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Il cavaliere Bran
Le chevalier Bran

I Quaderni di Aeternum

Il cavaliere Bran

2 min di lettura

Come forse sapete, dietro Aeternum si cela una piccola impresa con sede in Bretagna (più precisamente nel sud del Finistère). Ed è ben noto che questo territorio vive al ritmo di leggende, miti e pratiche magiche più o meno conosciute (Brocéliande, Merlino, la Fata Viviana, gli Allineamenti e molte altre). Così, per valorizzare il nostro splendido territorio, pubblicheremo regolarmente leggende poco conosciute tratte dalla storia bretone.

Questa settimana, ci dirigiamo verso il nord del Finistère, su una delle coste più belle della Bretagna, verso Kerlouan, sulla punta di Neïz Vran, che custodisce la leggenda del cavaliere Bran...

Kerlouan


È in questo luogo che un’antica leggenda racconta la storia di un’epica battaglia condotta da Even il Grande nel X secolo contro gli invasori venuti dal Nord.

Even, l’illustre capo bretone, riuscì a respingere gli assalitori, costringendoli a una ritirata precipitosa. Tuttavia, durante la fuga, gli invasori catturarono diversi prigionieri, tra i quali si trovava l’amato nipote del conte Even, un giovane noto con il nome di Bran, che significa "il corvo". Bran, l’uccello divino dei Celti, non rivedrà mai più le coste della sua terra natale, la Bretagna.

Gli anni e i secoli sono passati, ma il ricordo di questa battaglia rimane inciso nel paesaggio di Neïz Vran. Una grande quercia, maestosa e imponente, domina la riva, simbolo della resilienza e della memoria di quei tempi antichi.

Ogni anno, a novembre, quando la luna brilla alta nel cielo, degli uccelli marini si radunano sui rami di questa quercia. Questi uccelli, dal piumaggio nero e bianco, portano sulla fronte una strana macchia di sangue. Nel cuore della notte, appare allora un giovane corvo stanco, che si posa proprio in cima alla quercia. Con una voce colma di nostalgia e tristezza, mormora:

"Cantate, cantate per me, piccoli uccelli della mia terra, voi che non siete morti lontano dalla Bretagna."

Il cavaliere Bran


A questo richiamo, gli uccelli intonano un canto ammaliante, di una bellezza così profonda che persino il mare si immobilizza, le onde si fermano e il vento cessa di soffiare, creando un silenzio sacro per ascoltare questa melodia.

 

Se passate da queste parti, godetevi il silenzio come un momento d’ascolto e prestate attenzione ai corvi nei dintorni.

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