In un’epoca in cui il tarocco non era ancora altro che un gioco d’azzardo, un uomo ne fece lo specchio di una saggezza sottile. Con il nome di Etteilla, Jean-Baptiste Alliette, modesto commerciante parigino di stampe del XVIII secolo, rivoluzionò l’arte divinatoria. Visionario, audace e talvolta controverso, creò il primo tarocco esoterico, pose le basi della cartomanzia moderna e affermò che le carte fossero il frammento dimenticato di un sapere proveniente dall’Egitto. Questa è la storia di colui che, molto prima di Éliphas Lévi o di Papus, aprì le porte del tarocco ermetico.
Alle origini di un occultista dell’Illuminismo
Jean-Baptiste Alliette nacque a Parigi nel 1738, nel pieno del Secolo dei Lumi. Proveniente da un ambiente modesto – suo padre era un maestro rosticciere – il giovane Alliette crebbe in un’epoca in cui l’attrazione per le scienze razionali conviveva con una persistente fascinazione per le arti occulte. Della sua giovinezza si sa poco. Da adulto, intraprese inizialmente la professione di commerciante di sementi, come sua madre, e sposò Jeanne Vattier, dalla quale ebbe un figlio. Intorno al 1767, la sua vita ebbe una svolta: si separò dalla moglie e cambiò attività, diventando commerciante di stampe a Parigi. Questo commercio di incisioni lo immerse nei circoli artistici e intellettuali della capitale, un terreno fertile in cui germogliavano anche le idee esoteriche.
Fu in questa atmosfera effervescente che Alliette si avvicinò ai saperi ermetici. Si interessò da vicino all’astrologia, all’alchimia, alla cabala e alle arti divinatorie. La tradizione vuole che abbia appreso molto presto l’arte di leggere le carte: secondo le sue dichiarazioni, già nel 1757 (aveva appena 19 anni) gli sarebbe giunta una rivelazione sui poteri delle carte. Forse aveva incontrato qualche maestro itinerante proveniente dall’Italia – poiché più tardi Alliette avrebbe affermato di essere stato iniziato ai tarocchi a Napoli nel 1751, molto prima che se ne parlasse in Francia. Comunque sia, nella Parigi esoterica degli anni Sessanta del Settecento, il gusto per il mistero e le predizioni si diffuse in tutte le classi sociali. Le cartomanti iniziarono a leggere le carte alle dame dell’alta società, e Jean-Baptiste Alliette avrebbe presto fatto parlare di sé in questo campo nascente.
La nascita della cartonomanzia
Nel 1770, Alliette pubblicò anonimamente una piccola opera destinata a segnare la storia della divinazione: Etteilla, ou manière de se récréer avec un jeu de cartes. Lo pseudonimo « Etteilla » non è altro che l’anaciclico (il rovesciamento) del suo cognome, un riferimento criptico che sarebbe diventato il suo nome d’autore. Con questa firma misteriosa, pubblicò il primo trattato di cartomanzia mai edito in Occidente. Il libro proponeva di trasformare un semplice mazzo di carte in uno strumento di svago divinatorio – « ricrearsi», si legge, per attenuare l’audacia della pratica. Alliette utilizzò il mazzo di Piquet (32 carte comuni) e presentò metodi di stesa allora inediti. Sistematizzò in particolare la lettura delle carte dritte e rovesciate, attribuendo un significato alle carte capovolte: un’innovazione fondamentale nell’arte della cartomanzia. Grazie a quest’opera pionieristica, Etteilla divenne in qualche modo il primo « cartomante » professionista conosciuto, vivendo delle proprie consultazioni e delle lezioni di cartomanzia. Il successo non tardò ad arrivare: l’opera fu ristampata e i contemporanei diedero eco alla nuova moda delle carte « ricreative » per predire il futuro.

Estratto. Fonte
Forte di questa notorietà crescente, Alliette ampliò le proprie esplorazioni occulte. Nel 1772 pubblicò Le Zodiaque mystérieux, ou les Oracles d’Etteilla, una raccolta di oroscopi e sentenze astrologiche. Questo testo, che combinava astrologia popolare e predizioni, testimonia il suo interesse per l’astrologia e l’eclettismo del suo sapere ermetico. Alliette amava presentarsi come un adepto di tutte le “alte scienze” esoteriche: non solo la cartomanzia, ma anche la chiromanzia (lettura delle linee della mano) e la metoposcopia (divinazione attraverso le linee della fronte), arti antiche che avrebbe praticato e sulle quali avrebbe scritto in seguito. Durante questi anni Settanta, Etteilla si affermò così come un occultista poliedrico, al tempo stesso autore, veggente e insegnante ufficioso di esoterismo.
