Ignora e passa al contenuto
AeternumAeternum
favorite_border 0
0
La sirena, origine di un mito seducente

La sirena, origine di un mito seducente

INDICE...

 

1. Prime menzioni delle sirene nei racconti antichi
2. Un aspetto metà donna, metà uccello
3. Tentazione, conoscenza e morte
4. L’evoluzione del mito
5. L’eredità delle sirene greche


Le Sirene della mitologia greca non sono creature degli abissi, ma figure di altezza, posate sulle rive tra cielo e mare, tra sapere e perdita, tra bellezza e morte. Molto prima di diventare donne-pesce, furono quelle donne-uccello dal canto indimenticabile. Ritornando al loro mito originario, si riscopre un’immagine più complessa, più ambivalente e molto più potente di quella che oggi viene loro attribuita. E forse, tendendo l’orecchio, le loro voci si fanno ancora sentire, a chi sa resistere… o cedere.

1. Prime menzioni delle sirene nei racconti antichi

Il mito delle sirene affonda le radici nella Grecia antica, e la sua più antica menzione conosciuta si trova nell’Odissea di Omero (VIII secolo a.C.). Nel canto XII di questa epopea, l’eroe Ulisse è avvertito dalla maga Circe del pericolo mortale rappresentato da queste creature misteriose. Giunto vicino all’isola delle Sirene, Ulisse segue i suoi consigli: tappa le orecchie dei suoi marinai con della cera e si fa legare saldamente all’albero maestro della sua nave per poter ascoltare il loro canto senza soccombere alla tentazione. Omero descrive l’isola delle Sirene come un luogo ingannevolmente idilliaco – un prato fiorito sul mare – ma cosparso delle ossa disseccate dei sventurati marinai incantati dalle loro voci. Infatti, nessun navigatore poteva ascoltare impunemente il canto incantatore di questi esseri: chiunque si avvicinasse si arenava sugli scogli e periva, vittima della seduzione fatale delle Sirene.

Omero fornisce pochi dettagli fisici sulle sue sirene, insistendo soprattutto sulla loro voce incantatrice e sul potere irresistibile della loro musica. Non precisa né il loro numero esatto né il loro aspetto, limitandosi a descriverle come «donne dalle voci incantevoli» poste sulla riva. Tuttavia, il testo omerico usa una forma grammaticale duale per parlare delle Sirene, suggerendo che fossero solo due in questo racconto originario. Successivamente, una scholia antica su questo passo confermerà questa interpretazione, mentre altre tradizioni più tarde parleranno di tre sirene o più, attribuendo loro vari nomi simbolici. In ogni caso, è proprio questo episodio dell’Odissea – in cui Ulisse riesce a sventare la trappola delle Sirene – che costituisce la prima apparizione letteraria significativa di queste creature. Esso fissa fin dall’origine i tratti principali del mito: un canto di bellezza soprannaturale, portatore di una promessa ingannevole, e un pericolo mortale per chi vi si abbandona.

2. Un aspetto metà donna, metà uccello

Contrariamente all’immaginario popolare successivo che farà delle sirene donne-pesce che nuotano tra le onde, le sirene originarie della mitologia greca non avevano nulla della forma di una sirena marina. Le fonti antiche le descrivono come creature ibride metà donne, metà uccelli, che si muovono sulla terraferma o nell’aria piuttosto che nell’acqua. Secondo il mitografo Apollodoro (I-II secolo d.C.), «dalla vita ai piedi avevano l’aspetto di uccelli». In altre parole, le sirene greche erano immaginate con un busto di donna (testa e petto umani) su un corpo di uccello dotato di zampe artigliate e ali. Gli artisti dell’Antichità le hanno rappresentate abbondantemente in questa forma: così, la ceramica greca arcaica e classica mostra Ulisse legato al suo albero maestro di fronte a donne-uccello con le ali spiegate, posate su scogliere o che volano intorno alla nave.

