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I Menhir di Kerloas
Le Menhir de Kerloas

I Quaderni di Aeternum

I Menhir di Kerloas

4 min di lettura

Come forse saprete, dietro Aeternum si cela una piccola impresa con sede in Bretagna (più precisamente nel sud del Finistère). Ed è risaputo che questo territorio vive al ritmo di leggende, miti e pratiche magiche più o meno conosciute (Brocéliande, Merlino, la Fata Viviana, gli Allineamenti e molti altri). Pertanto, per mettere in luce il nostro splendido territorio, pubblicheremo regolarmente leggende poco conosciute tratte dalla storia bretone.

Questa settimana ci dirigiamo verso la punta del Finistère, nella regione di Plouarzel, per scoprire la, o meglio le leggende del Menhir di Kerloas. Risalente a più di 4000 anni fa, misura ben 10 metri di altezza, il che ne fa un luogo molto frequentato e vibrante, nonché il menhir più alto del mondo.

Menhir di Kerloas

Credito fotografico: Ufficio del turismo Iroise Bretagne

Il tesoro del Menhir di Kerloas

La leggenda narra che al primo rintocco della mezzanotte, quando il mondo celebrava il Natale (o Yule), i menhir prendessero vita. Silenziosamente, senza fare rumore, si mettevano in movimento, abbandonando la loro posizione immutabile per dirigersi verso l'oceano. Era raro assistere a uno spettacolo simile perché, nonostante il loro peso imponente, si spostavano discretamente.

A ogni Natale, i menhir si dirigevano verso il mare, seguendo un sentiero segreto conosciuto solo da loro. La loro destinazione era una spiaggia nascosta, dove si abbeveravano alle acque dell'oceano per rinnovare la forza che li manteneva in vita anno dopo anno. Ma questa processione magica rivelava un tesoro favoloso, sepolto al posto del menhir.

Questo tesoro, secondo gli antichi, era un accumulo di ricchezze incalcolabili: monete d'oro, gioielli scintillanti, antichi manufatti e persino oggetti dotati di poteri magici. Ma c'era una condizione per chiunque tentasse di impossessarsene: bisognava agire prima del dodicesimo rintocco della mezzanotte.

Così, ogni anno, alcune anime coraggiose o disperate si avventuravano nel tentativo di scoprire questo tesoro. Armati di pale e lanterne, aspettavano con impazienza il primo rintocco della mezzanotte. In quel preciso momento, i menhir si mettevano in marcia e il tesoro veniva svelato.

Tuttavia, la ricerca era pericolosa. Incantati dallo splendore delle ricchezze, molti dimenticavano di tenere d'occhio il passare del tempo. Coloro che non riuscivano a lasciare la spiaggia prima del dodicesimo rintocco della mezzanotte subivano una sorte funesta: il menhir, tornato al suo posto, schiacciava spietatamente tutto ciò che incontrava sul suo cammino, senza lasciare alcuna possibilità agli incauti che si erano attardati.

Gli abitanti del villaggio raccontavano che quei disgraziati erano condannati a vagare eternamente come spiriti, infestando il menhir in cerca di redenzione. I loro mormorii erano portati dal vento, avvertendo i futuri cercatori di tesori dei pericoli in agguato.

Kerloas il Gobbo

Il menhir di Kerloas è noto anche con il nome di "Gobbo" o "An Tort". Deve questo soprannome alle sue due gobbe, situate ai lati della sua superficie. Queste protuberanze, ciascuna delle quali misura circa 30 cm, erano al centro di un antico rito di fertilità, perpetuato da secoli.

Menhir di Kerloas

Credito fotografico: Madame Ordinaire

Gli antichi raccontavano che queste gobbe fossero dotate di poteri capaci di influenzare il destino delle coppie appena sposate. La tradizione voleva che, per assicurarsi una discendenza prospera e armoniosa, i giovani sposi si recassero al menhir già durante la notte delle nozze. Lì, alla luce della luna, compivano un rituale segreto.

Gli sposi si spogliavano completamente, lasciando i loro abiti ai piedi del menhir. Poi prendevano posto ai due lati della pietra sacra. La donna, posizionandosi a sinistra, premeva il ventre nudo contro la prima gobba, mentre l'uomo, a destra, faceva lo stesso con l'altra. Con questo gesto cercavano di impregnarsi delle forze di fertilità e potenza che il menhir offriva loro.

L'uomo, sfregandosi contro la gobba destra, aveva la certezza di generare una discendenza maschile, garantendo la perpetuazione del proprio nome e della propria stirpe. La donna, dal canto suo, sfregandosi contro la gobba sinistra, otteneva la promessa di dominare il marito, governare la casa secondo i propri desideri e garantire l'armonia domestica.

E infatti, osservando attentamente il menhir, si nota che la superficie è particolarmente liscia all'altezza della cintura...

È tutto per questa settimana, appuntamento alla prossima settimana per scoprire una nuova leggenda bretone!

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