Curiosamente, dopo il 1773, Etteilla osservò un silenzio editoriale durato quasi un decennio. Lo si immagina assorbito dal mestiere di commerciante di stampe – che esercitava in società con il fratello – pur continuando probabilmente le proprie consultazioni divinatorie. Per ragioni oscure, lasciò Parigi per un periodo e si stabilì a Strasburgo nel 1777, prima di tornare nella capitale intorno al 1780. Ma quella calma era solo apparente: nell’ombra, Jean-Baptiste Alliette si preparava a una spettacolare rinascita, stimolata da un evento decisivo sulla scena erudita.
La rivelazione del Libro di Thot
Nel 1781, la comunità intellettuale parigina fu scossa dalla pubblicazione dell’ottavo volume del Monde primitif, l’enciclopedia di Antoine Court de Gébelin. In questo volume, un capitolo di grande risonanza proponeva una tesi allora rivoluzionaria: il gioco dei tarocchi non sarebbe stato un semplice passatempo, ma il vestigio di un antico Libro di Thot egizio, custode dei segreti simbolici dell’antica saggezza. Court de Gébelin – erudito protestante e massone – sosteneva di riconoscervi i simboli sacri dell’antico Egitto, convinto che ogni arcano maggiore dei tarocchi celasse una verità esoterica ereditata dai sacerdoti egizi.
Per Alliette, questa interpretazione dei tarocchi fu una vera rivelazione. Lui che fino ad allora aveva limitato i propri oracoli alle carte comuni scoprì improvvisamente un supporto infinitamente più nobile e ricco: un intero mazzo di immagini simboliche, che Court de Gébelin elevava a chiave dei misteri egizi. Ai suoi occhi, il tarocco divenne un ponte tra il presente e l’antichità occulta, una fonte inesauribile di simboli da interpretare. Non appena apparve il saggio di Court, Alliette se ne appropriò con entusiasmo: « Etteilla » si sarebbe richiamato esplicitamente a questa nuova teoria per rifondare la propria pratica divinatoria. In quell’occasione coniò anche un termine per definire la propria disciplina: la cartonomanzia egizia (come per indicare la cartomanzia praticata attraverso i tarocchi, portatori di nomi sacri). Questo neologismo, che preferiva a cartomanzia, sottolineava che la sua arte di leggere le carte entrava in una nuova era, caratterizzata dall’esotismo orientale e dall’erudizione antica.
A partire dal 1783, Jean-Baptiste Alliette tornò dunque alla ribalta con una serie di opere dedicate ai tarocchi, raccolte sotto l’ambizioso titolo di Collection des hautes sciences. Queste pubblicazioni – alcune delle quali apparvero ad Amsterdam, segno della loro diffusione internazionale – costituirono i primi trattati di divinazione attraverso i tarocchi mai pubblicati. Il progetto era considerevole: si trattava niente meno che di reinterpretare l’intero tarocco di Marsiglia alla luce delle scienze occulte e della mitologia egizia. Etteilla iniziò con Manière de se récréer avec le jeu de cartes nommées Tarots (il primo quaderno, pubblicato nel 1783), seguito da diversi cahiers aggiuntivi pubblicati fino al 1785. Vi sviluppò le teorie di Court de Gébelin, facendole proprie e spingendole oltre. Da quel momento, il tarocco non fu più per lui un semplice gioco: era un libro di immagini esoteriche da decifrare, portatore di un sapere sacro proveniente dalla notte dei tempi.