La sirena, origine di un mito tentatore

Ulisse e le sirene. Fonte

È significativo che lo stesso Omero non specifichi la natura animale delle sirene nel suo testo. Sono gli autori successivi e l’iconografia a stabilire fermamente il loro aspetto alato. Ovidio (I secolo a.C.), nelle sue Metamorfosi, evoca esplicitamente sirene dal corpo di uccello: racconta che queste ultime non avevano sempre le ali, ma le ottennero per metamorfosi (vedi sezione seguente). Siamo quindi lontani dalla sirena-pesce delle leggende marine – in realtà, le sirene antiche sono legate alla terra e al cielo molto più che all’elemento acquatico. Questo aspetto metà donna metà uccello, attestato fin dall’VIII secolo a.C. nel mondo greco, è durato per tutta l’Antichità e anche oltre: si trovano ancora sirene alate nell’arte dell’Alto Medioevo, fino a quando progressivamente l’immagine della donna-pesce le sostituirà secoli dopo.

3. Tentazione, conoscenza e morte

Se le sirene affascinano tanto, è perché il loro mito cristallizza un potente simbolo di tentazione mortale. Nell’Odissea, Ulisse è attratto dal canto inebriante delle Sirene che gli promette monti e meraviglie. Il testo omerico suggerisce così che questi esseri offrano la promessa di una conoscenza illimitata: esse dichiarano di conoscere tutto ciò che accade sulla terra madre, inclusi i segreti della guerra di Troia che l’eroe ha vissuto. Quando Ulisse si avvicina, le Sirene lo apostrofano vantando la loro onniscienza e assicurandogli che, se accetterà di ascoltarle, partirà «contento e più ricco di sapere». Questa conoscenza prodigiosa che mettono in evidenza è però un inganno perfido, perché chiunque ceda al loro richiamo è condannato a perire subito. Le Sirene incarnano dunque l’attrazione irresistibile di una conoscenza proibita o di un piacere incantevole che conduce alla rovina.

Infatti, il loro canto incantatore è descritto da Omero con aggettivi evocativi: una voce «fresca e limpida» e melodie «dolci come il miele», capaci di incantare fino all’ultimo degli ascoltatori. Sotto questa bellezza sonora si nasconde la morte – le ossa sbiancate sulla loro riva ne sono testimonianza. Le Sirene sono così percepite nella tradizione greca come tentatrici fatali, simboli dei pericoli della seduzione e dello smarrimento. Vari autori antichi hanno interpretato il loro canto in modo allegorico, vedendovi ad esempio una metafora della poesia o del sapere il cui richiamo può distogliere l’uomo dalla sua strada. In ogni caso, la lezione del mito è chiara: cedere al canto delle sirene equivale a firmare la propria condanna a morte, tanto ciò che si nasconde dietro l’armonia delle loro voci è nocivo. Questa espressione è d’altronde passata nel linguaggio comune per indicare il fatto di lasciarsi sedurre da una tentazione pericolosa. Le sirene greche appaiono quindi fin dall’origine come guardiane di un sapere proibito e di un piacere fatale, mettendo alla prova la ragione e la prudenza degli eroi che incrociano il loro cammino.

4. L’evoluzione del mito

4.1. Origini mitologiche e metamorfosi delle sirene

L’origine delle sirene nella mitologia non è raccontata in modo univoco: diverse versioni coesistono fin dall’Antichità, che cercano di spiegare come queste creature alate siano nate. La maggior parte di questi racconti di origine lega le sirene a divinità acquatiche o ispiratrici, il che è logico per esseri allo stesso tempo marini (per il loro ambiente) e musicali. Secondo la tradizione più diffusa, le sirene sarebbero figlie del dio-fiume Achelous e di una Musa – le fonti divergono sull’identità della madre, evocando a turno la Musa Calliope (dea della poesia epica), Melpomene (dea del canto) o Terpsichore. Questa filiazione le dota fin da subito di una voce straordinaria e di un’eredità metà terrestre metà acquatica. Altri autori attribuiscono loro genitori diversi: così per il filosofo Plutarco, le sirene sarebbero nate dal dio marino Forco e dalla ninfa Ceto, mentre una leggenda riportata da Libanio sostiene che esse sgorgarono dal sangue del fiume Achelous quando fu ferito da Eracle. Nella versione romana riportata da alcuni commentatori, le sirene erano originariamente solo giovani donne mortali, compagne della dea Persefone (Core): non avendo potuto impedire a Ade di rapire la loro amica, furono punite – da Demetra, madre di Persefone – trasformandole in mostri metà donna metà uccello.

