Ogni anno, migliaia di persone percorrono antiche strade, attraversando campagne, villaggi e montagne, per raggiungere una città nel nord-ovest della Spagna: Santiago de Compostela. Non è un’escursione come le altre. È un cammino fatto di storia e fatica. Alcuni lo intraprendono per fede. Altri cercano pace, una transizione, una prova da superare. Ma, in fondo, perché questo cammino? Scopriamolo.
Una tomba alla fine del mondo
Tutto comincia nel IX secolo. Un eremita di nome Pelagio scopre, in una regione remota della Galizia, una tomba attribuita all’apostolo Giacomo (il Maggiore), uno dei dodici compagni di Gesù. La leggenda narra che il suo corpo sia stato trasportato via nave dalla Terra Santa fino alle coste spagnole. Il luogo viene presto riconosciuto come il santuario di san Giacomo, chiamato in spagnolo Santiago. Il re Alfonso II vi si reca, e in seguito lo fanno anche i pellegrini. Viene costruita una chiesa, poi una cattedrale. Questo luogo isolato diventa uno dei grandi centri di pellegrinaggio dell’Europa medievale, insieme a Gerusalemme e Roma.

San Giacomo. Fonte
Il percorso fino a Compostela assume allora un significato religioso. Mettersi in cammino verso la tomba dell’apostolo diventa un atto di fede, penitenza o gratitudine. Si parte per chiedere una guarigione, per mantenere una promessa, per prepararsi alla morte. Il cammino diventa una via verso il perdono, verso Dio o verso se stessi.
La distanza varia a seconda del punto di partenza. Alcuni partono da casa propria, in Francia, Belgio, Svizzera o persino da più lontano. Ma per ricevere ufficialmente la Compostela, il certificato consegnato all’arrivo, bisogna aver percorso almeno 100 chilometri a piedi (o 200 chilometri in bicicletta). Per questo molti iniziano da Sarria, città spagnola situata appena al di sopra di questa soglia.
Tante strade, un’unica meta
Contrariamente a quanto si pensa, non esiste un solo cammino per Santiago, ma diversi percorsi, che poi convergono gradualmente in Spagna. In Francia, quattro grandi assi storici attraversano il Paese: quello di Parigi, quello di Vézelay, quello di Le Puy-en-Velay e quello di Arles. Questi cammini passano per le città di Chartres, Tours, Limoges, Moissac, Cahors, Conques e Rocamadour. Sono chiamati vie giacobee. Lungo il percorso si incontrano campanili, ospizi, antichi ponti e conchiglie incise nella pietra.
Il punto di convergenza si trova sui Pirenei, a Roncisvalle o a Somport, a seconda dell’itinerario scelto. Da lì, i camminatori seguono il Camino Francés, la via spagnola più famosa, che attraversa Pamplona, Burgos e León, fino a Santiago de Compostela. La distanza varia a seconda del punto di partenza, ma tutte le strade conducono a questa città, dove sorge la cattedrale che custodisce le reliquie di san Giacomo.
Una storia fatta di silenzi e rinascite
Nel XII e XIII secolo, i cammini di Santiago conoscono una grande diffusione. Vengono costruite chiese e si insediano ordini religiosi per proteggere i pellegrini. Il Codex Calixtinus, un manoscritto del XII secolo, descrive già il percorso, le tappe, i pericoli e i santuari. Ma con le guerre, le epidemie e i cambiamenti religiosi, il pellegrinaggio conosce un declino. Non scompare, ma si affievolisce gradualmente.
Nel XX secolo, il cammino torna a essere percorso dai camminatori. Appassionati, storici e credenti lo fanno rivivere. Le strade vengono segnalate, i rifugi riaprono e le associazioni si moltiplicano. L’Unesco inserisce diversi tratti nel patrimonio mondiale. Il pellegrinaggio ritrova un posto nell’immaginario collettivo, anche tra coloro che non si definiscono credenti. Attraversa paesaggi splendidi, ma soprattutto mette alla prova la resistenza, il dubbio, la solitudine e gli incontri.
Un cammino interiore oltre che esteriore
Oggi alcuni partono con uno zaino, un taccuino e una conchiglia. Altri camminano senza equipaggiamento e senza una meta precisa. Avanzano un passo dopo l’altro, attraversano villaggi, dormono su giacigli e mangiano alla luce del fuoco. Le motivazioni variano, ma tutti vivono una trasformazione. Si parte con delle domande. Si torna con delle tracce. Il corpo si stanca, ma la mente si fa più limpida. Il silenzio del cammino finisce per esprimere ciò che le parole non riuscivano più a formulare.
All’arrivo, la cattedrale di Santiago de Compostela si erge come una soglia. A volte vi si entra in lacrime, altre cantando, altre ancora in silenzio. Non importa. Ciò che conta non è essere arrivati, ma aver camminato. Il cammino è ancora lì. E finché ci saranno passi pronti a percorrerlo, resterà vivo.
Da dove proviene la conchiglia?
La conchiglia di San Giacomo è diventata il simbolo del pellegrino. La si ritrova sui segnali del cammino, appesa agli zaini e incisa sui muri delle cappelle. La sua origine risale al Medioevo. I pellegrini che arrivavano a Compostela ne raccoglievano una sulle spiagge galiziane, lungo l’Atlantico. Serviva come prova del loro passaggio.