Nelle sue Leçons théoriques et pratiques sur le Livre de Thot (pubblicate nel 1787), Etteilla strutturò il proprio insegnamento tarologico come un vero corso esoterico. Spiegò come ogni lama dei tarocchi, ribattezzati Libro di Thot, fosse legata a forze cosmiche e simboliche. Intessé attorno al mazzo una vasta rete di corrispondenze ermetiche: i quattro elementi (acqua, aria, terra, fuoco) erano associati ai quattro semi dei tarocchi, i segni dello zodiaco si intrecciavano con gli arcani maggiori e persino le lettere ebraiche trovavano posto nel suo sistema. Molto prima che Éliphas Lévi ne codificasse i rapporti, Etteilla abbozzò così una connessione cabalistica, facendo corrispondere i 22 arcani maggiori alle 22 lettere sacre della cabala. Sotto la sua penna, il tarocco divenne un microcosmo esoterico: ogni carta era un simbolo polifonico, capace di riflettere al tempo stesso la saggezza egizia, l’astrologia caldea, la numerologia pitagorica (“aritmologia”) e i misteri della cabala. Etteilla insisteva in particolare sull’eredità di Thot–Ermete Trismegisto, il dio-scriba dell’antico Egitto che considerava il padre mitico dei tarocchi. Secondo lui, il gioco dei tarocchi sarebbe stato concepito intorno al 2000 a.C. da un collegio di maghi egizi discepoli di Ermete. Rivendicando una simile filiazione, Etteilla si inserì pienamente nell’egittomania del suo tempo – quella fascinazione per l’antico Egitto allora molto diffusa nelle società segrete del XVIII secolo – e conferì al suo tarocco un’aura di mistero e di arcaica dignità.

Tarocco di Etteilla. Fonte
Il Tarocco di Etteilla, da lui concepito alla fine degli anni Ottanta del Settecento, riflette questa innovativa visione esoterica. Alliette elaborò infatti il proprio mazzo di tarocchi divinatori, il primo creato specificamente per la cartomanzia. A partire dal 1788 fece incidere le carte di questo originale tarocco “egizio”, intitolato Grand Jeu de Thot o Tarot d’Etteilla, ottenendo il privilegio di pubblicazione l’anno seguente. Le lame da lui diffuse erano un sorprendente connubio di tarocco tradizionale e nuovo simbolismo: vi si riconosceva la struttura del Tarocco di Marsiglia, arricchita però da figure allegoriche egizie, simboli astrologici, parole chiave indicanti le interpretazioni al diritto e al rovescio e un ordine delle carte leggermente modificato. Etteilla numerò la carta del Caos in prima posizione (prima del Bagatto), per simboleggiare le tenebre originarie che precedono la Creazione. Rielaborò alcune attribuzioni degli arcani minori e integrò elementi dei libri ermetici. Il suo obiettivo dichiarato era riformare il tarocco per riportarlo a quella che riteneva essere la sua purezza originaria, liberata dalle alterazioni del tempo. Questa audacia gli avrebbe procurato in seguito aspre critiche, ma pose le basi del tarocco occultista come si sarebbe sviluppato nel secolo successivo. Nel 1789, quando il suo Tarocco di Etteilla iniziò a circolare, Parigi scoprì un mazzo di carte diverso da tutti gli altri: un tarocco ricreato per svelare gli oracoli, portatore di un ricco sincretismo esoterico.
« Professore di Algebra » e maestro delle arti ermetiche
Man mano che pubblicava i suoi lavori sui tarocchi, Etteilla acquistava prestigio nell’ambiente occultista parigino. Non si limitava più a scrivere: insegnava e riuniva attorno a sé una vera scuola esoterica. Intorno al 1787-1788, forte della propria competenza tarologica, iniziò a presentarsi con il singolare titolo di « Professore di Algebra ». Lungi dall’indicare un insegnamento matematico in senso letterale, questa enigmatica denominazione apparteneva al gergo ermetista: l’« algebra» di cui parlava Etteilla rimandava all’arte dei numeri nascosti e delle combinazioni simboliche, vale a dire alla scienza delle corrispondenze numeriche (che chiamava anche aritmologia, lo studio esoterico dei numeri). Proclamandosi professore in questo campo, Etteilla affermava il proprio ruolo di pedagogo dei misteri.