Una variante vicina, popolarizzata da Ovidio nelle sue Metamorfosi, presenta questa metamorfosi non come una punizione ma come una richiesta: disperate per aver perso Persefone, le giovani avrebbero chiesto agli dei di dare loro le ali per partire alla sua ricerca sulla terra e sul mare, richiesta a cui gli dei acconsentirono. Per non privarle della bellezza del loro canto, le divinità lasciarono loro in più il volto e la voce umani. Qualunque sia la versione, il legame stabilito con Persefone conferisce alle sirene una dimensione ambigua: perché legate alla dea degli Inferi, partecipano al mondo ctonio (sotterraneo, legato alla morte), ma conservano anche qualcosa di celeste grazie alle loro ali e al canto proveniente dalle Muse. Questa dualità (metà divina metà demoniaca, celeste e infernale allo stesso tempo) alimenta la ricca simbologia delle sirene nella tradizione successiva.

Tra i racconti posteriori che arricchiscono il loro mito figura anche l’episodio della competizione musicale con le Muse. Fiere del loro talento vocale incomparabile, le Sirene sfidarono un giorno le nove Muse in un concorso di canto. Le Muse vinsero e, per punire l’orgoglio delle Sirene, le divinità vittoriose strapparono le piume a queste ultime per farsene corone. Umiliate e private della possibilità di volare, le Sirene dovettero restare sulla loro isola rocciosa, in attesa dell’arrivo di nuove vittime. Questa aneddoto, riportato da alcune fonti tardive, sottolinea ancora una volta il motivo della punizione divina di fronte all’hybris (l’eccesso) delle Sirene, spiegando anche perché le si immagina bloccate su uno scoglio in mezzo al mare.

4.2. Le sirene nei racconti e nelle arti greco-romane

Col passare del tempo, il mito delle sirene si è integrato in altri cicli leggendari e ha conosciuto variazioni notevoli. Omero aveva fatto delle sirene un episodio isolato del viaggio di Ulisse, senza seguito per queste creature una volta che l’eroe era fuori portata. Gli autori successivi hanno talvolta immaginato il destino delle sirene dopo l’incontro con Ulisse. Una tradizione riportata da testi del ciclo troiano vuole che, dopo aver fallito nel sedurre Ulisse, le sirene, disperate di vedere il loro canto sconfitto, si siano suicidate gettandosi in mare dal loro scoglio. Questa fine tragica compirebbe una profezia secondo cui le sirene morirebbero non appena un mortale riuscisse a resistere a loro. Altre leggende collocano invece la sconfitta definitiva delle sirene un po’ prima: nella mitologia greca tarda, si racconta che furono affrontate dagli eroi Giasone e gli Argonauti, molto prima del ritorno di Ulisse. Quando la nave degli Argonauti passò vicino alla loro isola, le sirene intonarono il loro canto fatale, ma Orfeo, il musicista dell’equipaggio, fece risuonare la sua lira e la sua voce con tale bellezza da coprire e superare la musica delle sirene. Incantate dall’arte divina di Orfeo, le terribili incantatrici furono ridotte al silenzio e la nave poté passare sana e salva. Solo il marinaio Bute, incantato comunque, si gettò in acqua per raggiungerle, ma fu salvato per un pelo dalla dea Afrodite. Anche in questo caso, la leggenda si conclude con il suicidio delle sirene, sconfitte e umiliate nel vedere i mortali sfuggire al loro potere.

