La Tavola d’Émeraude non è una tavoletta faraonica ritrovata in una tomba. È un testo ermetico molto breve la cui storia più antica documentabile inizia nel mondo erudito di lingua araba. La sua attribuzione a Ermete Trismegisto, la materia d’émeraude e la scoperta in una cripta appartengono al racconto che circonda il testo, non a una scoperta archeologica.
Questa constatazione non ne diminuisce affatto l’importanza. La Tabula Smaragdina è diventata uno dei testi più commentati dell’alchimia medievale e moderna. Poche frasi hanno alimentato interpretazioni sull’unità della materia, sul rapporto tra cielo e terra, sulle operazioni di laboratorio, sulla pietra filosofale e, più tardi, sulla relazione tra macrocosmo e microcosmo.
Da dove proviene realmente la Tavola d’Émeraude?
La versione più antica conosciuta appartiene a un’opera araba chiamata Kitāb sirr al-khalīqa wa-ṣanʿat al-ṭabīʿa, il Libro del segreto della creazione e dell’arte della natura. Le ricerche moderne collocano generalmente la compilazione di quest’opera alla fine dell’VIII secolo o all’inizio del IX secolo.
Il libro è attribuito a Balīnūs, forma araba del nome di Apollonio di Tiana. Questa attribuzione è essa stessa pseudepigrafica: il vero autore non è Apollonio, filosofo del I secolo. La tradizione araba pone sotto il suo nome un insieme di dottrine di filosofia naturale, talismani, cosmologia e trasformazione della materia.
Lo studio di riferimento di Kevin van Bladel, The Arabic Hermes: From Pagan Sage to Prophet of Science, mostra quanto la figura di Ermete sia stata sviluppata nel mondo arabo prima della sua grande ricezione europea nel Rinascimento.
La famosa tavoletta appare dapprima in un racconto
Il Libro del segreto della creazione racconta che Balīnūs entra in una cripta situata sotto una statua di Ermete. Vi scopre un antico personaggio seduto e con in mano una tavoletta d’émeraude, oltre a un libro contenente i segreti della creazione.
È qui che si trova il punto di partenza letterario della tavoletta come oggetto materiale. Il racconto presenta il testo come una rivelazione antica ritrovata in un luogo nascosto. Questo procedimento conferisce al sapere un’autorità antica ed ermetica.
Non possediamo tuttavia alcuna tavoletta d’émeraude proveniente dall’antico Egitto, alcuna iscrizione geroglifica corrispondente al testo e nessun esemplare greco anteriore alle testimonianze arabe conosciute.
È stata proposta un’origine più antica, greca o siriaca, perché una grande quantità di sapere antico è stata effettivamente trasmessa in arabo. Questa possibilità resta discussa. Allo stato attuale delle fonti conservate, il primo terreno storico solido della Tavola è arabo.
Ermete Trismegisto non è l’autore storico del testo
Ermete Trismegisto è una figura autorevole nata dall’incontro tra il dio greco Ermes e il dio egizio Thot. In epoca romana, autori egiziani di lingua greca attribuiscono al suo nome trattati religiosi, filosofici, astrologici e tecnici.
Non bisogna quindi cercare dietro tutti questi testi un uomo chiamato Ermete Trismegisto che li avrebbe scritti personalmente.
Il Corpus Christianorum, che pubblica la tradizione latina di Ermete, descrive gli scritti ermetici come il prodotto di un sincretismo greco-egiziano, la cui autorità ha attraversato la tarda Antichità, il Medioevo e il Rinascimento.
Per collocare questa figura nel suo insieme, consulta Tutto sull’Ermetismo.
La Tavola di Smeraldo non appartiene al Corpus Hermeticum
Un’altra confusione molto frequente consiste nel presentare la Tavola come un capitolo del Corpus Hermeticum.
Il Corpus Hermeticum riunisce dialoghi filosofici greci composti nell’Egitto romano. Affrontano Dio, il cosmo, l’essere umano, la conoscenza e la salvezza. La loro storia testuale passa attraverso Bisanzio, prima della celebre traduzione latina di Marsilio Ficino nel XV secolo.
La Tavola di Smeraldo segue un altro percorso. La sua prima attestazione conosciuta si trova nella letteratura ermetica araba, dopodiché entra nel mondo latino nel Medioevo.
I due corpora condividono l’autorità di Ermete, ma non devono essere fusi in un unico libro.
Come arriva il testo nell’Europa latina?
A partire dal XII secolo, diverse traduzioni di opere scientifiche, filosofiche e magiche arabe circolano in latino.