Nel 1788 riunì i suoi allievi più ferventi nella Société littéraire des Interprètes du Livre de Thot, un circolo dedicato allo studio collettivo dei tarocchi e delle alte scienze. Ogni membro veniva iniziato agli arcani sotto la guida di Etteilla, decifrando il « Libro di Thot » come si farebbe con un antico grimorio. L’anno seguente, nel 1790, Alliette puntò ancora più in alto e fondò a Parigi una vera scuola occulta, che battezzò Nouvelle École de Magie. In questa accademia esoterica, aperta il 1º luglio 1790, proponeva corsi teorici e pratici per comprendere « con esattezza l’arte, la scienza e la saggezza di rendere gli oracoli ». In altre parole, vi insegnava l’arte della divinazione in tutte le sue forme, con particolare attenzione ai tarocchi, naturalmente, ma anche all’astrologia, alla cabala, all’alchimia e ad altri rami delle scienze occulte. Fu uno dei primi tentativi in Francia di strutturare istituzionalmente l’insegnamento esoterico. Etteilla, ormai cinquantenne, vi appariva come un maestro iniziato che trasmetteva a un pubblico più ampio di appassionati illuminati un sapere un tempo esoterico (riservato a pochi adepti).
Alliette non limitò la propria influenza alla cerchia personale; era in contatto con altre società iniziatiche del suo tempo. Nel 1787, ad esempio, i Filaleti – un erudito gruppo massonico fondato da Savalette de Langes – lo invitarono a partecipare al loro convento dedicato alle « alte scienze ». La sua reputazione di occultista poliedrico suscitava la curiosità di questi massoni mistici, desiderosi di confrontare diverse fonti di sapere esoterico. Etteilla avrebbe così contribuito ai loro lavori, dando testimonianza delle proprie ricerche sui tarocchi e, senza dubbio, delle sue esperienze nell’alchimia e nella cabala. Allo stesso modo, sembra che ai margini di questi circoli abbia fondato un proprio rito massonico egizio: l’effimero Rite des Parfaits Initiés d’Égypte, istituito a Lione nel 1785. Questo rito, dagli accenti rosacrociani ed « egittizzanti », si inseriva nella moda degli alti gradi massonici ispirati all’Egitto (come il Rito di Misraïm o il rito di Cagliostro). Sebbene sia rimasto riservato e di breve durata, rafforza l’idea che Etteilla volesse considerarsi depositario di un’autentica iniziazione egizia, che sosteneva di aver ricevuto da maestri segreti italiani e che intendeva a sua volta trasmettere. In uno scritto del 1786, dichiarò di avere il massimo rispetto per la « vera Massoneria », deridendo al contempo gli innumerevoli gradi e titoli allora fiorenti, che giudicava più vicini alla follia che alla saggezza. Ciò lascia pensare che Alliette non fosse massone – a differenza di Court de Gébelin – ma che gravitasse ai margini di quell’ambiente, abbastanza vicino da adottarne alcuni codici esoterici, pur mantenendo la propria indipendenza di libero pensatore mistico.
Nonostante l’esotismo dei suoi insegnamenti, Etteilla non si estraniò dalla realtà del proprio tempo. Osservatore della società, si interessò anche alle « scienze » politiche e sociali. Nel 1783, in mezzo ai suoi lavori occulti, pubblicò una singolare opera intitolata L’Homme à projets. Sotto questo titolo si celavano in realtà predizioni e audaci proposte di riforma sociale. Alliette affermava, per esempio, di aver previsto grandi sconvolgimenti imminenti nel regno di Francia. Infatti, quando scoppiò la Rivoluzione francese nel 1789, Etteilla non fu sorpreso; anzi, dichiarò di averla predetta in L’Homme à projets. Non solo: lungi dal lasciarsi spaventare dal tumulto rivoluzionario, tentò di contribuirvi sul piano intellettuale. Nel 1790-1791 redasse un Journal projétique et patriotique, un bollettino settimanale in cui esponeva, settimana dopo settimana, diversi progetti di società ispirati dalla propria chiaroveggenza. Vi difendeva idee in anticipo sui tempi: l’istituzione di una pensione universale per gli anziani, di assicurazioni sociali per i lavoratori e l’abolizione della pena di morte – riforme utopiche per l’epoca che sarebbero diventate realtà molto più tardi. Queste iniziative mostrano un Alliette umanista, capace di unire singolarmente il ruolo di mago e profeta a quello di pensatore sociale progressista. Tuttavia, non avrebbe visto concretizzarsi le proprie idee: sfinito dall’intensa attività, Jean-Baptiste Alliette morì a Parigi il 12 dicembre 1791, all’età di 53 anni. La sua scomparsa passò quasi inosservata nel fragore della Rivoluzione, ma l’eredità lasciata alle arti occulte fu considerevole.