La conchiglia aveva anche un’utilità concreta: poteva essere usata come cucchiaio o come recipiente per bere alle fontane o nelle locande. Poco a poco venne associata all’apostolo Giacomo, pescatore di professione. È diventata l’emblema del cammino, ma anche un segno di riconoscimento tra pellegrini. Portare la conchiglia significa mostrare che si cammina verso una meta e che questa meta non è soltanto geografica.
Quando fare il cammino di Santiago de Compostela?
Il cammino di Santiago attira il maggior numero di camminatori tra maggio e settembre, con un picco netto a luglio e agosto. Le ragioni sono semplici: il clima è più mite, le strutture ricettive sono aperte e molte persone prendono le ferie estive in questo periodo. Il mese di luglio è inoltre segnato dalla festa di san Giacomo, celebrata il 25 luglio, che attira folle in città. Nella cattedrale si celebrano messe solenni e il gigantesco incensiere chiamato botafumeiro viene fatto oscillare sopra i fedeli con un movimento spettacolare.

Botafumeiro. Fonte
Al di fuori di questo periodo si trova più tranquillità. I mesi di aprile, maggio e ottobre sono apprezzati per la loro calma. L’inverno è possibile, ma i rifugi chiudono e il freddo rende il cammino più impegnativo. Ognuno sceglie quindi il proprio momento in base a ciò che cerca: il fervore condiviso o la solitudine del passo lento.
Richiedi la credenziale!
Se desiderate mettervi in cammino, non è necessaria alcuna iscrizione ufficiale, né bisogna acquistare un biglietto o assumere impegni formali. Il cammino di Santiago resta libero. Si può iniziare ovunque e in qualsiasi momento. Basta scegliere un punto di partenza, mettere un piede davanti all’altro e avanzare. Tuttavia, per dare una struttura a questo percorso, alcuni oggetti e abitudini accompagnano il pellegrinaggio.
La cosa più importante è la credenziale, chiamata anche passaporto del pellegrino. Si può richiedere presso le associazioni giacobee, nei punti di accoglienza delle tappe o in alcune parrocchie. Questo piccolo libretto permette di far apporre un timbro a ogni tappa, nei rifugi, nelle chiese e nei caffè. I timbri dimostrano il cammino percorso e consentono, all’arrivo, di ricevere la Compostela, il certificato consegnato nella cattedrale.

Compostela. Fonte
Per il resto, il cammino si affronta con poche cose. Un paio di scarpe robuste, uno zaino adatto e un po’ di fiducia. Migliaia di segnali costeggiano le strade, contrassegnati dalla conchiglia gialla su sfondo blu. Si dorme nei rifugi o nelle locande per pellegrini, si condividono un pasto, una preghiera e un silenzio. Ogni giornata si decide seguendo il ritmo del corpo, del cielo e degli incontri.
Non ci si mette in cammino verso Santiago come si prenoterebbe un soggiorno tutto compreso. Non è un circuito chiuso. È un percorso aperto, in ogni senso della parola. Non richiede autorizzazioni, ma un passo libero e volontario. E questo primo passo basta perché il cammino cominci a compiere la sua opera.



