Il Libro del segreto della creazione viene tradotto con il titolo Liber de secretis naturae. Un altro ramo della trasmissione passa attraverso il Secretum Secretorum, un’opera pseudo-aristotelica estremamente diffusa nel Medioevo. Altre versioni circolano ancora in trattati alchemici latini.
La Tavola diventa così un testo mobile: le formulazioni variano, alcuni passaggi cambiano, una parola fraintesa diventa un enigmatico termine alchemico e i commentatori cercano di ricondurre l’insieme alla propria pratica.
Già nel 1143, Ermanno di Carinzia fa riferimento alla Tavola e al racconto della sua scoperta nel suo De essentiis. Ciò dimostra che il testo entrò molto presto nelle discussioni latine sulla natura e sulle sue cause.
Che cosa dice realmente la Tavola di Smeraldo?
Il testo è estremamente breve. Le sue immagini principali possono essere raggruppate in alcuni movimenti.
Afferma anzitutto una relazione tra il superiore e l'inferiore. La celebre versione latina recita: «Quod est inferius est sicut quod est superius», ovvero, in una traduzione comune, «ciò che è in basso è come ciò che è in alto».
Il testo parla poi di una cosa sola dalla quale tutte le cose procedono per adattamento. Le assegna il Sole come padre, la Luna come madre, il vento come veicolo e la Terra come nutrice.
Ordina di separare la terra dal fuoco e il sottile dallo spesso, poi descrive un movimento di ascesa della terra verso il cielo seguito da un ritorno verso la terra, durante il quale si ricevono le forze del superiore e dell'inferiore.
Si conclude con l'affermazione della potenza di questa operazione e con la formula secondo cui Ermete possiede le «tre parti» della filosofia del mondo intero.
Questo linguaggio è abbastanza conciso da consentire diverse interpretazioni. È proprio questo che ne ha determinato la fortuna.
«Ciò che è in basso è come ciò che è in alto» non significa tutto e il contrario di tutto
Oggi la massima è separata dalla Tavola e impiegata come una legge generale dell'esoterismo: il mondo interiore rifletterebbe automaticamente il mondo esteriore, ogni evento terreno avrebbe il suo equivalente celeste, oppure ogni pensiero finirebbe per materializzarsi.
Questi sviluppi sono molto più tardi.
Nella Tavola stessa, la frase appartiene a un'operazione descritta come il «miracolo di una sola cosa». Afferma una relazione tra superiore e inferiore in un testo dedicato alla generazione, alla trasformazione e all'unità.
Gli alchimisti europei vi vedranno naturalmente un principio di corrispondenza tra cielo e laboratorio, macrocosmo e microcosmo, astri e metalli. Altri lettori svilupperanno interpretazioni religiose o spirituali.
È quindi preferibile parlare di una massima aperta che ha ricevuto interpretazioni successive, piuttosto che di una legge metafisica universale il cui significato sarebbe stato fissato fin dall'origine.
Il Sole e la Luna indicano necessariamente lo zolfo e il mercurio?
Non in tutte le versioni né per tutti i commentatori.
La frase che attribuisce alla cosa un padre solare e una madre lunare invita naturalmente a una lettura alchemica. Nella tradizione europea, il Sole e la Luna possono rappresentare l'oro e l'argento, il maschile e il femminile, il fisso e il volatile, oppure essere integrati in sistemi di corrispondenze più complessi.
Anche lo zolfo e il mercurio costituiscono una teoria fondamentale della formazione dei metalli nell'alchimia araba e poi latina. Sarebbe tuttavia troppo semplicistico scrivere che la Tavola stabilisca esplicitamente «Sole = zolfo» e «Luna = mercurio» come un codice universale.
I commentatori hanno costruito queste equivalenze nel corso dei secoli.
Per comprendere questi sistemi senza confonderli, si veda I simboli alchemici.
Che cosa rappresenta la «cosa una»?
È una delle grandi domande del testo.
I lettori alchemici hanno potuto identificare questa «cosa» con la materia dell’Opera, la materia prima, il mercurio filosofico o la pietra in divenire. Altri l’hanno compresa in un senso più cosmologico: il principio da cui procedono le forme molteplici.
Il testo non fornisce un manuale d’uso moderno che permetta di decidere una volta per tutte.
La nozione va accostata alla materia prima, ricordando al contempo che ogni autore alchemico attribuisce a questa materia un vocabolario e una teoria propri.
Il movimento che sale e poi ridiscende descrive una distillazione?
Gli alchimisti di laboratorio hanno naturalmente accostato questo passaggio alle loro operazioni: volatilizzazione, sublimazione, distillazione, condensazione e ritorno della materia trasformata.