Dibattiti e polemiche intorno alle sue teorie
Già durante la sua vita, Etteilla suscitò tanto ferventi adesioni quanto aspre critiche. Una delle principali controversie che lo riguardavano concerneva l’originalità e la legittimità delle sue fonti occulte. Egli si presentava come depositario di un antico sapere esoterico, ricevuto molto prima delle pubblicazioni di Court de Gébelin – ricordiamo la sua pretesa di essere stato iniziato ai tarocchi già nel 1751 in Italia. Lasciava intendere che le sue conoscenze sul « Libro di Thot » provenissero da misteriosi maestri napoletani o da antichi scritti giunti nelle sue mani, e non affatto dal Monde primitif. Tuttavia, gli storici constatano che Alliette si avvicinò ai tarocchi solo dopo la pubblicazione di Court de Gébelin nel 1781 e che prese esplicitamente da quest’ultimo l’idea dell’origine egizia del mazzo. La realtà più probabile è che Etteilla abbia sintetizzato ispirazioni diverse: da Court de Gébelin attinse il mito egizio dei tarocchi, da altri occultisti (forse da corrispondenze massoniche o rosacrociane) l’idea delle analogie cabalistiche e astrologiche, aggiungendovi poi la propria esperienza di cartomante. Resta comunque il fatto che, come scrive lo storico Thierry Depaulis, Etteilla fu con Court de Gébelin il cofondatore della divinazione attraverso i tarocchi: il primo ne teorizzò il concetto, il secondo lo mise in pratica e lo ampliò.
I dubbi riguardarono anche la persona stessa di Alliette, talvolta attaccata sul piano personale. Nel XIX secolo, l’occultista Éliphas Lévi – che sarebbe stato tuttavia un continuatore dell’opera tarologica – giudicò severamente il suo predecessore. Lévi lo descrisse sprezzantemente come « un antico parrucchiere che non aveva mai imparato né il francese né l’ortografia ». Questa frecciata, ampiamente fantasiosa (Alliette non fu mai parrucchiere di professione), riflette il disprezzo di alcuni eruditi per quella che percepivano come la scarsa cultura classica di Etteilla. È vero che Jean-Baptiste Alliette era un autodidatta, privo di formazione accademica, in un campo – l’esoterismo – in cui il pedigree massonico o la conoscenza del latino e dell’ebraico conferivano prestigio. Il suo stile di scrittura, talvolta digressivo e fantasioso, contrastava con il tono più dotto di Court de Gébelin o di altri occultisti. Ciononostante, Alliette possedeva una propria erudizione pratica e simbolica, forgiata da anni di lavoro solitario sulle carte e sui grimori. La sua « filosofia delle alte scienze», esposta nel 1785 in un’opera omonima, rivela un pensiero originale che cercava di unificare le arti ermetiche in un’unica chiave universale.
Un’altra critica rivolta a Etteilla riguardava il suo trattamento dei tarocchi stessi. Nel tentativo di riformarli, si era affrancato da alcune tradizioni iconografiche del Tarocco di Marsiglia, attirandosi le accuse dei puristi del XIX secolo. Papus (Gérard Encausse), grande occultista francese della Belle Époque, arrivò a definire le modifiche di Etteilla una « mutilazione » del tarocco classico. Éliphas Lévi, dal canto suo, vedeva nel tarocco di Etteilla un’aberrazione e non perdeva occasione per mostrare il proprio disprezzo verso quel mazzo dalle carte “spostate”. Questi giudizi postumi si spiegano in parte con il fatto che Lévi e Papus, legati alla simbologia esoterica che leggevano nel Tarocco di Marsiglia, rimpiangevano che Etteilla avesse sconvolto l’ordine e l’iconografia « canonica ». Tuttavia, è importante ricordare che quando Alliette apportò i suoi cambiamenti (negli anni Ottanta del Settecento) non esisteva ancora alcuna ortodossia del tarocco esoterico: era proprio lui a crearla. Le sue scelte seguivano una logica interna coerente con le fonti e con l’epoca: collocò l’arcano senza nome (la Morte) alla fine della serie affinché corrispondesse alla lettera Tau, l’ultima dell’alfabeto ebraico, secondo un gioco di corrispondenze che riteneva corretto. Nel suo mazzo sostituì la figura della Papessa (giudicata troppo cristiana) con quella di un’alta sacerdotessa egizia, per restare fedele allo spirito faraonico. Il futuro avrebbe dato ragione a Etteilla almeno su un punto: l’idea stessa di fare del tarocco un sistema esoterico coerente – anche a costo di modificarlo – sarebbe stata ripresa da tutte le generazioni successive di occultisti. Etteilla aprì la strada, affrontando le critiche spesso rivolte agli audaci pionieri.