Nella letteratura romana, le sirene fanno apparizioni più allusive, spesso sotto la penna di poeti ispirati da Omero. Igino, compilatore latino (I secolo d.C.), menziona brevemente le sirene nelle sue Favole riprendendo la storia della loro trasformazione e dando loro dei nomi. Ovidio, come abbiamo visto, offre una versione elegiaca della loro metamorfosi legata a Persefone. Virgilio o Properzio vi fanno riferimento poeticamente per simboleggiare un’attrazione pericolosa. In generale, i Romani ereditarono il mito dai Greci e lo adattarono al loro gusto per il meraviglioso fantastico, senza alterarne profondamente la trama. Contribuirono però a diffondere la fama delle sirene in tutto l’Impero, tanto che la loro immagine perdurò nell’epoca imperiale tarda e oltre.

Inoltre, il numero e l’identità delle sirene variarono secondo le fonti antiche. Omero, come detto, non dà alcuna indicazione di nomi o numero. Più tardi, alcuni autori parlano di due sirene, altri di tre, o addirittura quattro. La tradizione più comune si stabilì infine su tre Sirene. Queste ricevono nomi significativi, quasi sempre legati alla loro voce incantevole o al loro potere di seduzione: Partenope («viso di giovane ragazza»), Ligea («dal grido acuto») e Leucosia («la bianca») sono un trio menzionato da autori come Apollonio di Rodi e Strabone. Altre versioni danno liste di nomi diversi (Aglaope, Telxiepia, Molpe), ma la simbologia resta simile e insiste sulla bellezza ingannevole del canto. In alcune leggende locali del Sud Italia, ogni sirena è persino associata a un luogo: così la baia di Napoli avrebbe accolto il corpo di Partenope, dando il nome all’antica città di Partenope (precursore di Napoli). Questi legami geografici mostrano l’ancoraggio del mito nella cultura greco-romana, dove non si esitava a integrare le sirene nella mitologia locale delle coste mediterranee.

Infine, l’iconografia e il simbolismo delle sirene evolvono durante l’Antichità tarda. Se, nell’epoca classica, le si ritrova soprattutto in scene legate all’Odissea (Ulisse legato all’albero maestro di fronte alle Sirene), nell’epoca ellenistica e poi romana si comincia a rappresentarle anche in contesti funerari. Si vedono così figure di sirene scolpite su stele e sarcofagi, in particolare in Grecia e in Etruria, dove ornano i monumenti dei defunti. La loro presenza accanto ai morti si spiega con la dimensione psicopompa (accompagnatrice di anime) che allora si attribuiva loro: creature a metà strada tra la vita e la morte, legate a Persefone e agli Inferi, le sirene sono assimilate a spiriti consolatori che guidano l’anima del defunto o piangono la sua scomparsa. Euripide, nella sua opera Elena, evoca esplicitamente questo ruolo funerario chiamando le Sirene «vergini alate, figlie della Terra» invitate a unire i loro canti ai lamenti per i morti. Le sirene diventano così, nella religione popolare greco-romana, un simbolo del passaggio verso l’aldilà: il loro canto triste o malinconico sulle tombe addolcisce la prova della morte e fa eco ai canti funebri umani. Questo aspetto completa il ritratto multiforme delle sirene antiche, al tempo stesso musiciste temibili e guardiane del mondo dei morti.

5. L’eredità delle sirene greche

Il mito greco delle sirene ha esercitato un’influenza duratura sulle culture successive, ben oltre il periodo antico. I Romani lo avevano già trasmesso, ma è soprattutto nel Medioevo che la figura della sirena conosce una trasformazione notevole, mescolandosi con altre creature leggendarie. Infatti, le sirene greche – donne-uccello terrestri – saranno progressivamente assimilate alle donne-pesce delle leggende nordiche e medievali. I bestiari medievali, che compilano creature favolose e morale cristiana, operano un curioso sincretismo: riprendono il termine e l’idea della sirena cantante e seduttrice di Omero, ma la rappresentano con una coda di pesce, senza ali. È in qualche modo un incrocio tra la sirena alata classica e la “donna di mare” delle tradizioni settentrionali. Questo processo di metamorfosi iconografica si estende su molti secoli. Secondo gli studiosi, il tipo della sirena donna-uccello, apparso nel mondo greco nell’VIII secolo a.C., si mantiene quasi fino alla fine del Medioevo, cedendo davvero il posto alla sirena pesce solo intorno all’anno Mille. Il primo testo conosciuto che menziona esplicitamente una sirena con coda di pesce risale al VI secolo d.C. (un trattato latino intitolato De monstris), e gli storici dell’arte notano che nessuna rappresentazione visiva di una sirena metà donna metà pesce appare prima degli XI – XII secoli. Ciò mostra quanto la transizione sia stata lenta e progressiva.