Questa lettura è coerente con la ricezione alchemica della Tavola. Non è tuttavia l’unica possibile. Il movimento descritto può anche essere letto come una circolazione cosmologica tra il superiore e l’inferiore.
La forza del testo risiede in questa sovrapposizione: uno stesso passaggio può essere compreso come descrizione della materia, cosmologia e metafora della trasformazione.
Il nostro approfondimento Dal nero al rosso nella Grande Opera alchemica permette di distinguere le operazioni storiche dalle loro successive interpretazioni simboliche.
Che cosa significa la misteriosa parola «telesmo»?
Identificare direttamente il «telesmo» con la pietra filosofale è troppo categorico. La storia della parola è più complessa.
In un ramo arabo del testo compare un termine affine a ṭilasm, «talismano». Nel passaggio al latino, un traduttore che non comprendeva correttamente il termine lo trascrive in una forma come telesmus.
La parola diventa allora un enigma in sé. I commentatori latini tentano di attribuirle un significato: perfezione, segreto, potenza compiuta, opera completa o principio talismanico.
Questo caso mostra molto bene come funziona la trasmissione dei testi occulti. Una difficoltà di traduzione può diventare, diversi secoli più tardi, un termine tecnico che i lettori immaginano carico di una definizione segreta.
La Tavola descrive la pietra filosofale?
Gli alchimisti europei l’hanno ampiamente interpretata in questo modo.
I riferimenti a una cosa unica, al Sole, alla Luna, alla separazione del sottile dallo spesso, al ritorno alla terra e all’«operazione del Sole» offrono un terreno ideale per una lettura della Grande Opera.
Ma dire che il testo contenga esplicitamente la ricetta della pietra filosofale va oltre ciò che il testo letterale consente di stabilire. La Tavola diventa un testo autorevole perché gli alchimisti la commentano a partire dalle proprie dottrine.
Riassume meno un procedimento chimico immediatamente riproducibile che un insieme di immagini a partire dalle quali una tradizione costruisce le proprie interpretazioni.
La Tavola di Smeraldo è il testo fondativo dell’alchimia?
No, se l’espressione significa che l’alchimia avrebbe avuto inizio con essa.
Esistono testi alchemici greco-egiziani anteriori alla prima attestazione conosciuta della Tavola. Il mondo arabo sviluppa in seguito una considerevole letteratura di chimica, alchimia e filosofia naturale. La Tavola si inserisce in questa storia; non la crea da sola.
Nell’Europa latina, diventa tuttavia uno dei testi più prestigiosi e più frequentemente citati della tradizione alchemica.
La formulazione più corretta è dunque: la Tavola di Smeraldo non è l’origine dell’alchimia, ma diventa uno dei suoi principali testi autorevoli.
Esiste da qualche parte una vera tavoletta di smeraldo?
Non è stato scoperto alcun oggetto corrispondente al racconto.
Le storie variano secondo gli autori: tavoletta trovata nella tomba di Ermete, scoperta in una cripta sotto la sua statua, oggetto incontrato in Egitto o trasmesso da diverse figure leggendarie.
Queste varianti appartengono al motivo del sapere nascosto e poi ritrovato. Ritroviamo lo stesso meccanismo in numerosi grimori e testi di rivelazione: un antico saggio deposita il proprio sapere in un luogo segreto; secoli dopo, un iniziato lo scopre.
La materia «smeraldo» stessa contribuisce all’autorità straordinaria dell’oggetto. Non dimostra che un supporto minerale reale abbia preceduto il testo arabo.
E la leggenda di Atlantide?
Non si basa su alcuna fonte antica relativa alla Tavola.
L’idea secondo cui Ermete sarebbe un abitante di Atlantide e la Tavola una reliquia tecnologica o spirituale di Atlantide appartiene a correnti esoteriche moderne. Combina il racconto platonico di Atlantide con tradizioni ermetiche che storicamente sono indipendenti da esso.
Associare la Tavola di Smeraldo ad Atlantide confonde la storia del testo invece di spiegarla.
Perché la Tavola diventa così importante nel Rinascimento e in età moderna?
La sua estrema brevità favorisce il commento. Ogni riga sembra poter contenere un’operazione, una corrispondenza o un segreto.
Quando gli alchimisti del Rinascimento e del XVII secolo cercano autorità antiche per la loro Arte, Ermete Trismegisto offre un nome ideale. La Tavola diventa così un concentrato di sapienza ermetica da interpretare.
Il celebre alchimista e medico Paracelso sviluppa a sua volta un vocabolario e una medicina chimici che trasformeranno ulteriormente il panorama intellettuale dell'alchimia europea, senza che le sue dottrine debbano essere proiettate tali e quali sulla Tavola.