Eredità e influenza nel mondo dell’esoterismo
Jean-Baptiste Alliette trasformò durevolmente il panorama dei tarocchi e dell’occultismo occidentale. È giustamente considerato il primo tarologo occultista, colui che fece passare il tarocco dallo status di comune gioco di carte a quello di vero e proprio strumento di divinazione esoterica. La sua influenza diretta si manifestò innanzitutto attraverso il successo dei suoi metodi di cartomanzia. Nella Parigi della fine del XVIII secolo, e ancor più nel XIX, la lettura delle carte divenne una pratica sempre più diffusa, soprattutto tra il pubblico femminile. Celebri cartomanti, a cominciare da Mademoiselle Lenormand, seguirono le orme di Etteilla. Marie-Anne Lenormand (1772-1843), consigliera occulta di Joséphine de Beauharnais e di numerose personalità dell’Impero, conosceva certamente gli scritti di Etteilla – suo predecessore – e se ne ispirò per elaborare i propri oracoli con carte da gioco modificate. Utilizzava un particolare mazzo di 36 carte, ma l’idea stessa di codificare significati fissi per ogni carta e di estenderli a predizioni dettagliate deriva direttamente dal lavoro di Alliette.
Lo stesso Tarocco di Etteilla ebbe una lunga fortuna. Dopo la morte di Alliette nel 1791, i suoi discepoli o collaboratori continuarono a pubblicare e perfezionare il suo mazzo “egizio”. Per tutto il XIX secolo, a Parigi furono pubblicate diverse versioni derivate dal Grand Etteilla, contribuendo a diffondere questo tarocco occultista tra gli appassionati di esoterismo. Nel 1807 apparve in particolare il Petit Oracle des Dames, una sorta di versione semplificata del tarocco di Etteilla, adattata a un pubblico femminile mondano. Questo gioco divinatorio, sebbene pubblicato dopo Etteilla, si inseriva nel solco della sua opera, proponendo lame illustrate con scene profetiche e interpretazioni facili da utilizzare. Il nome di Etteilla rimase così legato ai primi tarocchi divinatori di moda per tutto il XIX secolo.
Inoltre, gli occultisti del XIX secolo costruirono ampiamente sulle fondamenta poste da Etteilla. Éliphas Lévi, nonostante le sue ironie, inaugurò intorno al 1854 un approccio al tarocco come « libro degli arcani», impregnato di cabala e misticismo, riconoscendo implicitamente l’intuizione di Etteilla sulla natura esoterica del mazzo. Lévi differiva per il fatto di tornare all’iconografia del Tarocco di Marsiglia e di stabilire una precisa corrispondenza tra i 22 arcani e le 22 lettere ebraiche, sulla base dei propri calcoli cabalistici. Ma l’idea stessa di una corrispondenza divinatoria tra tarocchi e alfabeto era già stata abbozzata da Etteilla. Anche Papus (Gérard Encausse) e Oswald Wirth, figure di spicco dell’occultismo francese alla fine del XIX secolo, integrarono l’eredità di Etteilla. Papus, ne Le Tarot des Bohémiens (1889), tratta ampiamente la storia del tarocco esoterico e, pur criticando le deviazioni di Etteilla, gli riconosce il merito di aver per primo intravisto il tarocco come una rete di simboli universali, anziché come un semplice gioco d’azzardo. Oswald Wirth, disegnando nel 1889 un tarocco degli iniziati (sotto la guida di Stanislas de Guaïta), si colloca in una filiazione in cui Court de Gébelin ed Etteilla sono gli antenati intellettuali che hanno “risvegliato” il tarocco alla sua dimensione sacra.
