauzioni

Una celebrazione autunnale sicura e moderata

Tenete le candele su un supporto stabile, lontano da paglia, foglie secche, tessuti, bambini e animali, e non lasciate mai una fiamma incustodita. Verificate la presenza di allergie prima di un pasto condiviso e proponete sempre una bevanda analcolica; il vino o il sidro alcolico sono riservati agli adulti e vanno consumati con moderazione. Non raccogliete né ingerite frutti, funghi o piante senza averne la certezza dell’identificazione. Rispettate le proprietà private, le specie protette e i siti fragili, quindi adattate ogni uscita alle condizioni meteorologiche e alla rapida diminuzione della luce.

Fonti e testi di riferimento

Royal Observatory Greenwich, « Cosa sono e quando si verificano gli equinozi d’autunno? » ; Met Office, « Capire gli equinozi e i solstizi » ; Ronald Hutton, « Feste pagane moderne: uno studio sulla natura della tradizione », 2008 ; Sioned Davies, Il Mabinogion, Oxford University Press, 2007 ; Culhwch e Olwen, traduzione di Charlotte Guest ; Ronald Hutton, « Il raccolto », in Le stazioni del sole ; Pitt Rivers Museum, « Trofei del raccolto » ; National Trust for Scotland, « Tradizioni del giorno di San Michele e di Michaelmas ».

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