L'incisione di Khunrath non è la tavoletta originale
Una delle immagini più celebri della Tavola proviene dall'Amphitheatrum sapientiae aeternae di Heinrich Khunrath, pubblicato all'inizio del 17° secolo.
Il testo latino appare inciso su una massa rocciosa monumentale al centro di un paesaggio. Questa immagine ha circolato così tanto che talvolta viene scambiata per la rappresentazione di un autentico oggetto antico.
Si tratta, al contrario, di una messa in scena alchemica moderna del testo, prodotta più di mezzo millennio dopo le sue prime attestazioni arabe conosciute.
Questa immagine appartiene alla storia autentica della ricezione della Tavola, senza pretendere di rappresentare un manufatto archeologico perduto.
Anche Isaac Newton ha tradotto la Tavola di Smeraldo
La presenza della Tavola tra le carte di Isaac Newton mostra quanto sarebbe fuorviante, per il 17° secolo, la moderna separazione tra « scientifico » e « alchimista ».
Il Newton Project dell'Università di Oxford conserva la scheda del suo manoscritto: Newton copia il testo latino, ne produce una traduzione inglese e redige commenti tra gli anni 1680 e 1690.
Non si tratta di una curiosità marginale. Newton dedica una parte importante del suo lavoro privato alla letteratura alchemica e cerca in questi testi una teoria della materia e delle sue trasformazioni.
« As above, so below » è una formula moderna abbreviata
La celebre formula inglese As above, so below condensa il passaggio latino molto più sviluppato, che afferma che ciò che è in alto è come ciò che è in basso e ciò che è in basso è come ciò che è in alto, per compiere le operazioni dell'unica cosa.
La formula breve funziona mirabilmente come motto. Ma la sua concisione favorisce anche le reinterpretazioni.
Nell'occultismo moderno, diventa una legge generale delle corrispondenze. Nella crescita personale, può essere trasformata in un principio psicologico. In alcuni discorsi contemporanei, finisce persino per significare che i pensieri creerebbero direttamente gli eventi materiali.
Questi usi appartengono alla posterità della Tavola. Non devono essere ricollocati artificialmente nel contesto arabo del testo medievale.
Come leggere oggi la Tavola di Smeraldo?
Bisogna resistere a due eccessi.
La prima consiste nel prenderla alla lettera come la trascrizione di un manufatto egizio risalente a diversi millenni fa. Le prove disponibili non consentono di sostenere questa interpretazione.
Il secondo sarebbe ridurla a un semplice falso senza interesse perché la sua attribuzione a Ermete è pseudepigrafica. Significherebbe ignorare ciò che costituisce la sua vera importanza.
La Tavola è un testo medievale che rivendica un’autorità antica, attraversa le lingue, cambia nel corso delle traduzioni e diventa uno dei nuclei del pensiero alchemico occidentale. La sua influenza è reale anche se il suo autore leggendario non lo è.
Questa situazione ricorda quella di numerosi testi dell’occultismo. Come nel caso di Nicolas Flamel, separare la leggenda dalla storia non distrugge la tradizione: permette di comprendere come si sia realmente sviluppata.
Per approfondire, potete consultare i nostri articoli sulla Grande Opera alchemica, sulla materia prima e sui simboli alchemici, oltre alla nostra selezione di libri di alchimia.
Fonti e riferimenti
Per la figura di Ermete nel mondo arabo e la trasmissione dei testi ermetici: Kevin van Bladel, The Arabic Hermes: From Pagan Sage to Prophet of Science, Oxford University Press, 2009.
Per le versioni arabe e latine della Tavola e le loro principali varianti: Sacred Texts, Emerald Tablet of Hermes: Translations, sintesi fondata in particolare sui lavori di E. J. Holmyard e Joseph Needham.
Per la tradizione latina delle opere attribuite a Ermete: Corpus Christianorum, Hermes Latinus: Opera omnia.
Per la ricezione moderna del testo da parte di Newton: The Newton Project, Keynes MS 28, traduzione, trascrizione e commenti della Tabula Smaragdina, anni 1680–1690.
Per il testo latino nella tradizione a stampa e il suo celebre motto: Wikisource latino, Tabula Smaragdina.
Immagine di copertina: rappresentazione della Tabula Smaragdina nell’Amphitheatrum sapientiae aeternae di Heinrich Khunrath, 1606. Opera di pubblico dominio conservata su Wikimedia Commons.






