La sirena, origine di un mito tentatore

Ulisse sedotto dalle sirene. Fonte

Perché questo spostamento verso la sirena acquatica? L’attrazione per i racconti di mare e l’integrazione di elementi locali vi hanno contribuito. Col passare delle copie e delle adattazioni, l’immagine della sirena si è adattata agli immaginari regionali: nell’Europa medievale cristiana, si continua a vederla come la tentatrice perfida (i teologi vi vedranno un’allegoria della lussuria o della voce del diavolo che attira l’anima del pescatore), ma ora la si immagina nuotare nell’oceano, con pettine e specchio in mano, alla stregua delle ninfe marine e ondine delle fiabe settentrionali. Il termine stesso di «sirena» è venuto, nelle lingue romanze, a designare la creatura con coda di pesce che l’inglese chiama mermaid (letteralmente «figlia del mare»). Questa evoluzione semantica consacra la confusione tra la sirena omerica e la donna-pesce leggendaria. Tuttavia, la filiazione resta evidente: è proprio il mito greco che ha fornito la base narrativa e simbolica. Le sirene-melusine del Medioevo e le sirene delle fiabe moderne (da Hans Christian Andersen a Walt Disney) ereditano tutte, attraverso i filtri del tempo, la storia delle Séirênes del mare Tirreno.

Così, la sirena della mitologia greca – donna-uccello dal canto inebriante – costituisce la fonte primaria di un immaginario universale della donna fatale soprannaturale. Dall’Antichità ai giorni nostri, la sua eredità si legge nei molteplici avatar che questa figura ha assunto: musa crudele che sfida gli eroi greci, demone tentatore dei mitografi cristiani, poi fata dei mari. Lungi dall’essere una semplice favola per marinai, il canto delle sirene risuona come un’eco senza tempo dei pericoli della tentazione e dell’attrazione del sapere proibito. E se oggi le nostre sirene sono creature acquatiche con la coda squamosa, non bisogna dimenticare che alle origini del mito furono i Greci a cantare l’inquietante melodia delle Sirene alate.


Fonti :

  • Omero, Odissea, canto XII (traduzioni e commenti)

  • Apollodoro, Biblioteca (Epitome VII, 18)

  • Ovidio, Metamorfosi, libro V

  • Igino, Favole, CX25, CX41

  • Euripide, Elena

  • Jacqueline Leclercq-Marx, La Sirena nel pensiero e nell’arte dell’Antichità, Bruxelles, Accademia reale del Belgio, 1997

  • Anne-Laure Fontenel, « Le sirene, donne-uccello dalla voce incantatrice », Odysseum (Museo della Storia di Marsiglia), 2023

  • Odette Touchefeu-Meynier, « Da quando esiste la sirena pesce? », Revue belge de philologie et d'histoire, 1962

  • Risposta Eurêkoi/BPI – Biblioteca pubblica d’informazione: « Come si è passati dalle sirene-uccello alle sirene-pesce? » (consultabile online)

Olivier d’Aeternum
Par Olivier d’Aeternum

Passionné des traditions ésotériques et de l'histoire de l'occulte des premières civilisations jusqu'au 18ème siècle, je partage quelques articles sur ces sujets. Je suis également co-créateur du magasin ésotérique en ligne Aeternum.

Lascia un commento 💬

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Rejoignez la communauté Aeternum sur notre groupe Facebook : conseils, astuces, rituels, savoirs, produits dans une ambiance bienveillante !
J’y vais !
Carrello 0

Il tuo carrello è pronto per accogliere le tue meraviglie!

Scoprite i nostri prodotti