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Alle origini pagane della Candelora
Aux origines païennes de la Chandeleur

I Quaderni di Aeternum

Alle origini pagane della Candelora

5 min di lettura

INDICE...

 

1.  I Lupercali e la Festa Candelarum
2. Le influenze celtiche di Imbolc
3. La cristianizzazione delle feste pagane
4. Il simbolismo delle crêpe


Qui in Bretagna, tutto ciò che ha un legame con la crêpe riveste naturalmente un'importanza del tutto particolare. Per questo, dopo aver esaminato le origini dell'Epifania, ci siamo ovviamente concentrati sulle origini (pagane e poi cristiane) della Candelora, che segue il sabba di Imbolc. Ecco la presentazione. 

1. I Lupercali e la Festa Candelarum

Per risalire alle origini della Candelora, bisogna immergersi nelle tradizioni romane caratterizzate da riti di purificazione e celebrazioni della fertilità, legate al ciclo naturale delle stagioni. Tra queste tradizioni, i Lupercali e la Festa Candelarum rivestono un'importanza particolare.

I Lupercali, che si svolgevano a metà febbraio, erano una festa romana in onore di Fauno, il dio delle greggi e delle foreste, noto anche come Pan nella mitologia greca. Questa celebrazione era organizzata intorno a Luperco, un aspetto di Fauno, protettore delle greggi e dei pastori. I sacerdoti, chiamati Luperci, partecipavano a rituali in una grotta sacra, il luogo in cui la lupa avrebbe allattato Romolo e Remo, i mitici fondatori di Roma.

Alle origini pagane della Candelora

Fonte: Herodote

Una breve digressione per comprendere meglio: secondo la mitologia romana, Romolo e Remo erano figli del dio Marte e di Rea Silvia, una vestale che aveva fatto voto di castità. Alla loro nascita, lo zio Amulio, usurpatore del trono di Alba Longa, ordinò di abbandonarli nel Tevere per eliminare qualsiasi minaccia al suo potere.

Le acque del fiume avrebbero trasportato i gemelli ai piedi del Palatino, dove una lupa, attirata dai loro pianti, li trovò e li raccolse. Li nutrì con il proprio latte e li protesse in una grotta, il Lupercale. In seguito, un pastore di nome Faustolo scoprì i bambini e li crebbe come figli propri.

Romolo, dopo aver ucciso il fratello Remo durante una lite, divenne il primo re della città che battezzò Roma. La grotta del Lupercale, dove la lupa si sarebbe presa cura dei gemelli, divenne così un luogo sacro.

Parallelamente ai Lupercali, la Festa Candelarum metteva in risalto un'altra dimensione simbolica: quella della luce. Dedicata a Proserpina, dea della rinascita e della primavera, e a Cerere, dea dell'agricoltura, questa ricorrenza celebrava il ritorno della luce nel ciclo stagionale. I Romani organizzavano, in un gesto metaforico, processioni con fiaccole che illuminavano le strade e le campagne. Queste fiaccole simboleggiavano la speranza di una stagione fertile, la fine dell'oscurità invernale e l'arrivo del rinnovamento primaverile.

2. Le influenze celtiche di Imbolc

Imbolc, celebrata intorno al 1° febbraio, segnava per i Celti un momento cruciale dell'anno, la transizione tra l'inverno e la primavera. Questa festa era dedicata alla dea Brigit, figura tutelare associata alla luce, alla purificazione e alla fertilità. Brigit, venerata come custode dei focolari e delle sorgenti, incarnava anche l'ispirazione poetica e le abilità artigianali.

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Le celebrazioni di Imbolc comprendevano rituali di purificazione delle terre, considerati essenziali per garantire la fertilità dei campi e delle greggi. Queste pratiche, spesso accompagnate da processioni con fiaccole, miravano a invocare la luce e a dissipare le tenebre invernali. I fuochi e le fiamme, onnipresenti nelle cerimonie, erano percepiti come manifestazioni tangibili del rinnovamento e del potere di Brigit. I focolari domestici venivano purificati e riaccesi in onore della dea, sottolineando così l'interconnessione tra i cicli della natura e quelli della vita quotidiana.

Per saperne di più, puoi consultare il nostro articolo dedicato a Imbolc.

3. La cristianizzazione delle feste pagane

La trasformazione delle feste pagane in celebrazioni cristiane fu un processo strategico condotto dalla Chiesa per integrare le popolazioni ancora legate alle proprie credenze. Tra queste trasformazioni, la Candelora svolse un ruolo rappresentativo.

L'istituzionalizzazione della Presentazione di Gesù al Tempio il 2 febbraio fu uno dei mezzi per "assimilare" le tradizioni pagane, ancorandole al contempo a un racconto biblico. Questo evento, narrato nel Vangelo secondo Luca, simboleggia l'ingresso di Cristo nella comunità dei credenti e la luce divina che illumina il mondo. Riprendendo il tema della luce, così importante nei rituali preesistenti, la Chiesa poté creare una continuità con le antiche celebrazioni. Le processioni con le candele, un tempo destinate a invocare protezione e fertilità, furono così reinterpretate come celebrazione della luce di Cristo. Questi cortei luminosi che attraversavano villaggi e chiese contribuirono a mantenere un legame tangibile con le pratiche popolari, rafforzandone al contempo la dimensione spirituale cristiana.

Alle origini pagane della Candelora

Fonte: Vatican News

Un altro aspetto di questa cristianizzazione si ritrova nella benedizione delle candele, una tradizione direttamente ispirata agli usi antichi legati alle fiaccole e alle torce. Queste candele benedette, conservate nelle case, erano percepite come simboli di protezione dalle prove e dalle forze malefiche. Questo gesto di santificazione permise alla Chiesa di perpetuare l'uso delle candele, integrandolo al contempo in una teologia incentrata su Cristo, luce del mondo. È proprio questa tradizione ad aver dato il nome alla festa della Candelora (dalla parola latina candelarum, che significa "candele").

4. Il simbolismo delle crêpe

La tradizione delle crêpe, oggi inseparabile dalla Candelora, affonda le proprie origini in antiche pratiche agricole e rituali. La forma circolare e il colore dorato delle crêpe ricordano il disco solare, simbolo universale di luce e rinnovamento. In queste culture, le crêpe rappresentavano un omaggio all'astro solare, percepito come fonte di vita e fertilità.

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Al di là del loro aspetto simbolico, la preparazione delle crêpe partecipava anch'essa a rituali volti a garantire la prosperità. La farina, il latte e le uova erano considerati doni sacri della terra. Trasformarli in pietanze circolari costituiva un'offerta al tempo stesso pratica e simbolica, destinata a invocare l'abbondanza dei raccolti futuri. Sebbene in Francia sia associata alla Bretagna, la crêpe ha in realtà degli equivalenti in tutto il mondo (le tagenites presso i Greci, le alita dolcia presso i Romani, i chapati presso gli Indiani, ecc.).

Un aneddoto storico racconta che un papa avrebbe contribuito a rafforzare il legame tra le crêpe e la Candelora. Sebbene i dettagli esatti varino, si menziona papa Gelasio I (492-496), che avrebbe distribuito focacce ai pellegrini arrivati a Roma per celebrare la festa della Presentazione di Gesù al Tempio.

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