Al di fuori della Francia, l’influenza di Etteilla viaggiò attraverso libri e carte. Già alla fine del XVIII secolo, il suo tarocco era conosciuto all’estero, grazie alle edizioni di Amsterdam e all’interesse degli occultisti europei. Nel XX secolo, l’idea di un tarocco egizio fu ripresa e resa popolare dalle organizzazioni esoteriche anglosassoni: l’Ordine ermetico della Golden Dawn, e in seguito Aleister Crowley con il suo Book of Thoth Tarot negli anni Quaranta, attinsero al mito egizio dei tarocchi ampiamente diffuso da Etteilla e dai suoi successori. Il semplice fatto che Crowley abbia chiamato il proprio mazzo « Libro di Thot » mostra quanto l’eredità di Etteilla – trasmessa attraverso gli scritti di Court de Gébelin e l’occultismo francese – abbia impregnato la cultura esoterica internazionale. Ancora oggi, ogni storia del tarocco occultista e ogni museo dedicato al gioco dei tarocchi riservano un posto d’onore a Jean-Baptiste Alliette. Il suo nome, Etteilla, è citato accanto a quello dei grandi iniziatori come Court de Gébelin, Éliphas Lévi e, più tardi, Arthur Edward Waite – tutti debitori, in un modo o nell’altro, della sua visione originale.
In definitiva, la figura di Etteilla rimane affascinante ed esemplare. Affascinante perché illustra l’incontro singolare tra un uomo del popolo – un modesto commerciante parigino – e gli arcani più esoterici della conoscenza occulta. Esemplare perché il suo percorso ripercorre la nascita di una disciplina: la tarologia esoterica. Alliette/Etteilla visse a cavallo tra due mondi: quello razionalista dell’Illuminismo al tramonto e quello misterioso dell’occultismo nascente. Con sorprendente spirito d’iniziativa, strutturò pratiche divinatorie un tempo frammentarie in un corpus coerente fatto di libri, teorie e persino istituzioni (scuole e società iniziatiche). Il suo Tarocco di Etteilla, frutto della sua immaginazione e della sua erudizione occulta, aprì la strada a più di due secoli di interpretazioni simboliche dei tarocchi. Ancora oggi, gli appassionati di storia occulta e di tarocchi ricordano Jean-Baptiste Alliette come il grande innovatore che, per primo, fece parlare le carte con la voce degli antichi.
Fonti:
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Thierry Depaulis – studi di riferimento sulla storia dei tarocchi, in particolare i suoi articoli pubblicati su Le Monde du Tarot e The Playing-Card Journal; specialista riconosciuto della storia delle carte da gioco e dell’occultismo francese del XVIII secolo.
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Ronald Decker, Thierry Depaulis & Michael Dummett – A Wicked Pack of Cards: The Origins of the Occult Tarot (Duckworth, 1996): importante opera accademica che ricostruisce dettagliatamente la genesi del tarocco esoterico, con un’analisi approfondita del ruolo di Etteilla.
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Michael Dummett – The Game of Tarot (Duckworth, 1980): studio storico e critico sugli usi divinatori dei tarocchi e sulle figure fondatrici, tra cui Etteilla.
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Bibliothèque nationale de France (Gallica) – edizioni originali digitalizzate delle opere di Etteilla: Etteilla ou manière de se récréer avec un jeu de cartes (1770), Leçons théoriques et pratiques sur le Livre de Thot (1787), Le Zodiaque mystérieux (1772), L’Homme à projets (1786), Journal projétique et patriotique (1790–1791).
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Jean-Baptiste Alliette (Etteilla) – Philosophie des hautes sciences (1785): trattato in cui espone la propria concezione globale delle arti ermetiche.
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Yves-Fred Boisset – Etteilla, maître du tarot (Éditions Trédaniel, 1993): biografia divulgativa ma documentata.
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Jean-Claude Flornoy – articoli sulla storia dei tarocchi e sull’iconografia del Tarocco di Etteilla, disponibili su Tarot-history.com.
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Jean-Marie Lhôte – La cartomancie (PUF, coll. "Que sais-je ?", 2001): introduzione rigorosa alla storia della divinazione attraverso le carte, con un capitolo dedicato a Etteilla.



















